Tutti dovrebbero votare ma pochi ne parlano. Si tratta del referendum che si terrà tra poco più di un mese in Italia e che riguarda la modifica di alcune parti dell’ultima legge elettorale, meglio conosciuta come porcellum. Vediamo allora cosa si chiederà agli italiani attraverso i tre quesiti proposti.
Il primo ed il secondo hanno lo stesso concetto di base. Sia alla Camera che al Senato verranno impedite coalizioni di liste, mentre potranno presentarsi solo delle liste di partito uniche, a cui verrà poi assegnato il premio di maggioranza.
Ad esempio: oggi abbiamo il Pdl che si è alleato con la Lega Nord, oppure il Partito democratico alleato con l’Italia dei Valori. Bene, queste coalizioni si sono presentate nel 2008, ed il premio di maggioranza è stato attribuito alla coalizione di centro destra.
Cos’è il premio di maggioranza? Al momento del calcolo dei seggi da attribuire in Parlamento, una parte di tali seggi è sottratta dal calcolo proporzionale, per essere attribuita alla coalizione che vince le elezioni, rafforzandone la sua maggioranza parlamentare.
Interessante il terzo quesito, ovvero il divieto di candidature multiple in più (anche tutte) circoscrizioni. Oggi chiunque, sfruttando la propria notorietà, può candidarsi presso tutte le circoscrizioni: ovviamente, se sarà eletto, ne potrà scegliere solo una e rinunciare alle altre; se vince nella circoscrizione nord, per fare un esempio, e se ha già vinto in quella sud, dovrà scegliere quale seggio occupare(sono stato eletto al nord o al sud?). Ma il problema è un altro: a seconda della scelta che compie, il neo-eletto dispone anche del destino degli altri candidati nelle altre circoscrizioni, dove vinceranno i primi candidati “non eletti” che subentreranno al suo posto, dato che ha rinunciato. Si tratta di un fenomeno patologico in Italia: 1/3 dei parlamentari è stato scelto, oggi, da chi è già stato eletto e non dagli elettori.
Cosa succede con il referendum: niente premi di maggioranza alla coalizione ma al singolo partito; inoltre, la soglia di sbarramento – ovvero la percentuale minima di voti per accedere in Parlamento – sarà del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. La principale ed intuibile conseguenza è questa: i partiti si “fonderanno” in un unico schieramento per avere più forza elettorale, dato che il premio sarà dato al Pdl o al Pd e non ai partiti “satellite”, i quali esponenti, per essere rappresentati, dovranno confluire nei partiti maggiori (è il caso di Alleanza Nazionale, che è confluita nel Pdl).
Pro e contro. Se al referendum vincerà il “Si”, come dicono alcuni esponenti, lo scenario politico nazionale sarà diverso. Si andrà sempre più verso un sistema bipartitico: solo due partiti “di massa”, il Pdl ed il Pd; per gli altri ci sarà poca scelta: confluire o tentare di superare la soglia di sbarramento. Il pluralismo politico non ne beneficerà. È anche vero che, in tal modo, non potrà più accadere che un partito rappresentato per lo “zero-virgola-talmente-poco” faccia cadere un governo.
Pdl e Pd sono favorevoli: la loro base elettorale ne garantirà un’egemonia sia da una parte che dall’altra.
I contrari. Partiti come la Lega Nord, ovviamente, sono contrari a tale scelta, poiché perderebbero definitivamente il loro potere elettivo, dato dal numero di seggi ottenuti, sul Pdl. Un solo partito avrà la possibilità di governare autonomamente.
Gli astenuti. Molti sostengono che bisogna far mancare il quorum, quindi non andare a votare. Se vince il “Si”, sarà probabile un ritorno alle urne con la nuova legge elettorale. Per Pancho Pardi, politico e scrittore, si tratterà di un “suicidio dell’opposizione”: se è vero che Silvio Berlusconi ed il suo partito hanno un’alta percentuale di consensi, ed alla luce del fatto che già oggi riescono a governare con una maggioranza indisturbata, un ulteriore premio di maggioranza, oltre alla possibilità di governare praticamente da solo, metterebbe a serio rischio il sistema democratico. Per il Pd si tratta di un rischio che bisogna correre. Ma se per rischio si intende che una formazione politica autonoma ed indipendente possa arrivare anche al 60% dei seggi e, quindi, poter governare con un’ampia autonomia che può anche non curarsi dell’opposizione?
Una cosa è certa: molta gente, per altro non biasimabile, non conosce ancora i quesiti del referendum ma soprattutto non è in grado di scegliere. Perché non organizzare un dibattito su questo allora, magari senza i politici e con la presenza di esperti. Quel vecchio concetto di informare l’opinione pubblica, in pratica.



Finalmente un articolo che faccia chiarezza su questo benedetto referendum.
Ottima stesura, complimenti.
sarebbe ora che gli italiani incomincino ad informarsi e MANDARE A CASA o in galera sti ladri,corrotti e pidofili di classe governante e clesistica che ci prende in giro.
Ottimo articolo! Non c’e’ molto tempo, dobbiamo chiarirci e informare.
Carlo – Verona 5 Stelle
http://www.verona5stelle.org
Questo articolo è di parte.
Con i primi due quesiti si ammazza la democrazia, un unico partito farà alto e basso per 5 anni quel cavolo che gli vuole. Basterà il 20% dei voti (a patto che gli altri partiti siano sotto), per essere maggioranza in camera & Senato. Ma stiamo scherzando?
Io vado in montagna, perchè c’è il quorum, ecco come funziona:
Voglio votare no, no, si. In particolare mi preme che non passino i no, anche a discapito dei si.
Esempio: il 40% dei votanti si reca alle urne e vota SI SI SI, va anche il 10%+1 che vota NO NO X. Il referendum passa perchè ha raggiunto il quorum e c’è la maggioranza di SI SI SI.
Se invece una persona che voleva votare NO NO X fosse stata a casa, avrebbe fatto invalidare il referendum facendo quindi valere di più il suo NO.
Detto questo, il 21 giugno è poco plausibile che si riesca a raggiungere il quorum, anzi, la data è stata fissata a doc per non raggiungerlo (LN contro PDL), se superasse il quorum vincerebbe il SI. Sicuro del mio NO ad un referendum con quorum RESTO A CASA, il mio voto vale di più.
Detto questo sono favorevole all’abolizione del quorum su tutti i referendum e consultazioni, ma finchè c’è e vorrei votare NO resto a casa.
A voi la scelta.
Ciao Fabio,
sono d’accordo con te sul fatto che andrebbe rivista la necessità di porre un quorum ai referendum…
Quello su cui non sono d’accordo è che il tuo voto debba valere di più. Agisci da persona “scaltra”, da intendersi nell’accezione maligna(e non furba, che non renderebbe).
Ritengo che il tuo sia semplicemente un comportamento sleale.
Tu la pensi NO, io la penso NO. Ma se la pensassi SI, UNO sono io e UNO sei tu. Proprio elementare, se corretto. Ma tu vuoi fare UNO+…
Perchè, invece, se credi nel fatto che il popolo possa e debba esprimersi su argomenti sui quali è stato chiamato a farlo, non contribuisci ad una maggiore consapevolezza della gente, magari esponendogli i tuoi punti di vista e facendo sì che gli altri possano usufruirne per farsi delle idee proprie?!? Sarebbe molto più democratico, non credi?
Purtroppo in questa spiegazione vengono fornite informazioni errate: il premio di maggioranza, se il referendum passa, non va al singolo partito, ma alla lista. Infatti, è proprio di “lista” che si parla nella modifica, e non di “partito”, in quanto, tra l’altro, i partiti politici non sono organizzazioni dotate di personalità giuridica e quindi non sono riconosciute.
Il problema della frammentazione, pertanto, non viene eluso dal nuovo testo che scaturirebbe se a vincere fosse il SI. Avremo molte più probabilità che il PD o il PDL governino da soli, ma questa è solo uan possibilità…potrebbe essere che PD e Lega si uniscano e formino una lista in funzione anti-pidiellina, oppure, potremmo avere la riproposizione di una specie di Unione, con anche IDV, Comunisti, Verdi, ecc…ecc…
Alberto
Mi dispiace Alberto ma ti sbagli. Il prossimo referendum mira proprio ad eliminare quello che tu hai descritto. Si, si parla di lista e di “premio di maggioranza alla lista”. Ma, per quanto riguarda la lista, non è intesa nel senso classico, tanti partiti che formano un unico blocco elettorale. Qui per lista s’intende un insieme di partiti che, se vogliono unirsi, devono diventare un unico partito, non devono sciogliersi successivamente alle elezioni. Per questo ho parlato di partito, altrimenti il referendum non avrebbe senso (dal punto di vista dei promotori!).
Per rispondere al tuo esempio: se Pd e Lega si unissero (restiamo in tema di fantapolitica), dovrebbero diventare un unico partito inscindibile al fine di ottenere il premio di maggioranza.
in realtà non è necessario che diventino un partito unico, ma è necessario che presentino un’unica lista. Come è successo con i radicali e il PD nelle scorse elezioni.
Rosario, secondo me non puoi dire “qui si intende”, perché come sappiamo, una prescrizione normativa è soggetta all’interpretazione di chiunque, salvo poi che un giudice non metta la sua parola… Quindi “lista” può benissimo esser un concetto-contenitore, un concetto-ombrello (lo ha detto Giovanni Sartori – che spero sappiate tutti chi è – sul Corriere il 17 maggio:
http://www.corriere.it/editoriali/09_maggio_17/Gli_esiti_nocivi_del_referendum_giovanni_sartori_4f5ab52a-42b3-11de-94da-00144f02aabc.shtml
e glielo riconosce anche Angelo Panebianco – spero che sappiate anche chi è lui – proprio stamattina sul Corriere:
http://www.corriere.it/editoriali/09_giugno_13/referndum_panebianco_a08a4c2e-57e1-11de-831b-00144f02aabc.shtml).
Tu dici che questa cosa non avrebbe senso dal punto di vista dei promotori e hai perfettamente ragione, ma questo perché loro (e anche Panebianco, che è un maggioritarista convinto della genuinità del bipartitismo) semplicemente ragionano presumendo a priori che PDL e PD continueranno a correre da soli…lo lascia intuire proprio Panebianco sull’articolo che ho segnalato.
Alberto
la questione è questa: una lista elettorale è una lista di persone che presentano insieme la loro candidatura. Questa lista può essere appoggiata da un partito politico, come spesso accade, ma non è necessario che gli appartenenti alla lista siano iscritti ad un partito politico. E’ semplicemente un gruppo di persone che si presenta all’elettorato come unitario. Com’è consuetudine, una lista è resa omogenea ad esempio dall’appartenenza ad un partito, ma non è strettamente necessario.
Un partito, invece, è un’organizzazione strutturata indipendentemente dalle elezioni. Ha i suoi organi istituzionali etc..
Quello che spesso accade è che una lista contenga tutti esponenti di un singolo partito, e dunque il premio alla lista possa alla fine equivalere con il premio al partito. Ma, come già detto, ad esempio la lista del PD delle scorse elezioni politiche conteneva esponenti radicali, e la lista IDV alle europee conteneva candidati indipendenti, e via di seguito. Mi pare che l’equivalenza lista-partito sia azzardata.
Allora, io non ho detto “non avrebbe senso dal punto di vista dei promotori”. Non ho fatto nemmeno l’equivalenza lista-partito.
Cito il mio articolo: “Sia alla Camera che al Senato verranno impedite coalizioni di liste, mentre potranno presentarsi solo delle liste di partito uniche, a cui verrà poi assegnato il premio di maggioranza”.
Questo non è “secondo me”, ma il quesito referendario. Più partiti potranno fare certamente una lista unica e ricevere i loro voti, ma – questo è il punto – non dovrebbero potersi sciogliere dopo le elezioni, bensì formare un unico partito. L’intenzione referendaria, per i primi due quesiti, è questa. Poi, per carità, posso anche aver sbagliato oppure, più semplicemente, si è già trovato un escamotage alle intenzioni referendarie.
comunque sia, sarà un INSUCCESSO. mi spiego: se vince il SI, ci sarà come avete detto un premio di maggioranza e uno sbarramento molto alto. in base a questo sbarramento, per fare un esempio, alle ultime europee sarebbero andate solo 3 o al massimo 4 “liste” (si vedano le percentuali di UDC e IDV, oltre PDL, PD e LEGANORD). il tutto a discapito della democrazia e della rappresentatività. e un 20% potrebbe fare il bello e cattivo tempo come sottolineato in precedenza. se vince il NO, la legge “porcellum” (una vera e propria legge antidemocratica) non potrà più essere modificata neppure dal parlamento, in quanto il popolo ha scelto affinchè la stessa legge resti così come è ora. se volevano modificarla, si poteva proporre di abrogarla totalmente, in modo da creare un vuoto normativo che rendeva obbligatorio l’intervento del parlamento che viene pagato proprio per fare questo tipo di lavoro. io ritengo che sia antidemocratica perchè è un ibrido tra il sistema proporzionale puro e il sistema maggioritario puro. ma soprattutto perchè i cittadini alle ultime elezioni politiche non hanno potuto scegliere i propri candidati ma gli stessi sono stati imposti dai partiti. attendo vostri commenti
Mi riallaccio al commento di Carlo Reggiani per evidenziare che in calce al post di Beppe Grillo datato 21 aprile 2010 vi è questo importante post scriptum che copio incollo integralmente:
A seguito delle iniziative intraprese contro il MoVimento 5 Stelle in Veneto, Davide Bortoletto, Franco Dal Col, Maurizio D’Este, Carlo Reggiani ed Erik Pozzato sono diffidati dal parlare in nome e per conto del MoVimento 5 Stelle e dall’utilizzo dei relativi loghi “Lista Civica 5 Stelle” e “MoVimento 5 Stelle”.
http://www.beppegrillo.it/2010/04/movimento_5_ste_1.html
Grazie dell’attenzione