“Internet: L’informazione deve essere libera ed accessibile a tutti”.
Quando nacque il web, questo concetto fu ben rispettato. Internet però, come tutte le creazioni umane, subisce delle evoluzioni.
Il processo di sviluppo dell’informazione online ha sconvolto il mercato pubblicitario, le maggiori testate giornalistiche internazionali hanno annunciato un calo dei profitti del 47% nell’ultimo trimestre: le masse non sono più controllate dai grandi gruppi editoriali, le notizie partono dal basso e la pubblicità si propaga (quasi il 20%) anche sui piccoli. Sono un numero indefinibile, ormai, le testate e i bloggher che offrono informazione gratuita on-line. Esperti di avertising spiegano che se una normale pubblicità su carta comporta un rapporto di 1:3 di assimilazione del messaggio, su internet il rapporto scende ad 1:10. A fronte di questo ed in controtendenza con quanti sostengono una informazione libera ed accessibile a tutti, tutti i grossi gruppi iniziano a far convergere le loro strategie da una politica pubblicitaria a scarso rendimento ad una politica basata sul pagamento dei contenuti.
Il New York Times prova per la seconda volta la strada del pay per read. Nel 2005 aveva tentato con il “Times Select” una parte dei contenuti a pagamento, ma il progetto venne interrotto nel 2007 per il poco successo ottenuto.
Rupert Murdoch, il magnate della News Corp, auspica un ritorno delle forme tradizionali di informazione e l’accesso ad esse attraverso un sistema di pagamenti. Egli vede gli eBook Reader come strumenti per contrastare questo fenomeno: al Cable Show, ha comunicato che News Corp sta investendo in questi dispositivi portatili per permettere alla gente di leggere versioni elettroniche dei quotidiani pagando un piccolo importo.
Capitolo 3 – Contenuti a Pagamento e Paid Wall
Simone Lovati – co-fondatore di ADVBOUCLE e Consulente in Marketing Strategico;
Luca Conti – autore di Pandemia e del libro “Fare Business con Faceook”;
Robin Good - editore online ed esperto in comunicazione dei nuovi media
[vimeo]http://www.vimeo.com/5711287[/vimeo]
Alan Murray, redattore capo del Wall Street Journal, propone una diversa strada. La sua idea vede l’alternarsi di contenuti gratuiti con quelli a pagamento, il cosiddetto Freemium, questo è un punto di accordo maggiormente più equilibrato rispetto alla teoria del Paid Wall che punta a rendere unico il concetto estremo: gratuito e a pagamento. Tale modello di business è stato formalizzato per primo dal venture capitalist Fred Wilson e si adatta perfettamente con i servizi del web2.0. Tuttavia il modello si avvicina molto alla licenza di distribuzione “shareware” utilizzata dalle aziende software.
Capitolo 4 – Contenuti a Pagamento e Modello Freemium
Robin Good – Editore Online ed esperto in comunicazione dei Nuovi Media;
Simone Lovati – co-fondatore di ADVBOUCLE e Consulente in Marketing Strategico;
Luca Conti – Autore di Pandemia e del libro “Fare Business con Faceook”;
[vimeo]http://www.vimeo.com/5711992[/vimeo]
Ma chiedere un pagamento per i contenuti pubblicati è davvero la soluzione alla crisi dei giornali?
Chris Anderson, redattore capo di Wired, propone un modello economico rivoluzionario, basato sul gratuito: un modello economico che egli ribattezza come Freeconomics. Nella classificazione del gratis, Anderson pone rilievo alla cross-subsidies economy, in cui «ogni prodotto che invoglia all’acquisto di un altro, è free ed è destinato a chiunque che prima o poi aprirà il portafogli». La base di questa teoria è legata al costo di fare business online, quindi sulle capacità hardware che stanno puntando molto velocemente allo zero: «Non una scelta ma una necessità a partire dal momento in cui l’esborso primario di un’azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio».
Google ha fatto del gratuito il suo credo, come Anderson ha fatto de La coda lunga la sua linea di condotta verso tutto ciò che comporta la freeconomics. Secondo Anderson, le opportunità per avere modelli di business basato sul gratis non sono mai state più ampie e siamo prossimi al riscrivere una base fondamententale dell’economia: “la scienza sociale della scelta in condizioni di scarsità” (Milton Friedman), grazie a una tecnologia che propone costi sempre più bassi.
Il messaggio dei nostri esperti sembra chiaro. I contenuti popolari a pagamento sposteranno i lettori su altri siti facendo perdere traffico e popolarità. Non dovremmo domandarci se le notizie online dovrebbero essere gratuite o meno, ma quale tipo di notizie potrebbero ottenere un beneficio dall’essere pubblicate gratuitamente e quali invece potrebbero essere vendute a pagamento senza che le une interferiscano con le altre, creando una sorta di mix contestuale focalizzato su nicchie di pubblico ben precise.
Capitolo 5 – Contenuti a Pagamento: Consigli alle piccole realtà
Luca Conti – autore di Pandemia e del libro “Fare Business con Faceook”;
Robin Good - editore online ed esperto in comunicazione dei nuovi media
Simone Lovati – co-fondatore di ADVBOUCLE e Consulente in Marketing Strategico;
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In definitiva le soluzioni sono tante. L’evoluzione informatica ha dimostrato che non esiste un mercato più competitivo del web dove ci possono essere più soluzioni valide ad un medesimo problema. In quest’ottica internet ha fatto tanto per creare mercati aperti, proprio per permettere a tutti di trovare la propria soluzione attraverso strategie economiche indipendenti da un’editoria mondiale destinata a decidere se far pagare tutti i contenuti o meno. Ogni singola testata, bloggher o gruppo indipendente potrà scegliere in base al proprio pubblico abituale, individuando magari una forma “mix” o puntando su un’altra posizione indipendente. L’avvento del nuovo web vedrà la figura del “pubblicitario” inserirsi tra venditore e compratore, sfruttando un nuovo mercato creato dalla dipendenza tra questi ultimi due soggetti.
Stiamo tranquilli dunque – afferma Anderson nel suo libro Free – perché se il free è quello che cerchiamo, il free è quello che stiamo per avere.
*Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/27048731@N03/3423502421/



Ritornare a un concetto di ‘pagamento per poi fruire della notizia, informazione che sia’ mi sembra neanche lontanamente affrontabile. Ormai. Le altre due soluzioni, Freemium e Feeconomics, hanno sensi precisi quanto meno più logici rispetto all’attuale flusso rintracciabile e disponibile on line.
D’altra parte ormai il controllo dello strumento (salvo repressioni epocali)non è pensabile, dunque suppongo che se non dovessi trovare l’informazione che cerco sul tal sito/portale (anche se rinomato o frequentato abitualmente), poi mi sposterei cliccando altrove.
Dunque un compromesso è necessario.
Bel pezzo.
La legge economica della domanda e dell’offerta è ineluttabile.
I blog personali, le community, i siti di raccolta e condivisione di link, potrebbero essere considerati come un “passaparola potenziato”… ed ogni giorno ne nascono di nuovi: siamo praticamente tutti capaci di scrivere, più o meno bene, ognuno cerca di aumentare la propria visibilità nella propria comunità diffondendo notizie, scrivendo opinioni e trovando qualcosa di originale. L’offerta di informazioni aumenta e diventa sempre più difficile far sì che scrivere un blog diventi una professione. La pubblicità inizia a dar del “pane” solo se si riesce a raccogliere un gran numero di accessi.
Alla fine della fiera, chi vorrà sopravvivere sul web, finirà per basare i propri introiti sulla pubblicità oppure sul pagamento di contenuti di “nicchia”.
La scelta del New York Times, secondo me, sarà per la seconda volta fallimentare, a meno che non riesca a diffondere l’uso di ebook reader (come ad esempio http://www.amazon.com/Kindle-Amazons-Wireless-Reading-Generation/dp/B00154JDAI/ref=dp_ob_title_def/178-7135849-0698006) che siano in qualche modo vincolati ad accedere a contenuti editoriali a pagamento, insomma una specie di “iPod per le notizie”.
A proposito, l’ebook reader del link suddetto, ha il formato di un libro tascabile e utilizza la tecnologia chiamata “inchiostro elettronico”, le lettere sembrano stampate e il display non è retroilluminato permettendo così di non affaticare la vista. I libri e i giornali si possono scaricare in modo wireless (usando una rete 3G). In America è uscita anche una versione di questo ebook più grande, con il probabile intento di diffonderlo per i libri scolastici. Vi è un articolo in proposito su Wired di Agosto.
La tecnologia è interessante, quando trovassero il modo di renderlo a colori, potrei pensare di comprarlo anche io… anche perché ormai non so più dove mettere libri, riviste e giornali.