Non vorrei fare il guastafeste, anche perchè mi sono a più riprese messo a criticare l’operato dell’attuale Governo e pure dell’opposizione, quindi non me ne vogliano i lettori, se ne ho sempre una per qualcuno.
A più riprese vedo circolare in rete vedo circolare scritti e testi, in particolare uno, con tutta probabilità risalente addirittura al febbraio scorso, che riferisce dell’approvazione del pacchetto sicurezza con all’interno le disposizioni dell’emendamento D’Alia sulla limitazione della libertà di espressione su internet, in particolare sulla “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere campiuta a mezzo internet”, formulazione ambigua e superficiale, come tutto il contenuto dell’emendamento.
In prima lettura, per la precisione in data 9 febbraio 2009, la Camera aveva pubblicato il testo del progetto di legge (2180) completo dell’emendamento D’Alia, esattamente all’articolo 60. Un emendamento dall’applicazione e dalla casistica piuttosto ambigua, che giustamente aveva fatto indignare, e non poco, la blogosfera.
Rimanendo nell’ambito dell’emendamento D’Alia e lasciando fuori altre considerazione sulla totalità del pacchetto sicurezza, molto pacchetto e poco sicurezza, vediamo che il testo dell’emendamento, che si trova a pagina 80 del progetto di legge, è dichiarato, fortunatamente, soppresso, questo nell’ultima trasmissione al senato del 14 maggio.
Non hanno bisogno di una legge così palese, e, passatemi il termine, da una formulazione abbastanza ignorante, ci pensa il ddl Alfano col diritto di rettifica entro le 48 ore a limitare il tutto, con tutte le sanzioni e pene che ne coneguono. Certo, non che adesso, senza l’emendamento D’Alia la democrazia non sia più in pericolo, però per completezza di cronaca le cose vanno dette come stanno.
Il pacchetto sicurezza, come dicevo sopra, non garantisce nè migliorìe, nè democrazia, occhio però alle false notizie, una verifica delle fonti, soprattutto da chi fa informazione nella blogosfera, dovrebbe sempre avvenire nel rigore più totale, proprio per evitare che leggi liberticide da noi contestato si rivoltino contro chi scrive on-line.


