Buccinasco, 7 kilometri da Piazza Duomo, Milano. “E tu non hai visto cosa abbiamo fatto io e tuo suocero. E il suocero di Salvatore”, dice Maurizio Luraghi, imprenditore milanese, “Tutta Buccinasco l’abbiamo fatta noi. Buccinasco, doce c’è il centro commerciale e tutti i capannoni dietro li abbiamo fatti io, Domenico Barbaro e Rocco Papalia”. Chi sono Domenico Barbaro e Rocco Papalia? Il primo è il boss del clan Barbaro, potente ‘ ‘ndrina’ della ‘ndrangheta calabrese, che oggi ha conquistato il monopolio malavitoso nell’hinterland milanese, soprattutto a Corsico, Buccinasco, Cesano boscone e Trezzano sul Naviglio; il secondo invece è anch’egli uomo del clan Papalia, riconducibile sempre alla ‘ndrangheta, con un nuovo regno al nord: Buccinasco.
Entrambe le cosche alleate sono originarie di Platì e quando arrivano al nord devono scontrarsi e poi in seguito accordarsi, in una sorta di patto con la mafia siciliana, retta a Milano dai Lo Piccolo. Nel 2008 la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano parlerà infatti di “patto tra ‘ndrangheta e mafia per spartirsi il territorio. Come si spartiscono il territorio le cosche a Milano?
Gli obbiettivi sono gli appalti ed i cantieri che nascono da questi, in una mappa dove le zone d’influenza sono rigidamente definite. Chi prende appalti fuori dalla propria competenza verrà punito. Chi va a chiedere tangenti alle ditte sono solitamente imprenditori già taglieggiati in precedenza, poi utilizzati come intermediari. E’ poprio su questi equilibri delicati che si gioca il patto di non belligeranza tra i Barbaro-Papalia ed i Lo Piccolo.
In questi ambiti si muovono le mafie attorno a Milano, che continuano, nell’indifferenza delle istituzioni, impegnate più a difendere il buon nome della città infangato da chi parla di queste cose (le stesse parole le proferivano i sindaci siciliani nei primi anni ’60), ad allungare le mani anche sull’ EXPO 2015, ricco di aree e cantieri da appaltare.
Nel luglio 2008 fu l’ operazione CERBERUS a consacrare la ‘ndrangheta a Milano e confermare sostanzialmente quel segnale dato dal processo Nord-Sud che portò a 1.800 anni complessivi di carcere i 133 ‘ndranghetisti imputati. Il giudice impiegò tre ore nella lettura della sentenza all’interno della sala bunker di Via Uccelli di Nemi a Milano. Quell’inchiesta partì proprio dalle indagini su Franco Sergi, il ‘mammasantissima della ‘ndrangheta in città’, e dai fratelli Papalia. Nel processo Nord-Sud si sanciva la metamorfosi ‘ndranghetista, dalle rapine al traffico di armi e droga, nell’operazione Cerberus, la regia degli appalti e dei cantieri. All’ombra della madonnina, le ‘famiglie’ prosperano grazie al movimento terra e soprattutto all’edilizia.
I RIGIDI CONFINI MILANESI – L’operazione Cerberus porta in carcere le nuove leve del clan Papalia-Barbaro, quelle vecchie erano già dentro dopo il processo Nord-Sud. E’ una questione di confini rigidamente rispettata. “Avevano raggiunto il quasi monopolio nella zona: se non eri amico degli amici non potevi vincere gli appalti“, dichiararono gli investigatori nel corso dell’operazione Cerberus e così era. Chi prova ad affacciarsi nelle zone di Rho e Pero, area che ospiterà l’Expo 2015, si trova bruciati i “dieci”, come vengono definite in gergo le pale meccaniche. Avvertimenti mafiosi, che fanno intuire l’interesse nella zona da parte di un altra famiglia. Le stesse vittime di questo avvertimento riferiscono di aver parlato con altri uomini di un latitante calabrese, i quali hanno riferito “Qui a Rho dobbiamo lavorare noi“.
Agli arrestati per l’operazione Cerberus, Domenico Barbaro, 71 anni detto l’australiano, i figli Salvatore e Rosario Barbaro di 33 e 36 anni, Pasquale Papalia (figlio di Antonio), 29 anni, Mario Miceli (era in carcere per rapina e sarebbe uscito oggi), 50 anni, Maurizio De Luna, milanese di 44, Maurizio Luraghi, 53 anni, e la moglie Giuliana Persegoni di 49 anni, con l’eccezione di un solo imputato è stata contestata l’associazione di stampo mafioso, mentre per De Luna, il ‘solo’ riciclaggio con modalità mafiose.
LA SPARTIZIONE E LE DISCARICHE – Le cosche a Milano si spartiscono il territorio anche per sporcarlo, ne dà conferma lo stesso Luraghi nel corso di un’intercettazione telefonica: “Perché uno non ci pensa ma se pensi che qua, così, abbiamo scaricato tanta di quella merda che avremmo dovuto pagare tanti di quei soldi in cava, a scaricare tutta questa roba qui. Uno magari ci pensa che anche quei quattro soldi che prendiamo, sono tutti soldi guadagnati”. Il pm Dolci parla proprio di questo doppio guadagno, in un traffico tra i padroncini che trasportavano e rivendevano il materiale per i riempimenti e smaltivano i materiali inquinanti dove capitava. Un funzionario del comune di Buccinasco confermerà il peso di Barbaro: “Era risaputo che tutte le movimentazioni terra dovevano passare da Barbaro, e i Barbaro scaricavano il materiale pericoloso in un terreno prima del ponte della tangenziale sulla sinistra”
L’OPERAZIONE PARCO SUD E L’OMBRA MAFIOSA SULLE ISTITUZIONI – La storia potrebbe chiudersi ed aspettare la conclusione del processo scaturito dall’operazione CERBERUS, ma le infiltrazioni della’ndrangheta nel mondo imprenditoriale milanese sono continue. Ieri infatti la Direzione Investigativa Antimafia, all’interno dell’operazione ‘Parco Sud’, insieme al Gico della Guardia di Finanza, ai carabinieri, col coordinamento della DDA del capoluogo lombardo ha visto l’esecuzione di ordinanze di custodie cautelari nei confronti proprio dello stesso clan Papalia-Barbaro. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta troviamo di nuovo imprenditori del settore edile e immobiliare, amministratori e personali di comuni addetto al rilascio per le pratiche edilizie.
Si è appreso nel corso della conferenza stampa della DIA che tra i soggetti destinatari delle 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere figura il boss Domenico Barbaro, 72 anni detto l’Australiano, già in carcere e sotto processo a Milano per associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta del luglio 2008 scaturita dopo l’operazione CERBERUS sul monopolio della cosca nel settore della movimentazione terra.
Raggiunti in carcere dall’ordinanza anche i figli di Domenico Barbaro, Rosario e Salvatore, anche loro sotto processo con il padre. Sono stati inoltre arrestati anche gli imprenditori Andrea Madaffari e Alfredo Iorio, oltre a Fortunato Startari, custode della latitanza di Paolo Sergi, arrestato l’8 giugno 2008 in un appartamento di Assago nella disponibilità della famiglia Barbaro. Tra i reati contestati, oltre all’associazione mafiosa, c’é anche la concorrenza imprenditoriale con minacce e violenza, ossia l’articolo 513 del codice penale.
L’operazione Parco Sud ha portato alla luce una attività illecita che non ha avuto solo Milano come centro, ma anche Assago, Corsico e appunto Buccinasco, per poi arrivare proprio nei cantieri per il raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara, la più ritardataria d’Italia, collegato all’attività di movimento terra in cui vengono impiegati sempre i soliti imprenditori calabresi. Con i nomi degli imprenditori i clan sarebbero entrati proprio nel mondo immobiliare: l’operazione infatti ha sequestrato appartamenti e quote societarie a vario titolo per 5 milioni di euro. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta c’è anche un perito nominato dal Tribunale di Milano, che si sarebbe fatto corrompere per aiutare la consorteria mafiosa.
Vedremo gli sviluppi di quest’inchiesta, partita dalla dda di Milano, che dovrebbero aprire nelle amministrazioni più di un interrogativo e la presa di coscienza di riconoscere queste infiltrazioni malavitose. Anche questa è sicurezza.
NON SOLO, MA ANCHE QUESTO ALL’OMBRA DELLA MADONNINA – Intanto i vari Formigoni e Moratti si impegnano a dire che Milano ed il suo hinterland non possono essere presentati in questo modo. Che Milano è una città operosa e florida, così come la regione Lombardia, e chi parla di mafie lo fa per infangarne il buon nome. Lo stesso discorso che facevano i siciliani alla vigilia dei primi processi di mafia, poi tutti sappiamo come è andata a finire. Allo stesso modo, non è solo la ‘ndrangheta in trasferta, ma alcuni imprenditori milanesi, fanno proprie le ragioni del riciclaggio e delle minacce, ma per la maggioranza in comune a Milano, la Commissione Antimafia a Milano non ha ragion d’esistere, nonostante i continui avvertimenti anche da parte dei magistrati palermitani sulle possibili infiltrazioni in vista di quel piatto ricchissimo che ‘ l’Expo 2008. La regione ha preferito optare per un pool di super-saggi, tra cui il colonnello De Donno ed il generale Mario Mori, oggi inquisiti a Palermo per favoreggiamento a Cosa Nostra, dopo il mancato blitz a Mezzojuso che avrebbe potuto consegnare il boss alle autorità già nell’autunno del 1995. I sostituti procuratori di Milano Boccassini, Dolci, Venditti e Storari, hanno lanciato un chiaro segnale, ora sta alle istituzioni politiche raccoglierlo e non cantilenare sulle decisioni della magistratura, anche se basterebbe questa dichiarazione del pentito Morabito per arrivare ad una consatatazione della situazione odierna: “Vede signor giudice Corsico e Buccinasco sono un’altra Platì”


