Cominciamo da qui: la musica noiosa non esiste. Se vi annoiate ascoltando una canzone, spegnete lo stereo e tanti saluti: quella non è noia, è scelta. Quando, però, la musica che vi esalta e che vi commuove le intestina annoia qualcun altro, alzate il volume e passerete per snob. I gusti musicali non sono proprio come gli orifizi del famoso detto popolare: a differenza delle opinioni, essi non vi distinguono. Semmai, i gusti musicali avvicinano e livellano, uniscono in ritrovi chiamati “concerti” masse di sconosciuti disposti a cantare all’unisono, ballare o spintonarsi, accomunano classi sociali secondo traiettorie di trasversalità più complesse di qualunque indagine Ipsos. Per questo noi amanti del relativismo scegliamo sempre con cura quella musica che allontana i più dallo stereo, forse soltanto perché ci piace ascoltare in santa pace senza pogo, senza air-banding, senza ritornelli squarciagolati dal vicino, oppure perché siamo così, dolcemente complicati e scorbutici.
Tempo fa un filosofo disse che la musica è la più grande delle discipline umane, poiché lo spazio della sua fruizione è tutto interno, “è l’anima”, e le orecchie sono le sue uniche vie d’accesso. Inoltre, diceva il filosofo, la musica è la sola arte che comunica con un linguaggio tutto suo, che non ricorre mai alle altre espressioni dell’umano ingegno, e per questo è universale: io posso inserire un cartiglio nel ritratto di un sovrano, o accompagnare un post come questo con un’illustrazione adeguata, e in questo modo incrementare il significato del mio messaggio, ma la musica rimarrà sempre, per definizione, libera dalle altre discipline, assoluta. L’idea di un’armonia, ad esempio, rimane vaga di fronte al nitore dell’arte figurativa, come la sintassi del pensiero di fronte a quella verbale . Certo, direte voi, c’è il canto, e prendete MTV e soci, ma ai tempi del filosofo l’opera lirica non era di moda, non in Germania almeno, per non parlare della televisione. Inoltre, nessun videoclip e nessun verso hanno mai intaccato l’intraducibilità della melodia, che pure si fissa nella memoria col solo intervento dei suoni: forse sarà stata uccisa la radio, eppure l’iPod ha venduto a 160 milioni di persone l’esigenza di portarsi con sé una libreria musicale, scarna nel suo rapporto simbiotico dispositivo-cuffie-timpani. Insomma, l’ascolto non cederà mai alle immagini né alle parole, perché lo scarto fra l’udito e la vista non può essere colmato neppure dalla più geniale delle sinestesie baudelaireane.
Tuttavia, la critica musicale (scrittura applicata alla musica) ha occupato ed occupa una quantità di pagine, cartacee e no, in proporzione ennupla rispetto alle pubblicazioni discografiche che è chiamata a giudicare (dove n è la costante egomaniaca dei critici musicali). Se questo accade, nonostante la norma delfica per cui “scrivere di musica è come ballare di architettura” (Frank Zappa dixit), il motivo è che l’ascoltatore avverte il bisogno di essere guidato. Perciò, dicevo, i gusti musicali non sono individuali, ma condivisi: che lo si voglia o no, le canzoni che ascoltiamo sono il risultato dei consigli che qualcuno ci ha elargito, dal fratello a Lester Bangs, dalla blogstar a Red Ronnie. Quanto più la sfera dei propri gusti si restringe, tanto più i giudizi critici pesano sull’ascoltatore consapevole, e qui si genera un paradosso: chi si intende di qualcosa non dovrebbe cercare l’altrui approvazione. Invece, vuoi per la natura vaga della materia, vuoi per l’interdipendenza culturale insita nella comunicazione di massa (quindi in internet), l’ascoltatore più consapevole sarà sempre quello più attento ai suggerimenti e alle recensioni, vale a dire il lettore di una rubrica musicale. Oppure, l’ascoltatore consapevole potrà optare per un salto carpiato che lo tramuti in curatore di una rubrica musicale, ma per farlo dovrà alzare il volume del proprio stereo non appena la musica che lo esalta e che gli commuove le intestina sarà definita noiosa.
Benvenuti a Musicanoiosa, appendice non estirpabile di un blog di dubbia fama: se non vi piace, alzo il volume a palla.
Foto: Flickr.


