Va a fuoco l’Italia, brucia la mia Calabria preda di centinaia di incendi che, distruggono ettari ed ettari di zone boschive. Le scarse pioggie, il caldo intenso, continuo e soffocante sono spesso sentinelle ed in seguito portatori attivi e passivi di miriadi di incendi più o meno vasti. Dico attivi perchè può accadere che accidentalmente, tramite una combinazione di una serie di circostanze si possano sviluppare degli incendi che interessano zone rurali e zone abitate. Ma penso che siano più passive le responsabilità da addebitare alle condizioni climatiche. Possono essere più che altro considerate delle alleate di persone senza scrupoli e privi di sale in zucca. Tali persone catalogate come piromani provocano volontariamente (incendio doloso) un incendio perseguendo i propri interessi manico-personali e a volte l’interesse di intere comunità.
Ogni anno si ripetono le stesse scene, ogni hanno gli incendi sono sempre in numero maggiore ed aumenta la scia di devasto e degrado che rimane dopo l’opera distruttrice delle fiamme. Sono inutili e sprecate ogni tipo di risorse impiegate nella prevenzione del problema. Sono sempre troppo poche le risorse umane e non, per la battaglia contro gli incendi. Troppe sono le variabili da prevedere, troppi sono gli ettari di boschi e foreste da proteggere da altrettanto troppa è la gente senza scrupoli.
Le due cause principali del moltiplicarsi di questa piaga siano:
1) La mancata pulizia delle zone rurali causa lo spopolamento delle campagne, delle zone collinari e montane. Difatti una volta gli agricoltori ripulivano campi e boschi da sterpaglie ed erbacce, per favorire lo sviluppo dei terreni detiti al pascolo e per favorire e rinvigori la fertilità della terra. In quel modo era possibile monitorare e controllare la maggioranza del territorio incendiabile. Ogni persona preveniva e/o interveniva istantaneamente nello spegnimento di un’eventuale incendio. Oggi invece questo lavoro di pulizia è diventato uno delle cause principe di molti incendi, vuoi la mancanza di risorse umane e vuoi la mancanza di esperienza e di capacità nella pratica della selvicoltura.
Fate caso a come molti incendi nascano ai bordi delle strade, la cui pulizia è affidata a ditte private e/o pubbliche, che se ne fottono altamente per risparmiare fatica e denaro. E’ così magari che si recano disagi a chi quotidianamente percorre provinciali, statali ed autostrade spesso bloccate da devastanti roghi, che per essere domati richiedono giorni e settimane, con conseguente deviazione se non addirittura chiusura del traffico.
2) La barbara ignoranza di privati che cercano di trarre profitto appicando incendi nei nostri meravigliosi boschi per perseguire con tutti i mezzi possibili il loro ideale di sviluppo e progresso. Il nuovo piano case, in quest’estate rovente darà libero sfogo ai fieri palazzinari, pronti a cementificare ogni centimetro possibile della Penisola italica.
Entra così anche in questo contesto la mentalità globalizzata del profitto a tutti i costi, l’adulazione satanica del dio denaro, dello sfruttamento repressivo di ogni tipo di risorsa sfruttabile. L’interesse economico sopra ogni cosa, penso sia la maggiore causa di tutta questa miriade di incendi. Pensate alle grandi multinazionali dell’agricoltura e dell’allevamento intensivo, che hanno sempre bisogno di nuove terre per la creazione di nuovi pascoli e magari di nuove colture per la produzione dei poco ecologici bio-carburanti.
Chi sa quanti sono gli incedi dolosi, appiccati per trasformare un terreno rurale in una terreno edificabile, specie in zone come la Calabria e la Sicilia dove le ditte costruttrici sono tutte in mano alle famiglie mafiose e hanno il pieno potere sul territorio. Saranno stati milioni gli ettari di vegetazione bruciati per eludere la legge, magari col consenso di intere popolazioni “comprate” con mazzette e promesse o “convinte” con minaccie e violenze.
Ne segue che, anche il problema incendi si inquadra in un situazione socio-culturale allo sbando, dove vige la legge della giungla, il potere del più forte e la religione del profitto. Un problema dovuto ai soliti intrecci tra criminalità organizzata, politici corrotti, massoneria deviata e popolazione belante.
La lotta ai roghi inquadrata in questa situazione, diventa impari ed in molti casi inutile, perchè oltre a lottare con componenti naturali si lotta contro un fattore umano difficile da gestire. Altrettanto vana diventa la prevenzione, perchè data la vastità e la conformazione del territorio, è affidata alla civiltà, alla cultura ed alla sensibilità dell’uomo.
In tempi come questi, dove tutto ha un prezzo e dove tutto è acquistabile, dove non esiste il rispetto verso il prossimo, affidare la salvaguardia del territorio alla società attuale è come affidare un gregge di pecore a un branco di lupi. Noi siamo ancora l’Italia che abbandona gli animali, l’Italia arrogante che se ne frega, l’Italia bigotta dedita all’alcolismo discotecaro, ai vestiti firmati e alle estati fashion. Gandhi diceva che “il grado di civiltà si vedeva da come un popolo trattava i propri animali” e solo Dio, se esiste, sa quanto ciò sia vero. Ma dico anche che il grado di stupidaggine di un popolo si vede da come gestisce il suo ambiente, e Eistein espressa in pieno il pensiero che spesso mi tormenta: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi“.
L’uomo che distrugge il suo habitat è destinato a morire, lentamente, agoniante e sofferente. Occorre civiltà, sensibilità e intelligenza, doti sempre più rare che non si acquistano con il denaro…
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