La Lega Nord è un partito di personaggi apparentemente eternamente incavolati neri (non volevo offendere i sempre verdi membri leghisti dando del nero, ma è un modo di dire sapete), il cui collante è l’inossidabile Bossi Umberto: nato in provincia di Varese, classe 1941. Soprannominato “Il Senatur” per via dell’ elezione a Palazzo Madama del 1987. Il sempredurista Bossi pare fosse iscritto al PCI negli anni settanta, dopotutto come ebbe a dire Massimo D’Alema ad un congresso del Carroccio nel 1995: «La Lega è una costola della sinistra». Il comunismo militante ha proseguito a circolare nelle vene del leader leghista anche successivamente all’incontro con il federalista Bruno Salvadori che lo illuminò politicamente, infatti i rossi (in tutti i sensi) componenti ematici pompati al cervello fecero affermare al Senatur frasi, riferite all’ attuale Presidente del Consiglio, del tipo:«Attenti, quello ci vuole regalare un altro ventennio»(9 maggio 1994), «Un piccolo tiranno, un dittatore»(20 dicembre 1994), «Nazista, nazistoide, paranazistoide»(“Corriere della Sera, 14 gennaio 1995”). Bossi non rilasciò soltanto dichiarazioni nel suo stile goliardico-emotivo, ma anche delucidazioni sul passato del suo stretto (ora più che mai) alleato politico: «(…)Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto di Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. (…) Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del partito fascista.»(Ansa, 19 gennaio 1995). Senza remora alcuna il leader leghista precisò ulteriormente il suo punto di vista sul fondatore della Fininvest : «(…) Gelli fece il progetto Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding italiane di Berlusconi, di cui parte sembrano addirittura occulte. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra. Berlusconi è molto peggio di Pinochet» (Telepadania, 11 novembre 1998).
Deciso e senza alcuna censura, un politico d’altri tempi l’efficace Bossi. Infatti si parla di altri tempi, con il passare di alcune stagioni la Lega è divenuta ferrea alleata del PDL (Popolo della Libertà, o Partito di Lui non ricordo molto bene il significato di tale acronimo), così anche il vecchio gladiatore (anche in questo caso non era mia intenzione vilipendere il partito del Nord affibbiando un aggettivo da romano al capo, ma è pur sempre un modo di dire) con il foulard verde ha deposto le armi e si è pacatamente seduto sullo scrigno di un ministero.
Umberto Bossi, al contrario dell’ amico Silvio che evita in tutti i modi di farsi processare, ha una fedina penale macchiata: condannato in via definitiva a otto mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont, altra condanna definitiva, di un anno, per istigazione a delinquere («individuare i fascisti casa per casa per cacciarli da Nord anche con la violenza») e per oltraggio alla bandiera, un anno e quattro mesi successivamente commutati in 3.000 euro di ammenda e conclusasi con l’indulto, («Quando vedo la bandiera mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo»). Il Ministro delle Riforme per il Federalismo della Repubblica Italiana ha amato e tutt’ ora adora il suo Paese che decise di costituire nel 1996 la Guardia nazionale Padana, una sciocca struttura paramilitare e fuorilegge, attuata per attentare all’ unità dello Stato.
Un uomo tutto d’un pezzo che desidera spaccare una Nazione già di per se frammentata, un padano d.o.c., ma anche d.o.p., ma anche no.
In un flash d’ ira Berlusconi proferì tali parole: «Io non mi siederò mai più ad un tavolo cui ci sia il signor Bossi e non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno perchè è una persona totalmente inaffidabile», era il 1994. Quindici anni più tardi le cose sono cambiate, i voti sono aumentati, la fusione è stata politicamente inevitabile, ora il Senatur-cane scodinzolante, come lo rappresenta Giannelli nelle sue vignette, rischia di diventare sempre più il padrone tenendo Mr. B. per il colletto.
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