La vera “metastasi della democrazia”. La nostra Italia.



Come reagire? Come spiegare uno stato di cose che, di fatto, ci porta al di fuori dei valori che abbiamo costruito insieme all’Europa e agli altri Paesi dell’Occidente? Facciamo parte di una civiltà e di una cultura che non possiamo definire perfetta, ma che si impegna, nelle carte costituzionali e non solo, a garantire un’ idea e una prassi all’insegna della libertà della giustizia e della democrazia. In questo variegato percorso storico, in nessun caso è mai capitata una negazione così limpida e palese di questi principi. Alcuni tra i tanti, ad esempio, la divisione dei poteri e l’uguaglianza di fronte alla legge.

La combinazione tra la sentenza sul caso Mills e il Lodo Alfano pone la situazione ormai al di là di qualunque razionalità. Immaginiamo di metterci nei panni di un qualsiasi giornalista italiano che cerca di spiegare il tutto ad un collega straniero, come quelli che già tre mesi fa hanno scritto del caso. La sentenza Mills, di cui ieri è stata depositata la motivazione, condanna un corrotto senza che si possa legalmente procedere contro il corruttore? Si, perché il corruttore sarebbe il Presidente del Consiglio. Bene, e quindi? In Italia esiste una legge che rende immuni le 4 più alte cariche dello Stato. Come? Da quando? Dal 2008. Quindi è stata fatta dal Governo Berlusconi? Certo. Capisco… Ma varrà solo per i reati a sfondo politico? No, vale per ogni reato. Bene…(silenzio). Ha già annunciato le dimissioni? No. Le sue dichiarazioni? Scusi ma mi suona il telefono…Ironia a parte, cosa dovrà scrivere questo giornalista? Più o meno quello che ha detto Freedom House qualche settimana fa, anzi, direi anche peggio.

Abbiamo un corruttore politico alla presidenza del Consiglio, come illustra una sentenza di 400 pagine. Senza contare lo sfondo degradante che emerge dall’intera argomentazione dei giudici. Tuttavia, il contrattacco roboante dell’interessato e di tutta la maggioranza sembra solo ripetere incessantemente tre o quattro elementi chiave:
toghe rosse, tribunale politicizzato, sentenza scandalo, sovvertimento di un voto democratico. Sono cose che si smontano da sole. Purtroppo nei vari Tg si è sentito prima Berlusconi, poi qualche voce dell’opposizione e poi la ripassata della maggioranza. Difficile sentire qualche domanda nello specifico. Insomma non si è ancora sentito un commento vero, una difesa esplicita sui contenuti.

E’ chiaro che in 400 pagine i giudici non hanno scritto la storia dell’internazionale comunista. E si ha quasi paura di sentire la reazione in Parlamento, motivo per cui Franceschini ha già messo le mani avanti dicendo che non vuole sentire un proclama di autoassoluzione. Già perché invece di difendersi in Parlamento, difendendosi DAL processo, dovrebbe farlo NEL processo.

Il danno educativo, civile e istituzionale credo sia incalcolabile. Si sente ancora dire che è “solo” una sentenza in primo grado. Ma per il momento è una condanna, con elementi certi e inconfutabili. Per essere ribaltata servirebbero chissà quali nuove miracolose prove, infatti, nessuno contrasta la sentenza sul terreno dei fatti. Per il momento è legalmente valida. Da un punto di vista giuridico, si aspetterà certamente l’appello e l’azione della nostra logora macchina giudiziaria (logorata da destra e da sinistra). Ma da un punto di vista politico le dimissioni dovrebbero essere matematiche.

Senza quest’atto, ritengo che l’Italia esca ufficialmente dai Paesi dell’Occidente democratico, ponendosi come anomalia difficilmente collocabile. La deriva italiana è stata subdola, strisciante, sorda, mimetica. Tutto questo all’interno. All’estero è stata invece penosa, paradossale, incomprensibile e tragicomica; arduo trovare paragoni storici. Nel mondo arrivano le notizie, con i giusti spazi e la giusta chiarezza, così come giungono anche le urla di Berlusconi che nega qualunque cosa di sana pianta, tronca violentemente ogni argomento del genere e si proclama un liberale democratico. Emblematico è l’episodio con l’eurodeputato Schulzt nel 2003, il quale espose un “ennuplo” concentrato di verità che il nostro Presidente non è abituato a sentirsi dire. Quel video non andò mai in onda in nessuna televisione italiana. Sappiamo tutti che in Russia e in Corea non vige una effettiva democrazia, ma riescono quanto meno a salvare la forma. Ormai anche l’Italia è, a tutti gli effetti, un paese dove vige un regime autoritario ed estremista è questo deve suscitare l’interesse della comunità internazionale. Il problema è che i responsabili di tutto questo si dichiarano democratici liberali. Per dirla in poche parole, se adesso si marciasse su Roma, e si instaurasse un regime ufficiale, le cose, nella pratica, non cambierebbero molto. Basti pensare, in questi giorni, all’occupazione del consiglio di amministrazione della Rai. Inoltre, credo che proprio questo carattere mimetico del regime berlusconiano sia, a lungo andare, ancora più pericoloso di una svolta esplicitamente autoritaria. E’ in questo modo che esportiamo sottobanco Mafia e condannati in Europa. E’ in questo modo che verrà scritto nei libri che questo signore chiamava il suo partito Popolo della “Libertà”. Di chi?

berlusconi2

L’Italia, è duro dirlo, è ormai da tempo la cellula impazzita della civiltà democratica. Perché ne sta snaturando i contenuti e il linguaggio. Un vero cancro. Ricordiamoci, a proposito del caso Schultz, che Berlusconi era Presidente di turno del Parlamento Europeo. E’ arrivato fin lì. Ed è stato accusato, tra gli applausi, di non condividere i valori fondamentali dei popoli europei (dall’eurodeputato Bàron Crespo). Per questo motivo credo che a partire dall’Unione Europea, dall’Onu e dalle altre organizzazioni internazionali di cui fa parte l’Italia, dovrebbe levarsi una comune presa di posizione per le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Anche da parte dell’opposizione italiana, credo che si apra lo spazio per lanciare un forte appello al PDL, ossia quello di promuovere un nuovo leader. Non possono certamente smontare dall’oggi al domani un partito nato per coprire un vuoto politico legato alla mafia, (basta leggere la sentenza su Dell’Utri e Cinà del 2004) ma possono certamente iniziare a partire dal leader. Dopodiché si smantellino lodi, immunità e leggi varie e si affronti la giustizia. Non solo per Berlusconi ma per tutti e per entrambe le sponde.

Di questi tempi si parla tanto di immigrati. Se incontrate un albanese, fategli i complimenti. Perché è più civile (espressione che uso relativamente alla nostra idea “cartacea” di civiltà) di un italiano. La Costituzione albanese, all’articolo 72, prevede che un deputato, qualora sia condannato da una sentenza di una Corte di ultima istanza per aver commesso un reato, decada dal suo ruolo.


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10 Commenti

  1. Claudio Sasso scrive:

    Tutto il popolo è in metastasi…

  2. el1073 scrive:

    speriamo non sia proprio morto…

  3. Claudio Sasso scrive:

    No, il popolo non è morto, è una morte apparente, qualcuno è ancora vivo, riuscire a riportare alla vita tutti gli altri richiede un impegno su molti fronti dell’impegno civile e con diverse modalità; nessuno di noi può esimersi dal dare il proprio contributo forte e persistente secondo le proprie attitudini. Tutti noi abbiamo una grande responsabilità.

  4. Rosario Coco scrive:

    Sono d’acccordo, la responsabilità e di tutti. Se si comincia a dire io cosa ci posso fare, abbiamo finito. E per questo che, a malincuore, ho detto che la “nostra” Italia è una metastasi, non quella di Berlusconi. Anche se in questa Italia non mi riconosco. Però, che lo vogliamo o no, ci siamo dentro, e ci tocca lottare.

  5. Italo Romano scrive:

    Complimenti, gran bell’articolo! Hai detto tutto tu…Riprendiamoci il nostro paese!
    italo

  6. mauro longo scrive:

    tra l’altro, non dimentichiamo che la sentenza riapre la discussione sui due altri processi in cui è implicato Silvio Berlusconi..
    Con una spola sentenza si conferma la colpevolezza del presidente del consiglio in 3 processi e si ribadisce l’incostituzionalità di una legge ad personam vergognosa..

  7. Claudio Sasso scrive:

    Non facciamoci illusioni so ciò che dice la sentenza, i processi e le condanne hanno potere solo se contestualizzate in un Paese democratico; nella giungla delle mafie le leggi non contano poiché chi detiene il potere cambia prima il giudice e subito dopo la legge (F. De André). La giungla può essere dominata solo dalla buona cultura e dalle libere coscienze le quali non possono essere chiuse in gabbie né estirpate né eliminate. Su queste dobbiamo agire.

  8. Liliana scrive:

    sono dal Ecuador e me viene da ridere cuando mi dicono che sono dal terzo mondo, per che in via di svibupo, ma di sicuro siamo tuti piu poberi ma molto piu civili e educati

  9. illuso scrive:

    ma che ne so vivendo in italia non capisco piu niente spero che diventi un paese normale

  10. L.Longo scrive:

    dite che sarà colpito dall’effetto VALANGA dei suoi processi? riuscirà a farla franca anche questa volta?

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