Croce Rossa Italiana è senza ombra di dubbio la più importante associazione umanitaria presente sul territorio italiano e non solo. L’organizzazione dipende oggi da tre ministeri: pubblica amministrazione, difesa e salute pubblica, eppure nessuno di questi si occupa realmente del cancro precario che si sta impadronendo di questo settore pubblico, in quanto Croce Rossa è classificata come ente pubblico non economico. Un’associazione con più di un secolo di storia alle spalle, operante nei settori sanitari e socio-assistenziali tutelando la salute, sostenendo gli anziani, diversamenti abili, persone con problemi di tossicodipendenza e senza fissa dimora.
Da non tralasciare l’aiuto offerto dall’ente alla popolazione nelle situazioni di emergenza e pericolo, come è successo, e sta succedendo, per esempio, nel corso del post-terremoto abruzzese dove la Croce Rossa ha fornito assistenza tramite i propri volontari ed i propri dipendenti, sia civili che militari. La Croce Rossa Italiana, oltre al numero di volontari, si avvale di una pianta organica di 3.030 dipendenti, per i 2/3 precari. Sono infatti i dipendenti che con l’impiego quotidiano permettono lo svolgimento dei principali servizi di assistenza alla popolazione che, come già detto, non si limitano al soccorso ma forniscono anche servizi importantissimi come, per esempio, quello offerto al CEM (centro di educazione motoria) di Roma, dove si assistono 45 ragazzi diversamente abili che da anni vivono nel centro e si accolgono anche le loro famiglie. In questo centro, il personale amministrativo è quasi tutto di ruolo, mentre quello che lavora nei reparti ha contratti di lavoro precario, solo 19 sono di ruolo su 139. I 120 precari del CEM hanno una sola certezza: i loro contratti scadranno il 31 dicembre 2009. Se i contratti di convenzione non verranno rinnovati, addio CEM.
La situazione è analoga per gran parte dei precari CRI, in tutto un esercito di 1.894 lavoratori, i quali sono sempre sull’orlo della scadenza e del rinnovo contrattuale. Infatti la Croce Rossa, nonostante sia un ente pubblico non economico, stipula contratti sulla base di convenzioni e lo Stato non è in grado di garantire personale per un servizio pubblico di primaria importanza. Ben due finanziarie (2007 e 2008, quest’ultima prevedeva addirittura che le persone in possesso dei requisiti per la stabilizzazione che non potessero essere stabilizzate per mancanza di disponibilità d’organico in Croce Rossa, avrebbero trovato “asilo” nel Servizio Sanitario Nazionale presso le Regioni) prevedevano la regolarizzazione di tutti i precari del servizio pubblico con almeno 36 mesi di lavoro continuativo presso l’ente, ma di queste regolarizzazioni, nemmeno l’ombra. Anzi, questa specificazione del contratto, in realtà, sarebbe addirittura superflua dal momento che l’organico di Croce Rossa prevede una dotazione di personale di 3.030 persone, ovvero l’attuale possibilità di stabilizzare 1.136 precari dei 1.894, riducendo considerevolmente il precariato sul territorio e all’interno dell’organizzazione, concedendo amggior stabilità ai lavoratori ed alle famiglie dei dipendenti CRI. La Croce Rossa ribadisce che può stabilizzare solo 126 dipendendenti, continuando però ad assumere e flirtare con le agenzie di lavoro interinale e le cooperative per continuare con la serie di questi contratti precari: chi lavora infatti per cooperative è spesso sottopagato o a nero svolgendo turni di lavoro massacranti. Nonostante le due finanziarie i servizi (118, trasporto infermi, assistenza ai dializzati, a disabili gravi e migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione) ed il personale, anche qualificato, come medici, paramedici, infermieri, psicologi, infermieri e fisioterapisti, della Croce Rossa rischiano di saltare, eppure gli interlocutori continuano a latitare.
Una situazione che va al più presto risolta, anche perchè questi 1894 dipendenti sono fondamentali nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività della CRI.
Sono state poste all’attenzione del governo anche tre interrogazioni parlmentari provenienti dagli onorevoli Compagnon e Polledri, dove si invita il governo ad affrontare il problema della stabilizzazione dei lavoratori precari della Croce Rossa, anziché intraprendere la continua strada delle proroghe alle convenzioni, ma le risposte continuano a latitare.
Come poi non ricordare la situazione della mancata corresponsione del salario accessorio, altra questione sollevata sempre nella medesima interrogazione dall’onorevole Polledri, dove si rileva come nel 2005 e nel 2006 i dipendenti precari non abbiano ricevuto il salario accessorio spettante, episodio che ha costretto alcuni dei lavoratori ad agire per vie legali contro l’ente. Emblematico è il caso di Torino dove un lavoratore precario CRI, dal 1996, dopo la vertenza abbia ricevuto la somma di 40.000 euro alla fine della causa.
Così le proteste dei lavoratori precari della Croce Rossa Italiana si susseguono da anni senza mai avere chiare risposte dai governi. Né a destra, né a sinistra, col rischio di perdere queste 1.894 persone, ed insieme a loro i servizi di assistenza che svolgono, lasciandoli sul lastrico con le loro famiglie.
Vengono in soccorso anche due sentenze della Corte di Giustizia Europea, in cui si accusa l’Italia di un abuso della possibilità del contratto temporaneo nella Pubblica Amministrazione, mascherando un rapporto lavorativo di caratte continuativo con contratti di tipo temporaneo. Le sentenze, precisamente del 7 settembre 2006 (proc. C-53/04 e C-180/04), censurano l’abuso dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione, contemporaneamente si limita però a segnalare l’esistenza nell’ordinamento italiano della norma sanzionatoria, rimettendo però ai giudici nostrani qualsiasi pronuncia. I giudici europei rilevano, quindi, quanto rilevato dagli stessi precari della Croce Rossa: non vi è alcuna lacuna nell’ordinamento italiano, semplicemente vi è una tutela giudiziaria non attiva in applicazione delle norme. Norme prodotto dallo Stato stesso, che lo Stato stesso dovrebbe rispettare anche a tutela dei propri dipendenti.
Croce Rossa mantiene il personale e lo stabilizza dove la pianta organica lo consente, e se la convenzione copre il costo, tutto il resto del personale, precari stabilizzabili compresi, dovrebbe essere reinternalizzato laddove le regioni hanno intenzione di farlo, ma come ci riferisce Lorena Guidi, 48 anni, dipendente (precaria) del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, nel corso dell’intervista che ci ha rilasciato <<nessuno lo sta facendo, tranne la Puglia, dove il numero dei precari non è alto, anche se al momento è tutto fermo vista l’inchiesta sulla sanità in corso di svolgimento, ed in questo senso si stanno muovendo anche Bolzano e Trento in quanto province di una regione autonoma. Dubito che in Lombardia, dove il numero dei precari Croce Rossa è il più alto in Italia con 650 unità, si muova qualcosa in questo senso>>.
Analizzando la situazione dei lavoratori precari della Croce Rossa è impossibile non notare, nonostante le finanziarie atte a mettere una pietra sopra questa situazione, la presenza di precari storici, se non addirittura preistorici, ma anche qui, il governo e Brunetta latitano, anzi, proprio il ministro, illustrando il “Terzo report sul monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle P.A.”, nello scorso aprile, dichiara <<i lavoratori precari della Croce Rossa Italiana non sono inseriti tra i regolarizzabili, in quanto non hanno anzianità direttamente con la C.R.I., bensì prevalentemente con le Regioni e le A.S.L. di provenienza>>. Le dichiarazioni di Brunetta però sono smentite dai contratti dei dipendenti stessi e dalla presenza del precariato storico, proprio perchè queste persone sono stipendiate anche da quindici anni da 15 anni da Croce Rossa Italiana, come Lorena Guidi, responsabile del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, che abbiamo intervistato, e chiarirà la situazione, fornendoci anche qualche cifra e dettaglio in più.
Sig. ra Guidi, qual’è la vera anomalia di questa situazione?
<<Nel dicembre 2006 ci siamo visti costretti alla protesta. Il governo Berlusconi dell’epoca si dimenticò di noi, così durante il periodo natalizio iniziamo installando una tenda in Piazza Venezia a Roma, protesta che poi segue il 29 dicembre a Palazzo Chigi, strappando all’ultimo minuto un decreto di proroga. Con la finanziaria successiva del governo Prodi, arriva poi una legge generale sulle stabilizazioni per coloro che hanno lavorato per oltre tre anni all’interno della Pubblica Amministrazione. Il tutto porterà ad una proroga in virtù del processo di stabilizzazione. Da allora la CRI si è decisa a chiedere un parere al ministero della funzione pubblica, affermando che noi non lavoriamo per Croce Rossa, ma attraverso convenzioni che non hanno carattere permanente. A questo punto il ministero dichiara che occorrerà aprire una trattativa regione per regione.>>
Da chi è pagato il dipendente Croce Rossa? Il fatto che vi sia confusione sull’applicazione delle leggi finanziarie e del confine ancora non chiaro, almeno nei fatti, sulla questione che Croce Rossa sia ente privato o ente pubblico non economico, può portare a sprechi nella Pubblica Amministrazione?
<<Il dipendente Croce Rossa è vero che lavora tramite convenzioni, ma viene retribuito comunque da un ente pubblico che a monte prende un finanziamento dallo Stato. Anche questa è una grossa anomalia dello Stato: si sovvenziona Croce Rossa, che è un associazione, ma anche ente pubblico pagato dallo Stato. Allo stesso tempo però Croce Rossa viene fatta partecipare alle gare d’appalto come ente privato, col risultato che il costo complessivo raddoppia, portando ad un inevitabile spreco di risorse dei cittadini.>>
Passiamo ora alla situazione dei lavoratori, può fornirci qualche dato in merito?
<<La situazione a livello nazionale vede 1894 dipendenti civili della Croce Rossa, per intenderci coloro che operano al 118, nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione, n.d.r.) e all’interno dei CEM (Centri di Educazione Motoria, n.d.r.), precari aventi diritto alla stabilizzazione rispetto alle leggi di proroga. Il dato più rilevante riguarda la Lombardia con 650 unità di personale, mentre al sud il dato è più confortante, per esempio in Puglia i precari sono 19 a Bari e 32 a Foggia. Una situazione comunque da risolvere.
Altra questione, in gran parte sommersa e sconosciuta all’opinione pubblica, è il cosiddetto “precariato storico”, di cui lei è forse la maggior rappresentante. Una storia da conoscere.
<<Ride (n.d.r.) Sono entrata in Croce Rossa 17 anni fa per alcune sostituzioni estive. All’epoca per quel tipo di lavoro, che consisteva in un’assistenza di base per disabili gravissimi non c’era nessun tipo di titolo riconosciuto, come potrebbe essere oggi il titolo OTA. Quindi si procedeva per chiamata diretta: si contattavano una trentina di persone, chi dall’ufficio di collocamento, chi per esperienze passate. Da lì iniziarono ad arrivare i primi contratti trimestrali, poi seguiti da co.co.co. quadriennali, la costituzione di una cooperativa per altri quattro anni e alla fine, tramite la legge 369 siamo arrivati ad un primo contratto a tempo determinato. La legge 368/2001 permetteva infatti di assumere a tempo determinato personale all’interno della Pubblica Amministrazione. Il contratto era di tre anni, con scadenza nel 2006. Il bando della legge 368/2001 è infatti quello che apre al numero dato in precendenza, dei 1894 precari. Prima il numero dei precari era inferiore: considerando che in Croce Rossa la pianta organica dovrebbe essere di 3.030 persone, dico dovrebbe, perchè ad oggi a personale di ruolo ne sono rimasti 1.400, con una diminuzione di circa 150 unità l’anno, ciò significa che, se non assumono, tra dieci anni la Croce Rossa si ritroverà senza personale. La situazione infatti non è soltanto mia personale, ma di tutti queste 1894 persone che sono precari da più di tre anni. Alla fine dei tre anni previsti dalla legge 368, non arrivano segnali, nonostante una sentenza della Corte Europea, che ravvisa l’abuso, da parte dell’Italia, della possibilità dei contratti triennali, con cui sta mascherando un rapporto lavorativo di caratte continuativo con contratti di tipo temporaneo.>>
Lei lavora al CEM (centro di educazione motoria) dove si assistono 60 ragazzi “gravi” quotidianamente, si rischia di chiudere i battenti?
In realtà il CEM non si appoggia a convenzione, ma è un ente accreditato presso la regione Lazio. Questo centro sopravvive da 60 anni, possiamo dire che qui, di temporaneo c’è poco, se non che i contratti dei dipendenti, i precari sono ad oggi un’ottantina circa tra Operatori Socio Sanitari e figure professionali come fisioterapisti, psicologi, logopedisti e assistenti sociali. Oggi come oggi, essendo accreditati con la regione Lazio, difficilmente si chiuderà l’accreditamento. Uno dei problemi riguarda il CIE di Ponte Galeria dove è in corso un contenzioso per il rinnovo della convenzione: non si sa se Croce Rossa avrà di nuovo la convenzione. Nel caso in cui Croce Rossa non avrà di nuovo l convenzione, i 60 operatori che lavorano a Ponte galeria dovrebbero essere ricollocati su tutta la regione, attingendo all’accredito del CEM.
Per risolvere queste situazioni di cui abbiamo parlato, vi sono in programma degli incontri con le istituzioni?
<<Si, è stato istituito un tavolo tecnico per cercare di risolvere i problemi all’interno di ogni singolo comitato provinciale mano a mano che essi si manifestano. Dal punto di vista politico però non c’è nulla che faccia intravedere una strada aperta: la richiesta di un incontro con la funzione pubblica alla conferenza Stato-Regioni non ha ricevuto risposta alcuna. CRI ad oggi è in commissariamento, quindi con un commissario mandato dal Governo, Francesco Rocca, che non ha però un mandato preciso. Rocca dichiara di aver fatto richieste ai ministeri, ma le risposte non arrivano nemmeno a lui. Se non si risponde né al sindacato, né al commissario, mandato dal Governo stesso, non si sa dove si possa andare a finire.>>
Come intendete dare voce alla vostra protesta che non trova spazio?
<<Per noi sicuramente il mezzo dello sciopero è proprio una delle ultime strade da percorrere, soprattutto perchè dobbiamo garantire i servizi minimi, quindi lo sciopero in Croce Rossa è una strada difficile, se non impercorribile. Basti pensare che nell’ultimo sciopero indetto, sono sati recapitati ai lavoratori che vi hanno partecipato anche degli avvisi di garanzia, nonostante questi abbiano rispettato la procedura con la comunicazione di adesione 48 ore prima all’amministrazione. Le iniziative sono state molte, dallo sciopero della fame alla tenda di Piazza Venezia, fino all’occupazione di via Veneto davantia all’ambasciata americana, come è prevedibile, visti gli scarsi risultati, devo dire a malincuore che il personale è rassegnato a questo ordine delle cose: “finchè pagano lo stipendio vado avanti”, che è quello che poi vogliono le amministrazioni.>>
Nonostante vi sia la possibilità di stabilizzare quasi tutto il corpo precario Croce Rossa assume lavoratori interinali. E’ possibile che qualcuno all’interno dell’amministrazione della CRI abbia interessi nelle agenzie interinali?
<<Questo è l’altro grosso scandalo che si sta verificando a seguito del provvedimento 133 di Brunetta, che prevede, in caso di mancanza di personale nella Pubblica Amministrazione di assumere personale interinale. Riguardo agli interessi dei commissari in agenzie interinali non ho dati precisi, pare da alcune voci, che proprio all’interno di alcuni comitati provinciali vi sia qualcuno che abbia interesse nel far transitare tramite agenzie interinali i lavoratori.
Spesso si legge che Croce Rossa non può stabilizzare il personale a causa di scarse risorse finanziarie. Stanno così le cose?
<<Quello dei problemi di cassa è un falso problema. Effettivamente un problema di cassa c’è, ma in quelle dell’associazione. Se i soldi derivanti dalle convenzioni fossero gestiti da CRI come associazione, dovrebbe esserci una rendicontazione, come potrebbe essere un bilancio, che invece manca, nonostante i soldi incassati siano, a tutti gli effetti, denaro pubblico. Col denaro delle convenzioni occorrerebbe pagare il personale, garantire il servizio ed andare a pari coi conti, certo, se poi con questi bisogna anche finanziare la manifestazione per dare lustro all’associazione, oppure si tratta male la convenzione, allora iniziano i problemi e Croce Rossa, come associazione, non è più in grado di gestire quello che è un ente pubblico. Quello che infatti non si sa, vista l’assenza di un bilancio raggiungibile, sono i centri di costo: i soldi presi dalle convenzioni, sono effettivamente quelli che poi vanno a garantire un buon servizio al pubblico? Senza bilancio non si può sapere. Il comitato provinciale di Roma, nonostante una serie di denunce presso la Procura della Repubblica su questa questione, non è mai venuto a capo di nulla nemmeno in questo senso. In conclusione posso dire che Croce Rossa, anche in questo senso vanta un ampia schiera di amici e nemici su tutto l’arco politico, insomma, un bel blob! (ride n.d.r)>>.
Si ringrazia l’autore della foto: Link



L’articolo non fa una piega. Ottima inchiesta, speriamo che presto si muova qualcosa anche qui. Stiamo facendo acqua da tutti i lati
Ve lo racconto perchè è nascosto, almeno in Puglia:
Il giornale “l’Attacco” 11/09/2007
Retroscena
Ancora buio fitto sulla vicenda del presidio foggiano, sul bilancio e sulle assunzioni clientelari
La Croce Rossa degli amici degli amici
di Luigi Inglese
Scandali di Capitanata
Ancora Croce Rossa nei guai
Accuse sul web della CRI
Dal 13 luglio, giorno dell’inchiesta de L’Attacco sul sito nazionale della Croce Rossa è tutto un affannarsi ad intervenire, a gridare allo scandalo
Dimissioni a Foggia
Hanno lasciato il consiglio direttivo provinciale Nicola Giannatiempo e Gino Marchesani, fra i più indomiti nel denunciare che “qualcosa non andava” CRI di Foggia: dopo due mesi restano anzi crescono le accuse.
Ancora buio sulle assunzioni e sul passivo di 60mila euro
Era il 13 luglio di quest’anno e l’Attacco usciva nelle edicole con la sua ennesima inchiesta.
“Accuse alla CRI di Foggia”, il titolo. E ancora:”Assunzioni clientelari e passivo di 60mila euro”.
Il nostro giornale ancora una volta aveva sentito puzza di bruciato e aveva cominciato a scavare. Sulla CRI foggiana, invero, molte erano le nubi che si addensavano: assunzioni clientelari compiute senza il ricorso a strumenti legislativi particolari; utilizzo “a capriccio” di determinate imprese; bilancio che presentava un residuo passivo di 60mila euro.
E cosa ancor più terribile, anche le minacce, sotto forma di due proiettili, indirizzate ad un consigliere che aveva osato scoperchiare la pentola degli intrighi. Troppo allettante la vicenda per essere sottaciuta da chi, come questo giornale, è solito ficcanasare. E così cominciammo a svelare le (poche) trame allora conosciute: un Consiglio direttivo che approntava “il rendiconto generale dell’esercizio 2006 proposto dal Consiglio Direttivo Provinciale”, a maggioranza: 8 contro 7. Un bilancio affatto chiaro, sin dai tempi della gestione commissariale, datata 2003, e affidata alla stessa persona ora presidente.
non si vive bene perché tutti sono sotto il ricatto del licenziamento di questi dipendenti di Foggia che, leccatevi le orecchie, sono anche rappresentanti sindacali (Tenace Luigi, Surgo Roberto, Vecchini Fernando, Moscano Potito) e promettono il posto fisso ai propri parenti e amici, senza concorso pubblico;
Imprese e dipendenti, una nutrita schiera di Co.Co.Co. e di Co.Co.Pro. assunti motu proprio, senza tener in alcun conto lo statuto nazionale che impone, in questi casi l’avviso pubblico. Il tutto compiuto senza mai presentare uno straccio di documentazione ai singoli consiglieri che ne hanno fatto ripetuta richiesta. A fronte di un’assemblea tenuta nel giugno 2007, l’Attacco s’impose di cominciare a capire e lo fece in maniera soft. Chiedemmo in maniera garbata se e in che modo venissero fatte le assunzioni, chiedemmo di documentare il residuo passivo di 60mila euro. Soprattutto ci parve quantomeno strano che la vita dell’ente benefico per antonomasia fosse segnata da tante ombre. E lo dicemmo con chiarezza, senza intingere la penna di veleni, avanzando solo interrogativi. All’indomani, di buon mattino giungeva in redazione una missiva della presidente Anna Maria Sarcinelli che chiedeva “l’immediata smentita delle accuse pubblicate nell’articolo”. E si dilungava sulle modalità di approvazione del rendiconto generale esercizio 2006 e discettava sulle deleghe. La lettera è stata da noi puntualmente ospitata, nell’attesa che da quella stessa parte ci venissero, nei giorni a seguire, le delucidazioni richieste. Che non sono mai arrivate. Sono arrivati, invece, e in gran numero, i commenti e le mail dei tanti soci della CRI e la questione ha presto superato i confini di Capitanata per divenire oggetto di discussione del popolo benemerito della CRI. E sono venute le risposte. Tutte per nulla propense “a lasciar correre”.
Sulla lettera della Sarcinelli a l’Attacco vale il commento, per esempio di Maumau del 14 luglio: “Una risposta molto strana. Ci aspettiamo che si cacciano fuori i documenti per giustificare le pesanti accuse e non una mera lezione di statuto”. Certo non va taciuto l’invito del cagliaritano Bistrussu ad oltre il pettegolezzo. E l’osservazione del barese Pecheronza che ammette tra l’altro che “i giornali, che generalmente, mettono in luce le anomalie circoscrivano le ambiguità dell’Ente CRI”. Un altro navigatore, Capece, ha osservato: “Purtroppo continua l’inveterata pratica di lavarsi i panni sporchi in casa. Solo che questo presuppone un apparato interno di controllo e “pulizia” efficiente e al di sopra di ogni sospetto. Purtroppo non è così. Continua ad essere molto difficile continuare a stare in un’associazione che vede quotidianamente la netta prevaricazione, almeno in Puglia, dell’apparato amministrativo sugli organo di governo”. E che dire del solito Maumau che, sempre sul sito nazionale CRI, in data 12 agosto, ha svelato i risultati della “sua indagine”, riassumibile nei seguenti punti:
1) il delegato amministrativo di foggia Surgo Roberto ha assunto la sorella Surgo Liliana e il fidanzato Padovani Giuseppe, senza concorso pubblico;
2) il responsabile dell’autoparco di Foggia Tenace Luigi ha sistemato il figlio Tenace Michele, la figlia Tenace Angela e il nipote La Sala Angelo Pio, senza concorso pubblico;
3) altri dipendenti di Foggia Moscano Potito e Squitieri Davide hanno sistemato fratelli e sorelle, senza concorso pubblico;
4) il campo a Borgo Mezzanone è pieno di “dipendenti precari” baresi figli e parenti di dipendenti baresi, Capasso Cosimo, Mastromatteo Giacomo, Bellomo Ivana, Bellomo Francesco, Vitarelli Salvatore, De Tullio Sebastiano, Ventrella Roberto, Roppo Maria Pia, Silvestris Sergio, Florio Davide, Abbaticchio Davide, sempre senza concorso pubblico;
5) il presidente di Foggia Sarcinelli ha sempre il genero Ficco Giorgio pagato al campo, marito di una consigliera di foggia Valleri Vally e cognato di un’altra Valleri Giuliana, senza avviso pubblico;
6) gli acquisti dei locali di Foggia non si sa come sono stati individuati e chi si è messo come sensale;
7) sono stati assunti amici dei dipendenti civili e anche qualcuno che ha minacciato di spifferare tutto Lambresa Marco, Schiavone Elvira, Nunziata Fabio, Fiscarelli Antonio, La Riccia Giovanni, Pesante Pasqua, La Gatta Leonardo, Dalessandro Alfonso, Checchia Vincenza, Fabbiani Gerarda,
Fabbiani Ponziana, Frattarolo Ranieri, Mastroluca Raffaella, senza concorso pubblico;
9) i “dipendenti precari CRI” Padovani Giuseppe, Tenace Angela , Tenace Michele, Moscano Gerardo, Squitieri Adele, Viola Marco, Caterino Michele, Chinni Giuseppe, Veronico Alessandro, senza aver partecipato ad alcuna selezione, dal campo profughi sono stati spostati di nascosto all’autoparco per far incassare gli straordinari, i festivi, i notturni e i
buoni pasto ai dipendenti civili di Foggia che fanno solo trasporti programmati, badate bene, 24 ore su 24;
10) anche al comitato di Foggia sono apparsi come di incanto 2 “dipendenti precari” Mele Stefania e Santangelo Antonio in segreteria, senza concorso, con libero accesso a tutti i documenti e dati privati sensibili;
11) non parliamo poi dei professionisti e dei collaboratori: una vera infornata di parenti, amici, e amici degli amici senza nemmeno l’ombra di un avviso pubblico;
12) per finire si prendono convenzioni a perdere per non “dimettere” i “dipendenti precari CRI” “assunti, senza pubbliche selezioni”. Sempre in quei giorni, un altro socio CRI, anonimo, dichiarava: “Continua ad essere molto difficile continuare a stare in un’associazione che vede quotidianamente la netta prevaricazione, almeno in Puglia, dell’apparato amministrativo sugli organi di governo”. E consigliava: “Secondo me, volendo proprio evitare l’intervento diretto della Magistratura, si può allora tentare un’ultima carta non giudiziaria, e conciliativa. Provate ad interessare il Difensore Civico”.
Proposta bocciata in data 14 agosto: Ma chi “accerta in maniera definitiva?Quis custodiet custodes?”. Assurdo che la CRI debba avere bisogno di un difensore civico, ha affermato un utente barese.
Abbiamo così documentato l’eco provocata dalla nostra inchiesta. Per dimostrare la forza e la sensibilità che l’argomento suscita e continua a suscitare nel popolo nazionale della CRI e nell’opinione pubblica in generale. Tanto afflato ed interesse c’impone di proseguire ed andare più a fondo nella nostra inchiesta. Un impegno che è già ripreso e che continuerà. Per intanto, un primo nuovo risultato possiamo già rivendicare a nostro modesto merito: riusciamo a dimostrare l’infondatezza di quanto affermato dai vertici foggiani della Croce Rossa circa la selezione di alcuni lavoratori avvenuta per il tramite del Centro territoriale per l’Impiego di Foggia. Un documento, prot. 4824, così dichiara espressamente:”Si comunica che agli atti di questo ufficio non risultano richieste di avviamento a selezione per lavoro a tempo determinato pervenuta dalla Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Foggia dal
01/01/2003 a tutt’oggi”.
La lettera è indirizzata a Giannatiempo Nicola Massimo, ufficiale dell’esercito e componente del consiglio direttivo del presidio foggiano insieme a Gino Marchesani. Entrambi hanno presentato le dimissioni. Ad essi potrebbe presto aggiungersi il vice presidente Claudio Napolitano. Questi avrebbe già consegnato le sue dimissioni almeno due volte.
Dimissioni prontamente rigettate dalla Presidentessa Sarcinelli. Fino a quando?
Autoambulanze
Per la cronaca, il residuo passivo della Croce Rossa Italiana,
comitato provinciale foggiano, di 60mila euro è stato spiegato, nella seduta del giugno scorso, con l’acquisto di una autoambulanza, autorizzata dal direttore regionale CRI e non dal consiglio direttivo foggiano. L’argomento s’inscrive nella generale vicenda dei comportamenti posti in essere dall’attuale vertice e da esso mai documentati, nonostante le reiterate richieste di tanti consiglieri. Attualmente il consiglio direttivo della CRI foggiana è composto da appena nove componenti.
http://www.cri.it/forum/viewtopic.php?t=942
Ancora un po’ di informazioni fresche fresche.
Ricordate la consigliera GIULIANA VALLERI (figlia del presidente SARCINELLI, sorella dell’altra consigliera VALLJ VALLERI, cognata del collaboratore FICCO GIORGIO) è anche diventata il direttore del campo profughi di Borgo Mezzanone e lavora col cognato. Voi direte possibile ?
Si ! Si ! A Foggia tutto è possibile…… La Croce Rossa è un Ente, un’Amministrazione Pubblica dello Stato, ma chi ve l’ha detta questa giargianata. La Cri a Foggia è una società tra i dipendenti di ruolo e il Presidente, con familiari annessi e connessi.
E il Consiglio che fa, direte voi?
Il Consiglio ormai è stato abbandonato dai più seri e si riunisce con il numero minimo formato dalla famiglia SARCINELLI-VALLERI più altri due o tre compagni di merende.
Ma voi direte, ma l’Assemblea Provinciale ? Stessa fine del Consiglio, completamente abbandonata dai Delegati seri e si presentano solo i Consiglieri di prima che naturalmente sono anche Delegati.
Bella storia.
Bella democrazia.
E ancora…… sono stati messi al campo anche dei lavoratori tramite l’agenzia ADECCO. E stranamente non cambia la politica degli amici degli amici e delle parentele:
- BAVARO ANGELA, compagna del dipendente “precario” CAPASSO COSIMO ed egli stesso figlio del dipendente regionale omonimo;
- DE BIASE RITA, volontaria del soccorso del gruppo di Foggia, sponsorizzata da ….. fate voi;
- INFANTOZZI GEMMA, nuova entrata di qualche mese fa,estranea alla Cri ma sponsorizzata nientedimenochè dal collaboratore del comitato di Foggia (cioè pagato a fare che) CROCCO MICHELE dipendente della Prefettura di Foggia;
- LA RICCIA GIOVANNI PASQUALE, ex ispettore dei Pionieri di Sannicandro Garganico;
- PESANTE PASQUA, volontaria del soccorso del gruppo di Foggia, stesso sponsor di DE BIASE.
Ma i figli dei cittadini italiani sono figli di puttana.
Possibile che l’elenco del centro per l’impiego di Foggia sia già terminato per andare all’agenzia del lavoro con tutti i disoccupati qualificati della provincia di Foggia. Opsss!
Scusateci dimenticavamo che il centro per l’impiego di Foggia non ha mai espletato alcuna selezione pubblica per il comitato di Foggia.
E come sono stati assunti i “precari” a Foggia ?
Sulla questione c’è l’omertà più totale che regna. Però arrivano i proiettili.
Ma quali saranno mai i requisiti per la selezione dell’ADECCO? Forse la telefonata del nominativo del direttore SURGO dall’occhio fino ?
Siamo proprio nella repubblica delle banane….evidentemente a qualcuno le banane piacciono molto……….
E quanto ci viene a costare questo scherzetto dell’agenzia?
Perché vestono le divise e i distintivi delle componenti della Cri ?
Per dire che fanno volontariato come hanno detto tutti gli altri per oltre due anni ?
Perché trattare in modo diverso i dipendenti temporanei se nessuno ha un diritto reale ? Non è che vogliamo “stabilizzare” solo i figli e i parenti dei dipendenti di ruolo e nel frattempo accontentiamo chi si viene a lamentare ?
Ma che bella Croce Rossa che aiuta gli amici bisognosi.
A proposito.. che fine hanno fatto gli avvisi pubblici per i collaboratori banditi dal comitato regionale pugliese?
Le posizioni erano di direttore, vice direttore, medici, psicologi, assistenti sociali, interpreti, amministrativi ed addirittura magazzinieri, tutti per il campo di Borgo Mezzanone.
Non è che per non togliere i parenti e gli amici messi lì senza pubblica selezione, annulleranno tutto ?
Non è che hanno fatto il bando solo per buttare fumo negli occhi dei cittadini e dei dirigenti romani?
E intanto la famiglia SARCINELLI-VALLERI acquista e ristruttura gli immobili per la Cri di Foggia…………. ma questa è un’altra storia………….
http://www.cri.it/forum/viewtopic.php?p=12135#12135
http://www.stefanosalvi.it/?p=392#3
http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=5296