Dalla legge finanziaria la voce “Pianificazione e coordinamento Forze di polizia“ subisce tagli del 15,57 per cento rispetto al dato assestato al 2009 (- 204.223.398 euro). Particolarmente gravi appaiono, a tal proposito, le riduzioni in riferimento al programma n. 3.1 “Contrasto al crimine, tutela ordine e sicurezza“ (- 191.889.595 euro) e, nello specifico, al capitolo n. 2501 relativo a stipendi e retribuzioni personale polizia di Stato (- 141.718.929 euro); nonché, al programma n. 3.3 “Pianificazione e coordinamento Forze di polizia“, al capitolo n. 2671 “Spese di organizzazione e di funzionamento della direzione investigativa antimafia“ (- 3.247.312 euro) e al capitolo n. 2672 “Spese riservate alla direzione investigativa antimafia“ (- 4.743 euro), ed infine, al capitolo n. 2840 relativo al programma protezione collaboratori di giustizia (- 23.399.521 euro).
Dati estrapolati dal confronto della legge finanziaria 2009, con la legge finanziaria 2010 approvata ieri in Senato, dalla prossima settimana ai voti alla Camera. I numeri sono estrapolati da uno degli ordini del giorno presentati e naturalmente respinti dalla commissione. L’ordine del giorno chiedeva al governo ad impegnarsi nel “riequilibrare le risorse necessarie alla gestione del comparto sicurezza, con particolare riferimento all’incremento delle risorse umane e strumentali, anche valorizzando e potenziando quelle esistenti; ed a ripristinare, quantomeno al livello dell’anno 2009, le somme per la pianificazione e coordinamento delle forze di polizia, per le spese riservate alla Direzione investigativa antimafia, per i programmi di protezione dei collaboratori di giustizia per il contrasto al crimine, tutela ordine e sicurezza nonché per gli stipendi e le retribuzioni del personale polizia di Stato”
Da questi dati concludiamo che: i proclami del governo sulla sicurezza, sono proclami prettamente mediatici (per quelli che ci credevano sul serio queste cifre lo testimoniano ancora una volta) e creano sempre tensione e paura oltre i limiti. Le operazioni investigative dell’antimafia saranno ridotte, in barba ai continui proclami di Maroni e dei suoi successi antimafia, con i famosi otto arresti in media tutti i giorni. Il programma relativo al programma di protezione dei collaboratori di giustizia e dei suoi congiunti, con ingenti tagli, scoraggerà le dichiarazioni e ridurre drasticamente il numero dei ‘pentiti’.
Da aggiungere, sempre nell’ambito del contrasto alle mafie sul territorio, la presenza di un emendamento, ieri fortemente contestato anche da Don Ciotti, il quale prevede la vendita dei beni confiscati ai boss, anzichè il reimpiego in attività sociali, tradendo proprio quella legge del 1996 voluto da un milione di cittadini firmatari. Con la vendita, come si potrà impedire che un boss ritorni in possesso di ciò che gli era stato confiscato? Non sanno che questi personaggi sanno trovare prestanomi ed intermediari in qualsiasi momento? Forse occorrerebbe ristudiarsi il fenomeno nella sua attualità e finire di pensare al mafioso come il vecchio palermitano con coppola e lupara.
Dal palazzo dicono che l’obiettivo è quello di recuperare risorse per i ministeri di Interno e Giustizia, i quali attingono già dal ‘fondo giustizia’, creato ad hoc ed alimentato con i soldi liquidi sottratti alle organizzazioni mafiose. Questo emendamento ora sarà votato alla Camera, vedremo se verrà abolito o se verrà permesso la prosecuzione di questa politica ad mafiam.


