Anche le donne vogliono la loro parte. E giustamente, risponde chi è dalla parte dei pari diritti. Allora visto che si legittimano i politici ai traffici più svariati, anche le mogli vogliono la loro parte. Ci sono proprio loro all’interno della nuova ‘Raccomandopoli-Tangentopoli” che parte in Campania e finisce in Lombardia, toccando anche Montecarlo e Londra.
Così escono in contemporanea due casi che accomunano due donne, due “lady”: la prima è lady Mastella, Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale campano, già implicata, insieme al marito, Clemente, nella famosa inchiesta di Santa Maria Capua Vetere, poi ribattezzata Mastella Dynasty, all’interno di una storia di concussioni varie. Episodio che fece cadere il governo Prodi II, di cui Mastella era ministro della Giustizia.
Dopo le indagini, Mastella è giustamente promosso europarlamentare per il PDL, mentre Sandra Lonardo è presidente del Consiglio campano. Oggi questi nomi ritornano d’attualità: dopo la perquisizione della guardia di finanza è stato rutrovato un file contenente nomi di persone risultate assune o destinatarie di incarichi per conto dell’Arpac, l’agenzia regionale campana per la protezione dell’ambiente. L’agenzia che in realtà è “Cosa Mastella”, è infatti al centro di un’indagine avviata nel 2007 e congiunta con quella di Santa Maria Capua Vetere, che proprio nel gennaio scorso portò all’arresto di Sandra Lonardo.
Oggi arriva l’ordinanza di custodia cautelare (agli arresti domiciliari) per 63 indagati, 18 divieti di dimora e 6 misure interdettive, come riportato dal Corriere del Mezzogiorno: un ciclone sul “feudo” dei Mastella. L’operazione coinvolge politic, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti ed imprenditori campani.
Questa mattina Sandra Lonardo ha ricevuto il provvedimento di divieto di dimora in Campania, mentre è stato emesso nei confronti dell’eurodeputato Clemente Mastella un avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Il filone delle indagini che ha visto materializzarsi gli arresti e gli ‘avvisi’ riguarda proprio l’Arpac e le accuse contestate vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, falso, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e concussione. Nelle indagini sono finite sia la gestione di appalti pubblici sia i concorsi finalizzati all’assunzione del personale e l’affidamento di incarichi professionali nella publica amministrazione.
Oltre ai consorti Mastella la lista dei nomi è lunga, riportata dal Corriere del Mezzogiorno: Luciano Capobianco, ex direttore generale dell’Arpac, l’Azienda regionale per la protezione ambientale della Campania. Quindici gli indagati per i quali è stato applicato il divieto di dimora nella Regione Campania. Oltre alla Lonardo; il capogruppo alla Regione Fernando Errico; Nicola Ferraro, consigliere regionale; Antonio Fantini, già presidente della Regione Campania e segretario regionale Udeur. Gli altri provvedimenti riguardano Valerio Azzi, imprenditore; Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Clemente Mastella; Ruggero Cataldi, ex direttore amministrativo Asl Benevento 1; Giuseppe Ciotola, imprenditore; Bruno De Stefano, direttore generale dell’Asl di Benevento; Arnaldo Falato, dirigente dell’Asl Benevento 1; Carmelo Lomazzo, dirigente Arpac; Massimo Menegozzo, dirigente Arpac; Massimo Palmieri, imprenditore; Francesco Polizio, dirigente Arpac; Mario Scarinzi, ex direttore generale dell’Asl Benevento 1. Il divieto di dimora nelle province di Benevento, Caserta e Napoli è stato disposto per Bartolomeo Piccolo, imprenditore, mentre il divieto di dimora nelle province di Benevento e Napoli per Giustino Tranfa, imprenditore, Antonio Zerrillo, ingegnere. La misura interdittiva del divieto di esercitare l’impresa e la professione è stata disposta per gli imprenditori Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla, Claudio Rossi, Fabio Rossi e per il libero professionista Antonello Scocca.
Non è finita, perchè un filone dell’inchiesta dovrà passare per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto riguarda presunti appoggi elettorali di un clan di Marcianise, città del casertano, agli esponenti dell’ UDEUR, il partito di Clemente Mastella, il quale nel 2008 si salvò dall’imputazione di associazione per delinquere.
Rosanna Gariboldi è moglie del parlamentare del PDL Giancarlo Abelli, nonchè assessore provinciale a Pavia. Il marito, già noto alle cronache per l’affaire Poggi Longostrevi, che coinvolse centinaia di medici per una truffa alla regione Lombardia che costò quasi 60 miliardi di lire, con ricette false, prestazioni inutili e spese gonfiate, fu prima protagonista della politica regionale, oggi promosso a parlamentare nelle fila del PDL, dopo i due processi, da cui è stato assolto e coordinatore del partito in regione.
Rosanna Gariboldi nel frattempo non sta con le mani in mano, ed in questi giorni arriva il provvedimento del gip Fabrizio D’Arcangelo, su richiesta dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, che vede la stessa Gariboldi accusata di concorso in riciclaggio, in quanto per ben sette anni, utilizzando il suo conto corrente bancario ‘Associati’ di Montecarlo ha ospitato denaro di provenienza illecita di Giuseppe Grossi, l’altro nome celebre dell’inchiesta. Giuseppe Grossi amministratore delegato della “Sadi SpA”, conosciuto come “il re delle bonifiche”, è finito dritto nel filone d’inchiesta della Guardia di Finanza sulla bonifica dell’ex area industriale “Montecity – Santa Giulia”, nella zona sud di Milano.
Le imprese di Grossi sono “specifiche società di scopo che si occupano di smaltimento rifiuti, bonifiche ambientali, depurazione e produzione di energia”, come si legge dalla presentazione on-line. In agosto due ex finanzieri finisconon in carcere: Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti. E’ dalle loro confessioni che si arrivati poi a Grossi. La procura di Milano è infatti arrivata all’imprenditore milanese che, tramite prestanomi, amici e familiari, elargiva finanziamenti a partiti politici. In particolare Anastasi racconta di aver effettuato, su ordine di Grossi, versamenti ad esponenti di Forza Italia. C’è di più, perchè sono stati regalati anche orologi per. l’ammontare di 6,5 milioni di euro a destinatari ancora misteriosi, ma elencati all’interno di file informatici.
Come già detto Abelli non è nuovo a problemi giudiziari: il primo è del 2000 e riguarda le false fatturazioni per oltre 70milioni delle vecchie lire, ricevuti tra il 1996 e il 1997 da Poggi Longostrevi all’interno della truffa “ricette d’oro”, che costo 60 miliardi di lire alla Regione Lombardia. Lo stesso Longostrevi prima di togliersi la vita disse: “Dovevo tenermi buono un personaggio politico che nel settore contava molto”. E poi aveva aggiunto: “Alcuni sono stati costretti alle dimissioni solo per un sospetto, altri sono stati premiati con la nomina ad assessore”.
Abelli viene poi assolto nel 2003 dall’accusa di frode fiscale perchè la nuova legge fiscale stabilisce che le fatture false siano punite solo nel caso vi sia il dolo specifico di far evadere le tasse. Le motivazioni della sentenza stabilirono comunque che Abelli intascò per una consulenza, mai verificata, 72.800.000 di lire, citando la sentenza la consulenza mascherava un versamento in denaro al politico per guadagnare favori.
Abelli rimane al suo posto e fa carriera interna al PDL, fino ad arrivare al parlamento, mentre la moglie intanto, secondo l’accusa, riceve 500mila e 632mila euro da conti mascherati riconducibili a Grossi.
Per due dei cinque indagati ci sarebbe anche l’aggravante della trans-nazionalità, in più lo stesso Grossi ed i suoi collaboratori sono stati accusati anche di associazione per delinquere. Secondo gli inquirenti sarebbero stati creati fondi neri all’estero per un totale di 22milioni di euro. Grossi ed i suoi collaboratori quindi, grazie a false fatturazioni si sarebbero appropriati di disponibilità finanziarie delle società all’estero per fini personali, mentre invece la Gariboldi, assessore all’organizzazione del Comune di Pavia, già dimissionaria, moglie di Giancarlo Abelli si sarebbe occupata di riciclare il denaro attraverso flussi finanziari estero su estero.
Gariboldi è accusata di concorso in riciclaggio perchè secondo l’accusa avrebbe fatto transitare sul conto corrente a lei intestato a Montecarlo 3,5 milioni di euro tra il 2001 e il 2008. Nell’indagine c’è anche l’imprenditore Luigi Zunino per appropriazione indebita.
Oggi due nuove persone sono state fermate dalle fiamme gialle, ritenuti, di fatto, gli amministratori di una società costituita a Londra grazie a prestanomi, con un conto corrente dove sono transitati 840mila euro tra il 2004 ed il 2008, attraverso il quale venivano ripuliti i proventi delle false fatturazioni del gruppo industriale che aveva ottenuto l’appalto per la bonifica dell’area ‘Santa Giulia’.
Se tutto non si fermerà qui, per l’inchiesta milanese, rimarrà da capire chi sono i ‘personaggi di Forza Italia’ pagati da Grossi e citati dai due ex finanzieri.
Tra una raccomandopoli in Campania ed una nuova Tangentopoli in Lombardia, il Paese si trova sempre più corroso dalla corruzione e dalle pratiche di un imprenditoria che si fa sempre più mafiosa, soprattutto quella col nome buono della Milano bene.


