Italia da Gheddafi con le frecce tricolore


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E’ stato detto di Berlusconi in visita da Gheddafi da ogni TG. Lo si dice ininterrottamente da un mese circa. Ci sono due avvenimenti per cui Berlusconi è in Libia con le frecce tricolori. Il primo è l’anniversario del “patto di amicizia” tra Libia e Italia. Patto di amicizia economica più che altro visto che l’Italia dovrà versare nelle casse del dittatore (5 miliardi di dollari in 20 anni). Il secondo, che i TG di regime si guardano bene dal dire, è che si festeggia il “golpe verde”, ovvero la nascita del regime di Gheddafi in Libia quarant’anni fa, ed è proprio in questa occasione che verrà sfoggiato l’italico orgoglio delle Frecce Tricolore. Pensare che perfino Putin ha rifiutato di andare da Gheddafi, e se Berlusconi ha accettato di rappresentare lo stato per il l’anniversario del patto, forse si poteva evitare di fermarsi anche per le celebrazioni del golpe. Agli italiani i golpe piacciono evidentemente molto, almeno a chi li rappresenta.

Ma non finisce qui. Perchè non approfittare della scappata in nord Africa del 18 agosto per comparire nella nuova TV che il Presidente del Consiglio ha rilevato in Tunisia per il 50%, con Mediaset e Quinta, del socio Tarak Ben Ammar, uno dei maggiori azionisti di Mediaset e farsi un po’di messianica propaganda? Con frasi addirittura non concordate preventivamente col ministro Maroni. Nel corso dell’intervista a Nessma TV, questo il nome dell’emittente, tra le varie, troviamo questa interessante uscita: “La politica del mio governo è dare casa, lavoro, istruzione e assistenza sanitaria ai migranti”, ottimo per conquistare 80 milioni di telespettatori, per non parlare poi di: “la mia tv porterà libertà e democrazia”. Il pacchetto sicurezza, non esiste, è tutta una nostra invenzione.

Due fatti accomunati solo da una vicinanza geografica? No, perchè anche Tripoli è entrata nel gruppo di Ben Ammar, tramite Lafitrade, da qui, se 2+2=4 capiamo il perchè della visita da Gheddafi e della determinazione con cui Berlusconi abbia voluto questo incontro, invece saltato da Russia, USA e Francia. Se un anello della catena mancava, ecco che lo abbiamo ritrovato: Berlusconi partecipa ad una TV in cui è azionista anche il dittatore libico, parte, lo invaselina pubblicamente, ricordando con emozione il loro incontro, nel corso di una trasmissione. Poi va in visita per festeggiare il golpe. Agli italiani tutto questo interessa? Eppure i viaggi li abbiamo pagati… noi.

Eppure quel grande 007 di Feltri, non ha indagato su questa cosa, lui, così esperto di giornalismo d’inchiesta, in preda ad una forma di ansia da prestazione per il suo datore di lavoro (Berlusconi) in grado di scambiare una presunta informativa sul direttore di un altro giornale per una verità assoluta da mettere in piazza, al solo fine di denigrare un avversario. Per lui, la visita a Gheddafi era un fatto diplomatico.

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