“Niente rafforza l’autorità quanto il silenzio”.
Charles De Gaulle
Spente le luci dei riflettori, calato il gelo, finiti i clamori e versate le lacrime d’occasione, come previsto, l’Abruzzo è finito nel dimenticatoio. Il terremoto è solo un altro brutto ricordo da accantonare. Ma a L’Aquila e dintorni la vita è dura e, il peggio, come dicono a Napoli, “adda venire“.
Stiamo certi che chiuso il sipario, i pochi interessati assisteranno all’ennesimo macello tutto all’italiana. Io sono Calabrese e, forse, noi del sud abbiamo un’attaccamente quasi ossessivo alla nostra terra e quello che hanno pianificato lassù in alto andrà contro quasto sentimento che anima la buona parte degli italiani. Il nostro è ancora un territorio a misura d’uomo, non esistono tangenziali o raccordi, non esistono le immense periferie fatte di grigi palazzoni, non esistono le geometrie oscene della grandi baraccopoli ops! Pardon della grandi città. L’Aquila, come molte delle province del meridione, è una cittadina di media grandezza, con un ben difinito centro storico, cuore pulsante della città e tutto il resto è lì intorno a portata di mano.
Nelle campagne circostanti si ergono numerose frazioncine, dedite all’agricoltura, all’allevamento, le cosidette campagne. Qui è facile trovare le uova fresche delle galline che ti schizzano tra i piedi spaventate, qui è possibile trovare la ricotta fresca e verso le 3 del mattino e possibile rimanere estasiati dall’adore del pane appena lievitato nel forno dietro casa. In questi luoghi quasi incotaminati non esistono i grigi uomini di città, le borgate campano ancora di tradizione e, sono ancore ricche perchè, qui, si riesce a vivere con poco. Lo schiavismo materialista non ha dilagato nella rurale Italia.
In questi giorni di burrasca politica, dove la cosidetta civiltà è impegnata ad essistere impassibile al declino della democrazia, una parola ha riecheggiato lontana, ESPROPRIO. Dopo il terremoto il business edilizio si è scatenato col silenzio consenziente dei grandi media. Le famose New Town, concepite della mente diabolica e ultra capitalista di Re Silvio I, che vedono le origini agli albori del berlusconismo, quando il dittatorello di Arcore mise su quell’immenso casermone meglio conosciuto come Milano 2. La ricostruzione dell’Abruzzo parte proprio da questo progetto. Anzichè recupera i centri storici distrutti dal terremoto, si devasta un altra porzione di territorio dove costruire punto e da capo una nuove cittadina, L’Aquila 2. Una schiera di palazzoni simili ad una grande muraglia, con appartamente tutti uguali, le strade squadrate e il verde d’occasione, magari un laghetto artificiale dove la collettività verrà soffocata, ghettizzata, alienata e lasciata marcire lontana da occhi indiscreti.
E i centri storici? Verranno ristrutturati ed accoglieranno magari, Mc Donalds, banche, centri commerciali, blockbuster e quant’altro possa portare ricchezza nelle tasche di chi, già da anni, sta svendendo il nostro patrimonio edilizio ai mercanti del male. Se spegni il cuore pulsante di una città, uccidi la stessa e condanni a morte quelli che la abitano. I centri storici sono da sempre segno di unione, centri di raccolta. le famose piazze, dove gli antichi si radunavano per discutere, per pensare, per cambiare, per evolversi per fare la STORIA.
Le new town sono l’ultima frontiera dell’isolamento, sono l’esilio della civiltà, il mondo sarà un immensa periferia, e dove vengono a mancare i punti di riferimento subentra il caos. E’ proprio quello che dei piani alti vogliono, una società terrorizzata, ghettizzata, ignorante e facile da manipolare. L’instaurazione di una dittatura sarà solo la naturale conseguenza di tutto ciò.
Stanno espropriando terre su terre per dar vita ad uno scempio edilizio dove mafiosi, politici e facciendieri giostreranno immensi capitali. Terreni agricoli frettolosamente tramutati in edificabili espropriati a chi, magari, ha impiegato una vita intera per potersi comprare un piccolo apezzamento di terra. Pensate magari a chi nel terremoto a perso la casa ed ora si vede espropriata pure la terra, oltre il danno la beffa, come si suol dire piove sempre sul bagnato. Chi sa se sono stati espropriati pure i terreni già edificabili dei palazzinari del luogo, ho seri dubbi a riguardo, penso che i costruttori possano dormire sonni tranquilli, il business è alle porte. Non sarebbe molto più facile che ognuno, con l’aiuto dello Stato, si rifaccia la propria casa, sulla propria terra senza condizione alcuna? Il piatto è troppo ricco e gli ingordi affamati d’elitè non possono rinunciare a sciacallare. Hanno speculato in passato, impastando il cemento con sabbia e merda di ogni sorta e lo faranno anche in futuro. Se li lasciamo fare possiamo stare certi che la storia si ripeterà, come per l’Irpinia, dove le famiglie ancora vivono nei containers.
Lo Stato, a parole di Silvio Berlusconi, all’indomani della catastrofe, strombazzò orgoglioso e trionfante che si sarebbe accollato il 100% delle spese di ricostruzione ma la realtà è ben diversa. In questi giorni è in discussione alle Camere il decreto Abruzzo e l’inghippo è dietro l’angolo. Difatti il contributo statale massimo sarà di 150 mila euro così diviso:
1) 50 mila euro saranno realmente anticipati dallo Stato e probabilmente saranno gli unici che i terremotati vedranno;
2) 50 mila euro saranno distribuiti sotto forma di credito d’imposta che i terremotati potranno “comodamente” restituire attraverso le future tasse da versera allo Stato;
3) 50 mila euro saranno invece concesso con un mutuo agevolato ovviamente da restituire alle Banche;
Quindi in poche parole chi ha la possibilità economica potrà ricostruirsi la casa con un contributo statale che andrà da uno a due terzi, a seconda che essi abbiano o meno, ancora, un lavoro e quindi un reddito. I poveracci, quindi la maggiorparte, si dovranno preparare a passare parte della loro vita tra tende, baracche, containers e chi sà dove. In questi giorni sono spuntate anche le famose casette di legno. Ma chi esattamente ci guadagnerà da questo dramma? Chi accumulerà ingenti somme grazie a questa emergenza?
Stiamo parlando delle oramai famose Case di legno lamellare. Un prototipo italiano messo a punto da Ivalsa-Cnr insieme alla Provincia di Trento, e testato un anno fa in Giappone, chiamato Sofie (Sistema Costruttivo Fiemme), consentirebbe di resistere a scosse pari a 7.2 della scala Richter. La soluzione è data dall’uso di pannelli lamellari di legno massiccio di spessore variabile dai 5 ai 30 centimetri incollati a strati incrociati. Si tratta di un sistema (detto anche X-Lam, cross laminated timber) ideato una decina d’anni fa in Germania ma sviluppato e perfezionato in Italia. Quindi parliamo di enti pubblici, finanziati dallo Stato perciò da noi cittadini. Le tecnologie ci sono, perchè allora speculare, espropriare e continuare lo stupro del territorio, anzichè formare un consorzio tra privato (si intende come privato chi ha perso la propria casa a causa del sisma) e Stato?
Invece di costruire aerei da guerra per 13 miliardi di euro, per dar fiato al quel guerrafondaio di La Russa, perchè non destinare i fondi per armamenti alla ricostruzione? Invece di finanziare il ponte sullo Stratto perchè non si stanziano tali somme per riqualificare l’intero patrimonio urbano italiano? Perchè non si prendono i soldi di lotterie ed altri monopili di Stato e li si usa per prevenire altre tragedie? E’ il paese dei controsensi, ma ci si rende conto che sono domande inutili quando ci si ferma a riflettere su chi è alla guida del paese. A quando la prossima tragedia? Quante lacrime da coccodrillo, ancora, dovremo versare?
Una ottima base è la prerogativa per un roseo futuro, non lasciamogli, anche stavolta, fare quello che gli pare. L’emotività dei giorni seguenti al terremoto dov’è andata a finire? Lo sdegno, la rabbia e tutto quel miscuglio di sensazioni che ci hanno aggrovigliato lo stomaco dov’è sono sparite? Non lasciamo che l’indifferenza prenda possesso del nostro animo in questo momento dobbiamo essere tutti cittadini d’Abruzzo.
E ancora una volta mi viene in mente l’immenso De Andrè per descrivere i nostri tempi cupi:
“Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè”



Analisi perfetta…. De André finale è classe!