“Ci sarà sempre una città che si trova a una distanza dalla piramide di Cheope che moltiplicata, sottratta, divisa ed elevata al quadrato fa 666, il numero della Bestia”.
(Carlo Lucarelli “Navi a perdere”)
Alla fine ce l’hanno fatta. Il relitto a largo di Cetraro, in provincia di Cosenza “non corrisponde alle caratteristiche della nave Cunski“. Queste sono le parole del Ministro per l’ambiente, Stefania Prestigiacomo (sic!), sulla base dei rilevamenti effettuati dalla nave sonda “Mare Oceano“.
“In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa“, inoltre “fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività“. Il Ministro è stato chiaro. Le navi a perdere non esistono, fantasie convulse di pochi, è stato tutto un bluff. Il caso è chiuso.
Non è la nave dei veleni, tutti tranquilli è solo una nave passeggeri affondata durante la Prima Guerra Mondiale. Così, dopo il silenzio iniziale, ecco il bombardamento mediatico a ridicolizzare dietrologi e complottisti che avevano intravisto in questo ritrovamento uno squarcio nella putrida cortina che copre uno dei grandi misteri d’Italia. Ecco gli li avvoltoi dei telegiornali, lesti, fiondarsi sui brandelli di pseudo-notizie per poi spacciarle come grandi scoop giornalistici ma che nascondono solo premeditate strategie di discredito.
Come mai tutta questa fretta nel chiudere la questione?
La paura e l’allarme sociale, sfociate poi nella grande manifestazione di Amantea, hanno smosso le alte cariche, qui ci sono grossi traffici in mezzo, meglio calmare le acque. I disordini che potrebbero derivare dalla scoperta della verità sarebbero francamente ingestibili. E allora via alla macchina delle menzogne, in pieno stile orwelliano. La guerra è pace, la schiavitù è libertà, l’ignoranza è forza e, io aggiungerei, la bugia resa verità aiuta a vivere meglio.
E poi da queste parti il mercato ittico ha subito un grossa mazzata. I pescatori sono con l’acqua alla gola, la già debole economia marina è in piena agonia. Nei giorni scorsi sono stati bloccati i binari di alcune stazioni ferroviarie per protestare contro questo “allarmismo ingiustificato“. Troppo disordine. Ecco allora inquadrata la strategia adottata dal Governo. Le ecomafie non esistono, le navi dei veleni sono solo frutto della nostra fantasia, il pentito Fonti a parlato a sproposito solo per conquistarsi un posto in paradiso (rientrare nel protocollo di protezione, attualmente negatogli). Il traffico dei rifiuti è una balla colossale. Il Governo esce da questa oscura vicenda in modo elegante e pulito senza aver subito grossi danni. Tutto ritorna alla normalità, torneremo ad assaporare le nostre pepate di cozze radioattive e le nostre grigliate miste di pesci tossici, con la speranza che la nostra sia una morte istantanea e non lente e dolorosa.
Ma le risultanze pubblicate sui primi rilevamenti (quelli ordinati dalla Regione Calabria) erano stati chiari e totalmente discordanti con quelli forniti dal Governo. Le immagini trasmesse da tutti i telegiornali che riprendevano fusti che fuoriuscivano dalla stiva del relitto hanno fatto il giro del mondo. Anche se poi Studio Aperto ha cercato di ridicolizzare il tutto vedendo e imponendo di vedere a tutti strani teschi negli oblò della nave.
La nave rinvenuta a largo di Cetraro è quella descritta dal pentito Fonti. Nel luogo da lui indicato, stessa profondità, stesse misure della nave, stesso squarcio a prua e, soprattutto, confermata la presenza di alcuni fusti (per la precisione 120 e tutti pieni di rifiuti tossici). Sono fusti in metallo di quelli che ai tempi della nave Città di Catania, all’inizio del ’900, non erano in voga perchè veniva stivato tutto in barili di legno.
Inoltre il procuratore Bruno Giornado fa presente, secondo i primi rilievi, che il relitto ritrovato risalirebbe agli anni ’60. Su di esso non sarebbe visibile nessun tipo di bullonatura (scomparsa dalle navi per allegerirle durante la Seconda Guerra Mondiale) ma le lamiere risulterebbero saldate. Per cui la nave, di sicuro, non può essere la Città di Catania, ricordiamo, costruita agli albori del secolo scorso.
In più, la Marina Militare Italiana ha sempre negato la presenza di qualsiasi relitto in quei fondali calabresi. L’archivio nautico parla chiaro, ma questa volta si è sbagliato. Potrebbe non essere la Cunsky ma una nave c’è di sicuro, come la mettiamo? Le solite bugie che avvalorano anche le tesi più estreme. Addirittura, in precedenti rivelazione nel mare antistante Cetraro, il Sonar aveva individuato ben sette “macchie scure” che non indicano di certo una nave, ma che danno alte probabilità che lo siano.
Quindi o la “Mare Oceano” ha volutamente scambiato il relitto su cui fare le rivelazioni oppure, i rilevamente sono stati falsati, cosa molto facile visto che a bordo non erano presenti parti terze (scienziati, associazioni ambientaliste, tecnici della Regione Calabria etc.). D’altre parte la nave scelta per le rilevazioni non era idonea a capire cosa conteneva quella nave. Non potevano nè prendere nè analizzare i bidoni. Non potevano stabilire la presenza di raggi gamma (radiazione elettromagnetica prodotta dalla radioattività) ma solo di quelli alfa. Non potevano spostare la nave, né tanto meno recuperarla riportandola in superficie. Insomma ora abbiamo solo una bellissima serie di fotografie sottomarine in 3D, su cui poter interloquire per i prossimi vent’anni. Ovviamente il tutto accompagnato da faraoniche portate di pesci a base di Cesio 137, si, lo stesso rilevato dall’Arpacal nei molluschi. Il Cesio 137 è un elemento che non si trova in natura, altamente tossico, prodotto dal processo di fissione nucleare. Così, li sotto, a meno che non siano stati condotti segreti esperimenti su armamenti nucleari, sono sepolti rifiuti radioattivi.
Abbiamo tutti le travecole, oltre al mistico-pentito Fonti che indovina ubicazioni di relitti marini e alla Regione Calabria che si suicida, decidendo di immolarsi pubblicamente sacrificando le sue bellezza naturali.
Ma così è stato deciso. La Cunsky non è la Cunsky punto e basta. Non c’è bisogno di altre indagini, di altre analisi. I fusti stiano li dove devono stare, insabbiato come la verità sulle navi a perdere. Il Governo aveva già messo le mani avanti attraverso le parole del sottosegretario all’Ambiente Menia che, al suo arrivo a Cetraro in un intervista concessa all’ADNkronos disse:
“Potremmo avere la sorpresa che non sia la ‘Cunski’ come afferma il pentito, ma qualcos’altro, per esempio una nave in cui non vi e’ assolutamente presenza di materiale nocivo. Potremmo invece scoprire cose diverse e allora come e’ giusto e doveroso si agisce in conseguenze e con le dovute cautele del caso“.
Il sottosegretario veggente inviato qui dalla Ministro Prestigiacomo, che nemmeno si è degnata di fare un viaggio di persona sui luoghi, è arrivato con il suo canovaccio, tutto era deciso, già sapeva che quella non era la Cunsky.
E’ così che il nostro Stato combatte le ecomafie. Così si fermano i traffici di rifiuti. Se la Cunsky fosse la Cunsky sarebbero troppe le domande a cui rispondere. Troppi i nodi da sciogliere. Troppe teste cadrebbero. La credibilità di uno Stato si nasconde dietro una rotta crocevia di traffici illeciti, di scambi, di guerre, di armi, di rifiuti, di morti ammazzati…
No, mi dispiace, ma non ci credo. Io non credo a una sola parola. Qua siamo difronte l’ennesimo depistaggio. Ci stanno togliendo la verità da sotto il naso. La gente ha fame di sapere, è stanca di bugie e omissioni, di corruzioni e connivenze di Stato. Qua la gente muore. Il nostro Governo non tutela i suoi cittadini, non ha nessuna leggimità di esistere se viene meno al suo scopo principale. L’unica cosa da fare è dichiarare lo Stato di Emergenza. Recuperare il relitto a largo di Cetraro e tutti quelli sparsi lungo le coste del sud Italia e far luce su uno dei capitoli più buii della nostra storia contemporanea. Lasciare quella nave lì, in fondo al mare, ingoiata dalla sabbia sarebbe l’ennesima sconfitta della democrazia. Così si insabbia la verità, si fomentano dubbi e sospetti. Se li sotto c’è la morte è nostro diritto saperlo e, è dovere dello Stato fare il possibile per giungere alla verità.
Ma la storia ci insegna che, spesso, il nostro Stato di questi misteri è complice e protagonista….
foto di Italo Romano


