Testa o croce? No ai crocifissi nelle aule scolastiche


crocifisso

Gli abitanti della Terra sono di due tipi:

quelli con cervello, ma senza religione,
e quelli con religione, ma senza cervello.
(Al-Ma’arri)

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo in seguito ad un ricorso presentato da una cittadina italiana, ha detto no ai crocifissi nelle aule scolastiche.

La donna, di origini finlandesi, nel 2002 aveva fatto richiesta all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (in provincia di Padova), frequentato dai suoi figli, di togliere i simboli religiosi dalle aule. La scuola si rifiutò di spogliarsi dei simboli cattolici. La coraggiosa mamma face ricorsi su ricorsi, ma vennero tutti giudicati inammissibili sia dalla Corte Costituzionale (2004) che dal Consiglio di Stato (2006). Oggi, invece, la Corte europea ha dato ragione alla signora che, inoltre, dovrà ricevere un risarcimento dallo Stato italiano.

Nella sentanza possiamo leggere che la presenza di crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni. Non lascia ombra di dubbio, è chiara e semplice ma, in un paese come il nostro tanto laico quanto un guelfo del XII secolo. Tutt’ora intrappolato in paludose convizioni e aberranti dogmi religiosi che limitano l’umano pensare.

Apriti cielo. Il cattolicissimo parlamento, unanime, è insorto contro la sentenza di Strasburgo. Si sa, in Italia, anche i sinistroidi convinti si inchinano dinanza alla “santa chiesa”. Porgere l’altra chiappa è un dovere di ogni buon cristiano, dal Vaticano vedono tutto, sarete lautamente ricompensati. E proprio il Vaticano ha reso noto di aver preso visione della sentenza e di provare “fastidio” dinanzi a questi versetti satanici. Tra il gregge di dio un belento si distingue. Tra uno Schifani “amareggiato” e un Casini a dir poco “adirato”, il Ministro dell’Istruzione Gelmini dice che “la presenza del crocifisso nelle classi non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione“.

Cosa sentono le mie orecchie!

Inoltre sempre la nostra filosofa a ufficializzato il ricorso (parcella avvocati e spese di tribunela a carico dei contribuenti). Se verrà accolto il caso passerà alla Grande Camera, se sarà respinto la sentanza sarà definitica tra tre mesi e, allora, spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere cosa dovrà fare il governo italiano per evitare ulteriori violazioni. Sono pronto a scommettere che pioveranno sanzioni a causa della nostra farlocca fede di facciata, tanto paghiamo noi…

Parlo di false fede di finti perbenismi perchè il mondo ride di noi. Ci si appella a simboli e tradizioni, ci si straccia le vesti per un crocifisso appeso ad un muro e poi abbiamo politici che pippano cocaina, che vanno a trans, fanno festini con escort e hanno rapporti con minorenni. Vedo un abissale controsenso in tutto questo frastuono! Che credibilità può avere dinanzi ai massimi organi europei il nostro ricorso? Precisiamo, non che nelle alte sfere dell’Unione Europea la minestra sia diversa. E’ solo che lì sono più furbi, molto più furbi e soprattutto molto pericolosi. Ricordiamo che questa è un Europa che non ha senso di esistere. E’ un Europa senza gli europei, è un europa senz’anima. E’ un Europa dittatoriale asservita al dio capitalismo.

Questa è la normale macchina moralizzatrice e strumentalizzatrice italiana che volontariamente fonde e confonde religione e tradizione, credenze e laicismo, simbolismo e libertà di pensiero. Certo, la religione cattolica è, e rimarrà ancora per molto, rappresentativa di cultura, storia e tradizioni italiane ma, è giusto ricordare che essa non è più religione di Stato. Difatti dalla revisione dei Patti Lateranensi del 1984, Chiesa e Stato sono due organi completamente indipendenti e sovrani (come recita anche l’articolo 7 della Costituzione italiana).

La croce, è bene chiarire, non un semplice simbolo folcloristico italiano (pizza, spaghetti e mandolino) ma, “IL” simbolo cattolico per eccelenza. La croce è un esplicito richiamo alla fede cattolica. Sono gli uomini a conferire potere ai simboli, da solo un simbolo non ha nessun significato. Ma il crocifisso è carico di millenni di “fede” e di uomini “fedeli” che con esso e attraverso di esso hanno imposto e preso potere, sterminando e uccidendo milioni di persone in tutto il mondo. Con la Bibba sotto braccio hanno commesso i crimini più efferati in nome di una fede, di un dio e di un simbolo che, oggi, in una società che si definisce laica non ha nessun senso di esistere nei luoghi pubblici. Uno Stato laico ha il dovere di rispettare le diverse religioni ma, non deve identificarsi con nessuna.

Le radici culturali e le tradizioni popolari non c’entrano nulla con i crocifissi appesi nella aule scolastiche. Usi e costumi italiani, come di tutte le comunità presenti sul nostro territorio, sono liberamente professabili (come recita l’articolo 8 della Costituzione italiana). La croce attaccata al muro sancisce il domino di una religione sulle altre. Nascondersi dietro futili orgogli populisti per sancire la supremazia di una fede sulle altre non è proprio di uno Stato laico. L’Italia ufficialmente sovrana di se stessa e ufficiosamente suddita della Chiesa cristiana.

Lo stesso simbolo spostato da un mura al collo di un qualsiasi credente non cambia il suo significato ma, non invade la coscienza e le credenze altrui e preserva la fede dell’individuo. Tutti i simboli religiosi debbono godere dello stesso rispetto e debbono essere messi tutti sullo stesso piano. Non è certo con i pagnisteri per un simbolo attaccato ad un muro o meno che tornaranno riempirsi le chiese. Non si possono lavare secoli di soprusi e peccati innalzando il crocifisso come bandiera di uno Stato. L’unico modo per preservare le radici cristiane sarebbe quello di perseguire le parole di quello stesso uomo su cui quella croce noi abbiamo dato la morte. La malapolitica e le massime istituzioni ecclesiastiche dovrebbero, anzichè indignarsi per la sentenza della Corte Europea, fare un mea culpa per tutti i i torti perpetrati contro gli ultimi, i bisognosi, i poveri, i diversi, gli stranieri e tutte quelle categorie quotidianamente discriminati nella cattolicissima Italia.

Cercare redenzione in un simbolo è da vigliacchi. Cospargersi il capo di cenere per futilità tali, in un paese pieno di problemi come il nostro, è ai limiti dell’assurdo. L’Italia si dichiara un paese laico e, di questa sentenza non ne avrebbe dovuto aver bisogno se solo fossero stati rispettati i più basiliri principi di laicità. Ma la chiesta cattolica ha, in Italia, un forte ascendente sia in campo politico sia in ambito sociale. Questo ascendente fuso con il bigottismo imperante nell’italietta del XXI secolo rende questo paese ben lontano da essere uno Stato laico ma, lo accomune alle Repubbliche islamiche.

Almeno che ci sia il buon senso di chiamare le cose con il proprio nome. Benvenuti nella Repubblica Cristina italiana.

link immagine: http://www.flickr.com/photos/paradisi/939776868/


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3 Commenti

  1. domenico arcuri scrive:

    Ma perchè i genitori atei non rivendicano per i loro figli il diritto allo studio nei seguenti giorni ?
    1 novembre
    8 dicembre
    dal 24 dicembre al 6 gennaio
    dal 29 marzo al 3 aprile

    • cioè secondo te il fatto di essere atei non ti dà diritto alle vacanze? Tra l’altro il natale è di tradizione pagana, se la vogliamo dire tutta. Comunque, avere delle vacanze non è diritto solo dei credenti, anzi, gli atei sono così tolleranti da accontentarsi di subire le festività cattoliche, ma lo sono altrettanto i musulmani, e tutti i fedeli di altre religioni che vivono in Italia.

  2. Mauro Cutrona scrive:

    Perchè allora si festeggiano solo le festività del Cristianesimo e non di altre religioni? Visto che siamo in uno Stato laico ci dovrebbe essere il diritto di festeggiare ognuno la sua religione. Se io fossi di religione islamica non potrei mai festeggiare perchè lo Stato italiano non me lo concederebbe.
    Quindi tutto questo non ha senso.. O si festeggia per tutti o non si festeggia per nessuno oppure si dichiara la religione ufficiale e si fanno le festività di QUELLA religione.

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