La militarizzazione dell’Italia: prove tecniche di regime


regime

“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.

Benjamin Franklin

Attenzione popolo, lavori in corso. Siamo all’opera per voi, per rendere sempre più sicuro il “vostro” futuro. Presto, probabilmente, non sarete più in grado di decidere neanche per voi stessi. Democrazia totale o meglio dittatura scientifica. Un regime basato su una formula oramai ben colllaudata, mille incognite e nessun grado di soluzione. Il recinto è completo non resta che chiudere a doppia mandata e gettare la chiave.

Le dichiarazioni di Re Silvio I del 2 Giugno 2009, lasciano sgomenti. Taciute dai media asserviti, intenti a bombardare con armi di distrazione di massa: dal Caso Neomi al divorzio con Veronica, dalle feste hard di Villa Certosa alle foto di Apicella volante. Il gregge è ben distratto e, nel marasma collettivo, non si accorge di essere stato rinchiuso in un’immensa prigione a cielo apero. Presto non vi saranno vie di fuga, il Golpe dolce, come amava definirlo il suo ideatore Licio Gelli, sta per diventare una crudele realtà.

”Estenderemo la presenza dei militari nelle varie citta’ italiane per garantire la sicurezza”
”E’ in cantiere una grande riforma della sicurezza in Italia”

Sono dichiarazioni che Silvio Berlusconi ha rilasciato 2 giorni fa a Firenze. Si, coincidenza proprio quel 2 Giugno in cui l’Italia tutta festeggiava i 63 anni della nascita della Repubblica democratica. Non esistono coincidenze, chi da anni ha programmato quello che oggi vediamo avvenire non lascia niente al caso. Ogni dichiarazione ha un tempo e un luogo preciso.

Il terremoto d’Abruzzo è stato l’anticamera ideale dove sperimentare la militarizzazione del territorio e dove testare la reazione della popolazione dinanzi l’estremo anelito di Stato democratico. Le testimonianze che ci giungono da L’Aquila, ci parlano di militari a sorvegliare il centro storico, che rimane inviolabile per i cittadini. Si parla di tendopoli dove è proibito riunirsi in gruppi, si parla di coprifuoco, si parla di sorveglianza esterma, si parla di militari che sequestrano striscioni, che impediscono manifestazioni di ogni sorta e che alla minima adunanza sussultano invitando i partecipanti a ritornare nelle proprie case, tende nelle maggiorparte dei casi.

Altre verifiche di come potrebbe raegire la collettività ad una militarizzazione del paese è avvenuta durante l’emergenza rifiuti della Campania. A placare le proteste di una popolazione stanca di menzogne e giochi di prestigio sono stati inviati i militari. Ora l’esercito è a difesa di discariche e inceneritori. Notiza fresca i militari saranno inviati anche a Palermo per placare le ire della popolazione seppellita da una montagna di rifiuti che ha invaso la città, per un semplice dissaccordo tra il Comune e la ditta responsabile delle gestione e della raccolta dei rifiuti.

In tutto questo mettere in sicurezza, il crimine organizzato e non è sempre all’ordine del giorno. La polizia, le telecamere e ora i militari controllano ogni angolo delle nostra città ma, mafiosi e camorristi comunque agiscono indisturbati. Le maglie della sicurezza si stringono e dall’altra parte la giustizia diventa sempre più immanente. Anzichè sguinzagliare i cani di Stato contro la popolazione non sarebbe il caso di sferrare un attacco mirato e imponente alle organizzazioni criminali?

La risposta è no. Se lo Stato è la Mafia e la Mafia è lo Stato tutto ciò non è possibile. Così ci troviamo di fronte uno potere selvaggio, arrogante, ignorante, prepotente, un vero bullo di Stato che intimidisce, diffonde paura, divide, soggioga e che regna sovrano. Tutti questi valori si incarnano nella persona del nostro PResidente del Consiglio, politico, imprenditore, mafioso, maschilista, burlone, prepotente, ignorante, gretto, superficiale, pieno di sè etc.

I militari oggi controllano gli “obbiettivi sensibili” che secondo l’intelletto maroniano vanno dalle metropolitane alle piazze, ovvero qualsiasi luogo. Dovranno affiancare le forze dell’ordine e dare la caccia al nero, inseguire prostitute extracomuntarie, venditori ambulanti e magari qualche ragazotto reo di aver alzato il gomito oltre il limite. Mancano i check in all’ingresso delle città e poi le differenze tra noi e paesi come Israele, Egitto, Afghanistan, Libia etc. saranno uguali a zero. L’esercito per le strade, per me, è sempre stata la condizione primaria per dubitare sulla democraticità di un paese. Il paradosso diventa realtà, questo grazie anche al mutismo degli intellettuali che una volta era i garanti dei valori democratici.

Morti i Pasolini, i Moravi, gli Ungaretti, i Calvino è rimasta solo cialtroneria. Il resto è stato ben isolato, la cultura italica ha un solo sbocco, Mondadori e Mediaset. Nell’era del berlusconismo i nuovi vate della cultura sono i Costanzo, gli Sgarbi, i Vespa, le Marie de Filippi. Voi capite che la situazione è ben lungi dall’essere definita tragica. La tragedia è un termine riduttivo per descrivere lo stato attuale delle cose nel Belpaese. Neanche Eschilo, Sofocle e Euripide avrebbero potuto, insieme, immaginare e portare in scena un dramma di contanta portata.

Quando lo Stato interviene militarmente per imporre il proprio concetto di Res Pubblica mette fine al potere sovrano del popolo, surclassa organi istituzionali adatti quali i Comuni e rende aleatorio ogni concetto di libertà e democrazia. Quando lo Stato militarizza il territorio palesa le sue pretese tirranniche e cala il sipario del regime sullo scenario nazionale. Se è vero che l’uomo tende a svegliarsi dinanzi al baratro allora ci siamo. La strategia problema-reazione-soluzione ha funzionato, infondere paure come forma di controllo, il popolo ha barattato la propria sicurezza con la propria libertà, consegnandosi nelle mani del carnefice.

Presto non potremo protestare, non potremo manifestare il nostro pensiero, non potremo sottrarci alla politica dei criminali al potere, le decisioni dall’alto travolgeranno la nostra provinciale realtà. Dal G8 de L’Aquilla sino al caldo autunno che verrà nè vedremo di cotte e di crude. Prepariamoci al peggio.

Ovviamente i colpevoli di tutto ciò siamo solo noi. Impegnati nella rincorsa di falsi miti e fittizie felicità abbiamo abbandonato la strada della rettezza e intrapreso il più futile e facile sentiero della superficialità. Vivera da animali ci ha reso meno uomini e di sicuro più schiavi.



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