Quando c’è di mezzo la vita di qualcuno…
Facciamo un gioco. Io dico un nome e voi dite chi è. Senza imbrogliare con Google però. Pronti? Silvio Berlusconi. Ok, questa è facile. Gioacchino Genchi. Sì, quello delle intercettazioni mai fatte. Karol Racz. Accusato ingiustamente dello stupro della Caffarella. Vira Orlova….
Quanti di noi ricordano il nome di Vira, detta Ylenia, Orlova? La prima vittima conosciuta del cosiddetto “decreto legge sicurezza” approvato l’altro ieri dal senato, e dunque convertito in via definitiva in legge dello stato. Vira Orlova, badante clandestina ucraina, era una criminale, per il fatto di stesso di trovarsi clandestinamente in Italia. Per questo motivo un pubblico ufficiale, come ad esempio un medico di pronto soccorso, avrebbe avuto il dovere, l’obbligo, di denunciarla se si fosse presentata in pronto soccorso, per farsi visitare dopo la sua interruzione di gravidanza. Invece è morta in un lago di sangue, da sola, nella sua camera dell’appartamento di Bari dove lavorava.
Le leggi, in un modo o nell’altro, hanno quasi sempre un effetto reale sulla vita delle persone. Un effetto che può essere terribile. Eppure chi ci governa se ne dimentica troppo spesso, abituato com’è alla ricerca del “consenso”, com’è di moda chiamare oggi il voto elettorale, o quello all’ultimo sondaggio, che poi è lo stesso. Ma la parola “consenso” ha un significato più complesso, prevede una storia, una discussione. Soltanto dopo un ragionamento articolato, come quello che dovrebbe caratterizzare l’iter parlamentare di un disegno di legge, si può giungere ad un “consenso”. Non sarà sfuggito che in questo caso stiamo parlando di decreto legge, approvato con la fiducia. Nessun consenso possibile.
La elettoralmente succulenta promessa di “sicurezza”, una volta artificialmente costruito il pressante bisogno relativo, chiede sangue in cambio, e molti di noi sono stati ben disposti. Perché questo colonialismo all’incontrario, lo sfruttare le risorse umane e materiale dei paesi in “via di non sviluppo”, conviene tanto a troppi. Non è immaginabile che si possa concedere dei diritti a questi nuovi schiavi. E’ un colonialismo asettico, che ci fa soltanto intravvedere la povertà e la disperazione, tra uno spot e l’altro, perché impetosirsi è ok, ma non troppo però. L’Africa muore di fame? Ecco il decreto sicurezza che risolve il problema. Come le ville dei ricchi dell’apartheid in Sud Africa, come le residenze dei dipendenti “occidentali” del petrolio in Nigeria, enclave separate dal mondo da uno spesso muro di cemento.
Questo capitalismo spietato, che ci racconta una ricchezza, la nostra, sfavillante e da proteggere a tutti i costi, nascondendo dall’altra parte un immensa bidonville di disperati, sempre più disperati, e la teorizza antropologicamente – il negro è pigro, il romeno violenta, lo zingaro ruba i bambini – mi fa orrore, e mi fa ancora più orrore chi, dicendo la famosa frase “prima gli italiani“, ci nasconde dentro un bel “chissenefrega, l’importante è che sto bene io, gli altri, italiani o no, che crepino“.
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[...] sanzioni penali egli stesso, e, così com’è purtroppo già accaduto, ci saranno persone che piuttosto che andare in ospedale si lasceranno morire come cani, da sole, nel bagno di casa loro, in un lago di sangue. Ma non solo! [...]