Riaperte le indagini su Capaci e Via D’Amelio.


falcone-borsellino

Il terremoto delle dichiarazioni e dell’archivio di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, non finisce e la procura di Caltanissetta riapre ufficialmente le indagini sulla strage di Capaci, dove rimase ucciso Giovanni Falcone il 23 maggio del 1992 e sulla strage di via D’Amelio dove morì Paolo Borsellino il 19 luglio dello stesso anno. Un’operazione fuori da qualsiasi logica mafiosa, soprattutto nel periodo corleonese, dove Riina, mise da parte le intenzioni stragiste in favore di un patto con lo Stato.

Sullo sfondo di queste nuove indagini si affaccia il volto di uno 007, presenti in parecchi luoghi “strani”, come riferito dal pentito Luigi Ilardo. Il volto di uno 007 riconoscibile non perchè identificato, ma perchè detto “faccia da mostro”. Faccia da mostro sarebbe l’uomo delle istituzioni al centro di questi accordi tra mafia e Stato

E’ la procura di Caltanissetta a riaprire l’indagine e provare a chiarire l’origine di quelle stragi, che ancora oggi gettano lunga ombra sulla nascita e la prosecuzione della seconda repubblica, che sembra poggiare sempre più le fondamenta su questo grande patto mafia-Stato.

Cosa c’entra “faccia di mostro” e altri uomini degli apparati statali con queste stragi? Diciassette anni dopo si tenta di dare di nuovo una risposta a quelle indagini che sono state frettolosamente chiuse, così i procuratori di Caltanissetta il capo Sergio Lari, gli aggiunti Domenico Gozzo e Amedeo Bertone, i sostituti Nicolò Marino e Stefano Luciani, hanno deciso di riaprire quei fascicoli, sentendo per primi Giuliano Amato (Presidente del Consiglio dal giugno 1992 all’aprile 1993) e Vincenzo Scotti (ministro dell’interno dal 1990 al 1992).

Non sono pochi gli episodi che vedono coinvolti lo 007 sfregiato, il primo è l’attentato all’Addaura il 21 giugno 1989 alla residenza di Giovanni Falcone: una donna, sentita come testimone, rivela che un uomo “dalla faccia così brutta” si aggirava da quelle parti poco prima che una borsa con della dinamite venisse lasciata davanti alla villa. Ad avvalorare l’ipotesi che il tutto non fu progettato solo da mente mafiosa, un’altra testimonianza a verbale, quella di Angelo Fontana, pentito della famiglia dell’Acquasanta, il quale rivelò che a bordo del gommone che recapitò i candelotti nelle vicinanze della villa non vi era presente nemmeno un esponente mafioso, mentre i mafiosi dell’Acquasanta si limitarono a sorvegliare.

Francesco Paolo Gaeta, assistette a tutte le operazioni, fu ucciso qualche tempo dopo, il caso venne archiviato immediatamente come regolamento di conti nell’ambito del traffico di droga. A Palermo iniziarono a girare voci che Falcone si fosse messo da solo l’esplosivo.

Oltre a questo episodio lo ritroviamo due mesi dopo, con la testimonianza di Ilardo dopo l’uccisione a Villagrazia del poliziotto Agostino. Pare che poco prima “faccia da mostro”, sia stato a casa del padre di Agostino: “”Poco prima dell’omicidio di mio figlio vennero a casa mia a Villagrazia di Carini due uomini che si presentarono come colleghi di Nino, uno aveva un viso orribile…” (Repubblica).

Ed ecco che arriviamo ai giorni nostri, con la testimonianza di Ciancimino Jr, il quale spiega ai procuratori siciliani che l’uomo era in contatto col padre da anni e ci stette fino alla “trattativa” con lo Stato per fermare le stragi. Ciancimino Jr. va oltre ed escono dall’agenda del padre altri nomi, altri 007. “Franco” e “Carlo”, sono i due nomi che probabilmente si accostano a quelli di due 007, uno dei quali, secondo le dichiarazioni di Ciancimino Jr, garantì il padre Vito sul fatto che dietro le trattative vi era un personaggio politico.

Cambiano le carte in tavola anche per la strage di via D’Amelio, dove il pentito Spatuzza, smentisce un altro pentito, Vincenzo Scarantino, reo di aver detto il falso, autoaccusandosi di aver portato egli stesso l’autobomba in via D’Amelio, quando invece fu lo Spatuzza, il quale dichiara che in realtà Falcone sarebbe dovuto morire a Roma in agguato. Spatuzza stesso aveva recaptitato le armi nella capitale per compiere l’operazione. Dopo un anno di indagini la procura di Caltanissetta è sicura che Scarantino dichiarò il falso, qualcuno lo aveva “imbeccato”, lo aveva costretto a mentire per allontanare sospetti su altri mandanti non mafiosi, riferisce ancora Spatuzza.

Le tragedie, al contrario di quanto si è sempre tentato di far passare, non sono opera di una mafia più forte dello Stato, ma di una mafia in accordo con lo Stato, sodalizio che, con la nascita della seconda Repubblica, si è sempre più rafforzato, e la narcotizzazione dell’opinione pubblica serve anche a non far discutere più di questo.


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4 Commenti

  1. francesco scrive:

    Mi sembra strano che quando si parla dell’omicidio dell’agente Agostino e della moglie, non viene mai messo in relazione con il fallito attentato dell’addaura. Eppure già nel 1992,si diceva che l’agente aveva allertato il servizio di vigilanza di servizio nella villa, segnalando la presenza del borsone pieno di esplosivo, mandando a monte l’attentato. Secondo queste voci sarebbe stato questo il motivo per il quale venne “punito”.
    Ero convinto che queste voci fossero di dominio pubblico,ma sebbene leggo molto sulla materia, non ho mai letto o sentito parlare di questa circostanza.

  2. francesco scrive:

    Stando alle ultime notizie, il mio post precedente trova piena conferma a quello che asserivo. Mi meraviglio solo che questa circostanza sia uscita fuori dopo oltre venti anni. Qui c’è da chiedersi , a suo tempo,in che modo siano state avviate le indagini.

  3. francesco scrive:

    Stando alle ultime notizie di cronache, il post precedente trova piena conferma.

  4. PAOLO scrive:

    Ci son tanti punti ancora oscuri da chiarire.I punti chiave per me son:l’incontro con mancino,dove Borsellino ne usci’ sconvolto,e il SISDE sul castello Utveggio,poi misteriosamente scomparso.

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