Il titolo di questo post, eccetto la domanda che mi pongo tra parentesi, è liberamente tratto dall’articolo di Aldo Grasso sul CorSera del 13 marzo, dove il critico accoglie la notizia sulla sentenza del TAR del Lazio che sospende il regolamento che disciplina la par condicio in vista delle elezioni Regionali.
La Commissione di Vigilanza per le garanzie nella comunicazione (di nomina politica), aveva, con un’interpretazione quanto mai restrittiva e stravagante, sospeso i programmi d’approfondimento politico sull’emittente pubblica, equiparando, in pratica, i giornalisti a veri e propri “comunicatori politici”, inficiando così quei caratteri d’indipendenza, obiettività e imparzialità che dovrebbero caratterizzare la figura del giornalista, soprattutto quando si parla di emittenza pubblica. Il tutto interpretando il regolamento varato dall’Agcom (di nomina politica anche questo) in materia.
Probabilmente la commissione di Vigilanza, come osserva Grasso, conosce i suoi polli e se le notizie sull’inchiesta di Trani trovassero riscontro nei giorni a venire la posizione dell’Authority non sarebbe nemmeno poi così strana, viste le pressioni e i frequenti colloqui tra membri della stessa autorità, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il direttore del TG1 Augusto Minzolini. La questione però è un’altra ed esultare per la riapertura di tre talk-show, che restituirebbero la cosiddetta libertà d’informazione fa quasi tenerezza.
Anzitutto occorre riscontrare come le trasmissioni avrebbero potuto e dovuto continuare (se la libertà d’informazione veramente esistesse) svolgendo inchieste puramente giornalistiche, probabilmente uscendo dai loro format canonici, ma pur sempre utili al cittadino per capire il proprio Paese, caratteristica regina per chi fa giornalismo utile per la società.
Nel frattempo il CorSera, con un’abile mossa commerciale rilancia Mentana col suo “Mentana Condicio” (titolo liberamente mutuato dalle interviste sul web di Klaus Davi per KlausCondicio). Lo slogan è quanto mai interessante e sinceramente utopico, anch’esso scatena un po’di tenerezza, quasi come verificare che i “vecchi” del Corriere avessero da poco scoperto la Rete: “Vietati in Tv liberi sul Web”. Per arrivare a questa conclusione il CorSera è rimasto sordo e cieco a quello che quotidianamente accade nella Rete italiana da almeno 4-5 anni con regolarità, ovvero la trasmigrazione sul Web di personaggi e notizie che non trovano nessuno spazio sui media mainstream.
Proprio questo è lo snodo cruciale: è sufficiente avere un certo numero di programmi dedicati e di talk-show per poter esultare in merito alla libertà d’informazione? Non credo, il problema sta proprio alla fonte, al dare le notizie, e le pressioni che si manifestano non danno segnali incoraggianti. Non dobbiamo dimenticare quei duecento cronisti italiani minacciati per le loro inchieste e quella decina di loro costretta a vivere sotto scorta.
Non dobbiamo dimenticare che molti di loro, ancora oggi, tranne qualche eccezione “mediatica” (vedi Saviano), non trovano voce nè sulla carta stampata, nè in queste fantomatiche trasmissioni baluardo della libertà di stampa. Tutt’altro, se non sei allineato con quella linea anti-comunista o anti-sinistra oppure dall’altra parte anti-berlusconiana, che riempie parecchie colonne di giornali più o meno datati, e gran parte di queste “trasmissioni baluardo”, l’isolamento è garantito e spesso l’inchiostro di queste persone è semplicemente quello liberato dalla penna per prendere appunti sul taccuino dei fatti che stanno seguendo.
Per questo mi viene da dire, leggendo quel titolo di Grasso, le esultanze di conduttori e loro sodali e considerando di nuovo che le autorità in questo campo sono tutte di nomina politica: “E adesso informazione libera per tutti” (Ma dove?)
Ecco dulcis in fundo l’ultima agenzia ANSA a riguardo, che rimane sulla linea dello stop ai talk show in questione. Mai esultare prima della fine della partita, anche quando arrivano le sentenze. Non sono però di certo questi soli programmi, ripeto, a fungere da baluardi di libertà:
“Il Consiglio di amministrazione della Rai conferma, a maggioranza, la linea sullo stop ai talk show. Questa, a quanto si apprende, la decisione di oggi con l’invito al direttore generale Mauro Masi a rivolgersi alla Commissione di vigilanza per studiare eventuali strade alternative. La delibera e’ stata votata con cinque voti a favore e quattro contrari”


