“In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica”.
Gandhi
Il 2 Giugno, dal 1946, è sempre stato un giorno fondamentale per la memoria democratica collettiva dell’Italia intera. Finita la guerra, liberati dal nazifascismo (oggi non lo griderei più così forte), il popolo italiano, stremato da una guerra a cui tutti avrebbero preferito non prendere parte, virò verso un cambio di rotta epocale.
Da paese Monarchico, tramite referendum, si passò a Stato democratico Repubblicano. Il 54,7% della popolazione scelse di imboccare il lungo sentiero che avrebbe dovuto portare il popolo italiano tra le braccia accoglienti della Democrazia. Quel giorno fu fatta la storia, si votò anche per l’Assemblea Costituente che poco meno di due anni dopo completò quella che oggi è una delle Costituzioni più ammirate nel mondo. In essa risiedono le fondamenta della nostra democrazia e di conseguenza della nostra Repubblica. In essa sono elencati e tutelati i nostri diritti fondamentali, ciò che differenzia uno schiavo da un cittadino.
Da quel fatidico giorno sono passati 63 anni e, dalla stesse ceneri da cui è nata la nostra amata Costituzione, oggi, riardono imponenti i nuovi mostri. Grandi parate militari contraddistinguono il 2 Giugno, quest’anno si è deciso di essere più moderati e di destinare i soldi delle grandi manovre ai terremotati dell’Abruzzo. Sicchè, già quest’anno, il Ministro La Russa ha sborsato circo 14 miliardi di euro (soldi dei contribuenti) per acquistare dei giocattolini da guerra niente male, ma non spargiamo la voce, a buon intenditor… Alle faccia della Costituzione, alla faccia dell’Italia che ripudia la guerra, alla faccia di tutti noi italiani che paghiamo le tasse per poi massacrare degli innocenti.
Oggi più che mai, l’ostentazione militare e paramilitare è monito verso la popolazione. Oggi che l’esercito italiano è schierato sovente contro il popolo italiano: dalle discariche ai cortei studenteschi, dagli inceneritori all’Abruzzo terremotato. Il Belpaese somiglia sempre più a una dittatura sud-americana degli anni 80′. Ovviamente festeggiare la Repubblica con cortei militari in stile Corea del Nord è una palese contraddizione. Come è una palese contraddizione vedere in prima fila (Re Silvio I dopo i bagordi notturni è arrivato in ritardo) le immuni quattro più alte cariche dello Stato gingillarsi tra sorrisoni e strette di mano quasi in scherno del Paese intero.
L’Italia repubblicana era nata dall’orrore della Seconda Guerra Mondiale, fondata su valori di tolleranza, libertà ed ugualianza. Democrazia dal basso, il popolo sovrano, tutti avrebbero dovuto prendere parte alla Res Publica ma, così non fu mai e sopratutto così non è oggi. Cos’è rimasto dei nostri diritti? Che fine ha fatto la Repubblica fondata sul lavoro? Che fine ha fatto la legge uguale per tutti? Dov’è la Repubblica che promuove cultura e ricerca scientifica? E il diritto di asilo per lo straniero? Il ripudio delle guerre? Le nostre libertà individuali? Le nostre libertà e i nostri diritti come popolo?
Nell’era del berlusconismo la Monarchia è tornata di moda. Un solo Re e sotto di lui un’oligarchia formata dal peggio che il Belpaese potesse offrire. I valori che vanno per la maggiore sono quelli xenofobi e razzisti delle destre estreme, la bugia e la propaganda come forma di comunicazione, il denaro e la bellezza estetica fine a se stessa i valori socio-culturali di maggior grido. Alienazione totale dalla vita politica, deculturazione degna della più autoritaria delle dittature ed estesa volgarizzazione condità con quel pizzico di superficialità latente e tendenza alla delega che ha trasformato il nostro popolo in un gregge di pecore belanti, schiavo oltre che del suo padrone anche della propria mentalità gretta, bigotta e fatalista. Tutte peculiarità che rendono un popolo inerme, per cui facile da manovrare e da gestire.
Oggi 2 Giugno 2009 in Italia vi è poco da festeggiare. Bisogna alzarsi le maniche e incamminarsi verso il sentiro della pace, della giustizia e della libertà. Per fare ciò bisogna innanzi tutto liberarsi della casta mafio-politico-massonica che tiene incatenato il Paese intero. Il primo passo sarebbe riprenderci i Comuni, esercitare la democrazia popolare dalle più basilari delle istituzioni. Allora ben poco potranno fare, allora saranno costretti a togliersi la maschera e schierarsi. In primis gli uomini delle forze dell’ordine e dell’esercito, che anzichè sfrecciare nei cieli a fare scie colorate, dovranno preoccuparsi se continuare ad essere servi dei loro padroni o fratelli del loro popolo.
Io non mi riconosco in questa Repubblica, per questo ogni giorno, da quando ho acquisito coscienza di me e fino all’ultimo respiro, mi batterò per uno Stato di diritto che sia egualitario, tollerante e illuminato. Il resto è solo campagna elettorale e reclame. Il cambiamento è solo questione di tempo, anzi è già in atto, si propaga per tutto lo stivale. Le pecore si stanno svegliano, maiali salvatevi finchè siete in tempo!!!



