Colaninno affonda i Cantieri Rodriquez di Messina

Un chiaro caso di “raiding” finanziario e imprenditoriale.
Anche se oggi sono decisamente affievoliti, coperti dal coro delle proteste dei lavoratori in licenziamento, furono applausi scroscianti e a scena aperta, standing ovations entusiaste, quelli che accolsero il sig. Roberto Colaninno quando il suo gruppo e la sua famiglia acquisirono la proprietà reale di Rodriquez Cantieri Navali e di tutto il gruppo omonimo (Intermarine, Conam, Rodriquez Engineering, Rodriquez Yachts, Rodriquez Marine System, Rodriquez Logtec, Rodriquez Infrastrutture, Rodriquez Cantieri Navali do Brasil).
Un’azienda di centoventi anni di storia alle spalle, come ripetono tutti.
Colaninno ha mantenuto gli impegni: “il Risanamento di Rodriquez Cantieri Navali è realtà” esultava il Giornale. E ancora: “nessun taglio al personale!” “produrremo gli yacht in multiproprietà!”
Nessuno ha ricordato, nel clima festoso di una crisi allontanata (di qualche anno), che Colaninno è uno dei migliori interpreti della “finanza creativa” e del “capitalismo senza capitali” (anche detto “del capitalismo con le pezze al culo”) che in Italia spadroneggia da anni. Le grandi scalate del suo gruppo (che poi fa capo sempre a lui), sono effettuate tramite capitali che vengono fatti pagare alla stessa società acquisita, tramite debiti pluriennali che vengono inflitti alla stessa società da acquistare. Insomma, si compra una azienda con i fondi della stessa.
Geniale! Solo un italiano furbo, furbissimo, può architettare un meccanismo del genere. Al francese, all’inglese e al tedesco delle barzellette questa idea non sarebbe mai venuta. E solo in Italia esistono le condizioni finanziarie, legali e sociali per poter compiere operazioni del genere. Ovviamente, poi, tutte le società quotate in borsa (come la Immsi che possiede i cantieri Rodriquez) fanno ricadere sui propri azionisti gli strepitosi compensi degli amministratori “delegati”, che raggiungono cifre vergognose. Le azioni vengono poste sul mercato a prezzi gonfiati, i manager realizzano i propri guadagni vendendo le azioni che si sono assegnati, poi le azioni scendono al loro reale valore di mercato e gli unici a rimetterci sono gli investitori ed i piccoli risparmiatori. Per non parlare poi della speculazione, dei titoli gonfiati, degli accordi con le banche e di quelli con i politici che stanno ancora dietro a questo sistema finanziario già abbastanza laido.
Per esempio, Colaninno era già stato condannato per operazioni analoghe nella vicenda “Italcase”. Nonostante il fallimento della ditta fosse sempre dietro l’angolo (come nel caso Rodriquez), le banche, pur di fronte a bilanci evidentemente in perdita e ad un’azienda che non si sarebbe potuta mai risollevare, continuarono a finanziare il gruppo accentuandone all’infinito l’indebitamento.
Tanto alla fine, pagano gli azionisti e i lavoratori.
Si chiama “Finanza all’Italiana”. È il caso anche Telecom, Cirio, Parmalat, Alitalia: “capitalismo con le pezze al culo”, come abbiamo già detto, è un’altra ottima definizione. Nel caso Italcase Colaninno era stato condannato a oltre 4 anni di carcere per bancarotta preferenziale, poi tutto risoltosi, “all’italiana”, con l’indulto.
Insomma a Messina era arrivato il furbo. Roberto Colaninno, tramite la sua Omniaholding controllava la Omniainvest, che controllava la Omniapartecipazioni, che controllava la Immsi, che possedeva la Rodriquez. Scatole cinesi, soldi degli altri, arricchimento della famiglia Colaninno.

La Rodriquez ha registrato nel 2008 un fatturato pari a 109 milioni di euro, in crescita dell’11,3% rispetto al 2007. Nonostante questo (o proprio per questo), adesso è arrivato il momento di chiedere la cassa integrazione per i lavoratori, vendere gli impianti di Messina e trasferire marchio, brevetti, macchinari, catena di distribuzione commerciale e quant’altro dove la manodopera costa meno (per esempio nei cantieri Rodriquez del Brasile).
Nel frattempo, per chi segue la borsa, grazie ai guadagni di tante speculazioni, la Omniaholding (l’ultima delle scatole cinesi, che contiene direttamente i Colaninno), ha “accorciato la catena di controllo” (si dice così, come quando il padrone ritira un po’ il guinzaglio del cane) della Immsi e sta rastrellandone tutte le azioni in borsa.
L’ultima acquisizione è infatti della settimana scorsa: sono state comprate oltre 340.000 azioni Immsi Spa, per circa 180mila euro euro, mentre milioni di altre azioni sono state rastrellate negli ultimi mesi.
Riassunto della vicenda: la Rodriquez funziona, sale il titolo, si annuncia una grande crisi, il titolo scende, si svendono gli stabilimenti e i lavoratori di Messina, ci si trasferisce tutti in Brasile, si ripartirà alla grande con gli “yacht in multiproprietà”, il titolo volerà di nuovo alto e la Omniaholding si arricchirà ancora di più.
E ancora una volta, Messina è una cozza. Arriva qualcuno, la prende, ci spreme sopra il limone, si fa una “bella sucata” e poi butta via tutto.
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Immsi Spa ha precisato, in relazione alle notizie apparse, di non avere alcuna intenzione di procedere a operazioni sul capitale. All’assemblea degli azionisti verrà proposto il conferimento di una delega al Consiglio d’Amministrazione per effettuare, nel corso dei prossimi cinque anni, eventuali aumenti di capitali o emissioni di prestiti obbligazionari convertibili fino ad un massimo di 500 milioni.
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