Matti, voci e storie di oggi
Chi sono i matti? Cosa vuol dire, poi, essere matto o diventarlo?
C’è un immaginario abbastanza consolidato e preciso, attorno alla figura (più o meno reale) del ‘matto’, ovvero di qualcuno che fa e dice cose fuori dall’ordinario, strano, diverso, lontano da quelle che cono le abitudini sociali, le convenzioni, le regole. Ai matti il cervello non funziona bene, è complicato, il più delle volte è impossibile capirli, oltrepassare il confine che li separa da dinamiche consuete (‘normali’). In molti casi è la malattia, a renderli ciò che sono. In altri si cerca la colpa tra le pieghe del passato, in traumi, abusi o violenze subite, avvenimenti che hanno lasciato fratture indelebili mandando in corto circuito il cervello, la memoria, la capacità di stare e essere. In letteratura i matti sono personaggi precisi, ma anche simboli, sensi nascosti in quel confine che ad alcuni pare chiaro, definito mentre spesso non lo è, la linea di frattura tra sanità e malattia, normale e strano, capibile e (in)comprensibile è un non-posto.
Inizia dunque qui una sorta di ipertesto, miscelazione tra voci e storie di oggi attraverso i quali avvicinarsi, confrontarsi, ragionare sui ‘matti’.
Cominciando da una canzone.
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
[…]
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio misurate le distanze
E guardate tra me e voi chi è più pericoloso?
(Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi)
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=jXhYn7NmG1s[/youtube]
Nelle prossime schegge un passaggio attraverso Mental (serie tv prodotta da Fox), parole di Simone Cristicchi, Andrea Di Consoli, un’analisi-confronto di tre libri e le voci dei rispettivi autori: ‘1967‘ e ‘1976‘ (Hacca, 2008-2009) di Cristiano Ferrarese e ‘FramMenti‘ (Mobydick, 2006) di Barbara Garlaschelli.
photo credit: Funky64 da Flickr
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Molta follia è divino buonsenso
per chi sa vedere.
Molto buon senso, completa la follia.
Ma è la maggioranza che prevale,
in questo come in tutto il resto.
Acconsenti? Sei sano di mente.
Obietti? Se pericoloso, e certo
si farà bene a incatenarti subito.
Emily Dickinson
Sono una donna pazza a cui le case ammiccano e spalancano il ventre. Significati mi fissano da ogni parte come giganteschi fantasmi sottesi. Significati emergono da vicoli malsani e da volti cupi, si affacciano dalle finestre di strane case. Tento continuamente di ricostruire il modello di qualcosa perduto per sempre e che non posso dimenticare. Colgo gli odori del passato in ogni angolo di strada e sono consapevole degli uomini che nasceranno domani. Dietro le finestre ci sono nemici e fedeli. Né neutralità né passività, mai. Sempre intenzione e premeditazione. Persino le pietre hanno per me espressioni druidiche.
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e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
[...]
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
“Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.
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Un Matto
Non al denaro non all’amore nè al cielo