Pillole da un libro (agitare con cura): Bianco di Marcella Menozzi – parte II


fiori_bianco

La ‘prima pillola’ QUI.

“Ci sono due tipi di persone” dice il narratore che è interno ed esterno ai tessuti, alto e basso, vicino e lontano rispetto al lettore quanto ai protagonisti (che definisce anche ‘i miei personaggi’a un certo punto e prima ancora: “Io non lo so perché io non mi preparo su questi argomenti psicologici”, dunque lo si colloca su piani diversi o su tutti, in un certo senso). “Ci sono due tipi di persone” insomma. E mentre leggo penso che siamo esseri buffi certi volte. Abbiamo continuamente bisogno di riconoscerci sapendolo già (chi siamo). Eppure è vero. Ci sono quelli che vivono di ‘cose’ e quelli che attraverso cose cercano ‘persone’. Poi sull’equazione algebrica che vede nei primi i maschi e nei secondi le femmine, ho sempre diffidato ma restano echi che da generazioni insistono, qualcosa vorrà pur dire.

Metafore leggere, sottili prendono corpo tra routine di una banalità forse imbarazzante, irritante addirittura (per qualcuno), inutile (per altri). Eppure. Come Michela affronta le scale, in salita e in discesa, e in questo suo atteggiamento, c’è un simbolo, del suo vivere. Delle energie che disperde, regala con la facilità del battito di ciglia. Cede con la disperazione di chi non riesce a vincere sulle frustrazioni, i sogni persi, i buchi e i vuoti che non danno tregua mai, proprio mai. Ma anche Serena che si dona completamente accogliendo mali e dolori di tutti finché “le viene la merda”, metafora di una necessità estrema, finale, di espellerlo quel male accolto per liberare gli altri ma poi impossibile da sopportare tutto insieme. Perché siamo contenitori. Anche. Che bisognerebbe svuotare o ripulire, di tanto in tanto. Tenere con cura senza esagerare. Spostare perfino, assolutamente.

Questo narratore poi, che è tutto e niente, gioca coi ruoli come carte i cui simboli spariscono e mutano sotto gli occhi del lettore costretto a subire, indeciso se capire o proseguire ignorando. Consiglio di provarci, a capire, merita senz’altro.

Le frustrazioni che hai si stratificano così tanto sulle tue energie e sulle tue forze che se riesci per caso a trovare qualcosa che ti toglie queste frustrazioni senti proprio nascere dalla pancia e risalire fino agli occhi e alle mani e ai piedi un calore magnetico… [...]… perché sei tu quella cosa che esce fuori… […], sei tu con le tue accettazioni che riconosci quelle budella spappolate che adesso accettano tutto perché hanno accettato di non capirlo, di non cambiarlo, di non chiuderlo dentro a una scatola. (pag.35)

E subito sotto insiste, il narratore, fissa il lettore con un’insistenza imbarazzante di una prepotenza spiazzante. “Provate a chiudere gli occhi e a immaginare la vostra scatola”. Pare una seduta terapeutica. Forse lo è. Forse questo libro è un seduta di auto analisi stimolata da strumenti semplici come parole e trame, forse il prezzo di copertina che entra a pieno titolo nel mercato editoriale, ne nasconde un altro, di prezzo, più o meno pericoloso a secondo di quanto si è pronti a sedersi nel famoso divano-sdraio del terapista-se stessi.

Alcune pagine sono veri e propri inseguimenti. Pare di leggere nell’angolo in basso a destra, pagina dodici, di GuidaTv, il brevissimo riassunto della punta tremilasettecentoventinove di Beautiful, solo che in ‘Bianco’ non sono per niente brevi, i riassunti di accadimenti, viaggi, lauree, affettività e (dis)attaccamenti. Veloci schemi di passaggi e crescite che i personaggi subiscono, vivono inconsapevolmente spostando angolazioni. C’è un’abilità particolare, nella Menozzi, che accelera e rallenta, vola alto poi vira e rasenta la cute del lettore, accarezza personaggi finendo col ‘parlare ‘ di sé.

“Bianco” è un libro che se lascia indifferente (in ogni possibile declinazione) qualcuno, questo qualcuno lo prego di contattarmi, vorrei parlarci, capire. Come si può non provare nulla leggendolo. Provare la qualunque emozione, pulsione, pensiero o accanimento. In ogni possibile senso (positivo o negativo).

Anche quando per esempio ti muore qualcuno non è il funerale o quando te lo dicono o i pianti che senti dentro e fuori, ma la cosa che ti sconvolge di più è che tutto è stato distrutto e ti aspetteresti la fine del mondo ma poi tu vai e c’è ancora tutto e le cose sono uguali a prima. C’è ancora l’11 barrato che porta a Baggiovara ci sono ancora i giornali c’è ancora Enrico Gualdi su Radio Bruno e queste cose che sono diventate così neutre perché sempre uguali ti fanno sentire ancora di più te stesso perché a te è successa una cosa inaccettabile…(pag.44)

Prossimamente l’ultima parte.

Photo Credit: Michelle Brea che si ringrazia.


Articoli che potrebbero interessarti

Pillole da un libro(agitare con cura): Bianco di Marcella Menozzi - ultima parte
Lettura-analisi trasversale del romanzo 'Bianco' di Marcella Menozzi (Fazi). Ultima parte.
Pillole da un libro(agitare con cura): Bianco di Marcella Menozzi - parte I
Lettura-analisi trasversale del romanzo 'Bianco' di Marcella Menozzi (Fazi).
Pillole da un libro (agitare con cura) – Mondoserpente di Paolo Grugni
Un'analisi 'in pillole', trasversale, veloce ma puntuale del romanzo 'Mondoserpente' di Paolo Grugni (Alacran Edizioni, 2006)
Pillole da un libro(agitare con cura): Il ventisettesimo anno di Marco Mancassola - II parte.
Annotazioni libere da 'Il ventisettesimo anno' di Marco Mancassola (minimum fax, 2005).
Pillole da un libro(agitare con cura):Il ventisettesimo anno di Marco Mancassola-Parte I
Annotazioni libere da 'Il ventisettesimo anno' di Marco Mancassola (minimum fax, 2005).
Pillole da un libro(agitare con cura): Martin Eden di Jack London
Annotazioni libere sul romanzo 'Martin Eden' di Jack London che quest'anno festeggia il centenario dalla prima pubblicazione nel 1909.

1 Commento

  1. [...] 11 febbraio 2010 La ‘prima pillola’ QUI. La seconda, QUI. [...]

Leave a Reply