La notizia del giorno, e dei prossimi a venire, ovviamente è quella del premier aggredito durante quello che sarebbe dovuta essere un bagno di folla. Tutti i quotidiani hanno affrontato l’argomento con molta attenzione, e le dichiarazioni della prima ora del leader dell’Italia dei Valori sono state subito e universalmente stigmatizzate. L’enorme mole di notizie rilasciate, però, contribuisce a rendere confuso un accadimento che di per sé non ha nulla di assurdo.
E’ evidente che un primo ministro, che sia esso Berlusconi o chiunque altro, avrà un certo numero di detrattori nel paese. Tra di essi vi saranno sicuramente coloro che nutrono per lui un sentimento di odio, e tra questi ultimi ve ne sarà un certo numero di folli disposti a tirargli un Duomo in viso. Perdipiù, la vanità di Berlusconi non aiuta le guardie del corpo, che avrebbero dovuto provvedere acché tutto ciò non accadesse. Come cittadino mi sentirei assai preoccupato del fatto che sia così semplice ammazzare il primo ministro del mio paese. Se fossi in Berlusconi, mi sentirei fortunato a non aver trovato qualcuno armato altrimenti.
Il mantra di queste ore è questo: la violenza non è mai giustificabile. Come tutte le formule precotte e pronte all’uso, a ben riflettere è un’affermazione ridicola, se soltanto pensiamo al fatto che siamo un paese che usa violenza in guerra tutti i giorni per mantenere l’ordine. E siamo un paese che, per fortuna ancora oggi, celebra la propria guerra civile di liberazione dal nazifascismo, che ovviamente non si è risolta in un cortese invito ad abbandonare il paese.
Piuttosto, il mantra vorrebbe scongiurare un’idea nemmeno così nascosta: l’idea che, essendo impossibile confrontarsi sul piano dello scontro politico, poiché mancano i prerequisiti stessi che precedono la lotta politica, si possa scivolare in una situazione in cui tutto è lecito. Poiché da un lato pare che questo si stia cercando di ottenere, anche attraverso la martirizzazione del premier: una concessione totale all’operato metapolitico di questo governo.
Ebbene dunque in una situazione nella quale la politica non c’entra nulla, e c’entra semmai la competenza delle forze di polizia e delle guardie del corpo del premier, così come l’avventatezza di questi che non ha voluto rinunciare a situazioni assai pericolose, si è tirata in ballo l’opposizione tutta – curioso come in questa sia stato annoverato lo stesso Fini – per uno scopo che è chiaro: ottenere il massimo profitto da questa aggressione.
Staremo a vedere a quali libertà saremo costretti a rinunciare a causa di tutto ciò; il ministro Maroni ha già espresso chiaramente il suo pensiero. La situazione, in ogni caso, richiede un sovrappiù di vigilanza democratica che non so se istituzioni già così indebolite dai numerosi attacchi a loro rivolti sapranno garantire.


….non mi interessate in alcun modo…
….”povera Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta: non donna di provincia ma BORDELLO !! “