Il 26 novembre arriva lo stop dalla commissione sanità alla commercializzazione della pillola abortiva RU486 (che nulla c’entra con la ‘pillola del giorno dopo’), chiedendo di verificarne la somministrazione in compatibilità con quanto disposto dalla legge 194. Oggi il ministro Sacconi dà l’ok alla somministrazione della RU486 a patto che essa avvenga in regime di ricovero ospedaliero.
Niente RU486 nelle farmacie, sì alla RU486 somministrata in ospedale, procedura che prevede il ricovero e l’osservazione fino alla completa espulsione dell’embrione. Una richiesta che potrebbe anche essere ragionevole e condivisa, non fosse che le donne italiane devono fare i conti con i cosiddetti medici ‘obiettori’, ovvero, in parole povere, medici antiabortisti che non prescrivono nemmeno la pillola del giorno dopo al grido di “Qui c’è il Vaticano, ci sono delle regole”. E le percentuali di questi medici in Italia sono praticamente bulgare: oltre il 60% dei ginecologi e ostetrici si dichiara obiettore di coscienza, con punte dell’ 84% in Basilicata, dell’80% in Veneto e del 77% nel Lazio.
Da qui una constatazione: rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo, la quale si tratta di un farmaco contraccettivo e non abortivo non è obiezione, ma omissione. Figurarsi quando si tratterà di avviare un trattamento con la RU486, una donna dove dovrà andare, a quanti kilometri da casa propria, sempre che ne abbia le possibilità anche economiche. Inoltre, il tutto viene aggravato dal fatto che, a differenza del resto d’Europa, rivolgersi presso cliniche private per abortire, sia chirurgicamente che farmacologicamente è illegale, costringendo le donne a rivolgersi al servizio pubblico, dove la percentuale di obiettori è altissima, più per convenienza che per ‘credo’.
Alla luce di questo, constatando che la legge 194 ha confinato l’aborto solamente alle strutture pubbliche, si può rintracciare nelle motivazioni di Sacconi un buon intento, ma se la strada sarà quella, occorrerà dire basta a quei medici obiettori, altrimenti ancora una volta, in nome delle due C (Chiesa e Convenienza) in Italia verrà negato un altro diritto: quello della donna di interrompere la gravidanza (da ricordare che la RU486 puà essere somministrata fino al 49° giorno e non in qualsiasi momento della gravidanza come qualcuno vuole far passare).


