Signoraggio vs Buffonaggio: tutte le FAQ
1. Frottole sulla definizione di signoraggio
1.1 La definizione errata di signoraggio
Una definizione errata dice che il signoraggio è la differenza tra il valore di una banconota e il costo per produrla. Vi raccontano che una banconota da 50 € è solo un pezzo di carta che costa 30 centesimi. Venduta a 50 € o versata in un conto corrente, la banconota farebbe guadagnare 49 euro e
70 centesimi alla Banca Centrale e/o ai suoi azionisti. Soldi che invece potrebbero -si dice- pagare i costi dello Stato o di essere distribuiti alla popolazione (il cosiddetto “reddito di cittadinanza”).
1.2 Perché è una definizione errata?
Perché la Banca Centrale non vende banconote, né le versa su qualche conto corrente privato. Ogni anno la Banca d’Italia emette banconote per circa 10 miliardi di euro l’anno. Se le vendesse, nel conto economico troveremmo la voce “ricavi da vendita di banconote” per circa 10 miliardi di euro l’anno. Mancano la voce e manca un importo di circa 10 miliardi nel conto economico. La Banca non vende moneta, che non è un bene simile al pane, ma uno strumento nelle mani del cittadino che usa la moneta per pagare. La moneta è una passività dello stato patrimoniale, e ciò impedisce che ci possa essere un ricavo. Se poi la Banca vendesse le banconote, non aumenterebbe la quantità di moneta che circola nell’economia. Cedendo una banconota da 50 €, incasserebbe 50 €: da una parte immetterebbe monete e dall’altro la ritirerebbe, non modificando la quantità di moneta che circola nell’economia, con la conseguenza che la Banca Centrale non avrebbe motivo d’esistere. Nulla ci dice che qualcuno possa incassare le banconote, anche perché sappiamo che la moneta serve a comprare obbligazioni statali e compiere altre operazioni. Se si creasse più moneta di quanto dichiarato, si verificherebbe un aumento anomale del credito bancario e dell’inflazione. Infatti per effetto del moltiplicatore monetario, ogni euro di base monetaria, la moneta creata dalla Banca Centrale, si trasforma in diversi euro di credito concessi a imprese e consumatori, con effetti inflazionistici, segno inequivocabile della quantità di moneta in crescita.
1.3 Definizione errata e tesi senza senso
Se non si vendono le banconote, creare moneta non vuol dire creare ricchezza.
Mankiw, Macroeconomia, 2001, nel cap. 18 scrive che “sebbene il sistema bancario a riserva frazionaria crei moneta non può creare ricchezza quando una banca concede un prestito” e che “La creazione di moneta attraverso il sistema bancario aumenta la liquidità dell’economia, non la sua ricchezza”
Con la conseguenza che non importa chi sia il proprietario della moneta al momento dell’emissione, non ha senso dire che la moneta assume valore in seguito all’accettazione e nemmeno c’è motivo di immaginare un reddito di cittadinanza. Domande del tipo “di chi è la moneta al momento dell’emissione?” e proposte come il reddito di cittadinanza, perdono senso di fronte all’inesistenza del reddito da signoraggio immaginato da chi offre la definizione errata di signoraggio. Reddito da signoraggio che, peraltro, esiste, anche se non ha nulla a che fare con quanto sostenuto da chi propone la definizione errata.
1.4 Che cos’è il signoraggio
Ci sono fonti attendibili che spiegano cos’è il signoraggio. Il signoraggio, scrive la Banca d’Italia è “l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta”. Deriva dal potere esclusivo di emettere moneta (in tutto lo scritto col termine moneta si intende la moneta in senso lato ovvero tutto ciò che svolge la funzione di moneta, a prescindere dalle sue caratteristiche fisiche: la moneta comprende le monete metalliche (per intenderci: le monete da 1 euro), le banconote o monete cartacee e le monete immateriali come ad esempio i conti correnti bancari) e consiste nella “differenza tra gli interessi sulle poste attive, finanziate da chi emette biglietti e il tasso di interesse, di solito zero, sui biglietti” (L’evoluzione delle banche centrali, Laterza, 1991, pag. 21. C. Goodhart è professore alla London School of Economics), ovvero, con riferimento all’euro, “il reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione”. Due docenti di economia monetaria scrivono che “la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dall’investimento in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione” (Bagliano e Marotta, Economia monetaria, Il Mulino, pag. 18). E’ utile la distinzione fatta dalla Banca del Canada tra il signoraggio delle monete metalliche e il signoraggio delle banconote. Per le monete metalliche il signoraggio è pari la differenza tra il valore facciale della moneta e il costo per produrla (e distribuirla), circa 88 centesimi per una moneta metallica da un dollaro, incassati dal governo. Per le banconote, il signoraggio è la differenza tra gli interessi ricavati dal portafoglio di obbligazioni pubblici, acquistati quando si emette moneta, e da altre operazioni di prestito, e i costi per produrre e distribuire le banconote. Se il tasso di interesse è del 5%, l’emissione di una banconota da 20 dollari frutta 96 centesimi l’anno: un dollaro l’anno di interessi meno 4 centesimi di costi. C’è poi il signoraggio inteso come tassa da inflazione, “cioè la riduzione di valore reale della moneta legale determinata dall’aumento dei prezzi” (L.Campiglio, Tredici idee per ragionare di economia, Il Mulino, pag.127).
1.5 Qualche dato sul reddito da signoraggio
Le Banche Centrali possiedono un portafoglio titoli che offre un rendimento, il signoraggio. Nella Relazione annuale della Banca d’Italia, ad esempio, si trova anche l’elenco delle riserve in valuta estera, oro e altro.
La FED “si autofinanzia con gli interessi dei buoni del Tesoro e di altri beni che gestisce”, mentre la Banca d’Italia “detiene anche un portafoglio finanziario”, e “le riserve valutarie sono gestite … avendo riguardo alla massimizzazione del rendimento atteso nel lungo periodo”. E i bilanci confermano l’incasso degli interessi. La Banca d’Italia incassa 4,5 miliardi di euro di interessi attivi, circa 5 miliardi di euro la Banca di Francia, 1,7 miliardi di dollari la Federal Reserve Bank di Boston, derivanti quasi per intero da bond (titoli di stato americani), con un profitto netto di circa 1550 milioni, 1450 dei quali versati al Tesoro americano come “interest on federal notes”. Il reddito da interessi della Banca del Canada è di 2,2 miliardi di dollari l’anno. Circa 130 milioni pagano le spese generali, il resto finisce nelle casse del governo.
1.6 La frottola della sopravvenienza attiva
Chi non si arrende all’evidenza, dice che l’emissione di moneta causerebbe per la Banca Centrale una sopravvenienza attiva. Le sopravvenienze attive, dice il dizionario di economia della Garzanti, sono “aumenti fortuiti delle attività, non derivanti da fatti della gestione ordinaria”. Nel “diritto tributario consistono nel conseguimento di proventi a fronte di spese perdite o oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi e nella sopravvenuta insussistenza di spese, perdite o oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi”. L’emissione di moneta non deriva da un’operazione straordinaria o da fatti fortuiti, e dunque non può provocare una sopravvenienza. Si sostiene anche che la sopravvenienza deriverebbe dall’inesigibilità del debito della Banca Centrale. Tesi errata e bizzarra, perché la Banca Centrale “è l’unico intermediario che non crea rischi di credito o di liquidità” e “un conto aperto presso la Banca Centrale è privo di rischio”. Il debito non è inesigibile. Se, per assurdo, lo fosse, le banche smetterebbero di accettare un credito potenzialmente inesigibile o destinato a diventare inesigibile, rendendo impossibile l’emissione di moneta. Inoltre ad una sopravvenienza attiva per la Banca Centrale, corrisponderebbero sopravvenienze passive nei bilanci delle banche
ordinarie, che non esistono.
2. Frottole sulla moneta che dovrebbe pagare i costi dello Stato
2.1 Lo Stato di solito non stampa moneta
Alcuni pensano che lo Stato dovrebbe emettere moneta in grande quantità per pagare i costi della pubblica amministrazione, sollevando i cittadini dall’obbligo di pagare le imposte. In alternativa si potrebbero usare per attribuire un reddito a tutti i cittadini. Gli Stati, di solito, non emettono moneta per pagare i propri costi: in “tutti i paesi ragionevolmente sviluppati -scrive Modigliani- , il governo finanzia il proprio disavanzo vendendo obbligazioni, non stampando moneta che non è abilitato ad emettere. La moneta infatti è stampata dalla banca centrale che decide l’ammontare di debito pubblico e altre attività che essa desidera acquistare”. Dal 1981 “la Banca d’Italia è stata esentata dall’obbligo di acquirente residuale dei titoli emessi dal Tesoro” (Arcelli, Economia e politica monetaria, CEDAM, pag. 59) e il Trattato di Maastricht prevede per le Banche Centrali il “divieto di finanziamento monetario agli Stati membri o istituzioni pubbliche dell’area dell’euro; non vengono quindi acquistati titoli della specie in emissione”. Dunque le Banche Centrali non possono acquistare obbligazioni statali al momento dell’emissione, ma possono acquistarli in seguito.
2.2 Banca Centrale, titoli di stato e inflazione
Il divieto di acquisto al momento dell’emissione serve a tenere sotto controllo l’inflazione. Cerchiamo di capire il perché. Se, per semplicità, immaginiamo una economia senza rapporti con l’estero, il reddito prodotto in un dato anno prende tre strade: serve a pagare i consumi privati, paga i consumi pubblici (imposte) e diventa risparmio. La domanda di beni e servizi è composta da consumi privati, consumi pubblici e investimenti.
Se vige il divieto di acquisto al momento dell’emissione, il deficit statale può essere finanziato solo dal risparmio. Maggiore è il deficit statale, maggiore è la quota di risparmio che lo finanzia e minore è la quota di risparmio destinata al finanziamento di attività private. La domanda non aumenta: se lo Stato spende di più, indebitandosi, aumenta la quota di risparmio che finanzia il debito, e diminuiscono i capitali disponibili sul mercato dei capitali. Se invece la Banca Centrale può acquistare una parte dei titoli di Stato al momento dell’emissione, a parità di debito pubblico da finanziare, una quota minore dei risparmi servirà ad acquistare titoli di Stato e una maggiore quota di risparmio sarà disponibile sul mercato dei capitali. Lo Stato può spendere di più senza che l’offerta di capitali diminuisca. La domanda complessiva perciò aumenta e con essa l’inflazione. Come ha scritto Samuelson: “l’onda monetaria della domanda urterà contro l’offerta limitata di beni e servizi producibili e farà lievitare i prezzi”.
2.3 Creazione di moneta e inflazione
Ciò è ben noto agli economisti come testimoniano questi esempi. Arcelli : “La copertura del fabbisogno finanziario del Tesoro con base monetaria” incontra “limiti rigorosi…determinati dagli impulsi inflazionistici”.
Bagliano e Marotta : “l’esistenza di spesa pubblica finanziata con creazione di moneta determina un tasso di inflazione pari al tasso di crescita della moneta”. Allen: ”i governi che fanno troppo affidamento sulle banche centrali per l’acquisto delle proprie obbligazioni sono destinati ad avere grossi problemi inflazionistici”. Dove invece “non esistono mercati finanziari, il governo non ha talvolta altro modo di vendere obbligazioni se non alla banca centrale”. I prezzi aumentano e l’inflazione agisce come un’imposta implicita, non votata da alcun Parlamento: è il signoraggio da inflazione. Il solo vantaggio è che “l’accumulo anno dopo anno di disavanzi …non fa esplodere il debito pubblico”. Invece l’articolo 105 del Trattato impone il controllo dell’inflazione, per impedire che “le esigenze di finanziamento del Tesoro non determinino una incontrollata creazione di base monetaria”, e dunque il divieto di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale nel momento in cui sono emessi.
2.4 Moneta e inflazione: un chiarimento
E’ bene chiarire che non esiste un legame deterministico tra aumento della quantità di moneta e aumento dei prezzi: un aumento della quantità di moneta in altre parole può non causare necessariamente e immediatamente un aumento dei prezzi. Anzitutto perché sono le Banche Centrali ad aumentare la quantità di moneta e le banche ordinarie a aumentare il credito che finanzia consumi, produzione e investimenti. L’aumento della quantità di moneta emessa dalla Banca Centrale non si traduce per forza e immediatamente in un aumento del credito, e di conseguenza in un aumento della domanda e dei prezzi. Poi un aumento della domanda può, in certi casi, non causare un aumento dei prezzi, quando i fattori produttivi sono sottoutilizzati. Ciò consente a taluni di immaginare emissioni monetarie che non causano inflazione. Non è la regola, ma solo una possibilità che si verifica solo in talune circostanze.
3. Le frottole sul “signoraggio secondario” e il moltiplicatore monetario
3.1 Introduzione
Un’altra frottola riguarda il signoraggio secondario: si dice che una banca può prestare fino a 50 euro per ogni euro raccolto, lucrando sugli interessi. Creando moneta dal nulla, la banca incasserebbe interessi molto superiori a quelli pagati: i capitali prestati sarebbero di decine di volte superiori a quelli raccolti, mentre un comportamento corretto imporrebbe di non far pagare interessi sul denaro creato dal nulla.
3.2 Il vero volto della riserva frazionaria e del moltiplicatore monetario
Quando una banca raccoglie capitali, deve accantonarne una parte sotto forma di riserva e può prestare il resto. Per esempio, se la banca raccoglie 100 euro, 10 euro diventano riserve (in parte obbligatorie e in parte facoltative). Il resto, 90 euro, può essere prestato. Supponiamo che ciò avvenga: la banca A presta 90 euro a Tizio che li spende. Caio riceve i soldi e li versa nel proprio conto presso la banca B, la quale si comporta come la banca A: il 10% finisce nelle riserve, e presta il resto, 81 euro a Sempronio che li spende. Il processo riprende come illustrato in tabella fino a quando non resta nulla da prestare.
Riassumiamo i vari passaggi in una tabella:

Tabella 1
La tabella ci dice che:
- per ogni banca la raccolta supera gli impieghi. Per la banca A per esempio la raccolta è 100 e gli impieghi 90. La banca B raccoglie 90 e impiega 81. Per ogni 100 euro raccolti la banca non presta (impiega) 5000 euro, vale a dire 50 volte tanto;
- b) per il sistema bancario nel suo complesso la raccolta supera sempre gli impieghi (1000>900);
- c) gli impieghi totali, cioè la somma di tutti gli impieghi di tutto il sistema bancario, è un multiplo del deposito iniziale.
Quest’ultimo punto è interessante: un’iniezione di nuova moneta nell’economia può creare depositi aggiuntivi che sono un multiplo del deposito iniziale. Se il deposito iniziale deriva dalla creazione di moneta da parte della Banca Centrale si parla di moltiplicatore monetario: un euro di deposito si trasforma in diversi euro di credito bancario. E’ bene sottolineare che la riserva si calcola sui depositi, come impone il regolamento della
BCE.
3.3 Moltiplicatore monetario, qualche formula
Il moltiplicatore è dato dal rapporto tra la quantità di moneta e la quantità di base monetaria. In formule: mm = (D + C) /(R + C) dove D sono i depositi, C i depositi del pubblico ed R le riserve delle banche. Dividendo numeratore e denominatore per D, abbiamo: mm = (1 + c) /( r + c) con c = C / D ed r = R / D, entrambi maggiori di zero e inferiori a 1. r è il rapporto riserve/ depositi e c è il rapporto tra le quantità di circolante e di depositi possedute dal pubblico. In virtù del fatto che r e c sono inferiori a 1, il moltiplicatore monetario mm è superiore a 1. Il rapporto tra moneta (M) e base monetaria (BM) è: M = BM x mm. Ciò significa che ogni euro in più di base monetaria, ovvero di moneta creata dalla Banca Centrale, si trasforma in più di un euro di moneta. Il rapporto c = C / D è utile a smentire le frottole sul moltiplicatore della moneta. Infatti ci dice che “il pubblico ha un rapporto desiderato circolante/depositi e le banche hanno un rapporto desiderato riserve/depositi”3. Dunque è irrealistico immaginare, come fanno alcuni e come vedremo tra qualche riga, che le banche prestino denaro ai clienti, ma solo con accrediti in conto corrente.
3.4 Il valore effettivo del moltiplicatore monetario
Il valore effettivo del moltiplicatore monetario non è “costante o perfettamente prevedibile”4. In Italia nel periodo 1958-1983 è variato tra 2,8 e 4,8, ad ulteriore conferma che la singola banca non presta 50 euro per ogni euro raccolto.
3.5 L’errore della moltiplicazione degli impieghi
C’è chi ignora tutto questo e propone una ricostruzione alternativa ma errata. La singola banca, raccolti 100 euro in contanti e trattenuto il 2%, ne presta 98 accreditandoli su un conto corrente. E, si dice, siccome in cassa restano 98 euro, su questi si calcolano le riserve (chissà perché? le riserve si calcolano sui depositi) e si presta il resto (96,04 euro), sempre con accredito bancario. E così via fino a quando la cifra da prestare diventa zero, come riassunto nella tabella che descrive quello che accade all’interno di una singola banca.

3.6 Conseguenze (paradossali) dell’errore
L’errore che permette di dire che la singola banca presterebbe complessivamente 5000 euro a fronte di un deposito iniziale di 100 euro, ovvero 50 volte i 100 euro raccolti all’inizio, è banale: si calcolano le riserve sui soldi in cassa invece che sui depositi. Inoltre si fa l’ipotesi irrealistica che la banca presti soldi solo sotto forma di accredito in conto corrente, senza sborsare contanti, mentre nella realtà una parte è prelevata in contanti.
Se una banca potesse prestare 50 euro per ogni euro raccolto, il credito bancario sarebbe quasi infinito, l’abbondanza di moneta renderebbe inutile la Banca Centrale e gli impieghi delle banche dovrebbero superare, e di molto, la raccolta. E’ possibile? Basta leggere il bilancio di una banca per capire che non è così. Se potesse prestare 50 volte i capitali raccolti, la banca non chiuderebbe mai un bilancio in perdita. Gli interessi attivi supererebbero di almeno 50 volte gli interessi passivi, pagati alla clientela e i clienti non ritirerebbero mai i capitali temendo l’insolvenza della banca. Per 100 euro depositati, le riserve ammonterebbero a 100 euro. Se il creditore della banca, correntista o obbligazionista, vuole indietro i suoi soldi, la banca glieli restituisce, continuando a incassare gli interessi su 5000 prestati. Soldi che non dovrebbe restituire a nessuno. Come insegnano le vicende dell’autunno 2008, quando molte banche sono fallite e altre hanno richiesto ricapitalizzazioni, nella realtà nulla di ciò accade.
3.7 La frottola della riserva al 100%
Chi non comprende come funziona il meccanismo del moltiplicatore monetario, pensa di aumentare la percentuale di riserva obbligatoria o di portarla al 100%. Il moltiplicatore monetario: mm = 1 + c / r + c, con r, c compresi tra 0 e 1, dice che un aumento della percentuale di riserva r fa diminuire il moltiplicatore e quindi il credito bancario, a parità di base monetaria. Per mantenere costante il credito, che alimenta produzioni e consumi, la Banca Centrale dovrebbe emettere più moneta, con la conseguenza di aumentare il signoraggio della Banca Centrale. C’è poi la sconcertante idea di elevare la riserva obbligatoria al 100%. In pratica quando la banca raccoglie un euro dovrebbe destinarlo alle riserve. Cosa potrebbe prestare? Assolutamente nulla, salvo i capitali propri. Non avrebbe alcun senso immaginare l’esistenza di una banca che raccoglie i risparmi e li presta.
4. La frottola della moneta che genera (o non genera) debito pubblico
4.1 Introduzione
Un’altra frottola dice che l’emissione di moneta causa il debito pubblico e suggerisce che se si limitasse o se si impedisse l’emissione di moneta anche il debito pubblico non aumenterebbe o addirittura scomparirebbe. E vero? Prima di rispondere alla domanda occorre fare una premessa. Dire che l’emissione di moneta è la causa del debito pubblico significa affermare che quando la Banca Centrale decide di emettere moneta, si ha come conseguenza l’aumento del debito pubblico e che se la Banca non emettesse moneta il debito non aumenterebbe. Cosa diversa è la correlazione tra quantità di moneta e debito pubblico. Osservare che moneta e debito pubblico aumentano di pari passo (o diminuiscono) non dimostra che una sia causa dell’altra. Occorre una buona teoria che spieghi qual è la causa e quale l’effetto e dati empirici che confermino la teoria. E né l’una né gli altri confermano che l’aumento della quantità di moneta causa un aumento del debito pubblico.
4.2 Perché lo Stato si indebita
Lo Stato, quando spende più delle imposte che incassa, si indebita verso soggetti economici (banche, cittadini, soggetti esteri) che gli prestano capitali ricevendo in cambio titoli di stato (BOT, CCT, BTP ecc.) rappresentativi del debito. La Banca Centrale, che invece è un organismo indipendente non può comprare titoli di Stato al momento dell’emissione. Glielo vieta l’art. 105 del Trattato UE. Affinché l’emissione di moneta causi il debito pubblico la Banca Centrale dovrebbe imporre allo Stato un peggioramento dei conti. Aumenterebbe l’emissione di titoli di Stato che, ceduti ai risparmiatori, sarebbero poi acquistati dalla Banca Centrale, che potrebbe quindi emettere moneta. Il sistema politico sarebbe felice di aumentare le spese e diminuire le imposte per volere della Banca Centrale. Di solito succede il contrario: la Banca Centrale chiede allo Stato di
contenere i deficit ben sapendo che una maggiore emissione di titoli significa tassi di interesse più elevati e maggiore rischio di insolvenza.
4.3 Cosa dicono i dati
I dati ci offrono un caso che non lascia dubbi. Attorno al 2000 il debito pubblico è diminuito di oltre il 10% , mentre nel frattempo (dicembre 1997 – dicembre 2001) la moneta (aggregato M1) è aumentata di quasi il 10%. Se l’emissione di moneta causasse un aumento del debito pubblico entrambe sarebbero aumentate o diminuite. La FED ha emesso moneta anche mentre il debito pubblico calava, a conferma che emissione di moneta e debito sono indipendenti come ha spiegato Franco Modigliani: “Non esiste alcuna connessione automatica tra l’esistenza di un disavanzo e la creazione di offerta monetaria”. E non è neppure necessario che la Banca Centrale compri titoli di stato. Ce lo ha raccontato ad esempio Alan Greenspan. Di fronte a consistenti surplus del bilancio USA e alla diminuzione del debito pubblico USA, la FED si è chiesta quali titoli comprare per emettere moneta. Un pool di esperti ha spiegato che “la Federal Reserve avrebbe dovuto imparare ad amministrare un complesso portafoglio fatto di obbligazioni comunali, obbligazioni estere, titoli garantiti da ipoteca, crediti federali alle banche e altri strumenti di credito”. Amato invece ricorda che la Banca d’Inghilterra all’inizio emette banconote “anche attraverso lo sconto degli effetti commerciali”. Nel XIX secolo le banche di emissione del Granducato di Toscana sono chiamate anche banche di sconto: emettono moneta scontando ad esempio cambiali. Nel marzo 2009 è apparsa la notizia che la FED ha intenzione di comprare titoli del debito pubblico americano per 300 milioni. Ancora una volta è bene non confondere causa ed effetto. La Banca Centrale emette moneta per affrontare i problemi di liquidità del sistema bancario, e questa emissione è indipendente da ciò che decide il ministero del Tesoro americano, che a sua volta interviene pesantemente per affrontare la crisi e si ritrova, per questa ragione, a emettere una grande quantità di titoli.
Per evitare difficoltà per lo Stato, impegnato in ingenti emissioni, la FED ha deciso di acquistarne una parte. L’acquisto è dunque successivo e conseguente all’emissione dei titoli, che non sono emessi allo scopo di consentire alla Banca Centrale di emettere moneta.
4.4 Le frottole sulla moneta del Guernsey
Chi racconta la frottola della moneta-debito, dice che esiste una moneta priva di debito, la sterlina delle isole del Guernsey. Nelle isole del Guersney, nel canale della Manica, all’inizio del XIX secolo, mancavano i
capitali e servivano opere pubbliche. Il Governatore decide di stampare moneta, tutelandosi in vario modo contro il rischio di un aumento dei prezzi, ovvero decidendo che, se fosse stato necessario, avrebbe introdotto imposte e diminuito la quantità di moneta. L’abbondanza di risorse inutilizzate invece ha garantito la costruzione delle opere pubbliche e una discreta crescita in assenza di incrementi dell’inflazione. Oggi la sterlina delle Isole è una moneta identica a qualsiasi altra moneta, ma la leggenda continua e c’è chi sostiene che nelle isole del Guernsey si stampa moneta liberamente e per questo non esisterebbe debito pubblico né imposte. L’ufficio studi del governo locale risponde con quattro documenti che smentiscono le leggende sul Guernsey. La stampa di moneta per finanziare la spesa pubblica è avvenuta solo per pochi anni all’inizio del XIX secolo e le isole oggi emettono moneta e hanno una imposizione fiscale come tutti gli Stati moderni.
5.La frottola della moneta-debito
5.1 Introduzione
Un’altra frottola consiste nel chiamare moneta-debito le banconote e la moneta in senso lato. Si dice che l’emissione di moneta comporterebbe il sorgere di un debito che si trasferirebbe con la moneta: chi ha in tasca una banconota da 20 € sarebbe un debitore.
5.2 Si può pagare un debito con un debito?
Se la moneta comportasse un debito per il possessore, chi mai la vorrebbe? incassando 20 € ci si accollerebbe un debito di 20 €. E siccome per il “creditore non è indifferente avere come debitore una persona invece di un’altra perché un può essere in grado di pagare e l’altra no … la costituzione del debitore non è possibile senza il consenso del creditore”. Dunque se il possesso di una banconota comportasse un debito, potrebbe passare di mano solo con il consenso del creditore, rendendo impossibili i pagamenti. Il codice civile, all’articolo 1277 spiega inoltre che la moneta estingue il debito: “i debiti si estinguono con moneta avente corso legale”, ulteriore conferma che non c’è alcun debito. La moneta invece è una passività della Banca Centrale e un’attività per chi la possiede.
Vediamo perché.
5.3 Cosa succede quando la Banca Centrale emette moneta?
La Banca Centrale emette moneta acquistando ad esempio titoli di stato da una banca ordinaria, la banca X, che li possiede direttamente o per conto della clientela. La banca X ha un conto presso la Banca Centrale sul quale riceve l’importo della compravendita. La scrittura contabile che ne deriva è, per la Banca Centrale: [a] titoli di stato @ conto della banca X presso la Banca Centrale …..
Sorge un credito della Banca Centrale sotto forma di titoli di stato e al contempo un debito verso la banca X. La banca X può usare la somma accreditata per pagare altre banche, per soddisfare l’obbligo di riserva o per ottenere contanti. Il debito della Banca Centrale verso la banca X è un debito a vista: la banca X può, come un normale correntista di una banca qualsiasi, prelevare contanti. Quando succede, la scrittura contabile della Banca Centrale è la seguente:
[b] conto della Banca X presso la Banca Centrale @ banconote in circolazione …. E dunque la voce banconote in circolazione si trova nel passivo dello stato patrimoniale della Banca Centrale.
Dal punto di vista della banca X la cessione dei titoli comporta la seguente scrittura contabile:
[c] conto presso la Banca Centrale @ titoli di stato …. scrittura che è l’inverso della [a], come è logico che sia. La moneta è una passività per la Banca Centrale e, in quanto tale, non può essere una passività anche per chi la possiede.
Arcelli che è stato a lungo il più importante esperto di economia monetaria in Italia, ha scritto: “la moneta emessa dalla Banca Centrale è definita base monetaria o moneta ad alto potenziale ed è costituita dai debiti a vista della Banca d’Italia, che comprendono le banconote e i depositi del pubblico e delle aziende di credito presso l’istituto di emissione, e dai debiti a vista del Tesoro che comprendono le monete metalliche coniate dalla
Zecca”. In quanto passività, la moneta è registrata in avere di un conto dello stato patrimoniale. La contropartita invece è registrata in dare, e ciò esclude che si tratti di un ricavo, che non si registra in dare: siamo di fronte ad un’ulteriore conferma che la Banca Centrale non vende banconote.
5.4 Cosa succede alla moneta quando scadono i titoli?
Cosa succede quando i titoli scadono o quando scade il prestito pronti contro termine concesso dalla Banca Centrale? Quando la Banca compra i titoli accredita alla banca X il relativo importo. Quando li vende
addebita alla banca l’importo della vendita e incassa gli interessi. Come è stata creata con una scrittura contabile, così la moneta è distrutta con un’altra scrittura contabile. Virtualmente perché la creazione di moneta non avviene con la stampa di banconote, ma con registrazioni contabili. La storia non finisce qui. Infatti dobbiamo ricordare l’obiettivo iniziale della Banca Centrale: aumentare la quantità di moneta. A ciò serve l’acquisto di titoli. Dunque una volta scaduti i titoli, la Banca deve emettere altra moneta, se vuole che l’offerta rimanga ai livelli desiderati.
5.5 E cosa succede alle banconote?
L’acquisto dei titoli avviene con un accredito su un conto corrente della banca X, dal quale la banca può prelevare contanti. Alla Banca Centrale basta produrre banconote in quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di contanti delle banche ordinarie. Le banconote fluiscono nelle tasche dei cittadini per rientrare in banca con gli incassi degli esercizi commerciali. Le banconote usurate sono cedute poi alla Banca Centrale che le distrugge e le rimpiazza con banconote nuove. Di solito l’economia cresce e con essa la domanda banconote. Non occorre distruggere banconote, se non per eliminare quelle usurate.
5.6 In conclusione un’altra frottola
Le registrazioni contabili smentiscono un’altra frottola, che dice che è errato registrare la moneta nelle passività della Banca Centrale perché non più convertibile in oro. Si sostiene che quando le banche ricevevano oro in deposito emettevano banconote attestanti il debito verso il depositario. Cessata la convertibilità della moneta in oro, non ci sarebbe più ragione di registrare le banconote tra le passività. Le registrazioni contabili prima illustrate non richiedono una contropartita in oro e dimostrano che le banconote si registrano in avere di un conto dello stato patrimoniale. Anche se non esiste più il debito a fronte del deposito in oro, non significa che cambino le regole della contabilità, inventate da un amico di Leonardo da Vinci, Luca Pacioli.
6. La frottola della moneta convertibile in oro
6.1 Introduzione
Chi dice che le banconote sono pezzi di carta privi di valore, lascia credere che in passato le monete in circolazione fossero fatte di metallo prezioso o comunque fossero convertibili in metallo prezioso. E’ vero?
6.2 Le banconote in passato erano convertibili in oro?
Sulle vecchie banconote in lire c’era scritto: “pagabile a vista al portatore”: una scritta di fatto inutile, che ricordava “una convertibilità ormai tramontata”. Chi possedeva una banconota poteva convertirla soltanto in altre banconote di taglio diverso, non in oro o altri metalli preziosi. Samuelson racconta il tentativo di un signore, che aveva letto su una banconota da 20 $: “Redimibile in moneta legale presso il Tesoro degli Stati Uniti o qualsiasi banca della Riserva Federale”, di farsela convertire. La richiesta è stata respinta perché “dal 1934 ha smesso di avere significato la vecchia distinzione tra “moneta legale” e altri tipi di moneta”. Nel 1934 infatti il Gold Reserve Act ha nazionalizzato l’oro monetario “conferendo al Tesoro in esclusiva l’autorità di possedere, acquistare e vendere oro” e vietando il possesso individuale di oro e certificati aurei togliendo “per sempre ai cittadini impegnati nel commercio interno il privilegio di convertire la valuta in oro (o in argento)”. Quando sono entrati in vigore gli accordi di Bretton Woods, era consentito solo alle istituzioni ufficiali finanziarie di governi stranieri convertire il dollaro in lingotti d’oro. Anche nei secoli passati la convertibilità è stata di fatto assente o limitata. Le banche sono nate come business collaterale degli orafi. Possedevano casseforti dove custodivano i metalli preziosi propri e della clientela. Quando si resero conto che i clienti depositavano e ritiravano il metallo prezioso, ma mai tutto, e che una certa quantità restava sempre in custodia, i banchieri-orafi (noti a Londra come goldsmith bankers) decisero di prestarne una parte. Al momento del deposito consegnavano ai clienti ricevute di deposito che presto iniziarono a circolare come mezzi di pagamento poiché: davano diritto a ritirare una certa quantità di metallo con la conseguenza che dopo pochi anni dalla nascita “i depositi e i biglietti di banca eccedevano il valore del metallo su cui erano basati”. Dunque la convertibilità, che peraltro era limitata solo alla moneta emessa dalla Banca Centrale, detta base monetaria, è sempre stata parziale. Lo testimonia anche la legge bancaria italiana del 1893, articolo 6, che dice: la “riserva degli istituti di emissione dovrà essere portata, entro un anno, al 40% della circolazione”. Nel 1893 in Italia le banconote non erano pienamente convertibili in oro, come già due secoli prima in Inghilterra, dove
che “la copertura delle banconote non è mai garantita in metallo… che dal marzo del 1696 all’agosto del 1710 …oscilla fra un massimo del 47,3% e un minimo del 2,7%”. In conclusione non abbiamo evidenze che la moneta in passato fosse interamente convertibile in metallo prezioso.
6.3 L’oro come mezzo di pagamento
Eppure qualcuno lascia credere che le sarebbe meglio tornare al passato, quando le monete erano, sia pur parzialmente convertibili in metallo prezioso. Abbiamo visto al punto precedente che la convertibilità nella realtà non esisteva. Ma se fosse davvero esistita, forse avrebbe reso migliori le monete in oro rispetto alle monete cartacee odierne? In realtà no, perché le monete d’oro possono essere rubate, tosate, falsificate. La tosatura
era presente già ai tempi degli antichi romani. Si sottraeva, grattando o tagliando le monete, un po’ di metallo prezioso, rendendo il valore intrinseco inferiore a quello dichiarato. Chi usava le monete in oro non era dunque sicuro del contenuto, che variava da moneta a moneta e spesso rifiutava le monete peggiori, come ci ricorda la legge di Gresham. La qualità principale delle “monete che giocarono il ruolo di monete internazionali” era “la stabilità dell’intrinseco”, grazie alla quale “per secoli non sgarrarono di un’unghia e per questa ragione erano dovunque accettate e dunque ricercate”. L’oro poi era scarso e la scarsità dell’oro (e del metallo prezioso in genere) se da un lato è la ragione per cui s’è usato come strumento di pagamento, perché la scarsità garantisce la “stabilità nel tempo del potere d’acquisto in esso incorporato”, dall’altro ha aperto la strada all’uso di monete non convertibili, dalle cambiali alle note dei goldsmith londinesi fino ad arrivare alle banconote. Fino alla decisione di Nixon nel 1971 di sospendere la convertibilità del dollaro in lingotto d’oro le banconote restavano, almeno formalmente, convertibili. L’oro svolgeva il ruolo di “strumento di pagamento di ultima istanza”: se il creditore non accettava altro, una volta compensati parzialmente crediti e debiti, il saldo era regolato in metallo prezioso. Un interessante esempio è fornito dalle fiere attive a Lione nel Cinquecento. I mercanti-banchieri fissavano i cambi in modo da non ricorrere all’uso della moneta metallica. Grazie ai cambi variabili e all’uso dell’oro come strumento di pagamento di ultima istanza, la liquidità poteva espandersi a prescindere dalla disponibilità di metallo prezioso con la conseguenza che “il sistema delle fiere di Lione .. ha potuto sostenere finanziariamente lo sviluppo del commercio europeo senza essere in alcun modo vincolato dalla disponibilità di metallo prezioso”.
6.4 L’illusione di limitare la quantità di moneta
Se il metallo prezioso era insufficiente nel Cinquecento e rischiava di vincolare la crescita del commercio, come immaginare oggi, che le attività economiche sono molto più sviluppate di tornare a usare monete convertibili in metallo prezioso? Eppure c’è chi lo fa, forse con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Banche Centrali. Tuttavia è una proposta senza senso. Sappiamo che l’oro e i metalli preziosi in genere sono disponibili in quantità limitata: se le emissioni di moneta fossero legate alla disponibilità di metallo prezioso le conseguenze negative sarebbero più di una. Il metallo prezioso ha un costo elevato e, ogni volta che si aumentasse la quantità di moneta, gli Stati dovrebbero procurarsi nuovo metallo prezioso. Ammesso che fosse disponibile, il costo sarebbe elevato. Poi l’esperienza insegna che la scarsità dei metalli provocava una cronica tendenza alla diminuzione dei prezzi, nota come deflazione. La diminuzione dei prezzi può sembrare un fatto positivo, ma non è così, perché quando gli operatori economici si aspettano che i prezzi scendano rinviano le decisioni d’acquisto. Gli acquisti diminuiscono e con essi la produzione e l’occupazione. A farne le spese storicamente sono state le classi sociali più umili, come racconta Eichengreen in La globalizzazione del capitale. Con la nascita di sindacati e l’estensione del diritto di voto a tutte le classi sociali, si è reso necessario il superamento di un sistema monetario i cui effetti negativi ricadevano sulle spalle dei salariati. Perciò un ritorno al passato non ha senso, salvo che lo scopo sia di realizzare obiettivi politici di stampo ultra-conservatore. Obiettivi forse cari a chi pensa ad un sistema concorrenziale in cui più banche siano libere di emettere moneta (free banking). E’ già successo. Ce lo racconta Allen: “Il concorrente principale del sistema bancario centrale era il sistema bancario libero, che fiorì agli inizi del XIX secolo, quando l’economia improntata al laissez-faire godeva del massimo prestigio. Nei sistemi di attività bancaria libera, le singole banche potevano emettere la propria carta moneta sotto l’unica condizione che ogni banca garantisse convertibilità della stessa in oro o in
argento. Questi liberi sistemi bancari possono funzionare solo in regime monetario aureo o argenteo, poiché esso limita la quantità di carta moneta che verrebbe emessa da una miriade di banche”. Il laissez-faire è passato di moda da decenni, come i sistemi di free banking, il cui limite principale è il rischio che le singole banche emettano troppa moneta. E’ successo in Italia a fine Ottocento. Le banche di emissione, dopo l’Unità d’Italia, erano sei. Una di queste, la Banca Romana, emette banconote ben oltre i limiti consentiti. Lo scandalo che ne derivò fu all’origine della legge bancaria del 1893, che istituiva la Banca d’Italia. Analogamente nel
1913 le insufficienze del sistema di emissione multiplo negli USA lasciano spazio alla creazione di una Banca Centrale.
6.5 Lo strano caso delle banconote incostituzionali
Che non si possa tornare a monete convertibili lo testimoniano le vicende delle banche centrali americane, la First Bank e la Second Bank e dell’emissione di banconote negli USA. La Costituzione americana attribuisce al Parlamento il potere di battere moneta e dice esplicitamente che nessuno degli Stati può consentire che il pagamento dei debiti avvenga in altra forma che mediante monete d’oro e d’argento. Inoltre vieta agli Stati la coniazione di monete, concessa solo al Governo federale, mentre l’emissione di moneta cartacea è vietata agli Stati. Non stabilisce nulla si dice circa i poteri del Governo federale in materia di emissione di banconote. Il silenzio è interpretato come divieto: “le omissioni intendevano rappresentare una proibizione”. L’inflazione registrata dopo l’emissione dei continentals, note di credito di stato, a seguito del rifiuto dei governi coloniali di imporre tributi per riscattarli aveva spinto i delegati alla Convenzione a “chiudere per sempre la porta alla possibilità di emettere moneta cartacea, convinti che questo sarebbe stato nell’interesse di lungo termine del nascente Stato federale”. Tuttavia, come ha osservato Giannini “le esigenze dell’economia spesso portano ad andare al di là della lettera e dello spirito delle norme”. Così Alexander Hamilton, ministro del Tesoro sotto la presidenza Washington, supera il divieto costituzionale e propone di istituire una Banca Centrale, istituita nel 1791. La questione della costituzionalità della banca centrale (e quindi dell’emissione di moneta non metallica) viene in seguito superata quando, nel 1816 il Parlamento istituisce una nuova banca nazionale, nota come Second Bank e poi nel 1828, quando a sollevarla è il presidente Andrew Jackson: le esigenze dell’economia che richiedono un’offerta di moneta flessibile prevalgono sulla regole costituzionali.
6.6 In conclusione: perché si usa una moneta?
Se non possiamo fare riferimento all’oro o ad altri metalli preziosi per considerare accettabile una moneta, è bene chiedersi perché accettiamo di usare l’euro. Usiamo l’euro perché sappiamo che altri accetteranno di essere pagati in euro. Ciascuno di noi è “disposto ad accettare moneta solo se si aspetta che anche gli altri individui facciano altrettanto. La caratteristica dell’accettabilità non è determinata da proprietà fisiche della moneta, ma è una proprietà che la moneta acquisisce come risultato dell’interazione strategica degli individui e delle loro congetture”. Poco importa allora che la moneta in senso lato sia una moneta composta da metalli preziosi oppure da una banconota, o poco importa se il pagamento avviene tramite un bonifico bancario: quel che importa è se possiamo usare o no i soldi che riceviamo e se, eventualmente, tali soldi perdono potere d’acquisto rapidamente, per effetto dell’inflazione. Se riteniamo che qualcuno li accetterà, anche noi li accettiamo. Ciò richiede istituzioni e regole, perché la moneta “ha bisogno di fiducia nel suo potere d’acquisto futuro, nella persistenza della convenzione in virtù della quale il passaggio di mano di moneta esaurisce l’atto di pagamento”. Tra le regole c’è ovviamente anche quella che ci impone di accettare in pagamento la
moneta legale in vigore nel nostro stato; ieri la lira e oggi l’euro.
7. Le frottole sulla Banca d’Italia
7.1 La Banca d’Italia non è una società per azioni
Un’ulteriore frottola riguarda la Banca d’Italia, considerata una società per azioni (spa) in virtù del possesso da parte di banche italiane e straniere delle quote del capitale. La Banca è un istituto di diritto pubblico, come spiegano la legge bancaria del 1936 e dalla legge 262 del 2005 (legge sul risparmio), articolo 19 comma 2 e lo Statuto della Banca (articoli 1, 3, 5, 18, 20, 31 e 42) che invece non parla mai di società per azioni o di altro genere di società prevista dal codice civile. Le sezioni unite della Corte di Cassazione2 hanno ribadito che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato … bensì un istituto di diritto pubblico, secondo l’espressa indicazione dell’art. 20 del r.d. 12 marzo 1936, n. 375 (di recente ribadita anche dall’art. 19, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262)”. In una normale società per azioni, il proprietario può cedere liberamente le azioni. Non succede nel caso della Banca: i partecipanti al capitale possono cedere le quote di partecipazione (art. 3) solo “su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore”.
Si potrebbe obiettare che è una spa perché agisce come una spa. Ma una spa funziona secondo le regole previste dal codice civile che ad esempio agli articoli 2325, 2346 e seguenti parla di azioni (art.:“Le quote di partecipazione dei soci -di una spa- sono rappresentate da azioni”). Ma la Banca d’Italia non ha azioni! L’articolo 2364 dice che l’assemblea dei soci di una s.p.a. nomina gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale. La Banca d’Italia non ha un’assemblea dei soci, ma dei partecipanti, che non ha nominato il governatore Draghi né in base all’articolo 2383 del codice civile ha potuto revocare il mandato al governatore Fazio. Che la nomina e la revoca del Governatore non risponda alle regole valide per qualsiasi s.p.a. lo testimonia anche la legge 262 del 2005 che richiede (art.19 comma
che occorre un decreto del Presidente della Repubblica. In conclusione, la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico e non una spa, di cui non possiede alcuna caratteristica.
7.2 La frottola dei soci occulti della Banca d’Italia
Un’altra frottola afferma che solo dal 2005 si conoscono i partecipanti al capitale della Banca d’Italia. Basterebbe cercare i bilanci delle banche disponibili on line per capire che si tratta di una frottola. Nel bilancio della Cassa di Risparmio di San Miniato del 2001 è iscritto lo 0,2173% del capitale della Banca d’Italia per un valore nominale di 652.000 lire. Biverbanca possiede 6300 quote, corrispondenti al 2,1% del capitale. Il Banco di Sicilia nel 2001 aveva quote corrispondenti al 6,343% del capitale di Bankitalia. Il Monte dei Paschi di Siena nel bilancio 2002 risulta avere 7500 quote.
7.3 Banca Centrale, conflitto di interessi e proprietà delle banche
I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non possiedono reali poteri di nomina o revoca degli amministratori, non possono cedere le quote della Banca liberamente. E’ la regola: nel 1926 J.M.Keynes ha scritto a proposito della Banca d’Inghilterra che è un “caso di istituzione che teoricamente è di proprietà assoluta di alcune persone private” e che “non vi è classe di persone nel Regno quanto i suoi azionisti cui il governatore della
Banca d’Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica”. E’ perciò difficile immaginare un conflitto di interessi tra una Banca e i suoi azionisti privi di potere nella Banca. Ma chi sono i proprietari delle banche? In molti casi i principali azionisti dei gruppi bancari italiani sono fondazioni bancarie, i cui consigli di amministrazione sono nominati dagli enti locali e organizzazioni professionali. Dunque se applicassimo rigorosamente la logica di chi dice che la Banca d’Italia è una spa, dovremmo concludere che le banche non sono private. Ma se le banche non sono private, perché i principali e più influenti azionisti non sono privati, come può la Banca d’Italia essere una banca privata?
7.4 All’estero: le banche che la FED non controlla
Un libro di Paul Krugman offre un dato ulteriore: negli USA ci sono banche fuori dal controllo della Banca Centrale, la FED. Si tratta di istituzioni definite banche di fatto, banche-ombra o sistema bancario parallelo, i cui asset, ha spiegato l’attuale segretario al Tesoro americano Geithner sono “collocati al di fuori del sistema bancario tradizionale”. Una smentita della frottola secondo cui le Banche Centrali sono estremamente potenti e in perenne conflitto di interessi. Per finire si deve notare che la Deutsche Bundesbank è una persona giuridica federale di diritto pubblico il cui capitale è posseduto dalla Repubblica. In Francia è una istituzione il cui capitale è posseduto dallo Stato. Nel Regno Unito la legge 14 febbraio 1946 trasferisce l’intero capitale al Tesoro indennizzando i possessori di capitale. Da allora la Banca non versa più dividendi ma versa al Tesoro, due volte l’anno, una certa quota degli utili.
8. Le frottole sulla sentenza del giudice di pace di Lecce.
Nel 2005 un cittadino ha chiesto al giudice di pace di Lecce di dichiarare “che la proprietà della moneta è della collettività e inoltre che il debito pubblico non esiste, poiché va considerato credito pubblico”. E’ una richiesta paradossale: se il debito pubblico fosse un credito, chi possiede BOT e CCT sarebbe un debitore, costretto a pagare il debito invece di ricevere indietro il capitale prestato al debitore, lo Stato, alla scadenza dei titoli. Il giudice di pace di Lecce, che a differenza di molti colleghi non ha respinto la domanda, ha condannato la Banca d’Italia a pagare 87 euro, l’ammontare del signoraggio in teoria sottratta ad ogni italiano.
Poi la palla (è il caso di dirlo) è passata alla Corte di Cassazione. Il signore che aveva fatto causa alla Banca d’Italia e alla BCE stranamente non s’è presentato a sostenere le sue ragioni e la Corte naturalmente ha cassato la sentenza del giudice pugliese. Dopo la prima sentenza uno studio legale1 ha commentato la decisione del giudice di pace, commento disponibile on line, che smaschera alcune frottole sull’argomento. Le motivazioni, si spiega, “appaiono estremamente labili e… destinate a soccombere in Cassazione”. “Il ricorso al giudice di pace appare una specie di scorciatoia per… ottenere sentenze-pilota a supporto delle proprie altisonanti teorie”
“La domanda di accertare a chi appartiene la moneta appare un quesito filosofico”. La vicenda appare ridicola e chi scrive si sente “in dovere di precisare che quanto sopra risulta interamente da una sentenza della Repubblica, e stiamo commentando una causa vera, e non una poesia di Trilussa. “E’ interessante notare che il consulente tecnico del giudice considera il signoraggio pari agli utili risultanti nel bilancio della Banca d’Italia: “il perito d’ufficio ha determinato l’importo di 87 euro: risulta che lo stesso si sia limitato ad estrapolare dai bilanci della Banca d’Italia dal 1996 al 2003 (chissà poi perché solo quelli) l’utile d’esercizio”. Dunque la sentenza del giudice di Lecce oltre a non avere alcun effetto giuridico, smentisce la definizione errata di signoraggio perché riconduce il signoraggio all’utile di esercizio indicato nei bilanci ufficiali della Banca.
9. L’illusione delle citazioni eccellenti
Per sostenere le proprie teorie complottiste, alcuni citano le frasi sul sistema bancario e l’emissione di moneta di personaggi famosi, come il costruttore di automobili Henry Ford.
Sono frasi significative?
No, sono solo frasi cui può credere solo chi conosce poco e male l’economia. Le citazioni ignorano gli economisti esperti in economia monetaria. Poi ingannano il lettore, lasciando credere che affermazioni fatte da non esperti decenni fa siano sempre vere, mentre l’economia è una disciplina in continua evoluzione e le certezze del passato lasciano a nuove convinzioni. Non mancano gli esempi. Giannini scrivendo del gold standard osserva che “alla fine dell’Ottocento non vi era alcuna teoria che collegasse l’andamento della politica monetaria con la crescita e più in generale con lo stato dell’economia. Lo stesso concetto di disoccupazione era poco noto, non vi erano statistiche sistematiche sul fenomento”
1. Un altro esempio è offerto da Krugman che osserva che “oggi praticamente tutti gli economisti … concordano sul fatto che la Grande Depressione fu causata da un’improvvisa caduta della domanda…ma all’epoca questo non era assolutamente il pensiero della maggioranza”
2. La stessa creazione di banche di emissione uniche (le Banche Centrali) è l’effetto di un graduale processo di apprendimento del “meccanismo dei mezzi monetari”: la teoria e la pratica del central banking si sono dunque evolute e le i giudizi oltre che autorevoli devono essere aggiornati alla luce dei nuovi sviluppi teorici e pratici. Difficile dunque attribuire credibilità in tema di moneta a persone vissute molti decenni fa e privi di conoscenze in materia. Ma anche famosi economisti, come Luigi Einaudi, non hanno compreso concetti oggi accettati da tutti. Gigliobianco racconta che Einaudi non comprese la “possibilità di un eccesso di risparmio“ prevista da Keynes.
E gli esempi potrebbero continuare.
In conclusione, le teorie economiche si evolvono e smentiscono anche le convinzioni più radicate di autorevoli economisti, suggerendo che chi usa citare frasi di personaggi celebri ma poco competenti in fatto di moneta ha intenzioni poco nobili: inganna gli altri raccontando frottole e magari anche se stesso, evitando di cercare le teorie più aggiornate sull’argomento.
10. Frottole su truffe secolari
10.1 Introduzione
I sostenitori di complotti sul signoraggio sostengono che da oltre 300 anni i banchieri centrali si arricchirebbero alle spalle della popolazione.
E’ una teoria credibile?
10.2 Le truffe hanno le gambe corte
Le truffe, i debiti eccessivi, i prezzi esageratamente alti creano prima o poi situazioni insostenibili: il truffato si accorge di cosa gli sta capitando e si adopera per far valere i propri diritti e bloccare il truffatore, i debiti eccessivi spingono prima o poi il finanziatore a interrompere il flusso di denaro a favore del debitore, beni venduti a un prezzo esagerato spingono altri a vendere lo stesso bene. Non mancano gli esempi. Parmalat per un decennio ha nascosto i propri debiti in crescita vertiginosa, le perdite, gli investimenti sbagliati. Ma non ha potuto evitare di emettere obbligazioni e raccogliere capitali, finché la situazione è diventata insostenibile e la realtà dei debiti ha prevalso sulla contabilità e i crediti fasulli. Lo stesso è accaduto per Enron, la cui parabola fatta di debiti e menzogne per nascondere la reale situazione è durata ancora meno e inoltre per Dynegy, Adelphia, WorldCom. Madoff ha applicato quello che gli americani chiamano Ponzi game e noi piramide: si raccolgono soldi e si pagano interessi con altri soldi raccolti. Fino a quando le perdite sono diventate insostenibili, mostrando la truffa. Di illusioni e crack è piena la storia dell’economia e un libro come Un mondo di bolle, di Edward Chancellor racconta tanti casi di speranze mal riposte e vere e proprie truffe. La
lezione che ci offre è semplice: prima o poi le truffe vengono smascherate e le bolle scoppiano.
Dunque come credere che solo la truffa del signoraggio duri da 300 anni senza aver generato alcun crack?
Dove sono le ipotetiche gigantesche ricchezze accumulate nel corso di 3 secoli dai banchieri centrali?
Come sono stati spesi i tanti soldi del signoraggio finite in poche mani?
10.3 Emettere moneta può non essere conveniente
Emettere moneta non era così conveniente come si vuol far credere: c’è chi ha rinunciato al diritto di emettere moneta. La commissione parlamentare d’inchiesta sul corso forzoso dei biglietti di banca del 1868 scriveva: “La National Provincial Bank of England, … rinunciò essa medesima al diritto di fabbricare biglietti, diritto che pure le dava un beneficio di circa 300.000 lire l’anno; e questo onde poter aprire a Londra un Istituto per le altre sue operazioni bancarie”. La banca aveva emesso 11 milioni di lire circa, sulle quali guadagnava 300.000 lire, vale a dire poco più del 2,5%. Ancora una volta si smentisce la frottola secondo cui le banche di emissione incasserebbero la differenza tra il valore delle banconote e il costo per produrle.
11. La frottola della morte da signoraggio
Un’altra frottola riguarda morti eccellenti. Al signoraggio si attribuisce la morte di Kennedy, Lincoln e Duisenberg, ex governatore della BCE. Quando il ministro Tremonti propone di sostituire le monete da 1 e 2 euro con biglietti da 1 e 2 euro, perché “Alle monete si tende a non dare valore al denaro di carta sì”.
Duisenberg ha risposto: “se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa.”
Tempo dopo Duisenberg, non più governatore, muore in una piscina. Per qualcuno perché ha parlato di signoraggio. Di signoraggio scrivono le Banche Centrali e gli economisti, e nessuno li uccide. Altri vogliono far credere che Duisenberg si riferisse al signoraggio come differenza tra il valore di una moneta e il costo per produrla.
E’ possibile?
Ricordiamo la distinzione fatta dalla Banca del Canada tra il signoraggio delle monete metalliche e il signoraggio delle banconote. Il primo offre 88 centesimi per una moneta da 1 dollaro canadese, il secondo meno di un dollaro per una banconota da 20, ovvero meno di 5 centesimi per ogni dollaro. Se lo Stato rinuncia a emettere una moneta da 1 euro, sostituita da una banconota, rinuncia a guadagnare 88 centesimi. L’emissione della banconota da 1 euro renderebbe pochi centesimi alla Banca Centrale e allo Stato che ne incassa gli utili. Dunque la sostituzione delle monete metalliche con le banconote comporterebbe una perdita, come ha detto Duisenberg. Se invece si usa la definizione errata di signoraggio e si ipotizza che il signoraggio per le monete metalliche e per le banconote siano uguali, la rinuncia a emettere monete metalliche comporterebbe un mancato guadagno per lo Stato pari ai guadagni della Banca Centrale. Guadagni di cui lo Stato può sempre appropriarsi con le imposte sull’emissione e con gli utili versatigli dalla Banca Centrale. Pertanto se si usa la definizione errata di signoraggio, l’avvertimento di Duisenberg appare senza senso. Perché se il suo scopo era fare l’interesse della BCE, avrebbe dovuto evitare di segnalare che la proposta di Tremonti comportava una perdita per lo Stato. Se invece Duisenberg era preoccupato per i conti statali, avrebbe dovuto ricordare a Tremonti come riprendersi il signoraggio. Ed è senza senso anche l’idea che il presidente americano Kennedy possa essere morto a causa di un ordine esecutivo che collegava l’emissione di moneta alle riserve in argento. Non solo chi ha proposto questa bizzarra teoria ha adottato la spiegazione di un periodico religioso, ma poco o nulla sapeva di emissione di moneta negli USA, come vedremo nel paragrafo successivo.
12. Qualche frottola riguardante la finanza islamica e i prestiti a tasso zero
Se la banca (ordinaria) crea moneta dal nulla, pensa qualcuno, perché prestarla senza far pagare alcun tasso di interesse? La banca in realtà presta i soldi che raccoglie e non crea moneta dal nulla. Ma a qualcuno
piace credere che le banche possano prestare denaro senza far pagare alcunché. E si cita il divieto di far pagare interessi ancora in vigore nel mondo islamico. Il Corano, come anche la Bibbia, condanna l’usura e vieta – secondo alcune interpretazioni- qualsiasi prestito che comporti il pagamento di un interesse. Ne parla con dovizia di particolari lo storico Le Goff in La borsa e la vita, che aiuta a farsi un’idea di come la Chiesa abbia condannato l’usura e l’interesse.
Si può immaginare un sistema finanziario senza interesse?
Le banche sono remunerate per i servizi resi, tra i quali quello di intermediare tra chi possiede capitali e chi li prende in prestito. Senza ricavi non potrebbero sopravvivere né pagare i capitali ricevuti dai correntisti. E’ pertanto necessario far pagare chi riceve un prestito. Se una norma religiosa lo vieta, la si può sempre aggirare. Se non si possono riconoscere interessi al correntista, basta attribuirgli una parte dei profitti che la banca realizza con i soldi versati dal correntista. La Modaraba è basata sul concetto di relazione: “da un lato c’è il correntista che deposita una somma e dall’altra c’è la banca islamica che mette esperienza e capacità di gestione. Il risultato è un profitto che può essere diviso tra le due parti”. Il tasso di interesse è applicato, nei secoli passati, anche in occidente, nonostante il divieto religioso, “nascosto da pratiche inutilmente complicate”, per aggirare la norma. “Le cambiali secche -osserva Allen- erano un mezzo, neanche troppo sofisticato, per evitare le leggi sull’usura”.
13. Perché esistono le Banche Centrali?
13.1 Perché nascono le Banche Centrali?
Le Banche Centrali sono nate da esigenze di ordine finanziario. Per raccogliere capitali con cui finanziare la spesa pubblica, gli Stati -sotto forma di repubbliche, come la repubblica di Genova dove è nato il Banco di San Giorgio, considerata la prima Banca Centrale non moderna, o sotto forma di regno- hanno concesso ad alcune banche il diritto di emettere moneta. Le Banche Centrali nascono anche per l’esigenza di regolare un sistema monetario spesso confuso e instabile, che nei momenti di crisi provocava forti turbolenze economiche e per contenere “le fluttuazioni sui mercati valutari esteri”.
13.2 La Banca Centrale crea moneta dal nulla
La Banca Centrale, come sappiamo, emette moneta, per forza di cose inconvertibile: l’oro e i metalli preziosi in genere storicamente sono beni scarsi. La rivoluzione industriale rende indispensabile la creazione di moneta inconvertibile: “l’impennata dello sviluppo economico … ripropose nell’Europa del XIX secolo un problema di scarsità monetaria”
Problema risolto dagli istituti di emissione che diffondendo “diverse forme di moneta cartacea alleviarono la domanda di mezzi di scambio”. Solo in questo modo la Banca Centrale può regolare la base monetaria e i tassi di interesse e indirettamente l’offerta di moneta da parte del sistema bancario.
Perché le Banche Centrali emettono nuova moneta?
Sappiamo che le banche raccolgono risparmio e prestano parte dei capitali raccolti, finanziando produzione, investimenti e consumi. Se la produzione cresce, la domanda di capitali supera la disponibilità di risparmio ovvero l’offerta di capitali da parte delle banche. Può succedere allora che aumenti il tasso di interesse e che una parte della domanda non sia soddisfatta (razionamento del credito) oppure che si aumenti l’offerta di credito, per soddisfare la maggiore domanda. L’aumento dell’offerta può solo aumentare se la Banca Centrale centrale emette nuova moneta. Moneta creata dal nulla. E non può che essere così. Se esistessero capitali
disponibili, non sarebbe necessario creare moneta dal nulla. La moneta creata dalla Banca Centrale si chiama base monetaria. I soldi, ricevuti dalla banca ordinaria che cede alla Banca Centrale i titoli, consentono a questa di aumentare i prestiti grazie al meccanismo del moltiplicatore monetario (si veda il par. 3.2). Il moltiplicatore monetario trasforma un euro di moneta creata dalla Banca Centrale in 3-5 euro di prestiti bancari.
Solo in questo modo l’offerta di moneta può aumentare oltre i limiti rappresentati dalla disponibilità di risparmio. Senza Banca Centrale l’offerta di moneta e di credito sarebbero inferiori e più costosi, soffocando la crescita della produzione, dei consumi e degli investimenti. La Banca Centrale influenza invece i tassi di interesse e la quantità di credito erogato dalle banche. Tali variabili a loro volta influenzano la domanda di beni e servizi ma anche i tassi di cambio e il livello dei prezzi.
13.3 Banca Centrale e sistema dei pagamenti
Un altro ruolo importante, la Banca Centrale lo svolge nel sistema dei pagamenti.
Quando il signor Rossi paga il suo fornitore Bianchi con un assegno emesso sulla banca X, e Bianchi deposita l’assegno presso la banca Y, la preoccupazione di Bianchi è che l’assegno sia coperto. Probabilmente Rossi e Bianchi non sanno che la banca Y che ha ricevuto l’assegno diventa creditrice della banca X per un importo pari al valore dell’assegno. Ogni giorno la banca X e la banca Y fanno i conti dei rispettivi crediti/debiti e chi è in debito deve versare al creditore l’importo del debito sotto forma di capitali detenuti presso la Banca Centrale.
Solo a questo punto il processo di pagamento iniziato con la consegna dell’assegno è completo4. La Banca Centrale ha tra i suoi compiti principali (e meno noti) quello di vigilare sul corretto funzionamento di tali rapporti tra le banche, ovvero sul funzionamento del sistema dei pagamenti, intervenendo in caso di necessità. Se ciò non accadesse, Rossi non si dovrebbe solo preoccupare della solvibilità di Bianchi, ma anche della banche su cui Bianchi ha emesso l’assegno. Se Bianchi avesse il sospetto che la banca di cui Rossi è correntista può non pagare, non accetterebbe l’assegno. Assegno che -è bene notarlo- è moneta diversa dalle banconote emesse dalla Banca Centrale. Si tratta di vera e propria moneta della banca X, convertibile in moneta della banca Y (ovvero in un accredito su un conto presso la banca Y) oppure in banconote, grazie al buon
funzionamento del sistema dei pagamenti.
Articolo di Fotogian
Si ringrazia l’autore della foto: Link
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Mojtaba Dice:
novembre 10th, 2009 at 14:55
“Ho fatto uno studio dettagliato (con i risvolti contabili relativi) su come avviene e, se ti interessa lo potrai trovare sul forum del primit col titolo “la riserva frazionaria”.”
Immagino questo studio dettagliato fatto da chi non sa la differenza tra
voci reddituali e partite finanziarie. Una buffonata
————–
Tu devi essere uno di quei “commercialisti dei miei stivali” che ha imparato la lezioncina a scuola senza entrare nel merito di quel che studiava! Lo studio che ho fatto è on line http://signoraggio.forumfree.net/?t=35198559 Sarebbe troppo lungo postarlo qui e sarebbe anche visualizzato male.
Invece di dire puttanate, studialo, contesta nel merito e poi ne riparliamo. Che buffoni!
“Tu devi essere uno di quei “commercialisti dei miei stivali” che ha imparato la lezioncina a scuola senza entrare nel merito di quel che studiava! ”
Certo tutti deficenti gli altri, meglio tu che non hai la più pallida idea di cosa sia la contabilità, a partire dai movimenti contabili che ti inventi dal nulla, li si che moltiplichi i redditi.
“Invece di dire puttanate, studialo, contesta nel merito e poi ne riparliamo. Che buffoni!”
Contestare nel merito? Con uno che crede che le garanzie vadano apposte nello stato patrimoniale che discussione nel merito occorre fare? Discussione sulle favole?
Tu devi entrare nel merito quando fai le contestazioni! Non basta una frasetta da deficiente. poi vediamo chi la sa di più la contabilità. Specie quella bancaria poi, che tu non sai neanche dove sta di casa! gli ignoranti sparano le frasette da deficienti per screditare!
“Tu devi entrare nel merito quando fai le contestazioni! Non basta una frasetta da deficiente. poi vediamo chi la sa di più la contabilità. Specie quella bancaria poi, che tu non sai neanche dove sta di casa! gli ignoranti sparano le frasette da deficienti per screditare!”
Classica frase da fanatico. Tu non sai nemmeno cos’è la contabilità, una scrittura tipo questa “Crediti verso Banca centrale (Attivo) a Titoli di debito garantiti (passivo) € 100.000″ fa scompisciare dalle risate pure un bambino di prima ragioneria (movimento finanziario in dare e un apparente conto d’ordine in avere roba da matti).
Mojtaba Dice:
novembre 11th, 2009 at 17:41
Tu non sai nemmeno cos’è la contabilità, una scrittura tipo questa “Crediti verso Banca centrale (Attivo) a Titoli di debito garantiti (passivo) € 100.000″ fa scompisciare dalle risate pure un bambino di prima ragioneria (movimento finanziario in dare e un apparente conto d’ordine in avere roba da matti).
———–
Meno male che cominci a entrare nel merito, così mi fai capire la tua ignoranza!
“Un apparente conto d’ordine in passivo”? Quindi, se è “apparente” potrebbe “non” essere un conto d’ordine? Ti contraddici da solo? Da dove riconosci che è un conto d’ordine? Dalla parola “garantiti”? Minchia come sei messo! I titoli di debito di quella voce (se hai letto bene il mio studio…ma dubito che l’hai fatto vista la contestazione) sono cambiali passive. E’ ti risulta che le cambiali vengono messe tra i conti d’ordine? Meno male che ti firmi con un nick altrimenti quanti clienti perderesti con le tue concezioni di contabilità? Le cambiali passive presentate alla banca centrale sono supportate da una garanzia (quella dei clienti) ma sono sempre cambiali e quindi vengono appostate al passivo della Stato Patrimoniale e non dei conti d’ordine. Ma vai a studiarla la contabilità bancaria buffone!
Francesco Fata ha fatto un vero studio dettagliato sulla riserva frazionaria…
“se Tizio versa 1.000 euro nella sua banca, la sua banca tratterrà 20 euro in riserva e presterà 980 euro a Caio. Caio verserà 980 euro in un’altra banca e questa, dopo aver trattenuto 19,60 euro, presterà a Sempronio 961,40 euro. Proseguendo così, si giungerà a prestare 50.000 euro dal deposito di 1.000.”
Poteva essere ancora piu’ dettagliato pero’: la banca iniziale segna che entrano 1000 euro, ne mette 20 in riserva e fino a qui ci siamo, ma quando presta i soldi a Caio segna “uscita 980 euro” questo non lo dici?
quando Caio li porta all’altra banca, l’altra banca segna in “entrata 980 euro”, è difficile da capire?
LA BANCA INIZIALE DIVENTA CREDITRICE DELL’ALTRA BANCA, tutte le banche a fine giornata fanno i conti tra crediti e debiti, conti che sono controllati dalla Banca D’Italia (è la sua funzione). Quindi i soldi non sono creati “dal nulla” come tu dici…eppure siete i PROMOTORI, lo dite sempre che la moneta è un debito, questo ragionamento infatti conferma quello che affermate, quando Caio porta i soldi all’altra banca gli sta portando un debito. I soldi che girano quindi sono sempre quelli del povero Tizio, che infatti se andasse a richiederli subito, dovrebbe aspettare qualche giorno per riaverli perchè sono stati utilizzati, ma la riserva frazionaria non è stata inventata a cazzo, il vantaggio infatti è che se andasse in banca a richiedere un nuovo prestito dovrebbe aspettare molto meno per averlo, rispetto a quando la riserva frazionaria non esisteva. Questo ha portato molta velocita’ nelle operazioni non è un caso che Paul Samuelson c’ha preso un Nobel per averla inventata…è cosi’ difficile da capire? o vuoi farti truffare altri soldi dal Primit prima di capirlo? scegli tu…
Senti Fabio, prima di postare ’ste cose ti invito a leggere per bene il mio studio. La stanza di compensazione l’ho spiegata per bene come funziona. Come? dici che non sei un esperto nè un economista e poi “prontamente” replichi a quello che dico con uno sproloquio senza capo nè coda? Da qui infatti si capisce che non sei esperto nè economista!
Ah! Samuelson avrebbe “inventato” la riserva frazionaria? Tu si che mi fai scompisciare! Quando l’avrebbe inventata? Ai tempi degli orafi e delle note banco lui già era vivente? Minchia come è vecchio!
““Un apparente conto d’ordine in passivo”? Quindi, se è “apparente” potrebbe “non” essere un conto d’ordine? Ti contraddici da solo? Da dove riconosci che è un conto d’ordine? Dalla parola “garantiti”? Minchia come sei messo!”
Presumo dato che scrivi voci che non esistono, la più vicina è titoli di credito in garanzia o in pegno ed è un conto d’ordine, ma come vedi con infermi di mente come te è difficile capire ciò che ti passa per la testa.
“I titoli di debito di quella voce (se hai letto bene il mio studio…ma dubito che l’hai fatto vista la contestazione) sono cambiali passive.”
Le cambiali passive in contabilità hanno la loro voce ovvero “cambiali passive” non si usa la parola titoli con i titoli di credito in senso stretto, la voce titoli in contabilità la si usa per le obbligazioni o meglio per i titoli di stato, “titoli di debito garantiti” invce non vuol dire una sega.
“Le cambiali passive presentate alla banca centrale sono supportate da una garanzia (quella dei clienti) ma sono sempre cambiali e quindi vengono appostate al passivo della Stato Patrimoniale e non dei conti d’ordine. Ma vai a studiarla la contabilità bancaria buffone!”
Non sono cambiali sono finanziamenti della banca centrale. Ovvero conti corrente passivi verso la banca centrale che chiudono il debito verso l’altra banca commerciale quando la banca ha necessità di liquidità, debitii che vanno saldati, nessun reddito o meglio sono costi aggiuntivi dato che l’apertura di credito da parte della banca centrale è classificabile come una richiesta attivata dalle controparti pertanto ha un tasso di interesse (costo per la banca commerciale) superiore al tasso praticato sulle operazioni di rifinanziamento.
“Poteva essere ancora piu’ dettagliato pero’: la banca iniziale segna che entrano 1000 euro, ne mette 20 in riserva e fino a qui ci siamo, ma quando presta i soldi a Caio segna “uscita 980 euro” questo non lo dici?
quando Caio li porta all’altra banca, l’altra banca segna in “entrata 980 euro”, è difficile da capire?”
No Fabio nel mondo bacato di Fata quando Caio paga il fornitore con 980, alla banca rimangono 1000 a riserva e 980 di credito con un debito di soli 1000 dato dai depositi, ovvero ci sono 980 di reddito nascosto. Il mistero dei buffoni.
““Un apparente conto d’ordine in passivo”? Quindi, se è “apparente” potrebbe “non” essere un conto d’ordine? Ti contraddici da solo? Da dove riconosci che è un conto d’ordine? Dalla parola “garantiti”?”
Dato che ti inventi conti inesistenti devo andare per somiglianza, ho preso come similitudine “titoli in garanzia o titoli in pegno” che sono conti d’ordine.
“Minchia come sei messo! I titoli di debito di quella voce (se hai letto bene il mio studio…ma dubito che l’hai fatto vista la contestazione) sono cambiali passive.”
Come sei messo tu, cambiali passive in contabilità ha il suo conto “cambiali passive”. Giuridicamente sono titoli di credito in senso stretto ma come gli assegni in contabilità la loro voce non è mai “titoli” dato che come titoli si intendono o le obbligazioni o meglio i titoli di stato.
Poi titoli di debito garantiti come conto non vuol dire una sega.
“Le cambiali passive presentate alla banca centrale sono supportate da una garanzia (quella dei clienti) ma sono sempre cambiali e quindi vengono appostate al passivo della Stato Patrimoniale e non dei conti d’ordine. Ma vai a studiarla la contabilità bancaria buffone!”
Ma quali cambiali? Si tratta di un finanziamento della banca centrale nei confronti della banca commerciale. Ovvero viene chiuso il debito della banca A nei confronti della banca B e viene aperto il debito della banca A verso la banca centrale a seconda dell’ammontare del finanziamento per le liquidità di cassa.
C.V.D.
I “commercialisti dei miei stivali” studiano la lezioncina a memoria a scuola e poi…sono scandalizzati da un nome leggermente diverso di un conto di bilancio rispetto a come se lo immaginavano!
Come quei bambini che ti dicono “papà, questa e una mela, vero?” …”no, assomiglia ma e una pesca!” ….”nooooo, papà ….è una melaaaa!”….”vabbè…è una mela!”
Allora ecco papà che vi imbocca:
andate al cap. 6.2.2 del regol.di attuazione delle politiche monetaria dell’area auro (mo’ vi do un’altro link che sennò non lo ritrovate) http://www.ecb.int/pub/pdf/other/gendoc2008it.pdf
alla pagina 40 (quaranta mi raccomando) al paragrafo “STRUMENTI DI DEBITO NON NEGOZIABILI GARANTITI DA MUTUI IPOTECARI” al sottoparagrafo “Tipo di attività” si legge : Deve essere uno strumento di debito (cambiale o paghero cambiario) garantito da un insieme di mutui ipotecari su immobili residenziali…..”
Quindi caro Mojtaba dei miei stivali te lo dico ancora una volta:
SONO CAMBIALI PASSIVE e vanno nel passivo dello Stato Patrimoniale.
Chiamali come vuoi ma tant’è
Mo’ vi ho dato la pappa pronta, ma se non cominciate a svegliarvi!
Avete finito di ingoiare il primo cucchiaio?
Bene! Andiamo col secondo:
In un bilancio non potrete MAI riuscire a vedere tutto quello che c’è da vedere riguardo alle operazioni societarie e come sono state contabilizzate. Per capire dovete “ragionare”. Lo so che è difficile per voi ma ci dovete provare!
Se in un bilancio bancario non trovate la voce “cambiali passive” non vuol dire che non vengono emesse (con la sottostante garenzia dei clienti) e cedute alla B.C. a fronte di un rifinanziamento.
Vuol dire che vengono emesse ma vengono chiamate in bilancio con un nome diverso! I titoli di cui parlo (che sono in sostanza cambiali passive lo ripeto) vengono nel gergo chiamate MBS (Mortgage Backed Securities) la cui definizione è “Titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari. Essi derivano da un processo di securization, processo che trasforma i debiti ipotecari in titoli negoziabili sui mercati”.
Se poi, un regolamento della BCE mi dice che l’unico criterio di “idoneità” accettato in queste operazioni è una cambiale o pagherò cambiario garantito, non posso che dedurre che questi rifinanziamenti vengono effettuati grazie a cambiali garantite…ma garantite da cosa? Dalla banca col proprio capitale? Manco per niente….garantite dai clienti stessi! In sostanza il cliente cede la propria casa (che è “denaro” sotto forma di mattone (mettiamola così) e riceve in cambio cosa? bit di un computer “creati dal nulla” in questo caso dalla banca centrale che li trasferisce alla banca commerciale che li trasferisce al cliente. Altro che intermediazione bancaria!
“andate al cap. 6.2.2 del regol.di attuazione delle politiche monetaria dell’area auro (mo’ vi do un’altro link che sennò non lo ritrovate) http://www.ecb.int/pub/pdf/other/gendoc2008it.pdf
alla pagina 40 (quaranta mi raccomando) al paragrafo “STRUMENTI DI DEBITO NON NEGOZIABILI GARANTITI DA MUTUI IPOTECARI” al sottoparagrafo “Tipo di attività” si legge : Deve essere uno strumento di debito (cambiale o paghero cambiario) garantito da un insieme di mutui ipotecari su immobili residenziali…..””
Si hai ragione per questo tipo di operazioni che comprendono come garanzia i mutui riconoscono solo le cambiali. Poco cambia è un debito della banca A verso la banca centrale compensato dalla cancellazione del debito verso la banca B.
“Manco per niente….garantite dai clienti stessi! In sostanza il cliente cede la propria casa (che è “denaro” sotto forma di mattone (mettiamola così) e riceve in cambio cosa? bit di un computer “creati dal nulla” in questo caso dalla banca centrale che li trasferisce alla banca commerciale che li trasferisce al cliente. Altro che intermediazione bancaria!”
Il cliente non cede proprio un cavolo, anzi acquista una casa che senza i bit come li chiami tu non potrebbe comprare.
Secondo se a tuo avviso per ogni mutuo la banca chiede i soldi alla banca centrale allora nei bilanci bancari sul bilancio nelle passività per ogni euro di deposito dei correntisti avremmo 100 di esposizione nei confronti della banca centrale, in realtà l’esposizione verso la banca centrale è minima paragonata ai depositi.
Questo vuol dire che gli scoperti verso la BC sono limitati e come dice il regolamento che tu stesso hai linkato vanno saldati il giorno successivo.
Ero in dubbio se pubblicare o meno questo post poichè non aggiunge nulla allo specifico, ma avendo letto altri articoli su questo sito mi sono fatto un’idea abbastanza precisa su chi siano i venditori di fuffa qui dentro (cito da altro articolo).
Già dalle prime righe non ero molto d’accordo su quanto scritto da L.Longo (prechè non mettete il vostro nome? avete paura delle vostre stesse idee o posizioni), anzi praticamente per nulla. Leggendo poi i vari commenti a difesa dello stesso con inserimento di terzi presunti (fabio) mi sono reso conto che siete un contenitore di aria fritta.
Mi dispiace solamente aver perso tutto questo tempo per leggervi, ma prima di esprimere la mia opinione volevo essere sicuro di quello che scrivevo leggendomi anche altre parti di questo sito. Per nostra fortuna esistono siti che fanno quello che voi dite di fare in maniera corretta come per esempio attivissimo.net e lo citate pure, ma con il quale però non avete proprio nulla da spartire.
Risparmiatevi risposte a questo post, in quanto questa è solamente la mia personale opinione sul vostro “lavoro”. Ho usato un nome di pura fantasia proprio per questo motivo e poiché questo è il vostro stesso sistema (nascondervi dietro i nick). Non intendo più interagire con voi in maniera alcuna.
Ah … e per la precisione … L’articolo del New York Times del quale si fa menzione in una delle risposte di Francesco Fata (uno dei pochi che ci mette la faccia e non si nasconde dietro un nick) è reale http://query.nytimes.com/mem/archive-free/pdf?_r=1&res=990DE1DB1539E133A25757C0A9649D946095D6CF
le vostre posizioni forse un po meno … ma questa è sempre la mia opinione.
“I titoli di cui parlo (che sono in sostanza cambiali passive lo ripeto) vengono nel gergo chiamate MBS (Mortgage Backed Securities) la cui definizione è “Titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari.”
Meno male che in ciò che hai linkato c’è scritto che non sono strumenti negoziabili. Pazienza.
Vedo che vi è passata la favella! Mi fa piacere, vuol dire che state studiando!
Andiamo col terzo boccone (piano piano sennò vi strozzate):
Spero sia chiaro che la voce “titoli di debito” è assolutamente leggittima anche se le voci comunemente usate sono “passivita finanziarie per la negoziazione” oppure “passività finanziarie valutate al fair value”.
All’interno di queste voci, possono figurare tutte le passività finanziarie “QUALUNQUE SIA LA LORO FORMA TECNICA (TITOLI DI DEBITO, FINANZIAMENTI ECC.) come espressamente citato dalla banca d’italia qui http://www.bancaditalia.it/vigilanza/banche/normativa/disposizioni/bilban/IL_BILANCIO_BANCARIO.pdf al capitolo 2.2 (voci 40 e 50).
Quindi caro Mojtaba, la voce Titoli di debito la puoi chiamare in vari modi ma il risultato è sempre quello:
Il cliente di una banca si autopresta il denaro cedendo la propria casa che è già denaro sotto forma di mattone. Il problema qual è? E’ l’interesse. Non avendolo in tasca da restituire oltre a tutto il capitale, egli dovrà andarlo a “reperire” altrove, sul mercato, commerciando o lavorando o rubando. Se avesse la sfortuna di non lavorare commerciare o rubare, già il primo anno si troverebbe nella condizione di non poter restituire capitale + interesse e perderebbe un bene reale “ceduto” in cambio di un bene “stampato dal nulla”.
Quindi io (cittadino) proprietario della (mia) casa dovrei emettere un titolo di pagamento (senza fare alcun debito) visto che porto a garanzia la mia casa.
Tu (banca) non dovresti emettere nessun titolo di pagamento (facendomi fare un debito) visto che non hai niente da portare in garanzia.
Se lo volete capire, bene, sennò continuate a postare puttanate!
“Spero sia chiaro che la voce “titoli di debito” è assolutamente leggittima anche se le voci comunemente usate sono “passivita finanziarie per la negoziazione” oppure “passività finanziarie valutate al fair value”.”
La voce passività finanziaria è molto più ampia della voce titoli di debito, la voce titoli in contabilità non comprende le cambiali.
“Il cliente di una banca si autopresta il denaro cedendo la propria casa che è già denaro sotto forma di mattone. ”
Certo si autopresta con che soldi? Non ha senso se ha già i soldi non deve chiedere un prestito se lo chiede vuol dire che i soldi non li ha. Pure io se compro una ferrari senza avere una lira e facendomeli prestare da un parente me li autopresto? Infondo i soldi sono già compresi nella ferrari, peccato che per averli dovrei liberarmi del bene invece utilizzarlo ha un costo.
“Non avendolo in tasca da restituire oltre a tutto il capitale, egli dovrà andarlo a “reperire” altrove, sul mercato, commerciando o lavorando o rubando. Se avesse la sfortuna di non lavorare commerciare o rubare, già il primo anno si troverebbe nella condizione di non poter restituire capitale + interesse e perderebbe un bene reale “ceduto” in cambio di un bene “stampato dal nulla”.”
Gli italiani anzi la totale popolazione mondiale è totalmente rincoglionita a tuo avviso. Quando stipulerebbero un mutuo ipotecherebbero i loro beni in cambio di un “nulla”. Peccato che ti manca qualche passaggio. Senza il tuo “bene stampato dal nulla”, il bene reale non verrebbe mai acquistato. E possedere e usufruire del bene con il rischio di perderlo qualora non avesse un reddito sufficiente a rimborsare il debito ha un’utilità superiore rispetto a non averlo affatto, se no non avrebbe stipulato il mutuo.
“Quindi io (cittadino) proprietario della (mia) casa dovrei emettere un titolo di pagamento (senza fare alcun debito) visto che porto a garanzia la mia casa.”
Senz’altro guarda vai da un proprietario che vuole vendere l’immobile non so a 200.000 euro. Fagli questa proposta, trasferimento della proprietà con atto notarile in cambio di un foglietto con scritto “pagabili a vista 200.000 euro da parte di Francesco Fata” e offrigli la casa in garanzia.
Risparmieresti interessi, intermediazioni…
Secondo me ti sputa in faccia.
Abc
“Per nostra fortuna esistono siti che fanno quello che voi dite di fare in maniera corretta come per esempio attivissimo.net e lo citate pure, ma con il quale però non avete proprio nulla da spartire.”
Attivissimo considera il signoraggio una bufala alla stregua delle scie chimiche http://attivissimo.blogspot.com/2009/05/signoraggio-chi-blatera-di-diritti-e-il.html pertanto hai perso un’occasione per stare zitto.
Mojtaba Dice:
novembre 12th, 2009 at 22:40
“Spero sia chiaro che la voce “titoli di debito” è assolutamente leggittima anche se le voci comunemente usate sono “passivita finanziarie per la negoziazione” oppure “passività finanziarie valutate al fair value”.”
La voce passività finanziaria è molto più ampia della voce titoli di debito, la voce titoli in contabilità non comprende le cambiali.
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Vedo che fai finta di non capire o sei un coglione. Cmq sono puttanate contabili che non incidono sulla sostanza. Ripeto “sono chiamate passività finanziarie ma sono cambiali perchè il regolamento prevede solo cambiali”.
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“Il cliente di una banca si autopresta il denaro cedendo la propria casa che è già denaro sotto forma di mattone. ”
Certo si autopresta con che soldi? Non ha senso se ha già i soldi non deve chiedere un prestito se lo chiede vuol dire che i soldi non li ha. Pure io se compro una ferrari senza avere una lira e facendomeli prestare da un parente me li autopresto? Infondo i soldi sono già compresi nella ferrari, peccato che per averli dovrei liberarmi del bene invece utilizzarlo ha un costo.
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Vedo che fai finta di non capire o sei un coglione.
il discorso è generale e non particolare: Se io vado in banca a chiedere soldi (non per comprare una casa ma per fare altro) e porto in garanzia la mia casa (che è già mia e di nessun altro) mi dici con quale diritto io (io) non posso emettere lo strumento di pagamento (denaro) che non è altro che la rappresentazione di quel bene che porto in garanzia? E perchè questo diritto ce l’ha la banca (che non porta nessun bene in garanzia) di emettere quel cazzo di strumento di pagamento e prestarmelo per poi rivolerlo indietro con in più gli interessi?
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“Quindi io (cittadino) proprietario della (mia) casa dovrei emettere un titolo di pagamento (senza fare alcun debito) visto che porto a garanzia la mia casa.”
Senz’altro guarda vai da un proprietario che vuole vendere l’immobile non so a 200.000 euro. Fagli questa proposta, trasferimento della proprietà con atto notarile in cambio di un foglietto con scritto “pagabili a vista 200.000 euro da parte di Francesco Fata” e offrigli la casa in garanzia.
Risparmieresti interessi, intermediazioni…
Secondo me ti sputa in faccia.
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Secondo me tu non fai finta di non capire! Tu sei proprio un coglione!
“Vedo che fai finta di non capire o sei un coglione.
il discorso è generale e non particolare: Se io vado in banca a chiedere soldi (non per comprare una casa ma per fare altro) e porto in garanzia la mia casa (che è già mia e di nessun altro) mi dici con quale diritto io (io) non posso emettere lo strumento di pagamento (denaro) che non è altro che la rappresentazione di quel bene che porto in garanzia? E perchè questo diritto ce l’ha la banca (che non porta nessun bene in garanzia) di emettere quel cazzo di strumento di pagamento e prestarmelo per poi rivolerlo indietro con in più gli interessi?”
Il coglione sei tu. Fai la stessa operazione con un privato che ha liquidità a disposizione e vediamo se ti presta i soldi a tasso di interesse nullo, ti rispondo io ti sputa in faccia.
Tu non cedi la proprietà dell’abitazione che rimane tua, se l’immobile cresce valore il creditore non ne ha la disponibilità non può venderlo, può rivalersi sulla proprietà solo quando tu diventassi insolvente e solo nei limiti del credito impagato.
Pertanto la garanzia sull’immobile non è l’equivalente monetario del valore dell’immobile e non è un mezzo di pagamento equivalente. Oppure fai le spese che devi fare e al posto di pagare i fornitori prova a proporgli la stessa cifra tra X anni. Non centra se metti l’immobile come garanzia i creditori non accetteranno mai.
Se non l’accettano i privati come mai la banca dovrebbe fare altrettanto?
“Ripeto “sono chiamate passività finanziarie ma sono cambiali perchè il regolamento prevede solo cambiali”
Le cambiali il regolamento le prevede solo come promessa di pagamento quando a garanzia vengono posti crediti da mutui su immobili residenziali.
Se a garanzia vengono posti titoli non c’è scritto da nessuna parte che le promesse sono cambiali.
Mojtaba Dice:
novembre 13th, 2009 at 15:10
“Ripeto “sono chiamate passività finanziarie ma sono cambiali perchè il regolamento prevede solo cambiali”
Le cambiali il regolamento le prevede solo come promessa di pagamento quando a garanzia vengono posti crediti da mutui su immobili residenziali.
Se a garanzia vengono posti titoli non c’è scritto da nessuna parte che le promesse sono cambiali.
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Prima di congedarmi da questo blog voglio solo far capire la differenza di impostazione tra il “mio” modo di spiegare le cose (sempre chiaro nell’esposizione e supportato da documenti) e il “tuo” che, oltre ad essere spesso illegibile dal punto di vista della sintassi, è oltremodo privo di qualsiasi dimostrazione documentale.
Quest’ultimo tuo post ne è la dimostrazione:
Il fatto che a garanzia vengano posti dei titoli te lo sei inventato di sana pianta. Io ti dimostro con i documenti che vengono accettati solo cambiali con sotto una ipoteca e tu ti “inventi” che invece vengono presentati titoli (chissà poi di che tipo!). La banca centrale vuole roba seria (beni) no noccioline! infatti al punto 6.2.2 del predetto regolamento, l’altro tipo di attività presentabile è dato dai “CREDITI”, ma se leggi bene sono accettati solo crediti “pesanti” non quelli fatti di aria fritta. infatti non rientrano tra i crediti accettati ad es. gli scoperti di c/c o le lettere di credito “che di per sè non costituiscono un credito” (figurati, tra di loro ammettono che uno scoperto di c/c non è un vero credito! poi però da te li rivogliono i soldi! Ah ah che spasso!).
L’altra attività idonea è la cambiale. punto.
Tu ti stai inventando quello che dici. E non penso neanche che tu sia un commercialista perchè certi strafalcioni non li avresti fatti. Devi essere un impiegatuccio di banca che a tempo perso cerca di difendere lo schiavista che lo tiene per le palle.
Non interverrò più in questo blog. Penso che chi avrà voluto capire avrà capito. Documentatevi e studiate il signoraggio. Gli strumenti ci sono.
Inventato di sana pianta? Ma sai leggere i documenti che posti?
Cap. 6 intitolato “Attività idonee” ovvero attività sottostanti usati nelle operazione di politica monetaria. Come possono essere utilizzati questi sottostanti? Lo dice nel paragrafo o mediante cessione definitiva, o temporanea (ovvero operazione pronti contro termine) o mediante affidamento in pegno o garanzia contro finanziamenti.
Quali sono questi sottostanti? li elenca nei paragrafi successivi o attività negoziabili (e ci sono i titoli che rispettano i requisiti di affidabilità) o attività non negoziabili che divide in crediti non negoziabili (secondo regole di sicurezza che precisa nel paragrafo) oppure i DGMR che sono quelle cambiali bancarie garantite da mutui residenziali.
Come vedi non mi invento nulla se tu non ci arrivi è non è un problema mio.
Infondo chi considera un pegno o una ipoteca l’equivalente in termini di pagamento del valore monetario del bene dato in garanzia ha ben altri problemi di comprensione.
Fai bene a scappare dato che sei stato smerdato.
“infatti non rientrano tra i crediti accettati ad es. gli scoperti di c/c o le lettere di credito “che di per sè non costituiscono un credito” (figurati, tra di loro ammettono che uno scoperto di c/c non è un vero credito! poi però da te li rivogliono i soldi! Ah ah che spasso!).”
Chiedono garanzie solide, se non l’accettano come garanzia su un finanziamento o come contratto di cessione di credito non vuol dire che la banca rinunci al credito.
Alessandro, non ci interessano gli attacchi personali ad utenti che hanno commentato, siano essi veri o falsi. Il tuo commento non sarà pubblicato.
L’artico che tratta del tema del signoraggio è falso.
Fa uso di terminologia bancaria, economica e matematica per fuorviare la comprensione del lettore.
Invito chi ha redatto l’articolo ad informarsi con accuratezza e ad verificare le proprie fonti.
Beppe Grillo, Di Pietro, Tremonti, De Magistris ecc trattano del tema come complotto e pensare che abbiano frainteso l’argomento è peccare di superbia.
Probabilmente raccontate amenità con lo scopo di difendere i vostri interessi e questo è comprensibile, ma professare di aver la verità in mano è ignobile.
Rivedete i vostri principi d’informazione e se non siete in grado di modificarli cambiate mestiere perchè fare i giornalisti non fa per voi!
Ci sono fonti attendibili che spiegano cos’è il signoraggio. Il signoraggio, scrive la Banca d’Italia è…
Questo è l’incipit dell’articolo del Sig. Longo.
Le fonti attendibili sarebbero le notizie che fornisce la Banca d’Italia?
Ma cosa intende Lei per informazione?
L’intero articolo è basato su affermazioni e premesse del tutto false.
Le BC PRESTANO i soldi allo Stato applicandovi sopra un’interesse (2%-3%). Da qui la creazione di moneta(insieme al “sistema di riserva frazionaria”), dove il denaro=debito.
Lo Stato con l’emissione dei titoli di debito pubblico “promette” di restituire i soldi assieme agli interessi.
Nasce così il debito pubblico che pagano i cittadini.
Questa è solo un’estrema sintesi perchè l’articolo dovrebbe essere riscritto per intero dal Sig.Longo, che dimostra scarse competenze in materia e grande confusione ed ignoranza.
Sig.Longo il suo articolo è disinformazione.
Cosi facendo, con i suoi articoli Sig.Longo, non fa altro che contribuire ad aumentare la lunga, lunghissima lista di siti spazzatura che affollano il web.
Certo, quindi voi fate gli integrali senza aver letto i libri di analisi matematica?
Che poi non ho detto che “la banca dice… ” siete proprio fuori di testa.
…bisogna esser proprio duri per non capire che il denaro fisicamente è soltanto convenzionale [cit.]
Sig.Longo,
Lei fa un uso sconsiderato del “potere” mediatico che ha, spacciandosi per grande esperto in materia e confondendo le idee delle persone.
Per avvalorare le sue fantomatiche e farneticanti idee cita libri di analisi matematica che solo Lei ha letto.
La invito a riconsiderare la sua posizione di pseudo-giornalista all’interno della redazione di thepopuli.it.
Ha pure il coraggio di definirsi “Professionista nella gestione dell’informazione online”?
CAMBI LAVORO!
Non sei riuscito a capire il mio ultimo commento di 2 righe, come pretendi di capire l’intero articolo?
Non hai capito cos’è la gestione dell’informazione online confondendola col giornalismo…
Swan, sei un pò fuori dal mondo. Ancora non hai detto cos’è che non ti quadra di questo articolo, non rispondi tecnicamente come fanno gli altri ma ti limiti a fare il saputello su una materia che, sicuramente, non conosci affatto.
Non ti invito a rivedere la tua posizione, ti invito a mostrarmela tecnicamente ed aprirti ad un dibattito dettagliato… sempre se ne sei capace.
Caro Sig. Longo,
Lei afferma che le banche sono pubbliche e vendono i soldi.
Solo queste 2 affermazioni denotano la sua scarsa preparazione in materia.
Le banche PRESTANO e non vendono I SOLDI.
Inoltre sono PRIVATE e non pubbliche.
“Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche private e assicurazioni, per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL)”fonte wikipedia(http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d%27Italia)
Come posso confrontarmi con chi non conosce neppure i principi fondamentali e più elementari di questo argomento?
Probabilemte o non ha capito l’argomento oppure ha degli interessi da difendere, altrimenti questi orrori da premio nobel sono ingiustificati!
Swan te, come tutti i signoraggisti non capisci le parole e non leggi gli statuti.
Hai letto lo statuto della Banca d’Italia?
Questa viene considerata una società per azioni (spa) in virtù del possesso da parte di banche italiane e straniere delle quote del capitale. La Banca è un istituto di diritto pubblico, come spiegano la legge bancaria del 1936 e dalla legge 262 del 2005 (legge sul risparmio), articolo 19 comma 2 e lo Statuto della Banca (articoli 1, 3, 5, 18, 20, 31 e 42) che invece non parla mai di società per azioni o di altro genere di società prevista dal codice civile. Le sezioni unite della Corte di Cassazione2 hanno ribadito che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato … bensì un istituto di diritto pubblico, secondo l’espressa indicazione dell’art. 20 del r.d. 12 marzo 1936, n. 375 (di recente ribadita anche dall’art. 19, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262)”. In una normale società per azioni, il proprietario può cedere liberamente le azioni. Non succede nel caso della Banca: i partecipanti al capitale possono cedere le quote di partecipazione (art. 3) solo “su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore”.
Si potrebbe obiettare che è una spa perché agisce come una spa. Ma una spa funziona secondo le regole previste dal codice civile che ad esempio agli articoli 2325, 2346 e seguenti parla di azioni (art.:“Le quote di partecipazione dei soci -di una spa- sono rappresentate da azioni”). Ma la Banca d’Italia non ha azioni!
L’articolo 2364 dice che l’assemblea dei soci di una s.p.a. nomina gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale. La Banca d’Italia non ha un’assemblea dei soci, ma dei partecipanti, che non ha nominato il governatore Draghi né in base all’articolo 2383 del codice civile ha potuto revocare il mandato al governatore Fazio. Che la nomina e la revoca del Governatore non risponda alle regole valide per qualsiasi s.p.a. lo testimonia anche la legge 262 del 2005 che richiede (art.19 comma che occorre un decreto del Presidente della Repubblica. In conclusione, la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico e non una spa, di cui non possiede alcuna caratteristica.
I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non possiedono reali poteri di nomina o revoca degli amministratori, non possono cedere le quote della Banca liberamente. E’ la regola: nel 1926 J.M.Keynes ha scritto a proposito della Banca d’Inghilterra che è un “caso di istituzione che teoricamente è di proprietà assoluta di alcune persone private” e che “non vi è classe di persone nel Regno quanto i suoi azionisti cui il governatore della Banca d’Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica”.
E’ perciò difficile immaginare un conflitto di interessi tra una Banca e i suoi azionisti privi di potere nella Banca. Ma chi sono i proprietari delle banche? In molti casi i principali azionisti dei gruppi bancari italiani sono fondazioni bancarie, i cui consigli di amministrazione sono nominati dagli enti locali e organizzazioni professionali. Dunque se applicassimo rigorosamente la logica di chi dice che la Banca d’Italia è una spa, dovremmo concludere che le banche non sono private. Ma se le banche non sono private, perché i principali e più influenti azionisti non sono privati, come può la Banca d’Italia essere una banca privata?
La retorica con me non funziona Sig.Longo. Si legga “l’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer, le tornerà utile!
Inoltre insiste ad eludere le domande.
LA BC PRESTA O VENDE I SOLDI?
a questa affermazione non hai risposto.
Qui di seguito le invio il LINK delle quote di partecipazione alla Banca d’ITALIA.(che trovi sul sito della banca d’italia stessa)
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf
E come se non bastasse:
Banca d’Italia, il cui capitale sociale e’ al 98% in mano privata (cfr. “il Sole – 24 Ore” n. 45 di sabato 16 febbraio 2002 – pag. 7)
Ha ancora coraggio x affermare che la Banca d’Italia non è privata?
NON SO CHI, DOPO AVER GUARDATO IL LINK sopra citato, POSSA CREDERE ALLE SUE STUPIDAGGINI.
Chiunque abbia UN MINIMO DI BUON SENSO si arrenderà all’evidenza e riconoscerà le sue patetiche BALLE!
Sig.Longo Lei si ostina a STUPRARE LA LOGICA, oppure, come ho già detto più volte,fa queste affermazioni distorte perchè deve difendere gli interessi dei suoi amici banchieri.
Si rassegni. LA verità non può rimanere nascosta ancora a lungo, nonostante ci siano soggetti come lei che fanno gli interessi delle oligarchie.
Te lo ripeto per l’ennesima volta:
I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non possiedono reali poteri di nomina o revoca degli amministratori, non possono cedere le quote della Banca liberamente.
In una normale società per azioni, il proprietario può cedere liberamente le azioni. Non succede nel caso della Banca: i partecipanti al capitale possono cedere le quote di partecipazione (art. 3) solo “su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore”.
Si potrebbe obiettare che è una spa perché agisce come una spa. Ma una spa funziona secondo le regole previste dal codice civile che ad esempio agli articoli 2325, 2346 e seguenti parla di azioni (art.:“Le quote di partecipazione dei soci -di una spa- sono rappresentate da azioni”). Ma la Banca d’Italia non ha azioni!
Cavolo mi fai una domanda che fa capire proprio che non hai letto l’articolo. L’hai “sfogliato” come fate tutti voi signoraggisti e poi iniziate a fare domande già ampiamente documentate nel testo del post.
Brutta la verità eh?
Vedo che insisti su una cosa ampiamente dimostrata dall’articolo e dai commenti, posso soltanto invitarti a rileggere tutto ciò che ho scritto scendendo dallo scalino in cui sei salito…
Swan, non pubblicherò altre tue domande prive di senso. Il motivo è semplice, continui a chiedermi argomenti a cui ho gia dato una risposta con l’articolo ed è inutile che faccio un copia-incolla. Tu e i tuoi amici “signoraggisti” non l’avete neanche letto tutto l’articolo. Fate sempre la stessa strategia banale di chi si aggrappa ovunque pur di non farsi vedere vinto. Non sono accettati neanche link che portano ai vostri forum (signoraggisti anche li).
Vi ripeto che i commenti sono un “approfondimento” per un articolo. Non sono strumenti per lo spam o per confondere il lettore.
AHAHAH!!!! i link di wikipedia e youtube sarebbero di signoraggisti???
PATETICO!
L’articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari) afferma che la nomina del governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il procedimento si applica anche per la revoca del governatore.
Pinocchio è più sincero di te!
No quelli di youtube sono video seri… pensa che l’autore si chiama Pascucci, il suo CV lo trovi qui: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Sandro_Pascucci
Un tipo affidabile, altro che libri di economia vero?
e i link della banca d’italia? quelli non sono signoraggisti vero?
CHE perdita di tempo!
“Le BC PRESTANO i soldi allo Stato”
Sig. Rigolo le banche centrali europee non possono farlo ai rispettivi stati, ciò è vietato dalla legge.
“Si rassegni. LA verità non può rimanere nascosta ancora a lungo, nonostante ci siano soggetti come lei che fanno gli interessi delle oligarchie.”
Ma se per la vostra setta la verità è nascosta da più di 300 anni? Com’è contraddici il tuo padrone?
“Beppe Grillo, Di Pietro, Tremonti, De Magistris ecc trattano del tema come complotto e pensare che abbiano frainteso l’argomento è peccare di superbia.”
Sig. Politicante ne capisce più la massaia di Voghera di economia che questi signori messi insieme. Inoltre tremonti non parla di complotto del signoraggio.
Parole,su parole,su parole….che non spiegano niente,anzi…già dai primi paragrafi si comprende il “non senso” di queste delucidazioni.Magari così, chi spera che il signoraggio sia una bufala,dopo quattro righe astruse si stanca di leggere e vi da ragione,solo perchè continuate a scrivere “frottola” di qua e di là!! io stessa,da ignorante di economia, ho notato troppi controsensi su vari argomenti… Ringrazio e faccio i complimenti a Francesco Fata che ha avuto la pazienza di controbattere alle vostre cialtronerie,sperando che chi si fermi a leggere prosegua poi sul suo commento e si renda subito conto di quanto sia invece semplice e lampante la verità.A me non fregava niente di politica,economia o “signoraggio”…ma basta un poco di cervello e senso logico per comprendere certi concetti che voi fate di tutto per rendere troppo complessi ai più.o siete veramente dei coglioni più ignoranti di me e non disposti a capire nemmeno quando le cose vi vengono spiegate in modo elementare,o fate proprio parte dei bastardi…che non so nemmeno definire,visto che da questo sistema anche voi non potete che uscirne perdenti. l’unica cosa esatta del vostro articolo è il titolo:”SIGNORAGGIO VS BUFFONAGGIO”….e voi siete i buffoni!!..qualunque sia il motivo che vi spinge a scrivere certe cazzate!
Poi ho provato a seguire i link,perchè io vorrei veramente capire cosa è vero,cosa no,a chi affidarci,a chi credere….e mi ritrovo in una cazzo di pagina piena di prese in giro verso altri…questa è la vostra informazione,queste le vostre fonti??? VERGOGNA!!!non si lavora così.spero di non ritrovarmi più a leggere niente di vostro,perchè l’ho già catalogato in “stupido” e “fuorviante”.ognuno ha libertà di pensare ciò che vuole e il diritto di esporre le sue idee agli altri,anche per insegnare qualcosa o comunque aprire la mente ad altre prospettive… Ma voi cercate solamente di pilotare i pensieri e le idee delle persone verso quello che ritenete verità,ma non avete l’apertura mentale e l’umiltà umana per comprendere quale essa sia.e non potete permettervi di giudicare nessuno,tantomeno chi usa il cervello,diversamente da voi!, e crede a quello a cui è arrivato ragionando.poi che sia sbagliato,fatti suoi,ma voi fate una propaganda malevola e crudele e probabilmente non vi fermate mai a guardarvi allo specchio…a capire cosa siete!
Mojtaba inizia a trovarti un lavoro! Provo tanta pena e compassione per quelli come te.
Vi dò un consiglio da “amico”:
ANDATE A SPIGARE. Penso sia l’unico compito che siete in grado di portare a termine decentemente(forse), l’informazione lasciatela fare a chi ne è capace!
… questo sito è disinformazione allo stato puro! … mi associo a quanto detto da abc … aggingo … andate a rubare che fate prima!
Scusate… non sono sufficientemente preparato in materie economiche, ma, da lettore non preparato, comprendo perfettamente la parte relativa alle “frottole” sul signoraggio, forse perché è scritta in modo estremamente chiaro, mentre il seguito, sulla “verità” del signoraggio, mi è per la maggior parte incomprensibile, la spiegazione è molto ellittica, magari è scritto in modo poco chiaro, insomma: se questo pezzo avrebbe voluto essere divulgativo, allora c’è qualcosa che non va…
Buongiorno, La prego se possibile di inviare una risposta anche nella mio indirizzo di posta che non viene pubblicato.
Vi sono dei punti su cui non concordo:
IL PRIMO PUNTO
1.Ipotizziamo per semplicità che abbiamo solo la banca centrale ed una banca ordinaria; ipotizziamo che non esista il computer e che tutto deve essere fatto manualmente:
La banca ordinaria da titoli e riceve moneta
La registrazione è la seguente c/o la banca centrale:
titoli a moneta
La banca centrale ritira fisicamente i titoli, stampa il denaro e lo consegna fisicamente alla banca ordinaria.
alla scadenza dei titoli la banca ordinaria da la moneta e si riprende i titoli
La registrazione è la seguente per la banca centrale:
moneta a titoli
PER FORZA E DICO PER FORZA LA BANCA CENTRALE DEVE DISTRUGGERE LA MONETA FISICA, ALTRIMENTI SI AVREBBE LA SITUAZIONE IN CUI PATRIMONIALMENTE NON HO NIENTE DI MONETA (DARE E AVERE SI ANNULLANO) MA FISICAMENTE HO LA MONETA IN MANO, PERCHE SE IO NON CONTROLLO O NON HO POTERI DI CONTROLLARE, LA BANCA CENTRALE (DI PRIVATI) POTREBBE TEORICAMENTE UTILIZZARE TALE MONETA (IN CORSO LEGALE E FORZOSO) PER COMPRARE AD ESEMPIO APPARTAMENTI, MA A MAGGIORE RAGIONE PER COMPRARE ORO.
L’ORO DIVENTEREBBE UN’ATTIVITA’ COMPRATA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN BASE AL SIGNORAGGIO…
Un modo appropriato per contabilizzare la moneta nel bilancio della banca
centrale
Thomas Colignatus, 31 dicembre 2005
http://ideas.repec.org/p/wpa/wuwpgt/0512014.html
note a cura di Marco Saba, traduzione di Nicoletta Forcheri
http://www.scribd.com/doc/22833622
” Economia sociale di mercato “: era del ministro tedesco di Adenauer di piu’ di 30 anni addietro con risultati eccellenti
“PER FORZA E DICO PER FORZA LA BANCA CENTRALE DEVE DISTRUGGERE LA MONETA FISICA, ALTRIMENTI SI AVREBBE LA SITUAZIONE IN CUI PATRIMONIALMENTE NON HO NIENTE DI MONETA (DARE E AVERE SI ANNULLANO) MA FISICAMENTE HO LA MONETA IN MANO, PERCHE SE IO NON CONTROLLO O NON HO POTERI DI CONTROLLARE, LA BANCA CENTRALE (DI PRIVATI) POTREBBE TEORICAMENTE UTILIZZARE TALE MONETA (IN CORSO LEGALE E FORZOSO) PER COMPRARE AD ESEMPIO APPARTAMENTI, MA A MAGGIORE RAGIONE PER COMPRARE ORO.
L’ORO DIVENTEREBBE UN’ATTIVITA’ COMPRATA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN BASE AL SIGNORAGGIO…”
Alex avresti un’iperinflazione a livelli astronimici se ritieni possibile ciò. Non c’è
@Marco Saba, ti sei accorto che l’articolo da te proposto dice testualmente:”Per la banca centrale ha un qualche senso scrivere l’importo delle sue emissioni di moneta decretizia al passivo”.Ossia che ciò che fa la BCE ha senso.. Quindi per logica, l’opposto non avrebbe senso..come mai allora l’hai proposto?
Forse non l’hai capito neanche tu stesso! ahahahah
se volete leggere qualche articolo altrettanto serio quanto quello di questa pagina,
visitate:
Informazione corretta sul signoraggio su facebook
Anzi, a dire il vero, abbiamo pubblicato tra le altre cose, anche diversi stralci di questo articolo.. spero non dispiaccia al suo autore!