One Response to “Capo Porcello Pazzo e la legge che apre all’imperialismo berlusconiano”

  1. Carmine Di Rienzo says:

    Una analisi della situazione politica che ruota intorno al referendum risulta estremamente difficile e aggravata da una informazione molto spesso nebbiosa o errata intorno ai quesiti.
    Il referendum nasce perchè con le elezioni del 2006 si viene a creare un precaria stabilità del governo basata su partiti con una rappresentanza bassa, vedi UDEUR, e su singoli in cerca di autore, vedi Dini. Questo ha impedito l’attuazione di punti importanti del programma come i DICO, la riforma del sistema radio televisivo ed altro.
    Una delle cause di questa situazione è che lo sbarramento delle liste facente parte di una coalizione è molto basso, 2% alla camera, ed inoltre vi è la possibilità del “ripescaggio” per la migliore delle “perdenti” di ciascuna coalizione ( più un ripescaggio territoriale vedi SVP). Grazie a questo ripescaggio l’MPA con l’1,1% dei voti su scala nazionale ha avuto 8 deputati in questa legislatura e l’Udeur ne ebbe 10 con l’1,4% ne 2006. Stesso discorso ma con percentuali diverse e su scala regionale per il Senato.
    I promotori del referendum per eliminare questa possibilità e ridurre la frammentazione politica pensarono ai primi due quesiti, che rendono inefficaci le coalizioni.
    Nel 2008 però lo scenario politico e cambiato così tanto da aver in parte denaturato le richieste. Infatti i gruppi parlamentari si sono ridotti considerevolmente sia per la nascita di sue grandi partiti PD E PDL sia per l’esclusione dalle rispettive coalizioni di centrodestra e centrosinistra di alcune componenti prima presenti, vedi UDC e La Destra oppure l’area comunista, i Verdi e i Socialisti.
    In questa situazione le prospettive che il referendum ci pone davanti sono del tutto diverse da quelle che lo sesso comitato propositore aveva previsto.
    L’analisi del terzo quesito risulta la più interessante secondo me. Quest’ultimo chiede di eliminare la possibilità della candidatura in più collegi. Una eventuale vittoria del Si priverebbe le segreterie dei partiti di una potente arma. Con l’attuale legge infatti non solo i segretari scelgono l’ordine nella “graduatoria” ma inseriscono in cima alla lista dei candidati che sono presenti in molti collegi, in modo da controllare di fatto chi realemnte viene eletto e chi no, facendo passare, coloro che sono candidati in più circoscrizioni, dove risulta più comodo.
    In questa intricata situazione la Lega ha imposto alla maggioranza il voto per il 21 giugno, ponendo di fatto il veto all’election day, e quindi, secondo me, alla riuscita del referendum.
    Dal momento che la situazione varia di ora in ora, aumentando soltando il grado di disordine ed incertezza sui risvolti del voto, è possibile assistere a dichiarazioni come quelle lette in questi giorni.
    Detto ciò voglio solo fare un paio di precisazioni.
    Data la piega politica che il referendum ha preso Di Pietro ha preso finalmente una chiara posizione per il voto, ma per il NO (http://www.antoniodipietro.com/2009/05/non_ci_stiamo_e_resisteremo.html). Posizione che non era per nulla eclissata nell’intervento che sembrava però mostrare una situazione contraria (http://www.antoniodipietro.com/2009/05/si_al_referendum_eliminazione.html).
    Per chiarezza di intenti l’IdV ha proposto, quando ne ha avuto la possibilita, un proporzionale con premio di maggioaranza, collegio uninominale o liste bloccate ma PRIMARIE OBBLIGATORIE, per eliminare il voto clientelare che nasce soprattutto al Sud a causa delle preferenze.
    Va inoltre detto che Pardi non è il delfino di nessuno essendo un indipendente, SENZA TESSERA DI PARTITO, quindi la sua posizione, pur essendo molto spesso in linea con quella dell’IdV, non rappresenta politicamente la posizione del partico che gli ha dato la possibilità di essere eletto.

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