Il fatto – Ieri mattina (12 ottobre) poco dopo le otto, alla caserma dell’esercito ‘Santa Barbara’ di Milano in via Perrucchetti, zona San Siro, è esploso un ordigno rudimentale, lanciata da un cittadino libico all’uscita della struttura. Mohamed Game, 35 anni, libico, regolarmente in Italia dal 2003, moglie italiana, quattro figli ed un piccolo precedente per ricettazione semplice. Queste le generalità dell’attentatore, il quale avrebbe nascosto l’ordigno all’interno di una cassetta degli attrezzi per poi scagliarla contro la caserma, poi esplosa invece in mano a Mohamed visti i mitra spianati dal piantone di guardia.
Lone terrorist – L’ipotesi che Game sia un ‘lone terrorist’, ovvero un terrorista solitario autoproclamatosi discepolo della Jihad, non appartenente a nessuna cellula ‘dormiente’, è forse al momento la più credibile. Non risulta infatti che Mohamed Game intrattenesse rapporti con le moschee islamiche milanesi, tantomeno pare essere uomo particolarmente attaccato alla religione. Negli ultimi tempi, a causa di alcuni problemi famigliari si era avvicinato alla religione, ma dal centro culturale Jenner, l’imam dichiara: “Una cosa condannabile al cento per cento. Solo una mente disturbata puo’ concepire una cosa del genere – continua Shaari – la causa potrebbe essere anche la sua difficile condizione famigliare”.
Sull’eventualita’ che Game fosse un frequentare del centro Shaari afferma: “Di certo non era uno che si faceva notare, me ne ricorderei, quelli li conosciamo tutti” (AGI).
Il collegamento tra Game ed il centro Jenner sarà sicuramente una pista da battere, ma non con tanta sicurezza come quella ostentata oggi dal vicesindaco di Milano De Corato che attribuisce al centro il ruolo di ‘sforna-kamikaze’.
COPASIR – Il COPASIR è il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, che dal 2007 sostituisce il Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti. Oggi vi è a capo Francesco Rutelli, il quale, dichiara che all’interno di alcune conversazioni era stata colta la caserma ‘Santa Barbara’ come un possibile obiettivo di una cellula qaedista dormiente. Dichiarazione subito ridimensionata dal Procuratore aggiunto di Milano Spataro, che esclude la notizia di attentati alla caserma in questione. Quel COPASIR che in un batter di ciglio fermò le attività investigative di Genchi e De Magistris quando queste arrivarono, senza premeditazione, ai piani alti della politica, si trova in conflitto sia con gli stessi servizi che con il procuratore Spataro.
La nuova strategia della tensione – Vi fu il periodo della ‘strategia della tensione’, che portò tra il 1969 ed il 1984 al compimento di stragi riconducibili al terrorismo di estrema sinistra e di estrema destra, strategia mantenuta viva dallo stato stesso, come sapientemente riportato da Pasolini nel suo editoriale sul CorSera “Cos’è questo golpe? Io So”: “Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).”
Oggi allo stesso modo, non più con l’esplosione di bombe ed attentati riconducibili a quelle stragi che fecero decine di morti, ma con l’uso sapiente dei mezzi di comunicazione, si pone in essere una nuova strategia della tensione volta a scatenare il desiderio di sicurezza negli italiani.
Sicurezza o paura? – Oggi la questione sicurezza è prima di tutto un tentativo elettorale. Dopo vengono le misure per attuarla. Si dice, Maroni docet, che l’italiano viva una situazione reiterata di insicurezza per la strada, allora si fanno avvertire momenti di minaccia per i cittadini, come potrebbe risultare, in questo caso, il fenomeno dell’immigrazione. Generare paura per portare il cittadino al voto di coloro che sgomineranno le forze del male, mentre si sta a casa davanti a facebook o alla tv satellitare/digitale terrestre. Insomma, si esce di casa per votare e per comprare. Risultato: il cittadino non sente senso di sicurezza, ma di paura. Paura per il degrado sociale e urbano, paura per il futuro e la povertà, paura di viaggiare per la strada, sensazione che lo Stato ed i governi hanno tutto l’interesse nel mantenere per tenere una popolazione ed una società più controllabile: meglio a casa che per strada. Un conto è infatti cercare di curare il degrado per le strade, evitando situazioni di povertà estreme, un altro è mandare in giro esercito e polizia per cercare di arrestare persone ritenute ‘forze del male’, altrimenti si arriverà al punto di avere paura della sicurezza.
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