Come per un atteso regalo di Natale sarebbero ripartiti il 23 Dicembre i grandi lavori per la più grande di tutte le grandi opere: il Ponte sullo Stretto di Messina. Dopo le proteste di Dicembre dei comitati “NO PONTE” e l’uscita della Regione Calabria dal consiglio di amministrazione della Società “Stretto di Messina SPA”, proprio a ridosso delle festività (come un qualsiasi cine-panettone) sarebbe stata posta la famigerata “prima pietra” di questa opera faraonica.
Che il Ponte ci piaccia o meno, il condizionale non può essere evitato: si tratta in realtà di “Lavori propedeutici” che nulla hanno a che vedere con la mega-struttura in quanto tale. Quest’ultima non ha ancora infatti neanche un progetto esecutivo o un piano di fattibilità, cosa che rende impossibile per logica che possano esistere dei “progetti esecutivi” di opere ad essa collaterali. Si tratta invece, come i più già sanno, della deviazione della linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di Cannitello, un’opera dal valore controverso, ma la cui sussistenza è, di fatto, indipendente alla realizzazione o alla progettazione del Ponte.
Facciamo un salto indietro nel tempo, di qualche giorno.
A metà Dicembre sarebbero state dal CIPE “approvate le risorse necessarie all’aumento del capitale della società Stretto di Messina garantendo all’Anas e alle FS una quota pari a 330 milioni di euro, aggiuntivi a quelli previsti nella Finanziaria 2010. Risorse queste che verranno utilizzate nei prossimi anni a fronte del fabbisogno derivante dalla realizzazione del Ponte”.
Con queste parole (leggetele bene e con occhio malizioso) “nei prossimi anni” (come? con che scaglionamento?) verranno dedicati 330 milioni di euro del bilancio dello stato alla Società Stretto di Messina, all’ANAS e alle FS per il “fabbisogno derivante dalla realizzazione del Ponte”.
Non si tratta quindi di 330 milioni che serviranno per “costruire il Ponte”. Non sono destinati a mattoni, foratini, sacche di cemento e tondini di metallo. Sono invece destinati (pensiamo noi con mente maliziosa) a impiegati, funzionari e amministratori che vivranno all’ombra del proprio Ponte virtuale e alle spalle dei contribuenti per altri anni e anni e anni. Perfettamente inutili, come un immenso carrozzone dello stato di fantozziana memoria.
Perché pensare per forza male, si potrebbe obiettare?
Intanto perché, come abbiamo già detto, del Ponte sullo Stretto non esiste neppure il progetto.
Poi perché, allo stato attuale delle conoscenze, il Ponte sullo Stretto non è REALIZZABILE tecnicamente.
Infine perché, se anche realizzabile lo diventasse magicamente da un giorno all’altro, mancherebbero i soldi per costruirlo davvero. Possiamo fare ingozzare i parassiti dello stato per anni, se lo vogliamo, ma non possiamo trovare da nessuna parte i 4-5-6 miliardi di euro necessari a metterlo in piedi.
In questo nostro cine-panettone (possiamo chiamarlo, se volete, “Natale sullo Stretto”) facciamo ancora un salto indietro nel tempo, un flashback.
Il 12 Novembre, con decreto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’Amministratore Delegato della Società “Stretto di Messina SPA” Pietro Ciucci è stato nominato “Commissario straordinario per la velocizzazione delle procedure relative alla realizzazione delle opere propedeutiche e funzionali del Ponte sullo Stretto di Messina”.
La Stretto di Messina SPA è concessionaria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina ed è controllata dall’ANAS, di cui Ciucci è anche Presidente.
Insomma la stessa persona (Pietro Ciucci) è Amministratore di una Società che è posseduta da un’altra Società di cui è Presidente ed è inoltre il Commissario che deve sovrintendere all’operato delle due Società suddette.
Si trascende ormai dal paradosso del controllore-controllato e si va oltre, visto che un ulteriore passaggio intermedio è sempre ricoperto dalla stessa persona.
Un passaggio fondamentale e non intermedio, visto che l’ANAS sta lavorando al Corridoio 1 (Berlino-Palermo), del quale il Ponte sullo Stretto è parte fondamentale assieme all’accelerazione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, oltre alle fasi di realizzazione di tratti della SS106 Jonica e dei principali assi viari siciliani.
Non vogliamo a questo punto rovinare la magnifica assurdità di questa brevissima nota natalizia con del semplice buon senso, ma è agli occhi di tutti che la gestione ANAS, per esempio sulla Salerno-Reggio Calabria, non stia portando a grandi risultati. “Ehi, ma sulla Salerno-Reggio Calabria non c’entra solo l’ANAS!” potrebbe dire qualche attento lettore, “ma anche Impregilo e Consorzio Eurolink!”. Verissimo! E infatti, anche questi due enti saranno coinvolti nella realizzazione del Ponte. Ciascuno tragga le proprie conseguenze, noi procediamo con i salti indietro nel tempo, che ci danno più soddisfazione.
La Stretto di Messina SPA, costituita nel 1981 per la realizzazione del Ponte sullo Stretto a seguito di una legge di 10 anni prima (1158/1971), doveva fare realizzare il “Ponte”. Sono passati quasi 30 anni da quella fatidica data e il Ponte non esiste ancora. Stipendi, appalti e fondi invece, alla Società Stretto di Messina sono arrivati copiosi.
Questo tuttavia non è colpa loro, ma dei loro controllori, ovviamente.
È colpa loro invece non essere riusciti a trovare i finanziatori del “Ponte” È colpa loro invece avere un Presidente, Antonino Calarco, che ha dichiarato “Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia”, il che ci fa ben capire di che pasta di uomini stiamo parlando.
Negli ultimi anni, la Stretto di Messina SPA ha rischiato di strappare allo Stato Italiano gli ultimi 400 milioni di euro, quando il Governo Prodi ha relegato il “Ponte” ad opera non prioritaria. Per evitare di pagare questa penale, l’allora Ministro alle Infrastrutture Antonio di Pietro ha congelato la Stretto di Messina SPA, relegandola in ultimo piano.
Adesso invece che “l’affare Ponte” è tornato alla grande in primo piano, i finanziamenti a ufo sono tornati, è stata “posata la prima pietra del Ponte” e tutti vissero felici e contenti.
Per il lettore malizioso cui ci siamo rivolti sopra, concludiamo questa nota natalizia con una nostra personale considerazione.
A nostro avviso, il Ponte non è un’opera voluta davvero, nemmeno da chi dice, sbandiera, di volerlo. Esso rappresenta, mostro o miracolo della tecnica che si voglia considerare, semplicemente il vessillo di se stesso.
Ad ogni elezione uno schieramento politico proclama e smegafona di volerlo fare ad ogni costo e promette di realizzarlo, di regalare al paese la più grande di tutte le grandi opere. Ed ecco che l’altro schieramento monta sui palchi e grida e stragrida di non volerlo, di incarnare l’opposizione stessa al Ponte, la salvezza del paese da tale obbrobrio. Poi passano le elezioni e il Ponte semplicemente non si fa perché è impossibile a farsi.
Però si mantengono in vita i parassiti dello stato, per tutti gli anni che serve a ritornare alle elezioni.
Ed ecco che di nuovo il Ponte diviene argomento di discussione e polemica.
Fumo negli occhi.
Un’insegna luminosa per attirare gli allocchi.
Noi.
Vignetta di Lelio Bonaccorso


