Quanti di voi hanno sentito nominare Farah Ali Hassan, ultimamente? Quanti di voi hanno letto il suo nome, conosciuto la sua storia, inorridito per la sua tragedia?
Farah Ali Hassan era un lavavetri somalo che lavorava da una decina d’anni all’angolo estremo della Caffarella a Roma, tra via dell’Almone e via Appia Pignatelli. Abitava in una piccola tenda nel parco e i suoi unici averi erano una tanica piena d’acqua e una spazzola. Lo conoscevano tutti e lo ritrovavano lì, giorno dopo giorno a lavare i vetri delle auto di passaggio, qualcuno del quartiere lo ha ricordato come un “bonaccione”, una persona tranquilla che non creava problemi e che stava lì da un decennio.
Il 20 settembre mattina è stato ritrovato morto nel parco, ucciso a colpi di bastone. Pare che si sia trattato di un regolamento di conti tra senzatetto o una vicenda legata alle sette sataniche del quartiere. Esclusa quindi la pista razzista, ma c’è una forma di razzismo forse ancor peggiore in questa vicenda: il silenzio mediatico e la disinformazione riguardo la storia di Farah. L’imprecisione delle informazioni di quei pochi che hanno diffuso la notizia sono a dir poco vergognose. Chi ha tralasciato di dargli un nome, chi ha scritto che era senegalese, chi gli ha tolto tutta la dignità a cui qualsiasi assassinato ha diritto. Chi può dire allora con certezza che non si sia trattato di un omicidio a sfondo razzista? Chi può fidarsi di questo pseudo giornalismo che scambia un somalo per un senegalese?
Farah Ali Hassan aveva 55 anni e faceva il lavavetri allo stesso semaforo da ormai dieci anni. Qualcuno dice che anche oggi dovrebbe esserci il lutto nazionale, che ormai facciamo un giorno sì e un giorno no, per caduti sul lavoro, soldati in “missione di pace” e presentatori televisivi. Noi non abbiamo questo potere, ma forse nel nostro piccolo possiamo riflettere per cinque minuti. Per Farah Ali Hassan e per il suo bel popolo, che dopo aver fatto da cavia per gli esperimenti colonizzatori di un’Italia fascista, oggi riempie i posti di lavoro che noi non vogliamo più fare, prende il posto da capro espiatorio delle nostre colpe, quelle che noi non vogliamo più ammettere.

Colgo questa triste occasione per diffondere il programma della Manifestazione Nazionale Antirazzista del 17 ottobre a Roma, promosso dal Comitato 17 ottobre, che inizierà alle 14.30 in Piazza della Repubblica.
I punti del programma saranno i seguenti:
- No al razzismo
- Regolarizzazione generalizzata per tutti
- Abrogazione del pacchetto sicurezza
- Accoglienza e diritti per tutti
- No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
- Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- Diritto di asilo per rifugiati e profughi
- Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)
- No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti
- Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti
- Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
- Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di GLBT
- A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

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mai sentito un’accozzaglia di fesserie tale..
il razzismo non c’entra proprio niente
il “vuoto mediatico” è tutto un altro problema e colpisce tutti (vuoto culturale?)
il “razzismo che non si vede”, proprio non c’è
mah..
cosa vuoi dire manuel? spiegati meglio…
l’articolo non sembra così male da insultarlo così, sempre che tu non hai buoni motivi per farlo, in tal caso esponi il tuo pensiero a riguardo.
Sono d’accordo, NO AL RAZZISMO IN TUTTE LE SUE FORME.
ogni giorno tanta gente subisce, umiliazioni gratuite.
contro l’ignoranza ci vuole molta pazienza e buon senso, l’ignorante, l’ottuso non ragiona con la propria testa (cervello), ma utilizza quello del suo leader politico, o quello del vicino di casa…..