Videocracy. A requiem for democracy
La notizia ha già fatto il giro del web dalle 10 di questa mattina. Sui Tg nemmeno l’ombra di quest’ultima, ovviamente. Non è un caso infatti che per l’80% della popolazione italiana la tv sia il mezzo d’informazione primario, la scatola della verità. Ed è proprio la scatola della verità che si rifiuta di trasmettere un trailer di un film.
E’ normale aspettarselo da Mediaset, la tv di governo, la tv del Presidente del Consiglio, tre reti sotto il simbolo del biscione e della sua cultura ormai trentennale. Non è normale una censura di questo tipo dalla tv di stato che, al contrario, dovrebbe essere indipendente dalla politica, orientata al cittadino e, soprattutto, alla cultura. Invece niente.
Stiamo parlando di “Videocracy”, film del regista Erik Gandini, che va a ricostruire i trent’anni della tv berlusconiana. Rifiutato dalla RAI perchè in tutto questo la Radio Televisione Italiana ci vede un messaggio politico chiaramente contro il governo. Eppure continuiamo a rilevare che non esistono leggi su carta del minculpop che non permettono critiche al governo. Così, se mediaset rifiuta il trailer perchè “un chiaro attacco alla TV commerciale” (il che ci sembra anche assennata come motivazione), la RAI rilascia una lettera scritta in burocratese tutta da interpretare.
Alla rai spaventano vari elementi, traducendo dal burocratese: i dati statistici che si alternano tra un immagine e l’altra, in cui la RAI vede delle critiche al governo. Ufficialmente anche i numeri prendono vita propria e criticano il governo. Numeri come “l’Italia è al 67° posto nella classifica delle pari opportunità” (meglio di noi paesi come Bolivia, Bielorussia, Botswana), oppure, e questo è vero e proprio terrore, “l’80% della popolazione italiana utilizza la tv come principale fonte di informazione”. Così la lettera RAI riguardo questo dice: “Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata”, non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che “attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso” (perchè forse non è così?).
La RAI vede quindi in questo film un chiaro messaggio politico e non un documentario culturale. Inoltre è la stessa RAI che nella motivazione di censura trova pure il nesso con la persona di Berlusconi: “caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all’ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell’attività di imprenditore televisivo”. D’altronde se la TV commerciale ed i suoi uomini hanno usato donne privi di abiti e contenuti voyeuristici non è colpa del regista che ha raccolto una serie di immagini tratte proprio da queste ultime.
Come osserva poi Procacci della Fandango, società che distribuisce il film, se in passato non avevano censurato film come “Viva Zapatero” o “Il Caimano” è segno inequivocabile che l’Italia è radicalmente cambiata.
Cambiata alla stessa deriva di quella cultura “filogovernativa” che invade negli anni le dittature striscianti della modernità antidemocratica, illiberale e liberticida. Si capisce quando si arriva al peggio: il peggio è la censura culturale, quando non si vede più satira, non si vede più cinema, e arriva l’imposizione dei modelli, è realmente ora di aprire gli occhi e preoccuparsi. L’80% della popolazione però, non sa di cosa si stia parlando. Requiem italian democracy.
Videocracy si rivela però in poco tempo un film-documentario dal grande potenziale e di grande impatto, che merita attenzione e pubblicità. In questo la rete sarà determinante. Sempre che non inizino a controllare anche quella.
GLI SPOT TV:
INTERVISTA AL REGISTA ERIK GANDINI / INTERVISTA A DOMENICO PROCACCI
IL DOCUMENTO IN CUI LA RAI SPIEGA IL RIFIUTO A TRASMETTERE GLI SPOT
Per i trailer e le interviste grazie a Trovacinema e Repubblica.it
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VIDEOCRACY – APPELLO A TUTTI I BLOGGER – Giornata di diffusione di massa
Come molti di voi ben sapranno, le televisioni si rifiutano di trasmettere il trailer del film Videocracy, ritenuto un’inammissibile critica al Governo.
Possiamo continuare a piangerci addosso per ore, rimuginare su quanto sia ingiusto l’utilizzo di una censura dal sapore dittatoriale, evocare un equilibrio democratico e un pluralismo informativo degno d’una nazione europea. Possiamo, ma sarebbe inutile e fine a se stesso.
Sapete meglio di me che i lettori dei blog (ed è un discorso che mantiene la sua valenza sia per blog “famosi” sia per quelli “meno famosi”) sono per la stragrande maggioranza lettori di nicchia, persone che ricercano in consapevolezza fonti genuine d’informazione muovendosi da una base culturale abbastanza solida, e che per questo motivo le nostre lamentele troverebbero più applausi che echi.
Per tanto invito tutti i volenterosi a compiere qualcosa di simile a quello che è stato messo in atto il 14 Luglio dal blog “Diritto alla Rete”.
Giovedì 3 Settembre tutti i blogger sono invitati a creare un post con il titolo “Videocracy – 4 Settembre” che abbia come testo un breve commento del blogger e il video del trailer, oltre che l’indicazione delle sale più vicine dove potersi recare per vedere il film.
Intasiamo la rete, alziamo la voce.
Democrazia deriva dal greco e significa “Governo del Popolo”, e quel popolo siamo noi.
Non dimentichiamolo mai.