16 Responses to “Amnesty in Nicaragua: la criminalizzazione dell’aborto”

  1. giovanni says:

    Ma non è una meraviglia quel bimbo che avete scelto per la foto di copertina di questo post? Bellissimo.

    E se lo avessero abortito? adesso non potremmo deliziarci della sua bellezza.
    La violenza non si combatte con la violenza, perchè genera altra violenza, ma con l’amore, meglio se quello di madre.

  2. Cyb says:

    Criminalizzare l’aborto è assurdo e non fa che aggravare il problema.

    Il suicidio di giovani donne è una tragedia. L’eliminazione di “feti”, ovvero, esseri umani in formazione, però, è un’altra tragedia, la cui gravità è magari più dfficile da percepire.

    Faccio notare all’autore dell’articolo che persone moribonde ed embrioni non sono affatto forme di vita “estreme” ma, rappresentano semplicemente dei normalissimi stadi della vita umana.

    Di estremo ci sono solo le opinioni di qualcuno … quelli che pensano di risolvere il problema dell’aborto criminalizzandolo e quelli che pensano di risolvere il problema delle gravidanze indesiderate utilizzando l’aborto come se fosse un semplice metodo di contraccezione.

  3. @giovanni:

    l’immagine l’ho scelta apposta e mi aspettavo un commento del genere. Tra l’altro gira una storiella negli ambienti antiabortisti che recita più o meno:

    professore di medicina ai suoi studenti: “Se conoscessi una donna incinta, malata di sifilide, che avesse già otto figli, di cui tre sordi, due ciechi e uno ritardato mentale, le consiglieresti di abortire?”
    studenti: “certo che sì”
    prof: “complimenti, avete appena ucciso Beethoven”

    a parte il fatto che Beethoven non aveva una madre sifilitica, né era il nono di una serie di figli disgraziati, ma il secondo figlio della madre, che aveva perso il primo, quello che mi meraviglia è che tipicamente gli antiabortisti non si rendono conto dell’assurdità di questo tipo di ragionamento.

    Con il tuo ragionamento ogni volta che rinunciamo ad una potenziale “inseminazione” di una donna ci rendiamo colpevoli di omicidio, ed ancora, ogni donna che rinunci ad essere inseminata durante il suo periodo fertile “ammazza” un potenziale bambino. Paradossalmente, una donna che resiste allo stupro durante la fertilità è colpevole di aborto di uno di quei bei bambini di copertina.

    @cyb:

    Ho chiamato forme di vita estreme i feti in condizioni embrionali o giù di lì, perché non hanno ancora un sistema nervoso abbastanza sviluppato da contenere una coscienza compiuta, né una rete sociale di affetti e memorie abbastanza consolidata da provocare, con il termine della vita, un dolore paragonabile al decesso di un “caro”.

    ho chiamato vita estrema quella dei moribondi perché ovviamente è priva della speranza concreta di un futuro, così come di una serie di attributi che caratterizzano la vita umana come ad esempio il carattere della progettualità.

    @tutti:

    mi rendo ben conto che i miei ragionamenti sono scandalosi, perché siamo immersi nella cultura, nell’episteme, cristiano giudaica, che ci ha educato ad alcuni paradossi che appaiono invece del tutto ragionevole, primo fra tutti quello che ogni vita è preziosa più di tutto e deve essere preservata ad ogni costo.

    A tal proposito due sole considerazioni:
    1- se fosse vero il paradosso detto, dovremmo vietare la circolazione stradale in automobile, visto che a sua causa si provocano delle morti che si potrebbero evitare. Il solo rischio che qualcuno possa perdere la vita a causa dell’automobile ci dovrebbe far aborrire il mezzo di trasporto, ed invece non è così, perché implicitamente accettiamo l’idea di pagare il prezzo di un numero considerevole di vite umane, per garantirci la libertà alla mobilità.
    2- mi meraviglio sempre di come i credenti nel paradiso siano così riluttanti all’idea della morte. Eppure dovrebbero festeggiare con il vitello grasso ogni volta che qualcuno stira le zampe, perché se la va a godere in paradiso, o comunque ha compiuto un pezzo di strada che l’avvicina al Signore che sta nell’alto dei cieli, ed alla fine dovrebbero attendere con ansia la morte propria al fine di ricongiungersi al caro excongiunto. Invece piangono e strepitano più di tutti, a parte alcuni sciroccati martiri cattolici e altri santoni fuori di testa. Questo è ragionevole soltanto se si pensa che essi in fondo non credano compiutamente in quello che dicono di credere.

  4. Cyb says:

    @ Francesco Contini

    Perdonami la franchezza, non trovo che le tue affermazioni siano scandalose ma, piuttosto, ho l’impressione che siano semplicemente contraddittorie.

    Se ho ben capito sarebbe tua opinione che, in quanto occidentali, sarremmo “immersi” in una cultura, quella “giudaico-cristiana” che ci avrebbe “educato” a dare per scontati alcuni principi che tu consideri “paradossi”. Sul punto mi limito a dissentire, esprimendo la mia personale sensazione che, invece, in modo sempre più netto, la nostra sociatà anziché “immergerci” in un particolare tipo di cultura dominante ci espone ad una assenza di qualsiasi reale cultura, favorendo una marcata attitudine alla superficialità.

    Sul merito della questione dell’aborto, ti faccio notare che non ha senso paragonare l’opinine di che vede un male nell’aborto (interruzione della vita di un organismo umano in fase di sviluppo) con il ragionamento di chi ritiene che rinunciando alla potenziale “inseminazione” di una donna ci renderemmo colpevoli di omicidio o che ogni donna che rinunci ad essere inseminata durante il suo periodo fertile “ammazzerebbe” un potenziale bambino.

    A mio avviso il paragone non è calzante ed è anzi erroneo. Infatti, come è (o dovrebbe essere) evidente, interrompere lo sviluppo già iniziato di un feto è cosa ben diversa dal rinunciare alla fecondazione dell’ovulo.

    Allo stesso modo, non ha senso paragonare l’accettazione di un rischio per la propria incolumità fisica (come quando si circola in automobile)con l’interruzione dello svluppo di un feto. Infatti, il feto è una forma di vita ancora in itinere ma pur sempre umana, sulla cui soppressione (certa) altri si arrogano il diritto di decidere, privandolo della possibilità del suo naturale sviluppo.

    In relazione alla tua definizione di “vita estrema” in riferimento al feto fondata sul fatto che lo stesso non avrebbe <> rimango dell’opinione che sia una definizione arbitraria e probabilmente anche infondata, apoditticamente attributa ad una fase della vita umana che è invece normale e degna di rispetto come tutte le altre (inclusa quella del moribondo).

  5. interrompere lo sviluppo già iniziato di un feto

    a tutto quello che dici basta rispondere: quando inizia lo sviluppo di un feto? allo stadio di merula? dopo? prima? con quale criterio si dice: questo è una vita umana, questa ancora no? La mia risposta, che ovviamente può essere arbitraria, parte dal considerare il sistema nervoso come sede della coscienza, e dunque sede anche della sofferenza. Altrimenti si ricade nel discorso della vita in potenza che faceva giovanni, infinitamente tornando indietro fino alla fecondazione, o ancora prima. Ovviamente il paragone che facevo dell’ “infinito olocausto di vite rinunciate” era provocatorio, ma è l’estrema conseguenza di chi ragiona come giovanni e coerentemente dovrebbe considerare ognuno di noi un pluriomicida.

    Per quanto riguarda l’eredità cristiano-giudaica, non è una cosa che mi sono inventato io di certo. E’ abbastanza ragionevole pensare che alcuni pregiudizi riguardanti i più diversi ambiti ci derivino dalla tradizione religiosa, nonostante, sono d’accordo con te, l’odiernità sia molto meno religiosa, nel senso classico del termine, di quanto normalmente si creda. E’ per questo che nessuno festeggia la morte di un parente, a meno di una ricca eredità. Questo non significa che, però, alcuni “memi” religiosi siano stati fecondi e lo siano tutt’ora. Onfray fa una serie di esempi interessanti a riguardo, in particolare sulla maniera di intendere il criminale e la pena che gli spetta.

  6. giovanni says:

    @francesco
    [...]Con il tuo ragionamento ogni volta che rinunciamo ad una potenziale “inseminazione” di una donna ci rendiamo colpevoli di omicidio, ed ancora, ogni donna che rinunci ad essere inseminata durante il suo periodo fertile “ammazza” un potenziale bambino. Paradossalmente, una donna che resiste allo stupro durante la fertilità è colpevole di aborto di uno di quei bei bambini di copertina [...]
    Mai pensato a niente di quello che tu hai scritto, non mettermi in bocca o tra i miei pensieri parole e frasi non mie, io non ho parlato di omicidio lo hai fatto tu. Leggi attentamente quello che ho scritto.

    Leggendo poi la prima risposta che hai dato a cyb intravedo un ragionamento molto utilitaristico. La vita ha senso di essere vissuta solo perchè ha una progettualità (?) o perchè se cessata provoca dolore ad una caro (?) mi sembra discorso un tantino eugenetico.

    E ovvio che io amo la vita sotto ogni forma si che sia di un malato di alzaimer o di un meraviglioso ragazzo down o tetraplegico si che sia un piccolo microscopico esserino che cerca di far sentire o comunicare alla sua mamma con precisi messaggi chimici che lui c’è. Nessuno ha il diritto di dire la tua vita non è degna di essere vissuta perchè … e i perchè sono infiniti a cominiciare dal … perchè sei il figlio di uno strupratore … e lui che colpa ne ha.

    Ma tu sei libero e padrone di pensarla in maniera diversa perchè qualcuno la pensava come me ed amava la vita, la tua vita.

  7. v.guarnieri says:

    @Giovanni
    [...]Nessuno ha il diritto di dire la tua vita non è degna di essere vissuta perchè … e i perchè sono infiniti a cominiciare dal … perchè sei il figlio di uno strupratore … e lui che colpa ne ha[...]

    Ma che discorsi, e la mamma che colpa ne ha di vivere e crescere il frutto della violenza? e il bambino che colpa ne ha di essere odiato tutta la vita perché la madre, quella che dovrebbe amarlo più di altra cosa al mondo, ogni volta vede il viso del padre nel suoi bambino.
    E se tu avessi un figlio down, tetraplegico o gravemente disabile, non avresti paura di morire e lasciarlo da solo? E allora che colpa ne ha il fratello minore che gli partorisci solo perché qualcun’altro si prenda cura di lui?
    e il piccolo microscopico esserino, lo ami anche quand’esso è come un’uovo di gallina? quando non ha cervello, non ha occhi, non ha mani, non ha pensieri.
    E che vita ami? Quella di un tetraplegico? con che faccia possiamo dire di amare una vita fatta di sofferenze?
    Non prendere il mio commento come troppo polemico, solo che io davvero non riesco a capire questi discorsi anche se mi sforzo con tutta me stessa. Alla fine noi siamo tutti sani, belli, con dei genitori che ci amano e che non ci hanno fatto mancare nulla, non credo che possiamo permetterci di parlare, visto che l’aborto non è mai una scelta che fa una creatura senza scrupoli che odia la vita e che si fa mettere una canula aspirante nella vagina, o si fa raschiare l’utero perché è divertente.

  8. giovanni says:

    Non è ne troppo ne poco polemico, sono le tue idee che non sono uguali alle mie. Io quando mi telefono mio cugino down che ha superato un’altro esame universitario scoppio di gioia per lui e mi dispiace solo perchi questa gioia se l’è persa.
    La vita è piena di dolere, guardati intorno e non la riempiamo di altro dolore solo perchè consentiamo (consentiamo? che brutta parola) ad un qualsiasi diversamente abile di continuare a vivere o di venire al mondo così come egli è.
    Sarò strano ma è l’Amore che mi fa ragionare così, l’Amore per la vita senza se e senza ma di qualsiasi uomo nato o nascituro non sono io migliore di lui per non amarlo che è il contrario di violentarlo. Utopia? forse si. Ma in questa utopia Cristo ha creduto fino alla morte e purtroppo mi ha contagiato. E’ difficile ma se non cambiamo difendendo chi non può difendersi, chi non ha voce per farlo la Giustizia e la Pace non troveranno mai posto su questa martoriata terra. E pazienza se dopo questo post riderete di me, ma suscitare un sorriso diceva San Francesco è già un buon inizio.

  9. giovanni, proprio non riesci a capire che un bimbo down, o un ragazzo down, o un uomo down (vecchi down non esistono), sono un fatto. Hanno la stessissima dignità umana del primo dei perfettoni del Grande Fratello tv. Un embrione che svilupperà la sindrome di down non ha una sega di dignità, non è ancora nulla, è difficilmente distinguibile da un batterio del colera, e se tu vedi un batterio del colera lo ammazzi senza pietà.

  10. giovanni says:

    Vi auguro buone ferie e attenti ai batteri di colera ce ne sono in giro ancora tanti, di down un po meno visto che li ammazziamo prima che possano diventarlo.
    Vi saluta anche mio cugino, quello che fra poco si laurea, ieri sera abbiamo cenato insieme, i suoi genitori (miei zii) fortunatamente lui pur ancora non distinguibile da un batterio di colera, mezza sega di dignità hanno creduto che ce l’avesse e gli hanno offerto una change.

    Buona vita e se un giorno dovesse capitarvi scegliete sempre la vita non sbaglierete mai e non cadrete mai in contraddizione. Addioooooooooo…!

  11. etrusco78 says:

    Ero curioso di leggere tutti i commenti su questo articolo.
    Noto con una certa perplessità che tutti i commenti sembrano di persone “pieni di certezze”. Un tempo mi professavo cristiano cattolico, anzi francescano, ma non sono mai riuscito ad avere certezze. Ora mi dichiaro agnostico, riconoscendo di non averne affatto.
    Con la mente posso dar ragione a Francesco e invece con il cuore a Giovanni… spero solo che nessuno si arroghi il diritto di decidere per me, con una legge che proibisca, con una legge che imponga.
    Né io mi sento di decidere per una donna, che a mio parere dovrà decidere per sé stessa e al più con il supporto delle persone che le stanno vicino, con il consiglio di un medico.

  12. Alessandro says:

    Preciso che per il caso di rischio di vita per la madre la morale cristiana non solo non vieta, ma prevede la possibilità dell’aborto.
    Nel caso di donna violentata, per quanto grave sia il fardello psicologico di portare nel grembo per 9 mesi un bambino innocente che però ricorda la violenza subita, e poi darlo in adozione, molto ma molto peggiore è il danno psicologico derivato dall’essere la mandante dell’omicidio del proprio figlio: si crea un groviglio inestricabile di sentimenti, dove la propria condizione di vittima, già difficile da elaborare, viene invalidata dal fatto di aver compiuto a propria volta un atto di violenza sul più debole. Questo non lo dice mai nessuno ma è di capitale importanza. Mi domando quante siano le donne suicidatesi _dopo_ aver abortito. Credo che questo report dal Nicaragua sia per forza tendenzioso (una cosa è riportare un fatto più o meno vero, altro è la rilevanza statistica), e approfitti oltretutto di condizioni uniche, di donne prive di aiuto familiare e di assistenza psicologica, in un contesto sociale povero ma soprattutto disgregato e con la pressione di una cultura dell’aborto diffusa.
    La tua obiezione alla storiella su Beethoven non ha fondamento perchè l’esempio famoso mirava solo a far notare che nelle condizioni in cui l’arbitrio di un assistente (o programmatore) sociale vedrebbe solo una miseria da obliterare, possono sorgere cose meravigliose; e questo non è vero solo per il genio che viene dalla strada, è vero pure per chi ha handicap gravissimi ma riesce ad insegnare qualcosa di prezioso agli altri, anche a causa dell’handicap stesso. Parlare tanto di tolleranza e di diversità, e poi voler sopprimere i malati, è semplicemente ipocrita. Ma soprattutto pericoloso.
    Ma c’è una differenza essenziale tra il non permettere l’uccisione di persone svantaggiate, e l’incoraggiare una donna a concepire figli in condizioni svantaggiate. Ecco dove sta la fallacia. E’ giusto scoraggiare (a parole solo! Non con la forza dei governi!) il concepimento in casi disgraziati. Ma una volta che un nuovo essere umano c’è, c’è! Troppo comodo dire “Eliminiamolo facendo finta che non ci sia ancora!”
    Perchè da questo arbitrio seguono una marea di conseguenze negative. Non esiste più il valore di essere umano in sè. Quindi in certi casi gli esseri umani possono essere uccisi perchè scomodi. Ed è il potere a dire quali saranno. Per dare un fondamento, ecco appellarsi al cervello o, peggio, alla sofferenza. Col che si possono ammazzare minorati e malati gravi, mentre gli animaletti con la vocina che ci intenerisce diventano dei principini, perchè possono soffrire.
    Aggiungo che ovviamente il rischio di avere incidenti in auto non ha nulla a che vedere con la teorizzazione che è giusto decidere di uccidere determinate persone.
    La cultura cristiana tienitela stretta, vedrai che belle distopie ti si presentano. Scegli il tuo futuro: la sharia, la decadenza nichilista dove vince sempre il più forte e i media gli danno ragione, o emigrare non so dove.
    Quando inizia ad esistere un essere umano? Quando la cellula uovo impedisce l’ingresso di un secondo spermatozoo. A quel punto il dado è tratto, basta lasciare che si sviluppi: ciò che sarà ora è improvvisamente definito; è l’unico salto qualitativo, l’unico che abbia senso che separi naturalmente la possibilità di un concepimento dalla presenza di un nuovo essere umano. E’ cruciale non perchè sia ovvio ed evidente che ad esempio una morula (non una merula) abbia un valore intrinseco guardandola o valutandone la complessità, ma perchè qui stiamo parlando di definire la garanzia fondamentale a difesa dell’umanità. Ciò che fornisce la base per la legge. Che non può che essere protettiva al massimo, per evitare l’arbitrio.
    Infine il cattolico ama la vita e la difende, non è contento della morte. Perchè prende la vita sul serio ed ama.

    • Preciso che per il caso di rischio di vita per la madre la morale cristiana non solo non vieta, ma prevede la possibilità dell’aborto

      evidentemente i tuoi “colleghi” nicaraguensi non sono d’accordo. Non mi pare che il Papa, d’altronde, abbia mosso anche una minima critica alla legge del Nicaragua, nonostante, secondo te, sia contraria alla “morale” cristiana.

      dall’essere la mandante dell’omicidio del proprio figlio:

      omicidio un corno. Che un agglomerato di cellule si possa considerare un bambino è tutto da dimostrare, al contrario della violenza sessuale. Quella sì che è bella concreta.

      La tua obiezione alla storiella su Beethoven non ha fondamento perchè l’esempio famoso mirava solo a far notare che nelle condizioni in cui l’arbitrio di un assistente (o programmatore) sociale vedrebbe solo una miseria da obliterare, possono sorgere cose meravigliose; e questo non è vero solo per il genio che viene dalla strada, è vero pure per chi ha handicap gravissimi ma riesce ad insegnare qualcosa di prezioso agli altri, anche a causa dell’handicap stesso

      non gli arrivi proprio a distinguere la potenza dall’atto. Eppure voi affezionati di teologia deduttiva dovreste avere a cara la filosofia di Aristotele. Deve essere genetica questa allergia al ragionamento. Repetita iuvant? speriamo: un bambino fatto e finito, down o no, handicappato, ritardato, genio, talassemico, quello che vuoi, ha la stessissima dignità di tutti gli altri bambini. Ok? sia chiaro, nessuno è un nazista che vuole ammazzare i deboli e preservare i fighi. Un possibile bambino non esiste ancora! non è un cavolo di nulla, tantomeno una vita ok? Non tutte le volte che uno spermatozoo feconda un uovo nasce un bambino, anche se potrebbe. Eppure non ci sognamo di dire che la mortalità infantile è alle stelle perché non si riesce a portare a termine ogni gravidanza. Ragionando in potenza, come fai tu, ci si rende solo ridicoli. Una vita umana fatta e finita ha un sistema nervoso, delle memorie, dei sentimenti etc. Un embrione non ha un cavolo di niente di tutto questo. Che poi diventerà etc etc chissenefrega. Tutto poi diventerà qualcosa. In potenza. Ogni singolo spermatozoo in potenza contiene un pezzo di vita. Mi spiegate perché diavolo una morula (merula è una vecchia battuta che dovevo mettere tra virgolette, avevo confidato nella buona memoria per l’umorismo d’annata) dovrebbe avere più dignità di uno spermatozoo? tutte le altre chiacchiere che aggiungi derivano da questo presupposto ridicolo che tanto piace agli antiabortisti.

      Aggiungo che ovviamente il rischio di avere incidenti in auto non ha nulla a che vedere con la teorizzazione che è giusto decidere di uccidere determinate persone.

      aridaje, persone, uccidere. Tutti termini a effetto, ma qui si sta parlando di embrioni, alla peggio di feti non sviluppati. non di “persone”. Se vuoi ti ricordo la definizione filosofica di persona, magari giova: l’uomo come essere intelligente e consapevole di sé, dotato di un’identità singola e personale
      L’esempio del diritto al trasporto vuole solo dimostrare che la vita in sé non è superiore a tutto, ad esempio si accetta di sacrificare un certo numero di vite per garantirsi il diritto al trasporto. Se è vero che il singolo caso di incidente non è deliberato, è però deliberata la scelta di permettere il traffico veicolare essendo perfettamente consapevoli che provocherà certamente delle vittime.

      la sharia, la decadenza nichilista dove vince sempre il più forte e i media gli danno ragione, o emigrare non so dove.

      Mi spancio dalle risate. Intanto se non fosse per l’illuminismo ateo e deista saremmo belli e che sotto la sharia cristiana pure noi, come eravamo quando si lapidava la gente (te lo ricordi il vangelo vero? o la gente bruciata sul rogo, l’ultimo meno di 200 anni fa). Spacciare le conquiste dell’illuminismo come cultura cristiana è un bell’esercizio di acrobazia intellettuale davvero.

      A quel punto il dado è tratto, basta lasciare che si sviluppi:

      mi sa che dovresti riguardare bene come funziona la storia. Cioè secondo te ogni uovo fecondato diventa un bambino? Ma cos’hai letto per riferimento, la fecondazione a fumetti? Facciamo così. Piglia un uovo fecondato e mettilo in un vasetto. Aspetta nove mesi e vedi se ci trovi per caso un bambino. L’uovo fecondato ha bisogno di una serie di condizioni, come un buon attecchimento nell’utero (etc etc.) ed il feto ha bisogno di un utero nel quale crescere, di nutrimento etc. proprio come uno spermatozoo ha bisogno di un uovo per dare origine alla fecondazione, etc etc. Bisogna che mi spieghi quale reale differenza qualitativa ci dovrebbe essere fra lo stadio di uovo fecondato e lo stadio immediatamente precedente. La complessità di una morula umana è la stessa di quella di una scimmia, o quella di un ratto da laboratorio. o di una mosca. Nessuna differenza.

      Infine il cattolico ama la vita e la difende, non è contento della morte. Perchè prende la vita sul serio ed ama.

      Certo! E la storia lo conferma.

  13. Alessandro says:

    1. Ci sono varie ragioni per cui nella pratica non è pensabile un intervento da Roma per cambiare una legge che, per una volta, è contro l’aborto. Purtroppo il problema principale sono i media laici, che vedrebbero confermata una loro idea di “continua ingerenza dai vertici della Chiesa sulla politica di paesi cattolici”, ma soprattutto ci sarebbe un infinito ricamare sul “papa che finalmente apre il primo spiraglio all’aborto”. E’ l’idea del cuneo nella fessura.
    Concettualmente non giusto, negare per legge l’aborto terapeutico non è un sopruso, infatti significherebbe imporre un criterio simile a quello di una barca che affonda, in cui i soccorritori si muovessero rigidamente secondo il: “salviamo prima il bambino, poi, se ci riusciamo, anche la madre”. Ecco che quindi l’assurdo esiste solo negli occhi di chi ha preventivamente deciso che quello non è un bambino.
    C’è poi l’aspetto importante: su 100mila donne pronte ad abortire, magari una morirebbe per mancato aborto terapeutico, ma qualcosa come 50000 potrebbero ottenere l’aborto “terapeutico”, con molte virgolette, da medici che firmano dei pro forma.
    2.Quando parlo di omicidio del proprio figlio non sto parlando di qualche tuo vaneggiamento teorico tra uomo in atto ed uomo in potenza, ma del senso di colpa concreto provato da ormai milioni di donne. Questi sono sentimenti profondi che NON nascono dall’insegnamento di una qualche chiesa. E cercare di seppellire il malessere negandolo peggiora le cose. Ma, appunto, nel caso di violenza subita dalla donna, si crea un nodo ancor più inestricabile tra la violenza ricevuta e quella inflitta.
    3.Tutti i tuoi sofismi si basano su di un unico concetto: “Voglio pensare che l’embrione non è ancora un essere umano a pieno titolo con tutti i diritti”. E il perchè è presto detto: perchè conviene.
    Ma la filosofia è un esercizio sterile, e qui non abbiamo di fronte un problema religioso e neanche scientifico: è invece un problema legale, del cosa abbia senso per fondare un diritto umano a vantaggio della società intera.
    Esiste un criterio oggettivo possibile che è quello che parte dal primo momento in cui il codice genetico è definito perchè non entrano altri spermatozoi: si tratta dell’unico momento di cesura nel processo. Processo che proseguirà, se non disturbato, fino a darci un essere umano da tutti riconosciuto. L’idea di tutelarlo non può essere determinata dalla disponibilità di un utero accogliente: il valore di sè non dipende dalla presenza di elementi esterni che mi permettono di crescere e sopravvivere. Altrimenti un essere umano su di un altro pianeta potrebbe perdere il proprio status in ragione della disponibilità di kit di sopravvivenza ad una atmosfera irrespirabile? No, il fatto che io abbia bisogno di aiuto per vivere o che abbia ottime probabilità di morire non tolgono nulla al mio essere umano.
    Allo stesso modo non dipende dall’eventuale possibilità di formarsi gemelli: chi ha detto che il diritto alla tutela deve essere circoscritto dall’idea di poter ottenere due esemplari da uno solo?
    Quindi l’unico vero criterio non-inclusivo, e largamente sbandierato, è quello della complessità del cervello.
    Ma tale criterio non ha una oggettività, e si applicherebbe ad uno sviluppo che non ha alcuna soluzione di continuità.
    Porrebbe perciò un diritto inalienabile, anzi la base di tutti i diritti, la distinzione tra l’essere soggetto, con una dignità uguale agli altri umani ed incommensurabilmente superiore a tutto il resto, oppure cosa, oggetto di cui si può disporre a piacimento, interamente nelle mani dell’arbitrio di chi ha il potere.
    E non ci vuole molto a capire che, una volta accettato questo principio, si estende a qualunque caso analogo. Quindi si può avere una società dove chi ha problemi o ritardi mentali è cittadino di serie B, se è considerato abbastanza grave lo si abbatte come si faceva coi cavalli zoppi, mentre, sempre con criteri basati sul cervello (o la possibilità di provare “emozioni”, che è molto simile), molti animali si ritroverebbero ad avere più tutele di molti umani. Ed ecco filosofi della nuova Onda Verde che ci aggiornano sul traffico di esseri umani: proponendo ad esempio di legalizzare l’infanticidio e proteggere le mucche.
    E’ vero che il criterio di difendere i diritti persino della morula può sembrare eccessivamente prudente. Ma è l’unica via per proteggerci dagli abissi dell’ homo homini lupus.
    4. Per il diritto, accettare i rischi di una attività utile è normale, altrimenti tutto sarebbe vietato perchè tutto porta rischi. Completamente diverso è teorizzare il principio che sia cosa giusta uccidere un altro essere umano, perchè qualche autorità, spalleggiato da campagne giornalistiche ed illustri intellettuali, affermano che è stato deciso che quello non è un essere umano e quindi non è omicidio e chi lo dice sta imponendosi con parole inaccettabili e violente.
    5.La tua visione della storia è quella tipica della cultura dominante. Leggiti Rodney Stark. I figli dell’Illuminismo sono i rivoluzionari, che hanno preso ogni occasione di cambiamento positivo per trasformarla in evento distruttivo. C’è un filo rosso che lega la volontà di potenza al rifiuto di Dio ai tanti ismi che, specie nel 900, hanno accatastato milioni di morti. Al contrario c’è una ragione profonda culturale che ha dato all’Europa cristiana e non a Cinesi, Indiani o Islamici lo sviluppo della scienza e dei diritti, del valore della ragione e della persona, che hanno plasmato il mondo moderno.

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