E frattanto la grande natura incolta s’è insinuata nella loro città, s’è infiltrata dappertutto, nelle loro case, nei loro uffici, in loro stessi. Non si muove, si mantiene ferma in essi, essi vi stan dentro in pieno, la respirano e non la vedono, credono che sia fuori, a venti miglia dalla città. Io la vedo, questa natura, la vedo… So che la sua sottomissione è pigrizia, so ch’essa non ha leggi: quella che scambiano per la sua costanza… Non ha che abitudini, e le può cambiare domani.
Jean-Paul Sartre
Sono partita spinta dall’indignazione per il silenzio. I fatti di Messina dei primi di ottobre non hanno risvegliato nessun sentimento nazionale nelle case degli italiani, come invece era successo per l’Abruzzo. Questione di numeri? Di meridiani e paralleli? Di morti? Di case distrutte?
O di responsabilità?
Mi sono indignata perché i media hanno coperto la questione in modo frettoloso, populistico e superficiale, e solo per un paio di giorni, non di più. Tutti ci siamo resi conto del fatto che Messina non è tanto Italia quanto L’Aquila, ma una volta lì mi sono trovata di fronte ad una questione molto più complessa. Non solo a Milano, a Bologna, a Roma, la gente non ha provato compassione per i messinesi, ma nemmeno a Napoli, nemmeno a Reggio Calabria, nemmeno a Villa San Giovanni, che il disastro l’ha avuto appena di fronte, a distanza di una lingua di mare folle, lunga tre chilometri.
L’ho attraversato, lo Stretto. Tutto d’un fiato, con l’aliscafo partito da Reggio, con il cuore in gola per l’emozione. L’ho attraversato in balia di sensazioni discordanti e altalenanti come le onde del Mediterraneo, tra l’eccitazione di trovarmi dentro un mare di miti e leggende, la consapevolezza di una navigazione ancestrale, l’angoscia di trovarmi di fronte a un’umanità in ginocchio. Ho bevuto il vento dello stretto, ho respirato il profumo pungente che nasce dall’unione di Ionio e Tirreno, ho mosso la testa al ritmo del canto delle sirene.
Ma poi sono arrivata sulla terraferma e ho capito che non solo la tragedia che cercavo non era italiana, ma non era nemmeno siciliana. Peggio, non era nemmeno messinese. Dieci chilometri di distanza o poco più, qui, fanno lo stesso effetto di mille o duemila: questa tragedia è solo di Giampilieri Superiore, solo di Altolia, solo di Scaletta, solo di Itala. Tra l’una e l’altra di loro, silenzio, tra loro e il resto del mondo, il nulla.
La statua di Padre Pio giù a Giampilieri Marina, la stazione ferroviaria, le ringhiere, il lungomare, i campi e poi su fino alla scuola elementare, fino alla falegnameria e al ponte sul torrente. Ogni simbolo di questi luoghi è stato violato dal fango, in un abbraccio nero e diabolico di umido terrore. Vite, miracoli e sacrifici andati in fumo. No, peggio. Perché il fango è viscido, appiccicoso, prima acquoso e poi denso, infine solido e irremovibile come il marmo.
Sassi e pareti, tronchi, muri, scarpe, automobili, cappelli, palloni da calcio, lampadari, soffitte. La montagna si è portata via qualsiasi cosa le piacesse fino al mare, fino allo stretto delle meraviglie.
Lo stretto, con i suoi mostri a tre teste e i suoi coralli neri, che risucchia, insieme ai sogni e le vite delle persone, anche la forza di gravità, la profondità, lo spazio ed il tempo.
Senza che nessuno, per quanto vicino, se ne accorga…
fotografie e testo di Valeria Gentile






A dire la verità a Reggio e Villa c’è stato parecchio cordoglio e solidarietà. Conosciamo tante persone che si sono impegnate attivamente e concretamente per dare una mano.
Alla manif di torre faro del 1 dicembre c’erano tanti reggini per ricordare i 2 mesi dal disastro e ce ne sarebbero stati molti di più se l’orario fosse stato più agevole e il tempo più magnanimo.
Anche nella Piattaforma per la manif nazionale contro il ponte del 19 dicembre la primissima priorità che si chiede è di destinare i fondi necessari prima di tutto alle aree alluvionate e infatti alcuni rappresentanti degli sfollati hanno dichiarato che parteciperanno alla manif durante i vari incontri che si sono svolti sul territorio reggino.
Reggio e Messina sono già uniti da un ponte, quello della solidarietà tra persone che sanno di essere trattate come carne da macello da chi prende le decisioni…
A villa, il 19
Tanti SI un solo NO!
Alessio
coordinatore http://www.LiberaReggio.org
Grazie Alessio!
Ci sarò Ale
Perdonami(ci), ho una pagina informativa su Facebook, si chiama Informare per Resistere, sono abruzzese e ho seguito molto i fatti dell’Aquila, non trovando notizie su Messina ho trascurato questo problema… scrivi, analizza i fatti che accadono, pubblica sul tuo blog con fonti certe… sii sempre certissima di ciò che pubblichi… io ti seguirò e pubblicherò tutti i fatti rilevanti, le analisi sulle notizie e lo scempio che state vivendo…
Ti abbraccio
Helene
Grazie Helene