Ripensando al risultato elettorale, che si sia di destra o di sinistra, un dato appare lampante: quando non ci sono forzature dei colossi partitici che richiamano al voto utile, la gente si esprime confidando nelle proprie idee, non tappandosi il naso in vista del “meno peggio”.
Senza citare la Lega, che deve i suoi voti anche ad azioni di governo oltre che ad agitazione popolare, la sinistra prende più del 6% dei voti, il doppio delle scorse politiche. L’Udc si alza di un punto percentuale e l’Italia dei valori, forse anche per meriti propri, si innalza di svariati punti percentuali.
Prendiamolo come un buon segnale, una buona occasione. Non siamo i soli a credere ancora in qualcosa.
Riprendiamo da dove avevamo lasciato, ovvero la questione della figura femminile all’interno del mondo del lavoro. Siamo partiti dal tema della maternità, e magari ci torneremo sopra, ma sembra che tutti voi siate mossi dalla volontà di cambiare tutta la meccanica di inserimento della donna nel mondo del lavoro. Un progetto ambizioso da cui iniziare, ma indubbiamente utile, insindacabile, forse non procrastinabile.
Vi segnalo un nuovo tassello, proveniente da quello che davvero sembra un altro pianeta (Cronache Marziane):
“La dirigente inizia a spiegare come è composto il suo ufficio. Son Tutte donne. Dal pubblico una domanda “ma perchè solo donne?” Gelo in sala…. Una timida risposta “Mah, è un caso..” una Indicibile realtà: I maschi fanno carriera e cambiano settore. Per le rogne, ci son le donne.“
Massimo scrive questo racconto breve di giornata lavorativa e reale, e mette gli accenti sulle i al nostro discorso, come avevano fatto Donatella, Annalisa e Rossaura le volte scorse.
In questi giorni non ho ricevuto vostre proposte o commenti, e vi devo dire che me ne sono rammaricato. E’ così bello ogni giorno frequentare un giardino colmo di idee, proposte, spunti da cui ripartire. Tutti insieme sono piante verdissime che non temono di crescere.

Per cui vi chiedo semplicemente se volete qualcos’altro da bere, cosa vi posso offrire; davanti a un buon bicchiere si parla ragionevolmente meglio. Ma non mi fermo qui.
L’unico metodo che io conosca che prevede un inserimento di una minima percentuale di donne è quello politico delle “quote rosa”, meccanismo talvolta usato anche in ambiti di concorsi di studio e simili. Mi sono sempre chiesto se siano anch’esse forme di discriminazione. Obbligare le donne a candidarsi non fa sì che chi effettivamente arriva al seggio, alla poltrona, a quello che è, sia meritevole, non è detto. Lo dimostra pienamente la nostra classe politica piena di maschi travestiti da donne.
Il meccanismo delle quote rosa è ritenuto da alcune donne offensivo, come una misura verso una specie rara, in estinzione, ed è un po’ l’effetto che fa veramente a me. Tuttavia mi chiedo quante donne sarebbero presenti in alcuni ambiti se questo metodo non fosse applicato.
Credete che un meccanismo delle quote rosa sia appicabile anche nel mondo del lavoro?
O forse è più plausibile intervenire, quantomeno nel pubblico, nelle commissioni che valutano effetitvamente i candidati, chiedendo una “quota rosa” tra i valutatori?



Sono pienamente d’accordo sulle quote rosa, devono essere considerate un mero strumento di transizione, perchè le donne devono avvicinarsi alla politica spontaneamente. Inoltre, le pari opportunità sono ben altro e dovrebbero riconoscere anche le differenze. Una donna deve essere veramente libera di poter puntare alla carriera o restare in casa con un contributo sociale.
A scanso di equivoci, personalmente, voterei un governo di sole donne, purché preparate e capaci. Inoltre, i contributi sociali per i lavori casalinghi devono essere anche appannaggio degli uomini.
Per quanto riguarda il tema delle quote rosa penso che sia una di quelle solite situazioni in cui una legge giusta rischierebbe di fallire nella sua applicazione pratica.
Credo che una legge giusta imponga una cancellazione delle quote rosa, a favore di procedure trasparenti e basate su criteri quanto più oggettivi nella selezione tra i candidati ai concorsi pubblici. Procedure, cioè, che non consentano manovre volte a favorire determinati candidati o discriminarne altri per questioni religiose, razziali o sessiste.
D’altro canto sappiamo che nella realtà i concorsi pubblici mostrano e, credo mostreranno ancora per molto tempo, una trasparenza pari a quella di un corpo nero.
Si pone dunque la questione di scegliere tra una legge giusta, che rischi di essere inefficace, e provvedimenti meno equi ma con un effetti più tangibili nell’immediato.
Personalmente devo dire che propendo per una legge il quanto più giusta possibile, in quanto credo che tutte le leggi debbano essere ispirate ad un criterio di giustizia e non di efficacia.
IN entrambi i casi sono concorde con te.
Ma adesso, cosa proporre? Come agire?
Aspettare che cambi la mentalità non è un gran progetto…
Riciard
@ Federico: Direi che hai ragione, almeno secondo Gherardo Colombo. Nel suo ultimo libro fa notare comoe la società,a cnhe se lentamente si evolva con migliorie, anche per quanto riguarda la condizione femminile.
Io credo sia giusto intervenire in un qualche modo, ma non hai torto…
Riciard
Concordo con te che sia necessario intervenire ma, sempre nel mio modo di vedere le cose, tale intervento va effettuato seguendo dei principi corretti e cercando poi di applicarli il più possibilmente bene.
Fare una legge meno giusta solo perchè una giusta non è applicabile è uno scendere a compromessi con l’ingiustizia e, purtroppo per me, non sono in grado di accettarlo. (scusa il gioco di parole =p )
Penso che cambiare le cose, se davvero lo si volesse, sarebbe possibile: chi fa la legge sulle quote rosa, potrebbe cercare di creare un sistema di controllo sui concorsi pubblici più efficace.
Bisogna però notare che, spesso, chi fa le leggi sulle quote rosa sfrutta, al contempo, i concorsi pubblici a fini clientelari e utilizza le Q.R. solo come “contentini” al fine di accalappiare consensi.
Il problema si sposta dunque a monte: c’è davvero nella nostra classe politica la volontà di abbattere le discriminazioni sessiste presenti oggi in Italia?
Bhè…credo che la risposta più onesta sia NO!
Dunque eccolo quello che, secondo me, è il vero problema: oggi, in Italia, manca una reale e genealizzata volontà di eliminare le discriminazioni nei confronti delle donne e si adottano misure apparenti per accontentare i più.