Intervista a Guido Scorza


Guido Scorza

Guido Scorza è avvocato, Dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, è docente presso il Master di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, presso il Master in Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e presso il Corso di Laurea in tecnologie informatiche dell’Università La Sapienza. Al tempo stesso è giornalista pubblicista e blogger, nonchè fondatore dell’istituto per le politiche dell’innovazione.

Uno dei massimi esperti italiani in tema di informatica giuridica e molto sensibile ai temi dell’informazione che sono ,oggi più che mai, di primaria importanza per tentare di preservare quella democrazia che anzichè tutelare l’informazione ed il giornalismo libero, tenta in tutti i modi di limitarlo, soprattutto in rete . Ecco l’intervista integrale a Guido Scorza che ringraziamo per la disponibilità e la simpatia.

Guido la politica italiana teme internet come luogo di libera comunicazione, come mai?

Credo che la risposta sia da ricercare nella centralità che i media tradizionali (tv, giornali e radio) hanno sin qui giocato nel consentire alla politica di controllare ed orientare il processo di formazione della volontà popolare.
La Rete minaccia di travolgere certi equilibri e, così facendo, di sottrarre il controllo dei media alla politica restituendolo, in maniera diffusa, ai cittadini.

Sono al varo ben due disegni di legge pronti a colpire la rete, non tanto con atteggiamento censorio, quanto di disincentivazione a fare informazione tramite i blog: il ddl Alfano ed il ddl Pecorella. Cosa c’entrano questi ddl con i blog e dove si “nascondono” i pericoli?

Innanzitutto credo sia opportuno precisare che il ddl Alfano, per quanto riguarda le previsioni che riguardano la Rete, può considerarsi assorbito nel ddl pecorella in quanto mentre il primo mirava ad estendere a tutti i “siti informatici” le disposizioni in tema di obbligo di rettifica contenute nella legge sulla stampa, il secondo vorrebbe estendere all’intero web tutte disposizioni contenute nella legge sulla stampa.
Quanto ai rischi che si nasconderebbero nell’attività della blogosfera, credo la risposta sia sempre da ricercare nella difficoltà di controllare una platea di milioni di informations makers che producono informazione potenzialmente suscettibile di incidere profondamente sul processo di formazione dell’opinione pubblica.
I disegni di legge in discussione, non a caso, mirano ad introdurre nell’ordinamento strumenti dotati di una certa efficacia dissuasiva verso chi voglia utilizzare la Rete per veicolare informazioni.

Negli ultimi tempi è accaduto che a causa di alcuni commenti siano stati sequestrati interi post e a volte interi blog. Attualmente di chi è, per la normativa vigente, la responsabilità dei commenti? E’ giusto che a causa di un commento venga sequestrato un post o addirittura un blog?

Comincio dalla fine.
Il sequestro di un intero blog è una deriva inamissibile del sistema: pm, giudici e forze dell’ordine dovrebbero riflettere di più prima di dar seguito a certi provvedimenti.
Sequestrare un blog equivale a sequestrare un’intera case editrice perchè, in ipotesi, su un quotidiano da essa edito è stato pubblicato un articolo diffamatorio.
In linea di principio, allo stato, il blogger non è equiparabile al direttore responsabile di un giornale e, pertanto, non dovrebbe che essere chiamatoa  rispondere di ciò che scrive.
In relazione ai commenti, l’unica responsabilità di un blogger consiste – ricevuta una segnalzione nella quale lo si informa del carattere illecito di un commento – nel provvedere alla sua rimozione previa, eventualmente, verifica con la’utore del commento se rintracciabile.
Si tratta del principio del c.d. notice&takedown che la disciplina sul commercio elettronico vuole applicabile a chiunque consenta la pubblicazione di contenuti prodotti da terzi sui quali non interviene.

Dove inizia e dove finisce la responsabilità del blogger e quella del commentatore?

Dove iniziano le libertà ed i diritti altrui.
Ciascuno può dire e scrivere ciò che pensa ma, nel farlo, non deve offendere l’altrui reputazione e decoro.

Nella scrittura delle leggi riguardanti le nuove tecnologie e l’informazione libera in rete, soprattutto quella all’interno dei blog, si nota nella classe politica italiana una certa forma di “tecnofobia” e anche ignoranza in materia. Lei è dello stesso avviso, anche alla luce delle denunce di spazi quali “Uccidiamo Berlusconi” su facebook o dei comemnti ad un video su Totò Cuffaro? Da quali aspetti delle leggi prodotte ci si accorge che molte volte chi scrive ha avuto pochi e scarsi contatti con la rete?

Diciamo che dalle norma che vanno diffondendosi in materia di IT si nota da una parte una buona dose di tecnofobia e dall’altra una preoccupante ignoranza del fenomeno che si pretende di disciplinare.
La distanza tra il Palazzo e la rete emerge da molti fattori: direi che le espressioni utilizzate come, ad esempio, “siti informatici” sono un primo indice rivelatore.
Spesso poi, tale distanza, si traduce nel varo di leggi inapplicabili.

Tralasciando il mondo dell’informazione, notiamo, dati Eurostat alla mano, come il nostro Paese sia, in Europa, fanalino di coda su tutte le questioni legate ad internet, dalla banda larga all’infoanalfabetismo. Problema solo culturale o anche politico?

Problema prevalentemente politico.
Su questi temi la cultura è, ormai, globale.
Come ha scritto Alessandro Gilioli qualche settimana fa su L’Espresso, questo non è un Paese per internet…o almeno non lo è ancora.

Riuscirà l’informazione, soprattutto quella in rete, e dei blog a rimanere nel tempo una sorta di ‘cane da guardia del cane da guardia’, o questo fenomeno è destinato a spegnersi?

Non so se l’informazione che viene veicolata attraverso la blogosfera continuerà a parlare italiano ed a svolgere la sua funzione vitale – per la sopravvivenza della democrazia – di cane da guardia della Politica ma non c’è nessun dubbio che l’informazione on-line appartiene al futuro dell’umanità e non corre alcun rischio di essere “spenta”.

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