Il 23 Maggio 1992 veniva ammazzato il giudice Giovanni Falcone, con una carica di cinquecento chili (500 kg!) di tritolo piazzata sulla A29 in prossimità dello svincolo per Capaci.
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Per uccidere il magistrato, “l’attentatuni” costa anche la vita preziosa della moglie e di tre degli agenti della scorta. Il cratere lasciato dall’esplosione nell’asfalto e nella repubblica italiana sono immensi. Chi si reca sul posto, a soccorrere e controllare, si chiede con stupore e accento palermitano se non sia stata utilizzata una bomba atomica.
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Chi onora la croce ritiene che in essa si compia il sacrificio di un uomo (o un dio) per la redenzione di tutti. Quel giorno la croce era un tratto di autostrada, divelto.
Sono passati 17 anni.
17, come il numero della disgrazia e della superstizione.
Si sono scritti fiumi di parole su quei fatti. Si fanno convegni e funerali, indagini e processi. Si sono anche girati dei film, belli e brutti, documentari e approfondimenti..
Come in tutti i misteri italiani, però, non si sono scritte le ultime parole, non si sono lette le sentenze che fanno i nomi e i cognomi di coloro che vollero, esterni alla mafia e ad essa alleati, la morte del magistrato. Nel frattempo, mentre attendiamo questa ultima sentenza-bomba, più esplosiva di cinquecento chili di tritolo, l’indignazione, la rabbia, la vergogna sono finite.
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In Italia ha vinto il più forte e il più furbo e ora i giudici non si ammazzano più, per fortuna. Semplicemente, il potere giudiziario, quello esecutivo e quello legislativo sono stati resi impotenti o asserviti ad un unico padrone, circondato dai suoi miliziani e pretoriani, nominati da lui, stipendiati da lui, accusati da lui e cacciati da lui, a seconda dell’umore e del consenso.
Non serve più uccidere, perché il complotto è ormai riuscito e le armi del crimine organizzato sono quelle del governo, ormai conquistato dall’interno e corrotto in maniera irreversibile.
Le bombe si mettono in guerra, ma la guerra è finita da tempo e hanno vinto loro.
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Le vicende e i commenti collegati ormai sono inflazionati e non ha senso rivangarli ora.
L’unica considerazione che ci viene in mente oggi è su quelle bare, che il 25 Maggio 1992 erano disgustosamente leggere da portare sulle spalle, pressoché vuote di resti umani per scempio di corpi.
E oggi pesano su di noi con l’incombere insostenibile di una colpa che non potrà mai essere redenta.
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*photo credit: ventodigrecale

