Gianfranco Fini è sicuramente amante degli Skiantos, il gruppo rock demenziale italiano per antonomasia. Potrete incrociare l’attuale Presidente della Camera che fischietta la sua canzone preferita, “Il razzista che c’è in me”, per i viali romani mentre si avvia a lavoro o dopo aver rilasciato qualche intervista nella quale, da buon statista, ha difeso la Costituzione dagli attacchi dei Berluscones. Ma alle dichiarazioni rilasciate dal già presidente di Alleanza Nazionale crederei con riserva.
Nel non troppo lontano 2005, quando Fini ricopriva il ruolo di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, ebbe a dire : «E’ un successo della Lega sì, ma di tutto il Governo, siamo orgogliosi di una riforma che costruisce una nuova Italia, una riforma importante che noi abbiamo appoggiato convintamente fin dall’inizio. », l’ emendamento a cui si riferiva era la riforma in senso federalista dello Stato, poi cancellata dal referendum, che con i voti della maggioranza di centro-destra modificò 53 articoli della Costituzione. Novembre 2009, confessione della terza carica dello Stato (Fini appunto): «La maggioranza non può fare le regole a proprio piacimento… sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani», la coerenza non è certo il suo forte, fatto che potrebbero confermare i nostalgici del ventennio fascista indignatisi dopo la svolta di Fiuggi.
Molte altre sono le affermazioni concesse alla stampa dal già segretario del Movimento Sociale Italiano (MSI) che a ben guardare non sono conformi con il suo comportamento, come ad esempio una dichiarazione dell’ aprile 1995 in ambito Mani Pulite: «(…)Sono contrarissimo ad ogni forma di amnistia: si facciano i processi, solo così si potrà stabilire la verità. La magistratura ha un compito importante, la repressione. La prevenzione spetta invece alla politica. È il Parlamento che deve dare nuove leggi, nuove regole capaci di evitare e bloccare Tangentopoli.» Tutti voi, cari lettori, conoscete il nome dell’alleato numero uno del buon Fini, siete al corrente del suo trascorso, del suo presente e dei suoi soprannomi: da Papi ad Utilizzatore Finale, da Truffolo a Mr. B. Come può allora il presidente della Fondazione Farefuturo convivere all’interno dello stesso partito con una persona molto simile ad un certo Presidente del Consiglio emigrato e deceduto anni fa ad Hammamet? Lo stesso Fini pareva aver definitivamente reciso il cordone ombelicale che lo legava a Berlusconi quando sosteneva nel novembre 2007 :«(…) voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quel che riguarda il presidente di AN, non esiste alcuna possibilità che AN si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi… Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi(…)», salvo poi unirsi al Pdl oltre ad ammettere che:«Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo delle Libertà, un’ unica voce in Parlamento. È una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre»( febbraio 2008).
Più recentemente il Presidente della Camera ha detto che il centro-destra deve trovare un nuovo modello di convivenza dopo i fallimenti dell’ assimilazione francese, che ha prodotto la rivolta dei giovani immigrati di seconda generazione, che non si può condannare qualcuno a non avere un’identità e che le chiusure contro l’identità sono contro il buon senso, contro la logica, contro i valori, contro la stesse idea di interesse nazionale; oppure quell’ uscita forte a Torpignattara di fronte a bambini e giovani adulti nati in Italia ma con tratti somatici diversi da quelli degli indigeni del Bel Paese:«Qualche volta vi pesa essere qui (in Italia n.d.r.)? C’è qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c’è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?» A chi pensava mentre rivolgeva quell’epiteto il buon Fini? Ai tifosi che insultano Balotelli? Ai leghisti che insultano chiunque non sia nato dal Po in su? Ai promulgatori della legge Bossi-Fini? Quella legge che “ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali”, oltre ad aver causato molte altre complicazioni agli immigrati che mettono piede in suolo italico, e che porta il cognome di Gianfranco.
Concludo dunque con le parolre che scrisse Marco Damilano, giornalista de L’Espresso, proprio riferendosi a Fini :”(…) era opportunista postideologico, piatto come lo schermo televisivo dove di anno in anno ha operato tutte le svoltine, tutti i suoi strappetti. Un leader perfetto per i tempi nuovi”. Fate Attenzione.
Si ringrazia l’autore della foto: Link


