
Di questi tempi se si è un po’attenti a quello che accade attorno e non ci si limita al suono vomitato dalla TV non è difficile prevedere il futuro. Ieri Alessandro Gilioli de L’Espresso sul suo blog Piovono Rane, pubblica un post dal titolo ‘Tutti pronti per San Bettino Martire?‘. Il 2010 sarà infatti il decennale della morte del leader socialista che guidò l’Italia verso la fine della Prima Repubblica. Gilioli nel suo post espone in modo esaustivo tutti i passaggi per capire la figura di Craxi e di come e soprattutto perchè nel 2010 verrà ‘santificato’ (trattamento di Feltri compreso, il quale un tempo gli dava del furfante, mentre ora sarà impegnato, sotto ordine della proprietà Berlusconi, nel promuovere il processo di santificazione)
Insomma, c’è poco da aggiungere allo scritto di Gilioli che vi consiglio di leggere. Poco da aggiungere se non una notizia fresca di mattinata a cui il CorSera decide di dedicare un bel titolone in prima “A dieci anni dalla morte, il sindaco di Milano Letizia Moratti ha deciso di intitolare una via o un giardino a Bettino Craxi. Lo farà intorno al 19 gennaio, quando il presidente della repubblica ricorderà il leader socialista al Senato. L’iniziativa è destinata a creare aspre polemiche, che cominciarono durante la gestione di Albertini, ma oggi si inserisce in un contesto storico diverso. Letizia Moratti ne ha già parlato con la famiglia e i tecnici comunali della Toponomastica sono già al lavoro: hanno individuato quattro o cinque aree, le più vicine possibili al centro“.
Una bella piazza, o un parco, per Bettino, rivalutato pure dal Partito Democratico, il quale con Fassino ci fece sapere qualche mese fa, che sì, Bettino aveva capito l’Italia, mica quell’inconcludente di Berlinguer. Craxi aveva capito come far girare la (sua) Italia: una strada tortuosa di favori, scambi, miliardi nascosti all’estero, ricatti, clientela, clanismo e appropriazione privata del potere pubblico, con l’obiettivo di appiattire la coscienza civile, riducendo quella Milano degli anni ’80 ad un calderone di corruzione in cui il PSI incassava miliardi per appalti più o meno grandi. Intanto Bettino faceva da mentore a Silvio Berlusconi, salvandogli pure l’azienda col famoso decreto ‘salva Berlusconi’ del 1984.
Milano, la Milano della Moratti, vuole intitolare un parco o una piazza a un morto latitante con dieci anni (come ricorda Gilioli, definitivi) di galera da scontare. ‘Riforme’ e ‘modernizzazione’ erano le parole preferite di Bettino, parole senza peso da vendere ai cittadini, mentre dietro si favorivano gli amici degli amici. Le stesse parole senza peso che oggi la maggioranza, ormai in accordo col PD porta avanti. Gilioli si domanda se il PD ci cascherà. Mi permetto di rispondergli che ci è già cascato e la ‘santificazione’ è già ben avviata. Così anche l’oblìo della storia.

