Era Natale quando il Ministro dell’Interno Maroni annunciò in pompa magna (in seguito all’emanazione del provvedimento che trovate qui) che le auto sequestrate alla mafia di cilindrata superiore ai 2500 cc sarebbero state assorbite dalla Polizia di Stato ed utilizzate. “I boss – diceva Maroni – vedranno i poliziotti circolare sulle loro auto, per far capire che il clima è cambiato”, stesso concetto ripreso poi nel discorso di Pontida. E giù urla della folla apprezzante in camicia verde, dove Maroni continuava dicendo che le auto sequestrate non staranno più a marcire nei garage dei depositi giudiziari. Per il governo infatti la principale voce della lotta alla mafia non è stato dissociarsi completamente dalle organizzazioni criminali cercando di indagare, ma il sequestro dei beni, tra cui queste macchine “di lusso”. Macchine che andranno però restituite perchè la polizia di Stato non ha abbastanza denaro per mantenerle.
Così la Polizia di stato le restituisce in sordina, senza proclami di sorta dal viminale, con una semplice circolare, alle competenti autorità giudiziarie. Mai far vedere che si fallisce. Così nessun mafioso vedrà nessun poliziotto circolare sulla propria auto, anzi, l’auto verrà restituita al proprietario, il quale saprà che lo Stato stesso non ha soldi per mantenerla.
Dall’entrata in vigore del provvedimento sono state consegnate oltre mille vetture di grossa cilindrata: Ferrari, Porsche, Bmw, Audi e Mercedes, facendo lievitare considerevolmente il costo del parco macchine, e come non bastasse, le vetture venivano reimmatricolate con sostituzione dei pezzi lasciati in sede giudiziaria. E giù sprechi. Tutto in nome della sicurezza. Quale sicurezza è ancora dato a scoprirlo.
Come sempre il ministero è poi sordo ai moniti di chi opera nel campo, subito contrario a quel provvedimento, perché già in situazioni critiche nella manutenzione del precedente parco macchine, voce alla quale il governo ha previsto ampi tagli nel corso delle “grandi manovre” di riorganizzazione.
Enzo Letizia, segretario dei funzionari di Polizia, infatti lancia il suo monito dalle colonne di Repubblica, facendo notare la miopia del provvedimento: “Non si può fare passare il messaggio che solo la mafia è in grado di utilizzare tali autovetture”. “Purtroppo – aggiunge – questo è il risultato di leggi fatte di fretta, non meditate, che mettono in difficoltà addirittura gli organi dello Stato anziché agevolarli. Un buon legislatore avrebbe dovuto prevedere nella norma dei processi penali per confische procedure accelerate per quei beni soggetti ad usura e svalutazione nel tempo come le auto di grossa cilindrata. Non è funzionale il sequestro tout court per questo tipo di vetture che, invece, andrebbero confiscate per poi dare il ricavato a quella questura che ha operato che oggi non ha i soldi sufficienti né per lo straordinario, né per le missioni”.
Anche il sequestro dei beni alla mafia, cavallo di battaglia del governo nella lotta alla criminalità organizzata, si rivela uno spreco di risorse che fa prendere coscienza, ancora una volta, di quanto lo stato mafioso sia più forte dello Stato italiano.



Volevo segnalare che l’auto nella foto è frutto di donazione e non sequestro alla mafia, per il resto l’articolo è ottimo.
Certo Paggio, sapevo che fosse una donazione, solo che non avevo materiale fotografico sui nuovi sequestri!
A presto!