Finanziamenti della mafia all’ombra della madonnina, una pratica che si può definire antica, anche se ai più rimane praticamente sconosciuta, per gli amministratori di oggi addirittura un tabù di cui non parlare per evitare di gettare fango sul buon nome della operosa e produttiva Milano. Eppure il problema è vecchio e persistente. Sto per raccontare una storia che molti sapranno già, ma troppi ignorano e continuano ad ignorare.
Probabilmente in pochi conoscono la EdilNord SaS ,probabilmente qualcuno ci abita pure in qualche palazzina costruita dalla EdilNord SaS, probabilmente, coloro che leggono, sono convinti di trovarsi davanti ad una semplice impresa di costruzioni del nord Italia. Non è così. Non solo perchè la EdilNord fu la prima creatura imprenditoriale di Silvio Berlusconi, soprattutto perchè attorno ad essa vi girarono nomi e cognomi celebri che ritorneranno nella storia giudiziaria italiana.
La EdilNord Sas venne fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per costruire Milano 2. Oltre al Cavaliere vi sono altri quattro soci che sono gli accomandatari dell’azienda, in breve, quelli che la fanno funzionare, mentre gli accomandanti, ovvero coloro che la finanziano, sono due, il banchiere Carlo Rasini e l’avvocato Renzo Rezzonico legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la Finanzierungesellshaft fùr Residenzen Ag, di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Qui cominciano le prime ombre. All’epoca Silvio Berlusconi ha 27 anni, non ha mai avviato un’attività prima d’ora, eppure alle spalle si trova già un istituto bancario ed una finanziaria svizzera.
Entrambi i finanziatori però hanno qualcosa che non va. La finanziaria di Lugano esiste ma nessuno ne conosce i soci, la banca Rasini è la banca dei conti correnti della mafia che ricicla il denaro sporco nelle insospettabili banche del nord. Michele Sindona (bancarottiere, iscritto alla P2 e legato a Cosa Nostra) ebbe a dire nel corso di un’intervista che le banche usate dalla mafia erano principalmente due: il Banco di Sicilia, nell’isola, mentre in continente, a Milano, una “piccola banca in piazza Mercanti”, proprio dove vi era la sede della Banca Rasini e dove il Luigi Berlusconi, padre di Silvio, era procuratore generale.
Anni dopo precisamente nel 1968 nasce la EdilNord centri residenziale Sas dove il socio accomandatario c’è la cugina Lidia Borsani. Ancora una volta alle spalle una misteriosa finanziaria svizzera formata appena dieci giorni prima della costituzion dell’azienda. Berlusconi sparisce, avvalendosi in realtà di una serie di prestanomi. Riapparirà poi nel 1975 all’interno di Italcantieri prima e nel 1979 in Fininvest. Nel frattempo nascono poi le decine di società che poi daranno vita al complesso sistema di holding intestate a parenti e figuranti e per cui diverrà in futuro difficoltoso rintracciarne i percorsi.
Intanto si intensificano i rapporti con Dell’Utri e la massoneria: nel 1974 nasce infatti l’immobiliare San Martino grazie ai capitali Gianfranco Graziadei, iscritto alla P2 e della Saf, addirittura gestita da un prestanome nato nientemeno che nel 1887.
Il punto non è oggi raccontare la storia imprenditoriale di Silvio Berlusconi, perchè ci bastano queste poche righe per estrapolare nomi, cognomi e società che sono al centro delle ultime dichiarazioni di Ciancimino Jr, ovvero che la mafia investì nella EdilNord. Le dichiarazioni sono state rilasciate da Massimo Ciancimino nell’ambito dell’inchiesta a carico di Francesco Paolo Alamia, imprenditore legato a Vito Ciancimino ed in affari negli anni settanta con Marcello Dell’Utri.
Secondo Ciancimino furono due i costruttori mafiosi che investirono nella EdilNord: Antonio Buscemi, del mandamento di Passo di Rigano – Boccadifalco e Franco Bonura, dell’Uditore, condannato nel 2008 a vent’anni di reclusione.
Non è mistero infatti che nel 1992 Buscemi finì nel famoso rapporto “mafia e appalti” insieme ad altri nomi di mafiosi, imprenditori e politici, di cui si stavano occupando, prima di essere uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Massimo Ciancimino ricorda poi che il padre avrebbe rivestito il ruolo di ‘consulente’ in una delle società (Venchi Unica) in cui erano comuni gli interessi tra Marcello Dell’Utri e Filippo Alberto Rapisarda, oggi uno dei testi dell’accusa nel processo a Dell’Utri.
Tra le prove documentali portate al colloquio con i magistrati da Ciancimino, troviamo anche tre ‘pizzini’ che il figlio di Don Vito ha cercato di datare. L’attenzione in particolare si è soffermata su uno di questi scritto tra il 2000 ed il 2001 che farebbe riferimento ad un Senatore della Repubblica. “Caro Ingegnere – scriveva Provenzano a don Vito – ho ricevuto la “ricetta” ci dobbiamo incontrare nel solito posto, al cimitero, per chiarire alcune cose…. Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione, hanno fatto una riunione e sono tutti d’accordo”, ci sarebbe scritto sul pizzino. Non vi è certezza assoluta ma il Senatore in questione pare essere proprio Marcello Dell’Utri, il ‘compaesano’ come emerge in questi giorni dalle deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza.
La ‘ricetta’ di cui si parla nel pizzino, pare essere una serie di agevolazioni a favore della mafia, tra cui il dissequestro dei beni e l’amnistia, un provvedimento mai approvato ma che si discusse nel giugno 2000.
Sul fronte EdilNord, osservandone la storia ed i nomi i rapporti sospetti, soprattutto quelli tessuti dalla Banca Rasini, sembravano già da tempo portare sulla strada delle cosche e di alcuni poteri occulti, quest’oggi Ciancimino ha dato forse conferma di una storia già scritta.
Intanto si attendono le novità dalle deposizioni di Spatuzza nell’ambito del processo d’appello a Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Udienza che Venerdì 4 dicembre si potrà ascoltare in diretta sulle frequenze di Radio Radicale dalle ore 9.


