Ricordate tutta la querelle sui ricatti del “re” dei paparazzi, Fabrizio Corona, ai VIP per evitare la pubblicazione delle foto in suo possesso da parte dei giornali? L’inchiesta del PM Woodcock e dei PM di Milano, con la passerella di interrogati celebri, dove Corona, un Robin Hood dei tempi moderni (‘che rubo ai ricchi, per dare a me stesso), come si definisce nel corso di un’intervista rilasciata all’interno del film-documentario ‘Videocracy’, deve rispondere del reato di estorsione. Corona infatti, prima veniva in possesso delle foto, ricattava il soggetto perchè quelle foto non fossero pubblicate, al contrario sarebbero state diramate alle redazioni.
Un piacione mediterraneo tutto griffe, discoteche, feste; insomma, lo stereotipo del ‘tamarro’ italiano, dei ‘Papi’ del domani. Oggi invece parliamo di un giornalista, o meglio, un iscritto all’albo, nato nel 1943, dall’aspetto più che rispettabile, capelli bianchi, giacca, camicia, occhiale. Il giornalista in questione è sempre stato vicino ai giornali della famiglia Berlusconi dal 1994, da quando l’attuale Presidente del Consiglio fa la sua comparsa in politica.
Dalle colonne dell’Indipendente, quotidiano che diresse dal 1992 al 1994, dove scriveva: “Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri… gli avvoltoi del garantismo… a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro” (l’Indipendente, 21 luglio 1993), e ancora, “Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) … Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato)… Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l’errore… di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti… È una menzogna, onorevole!” ( l’Indipendente, 16 dicembre 1992).
Un editorialista di barricata, plaude Di Pietro ed il pool di Milano, e lascia a Craxi il giusto fango. All’epoca Craxi era molto vicino a Berlusconi, il quale aveva potuto salvare, grazie al decreto Berlusconi, tutte e tre le sue TV in diffusione nazionale. Nel 1993 infatti, Berlusconi chiede a Feltri di dirigere “Il Giornale”. Feltri rifiuta, ma poi cede alle avance di Paolo Berlusconi, che nel frattempo ne ha rilevato la proprietà dal fratello Silvio. Feltri rimane tre anni alla direzione dell’house organ dei Berlusconi, fino a che si accorge, che Berlusconi voleva il giornale come house organ di Forza Italia. Parte altra dichiarazione mirabolante: “Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare.” («Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003)
La storia potrebbe tranquillamente chiudersi qui, come successe per Indro Montanelli che, pressato per trasformare “Il Giornale” nell’ufficio stampa e artiglieria pesante di Forza Italia, ne lascia la direzione, rimanendo sulla linea del rigetto per la linea del quotidiano di partito. Invece la storia continua.
Passa a Libero che diventa l’arma preferita dell’informazione Pidiellina, quindi, pochi mesi fa, in agosto, torna a “il Giornale” per iniziare la sua guerra contro gli oppositori del PDL, o per meglio dire di Silvio Berlusconi: si parte contro il quotidiano “La Repubblica”, per poi passare da Dino Boffo, direttore di Avvenire, critico nei confronti del premier negli ultimi tempi, per arrivare all’(ex) osannato Di Pietro, già criticato in passato dalle colonne di Libero per aver concentrato le indagini di Mani Pulite su Berlusconi, anzichè sugli ex comunisti.
Fino ad arrivare ad attaccare il vice del PDL, Gianfranco Fini. Qui esce il Corona che c’è in Feltri: L’editoriale di ieri del giornale è un vero e proprio avvertimento mafioso, che mette Feltri in unaposizione anche imbarazzante, dal momento che egli stesso avrebbe nascosto notizie su un presunto fascicolo del 2000. Feltri nell’editoria dice a Fini: “anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano sui teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme”. In conclusione, Feltri invitava Fini a “scegliere” se “cambiare rotta o lasciare il Pdl.
Se Feltri nel 2000 ebbe notizia di questo fascicolo, perchè non pubblicò la notizia? Inoltre, cercare il paragone coi fatti di Berlusconi oggi, è totalmente fuori luogo: all’epoca il leader o le persone vicine, di cui Feltri parla nell’editoriale, erano all’opposizione. Per di più da quella vicenda non uscirono risvolti penali per quel leader di centro destra, menzionato da “Il giornale” nel 2001. Feltri dice a Fini che lui sa, un avvertimento mafioso, un ricatto in pieno Corona-style, alle voci diverse da quelle del Padrone. Fabrizio Corona, chiedeva soldi in cambio di segretezza degli scatti, Feltri chiede silenzio in cambio del successo del padrone.
Feltri diceva che in un quotidiano di partito non avrebbe mai lavorato. Aveva ragione, “Il Giornale”, non è di partito, è di famiglia, e tutti sanno come funzionavano le famiglie patriarcali di una volta: quando il padrone ordinava, i più bassi in grado eseguivano.
Si ringrazia l’autore dell’immagine: Link



La verità è una. Il giornale con Giordano direttore non vendeva più. Belpietro sapeva vendere discretamente e l’ha dimostrato anche con una piccola crescita anche su Panorama. Feltri è il più abile dei venditori del portafoglio del premier. Ecco allora la mossa economica. Giordano a farsi i calzini. Belpietro a Libero. Feltri al Giornale.
Libero mantiene le sue vendite precedenti. Il Giornale fa il boom.
Per me è una mossa puramente economica.