Lo scorso 14 Dicembre 2009 abbiamo aperto i quotidiani e abbiamo trovato in prima pagina il gesto scellerato dell’aggressione fisica nei confronti di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri. Chiunque segue un minimo la politica del nostro Paese, da quel momento è entrato nel circolo della strumentalizzazione, il che è inevitabile in un mondo in cui la televisione, Internet, la radio e in generale tutti i mezzi di informazione svolgono il ruolo di metro di giudizio della società. Tutto ciò che vediamo in televisione, tutto ciò che leggiamo sui giornali o sentiamo alla radio, per noi è una verità, veniamo influenzati e ci comportiamo di conseguenza, prendiamo delle posizioni, argomentiamo i fatti, cioè strumentalizziamo le informazioni per perseguire i nostri interessi. I fatti accaduti ieri rientrano tra quelli che fanno più scalpore, e di conseguenza vanno ad occupare i primi posti dell’informazione, ma questo è fisiologico. Il prodotto mediatico è valutabile come qualsiasi altro prodotto economico, cioè attraverso l’incontro tra la curva dell’offerta (il fatto di cronaca) e la curva della domanda (l’audience).
Lo stesso prodotto può subire delle variazioni, spostando la curva dell’offerta o della domanda, ma la caratteristica principale del prodotto mediatico sta, salvo rare eccezioni, nel fatto che la curva della domanda segue pressoché gli stessi parametri, mentre l’offerta può essere modificata in qualsiasi momento. Quello che non deve mai sfuggire all’attenzione del fruitore è proprio questo: colui che offre un servizio mediatico può indirizzare la curva dell’offerta a favore di un determinato prodotto ben preciso, quasi imponendolo. In un telegiornale di trenta minuti circa, difficilmente possono essere raccontati tutti i fatti accaduti nel mondo, ma anche nel nostro paese è necessaria una selezione. Per questo spesso seguono uno standard: inizialmente si propone la cronaca della politica nazionale di primo livello, poi politica estera, successivamente si passa a fatti di cronaca nera, poi è il momento della politica locale e per finire lo sport o la cronaca rosa. Come a volte accade ci possono essere dei fatti, come quello accaduto lo scorso dicembre per esempio, che mescolano un po’ il mazzo delle carte e fanno perdere rigidità a questo schema.
E’ in questo momento che chi offre il servizio decide di dare più o meno importanza alle notizie che arrivano dalle agenzie. E’ in questo momento che si sposta la curva dell’offerta indirizzando il pubblico a seguire determinate notizie. Se a questo ci aggiungiamo un sistema oligopolista televisivo, composto da sette reti principali, da Rai uno a La7 il metodo suddetto diviene facilmente applicabile con pochissime variabili in gioco. Per fortuna con l’avvento del digitale terrestre e con i tg satellitari la situazione è destinata inevitabilmente a cambiare, inoltre resta un minimo potere decisionale della curva della domanda, ma non è sufficiente. E’ elementare, (anzi sarebbe paradossale il contrario) affidarci a ciò che i giornalisti di qualsiasi quotidiano riportano, ma è sempre bene leggere le notizie con un occhio critico, sapendo che ogni singola notizia dal momento in cui viene data è comunque all’interno del circolo della strumentalizzazione. La notizia anche solo per il modo in cui viene posta al lettore, tramite uso di espressioni, la scelta delle parole, porta sempre in una direzione. La notizia deve sempre e comunque venire da più voci, per avere la verosimiglianza. Il lettore non può esimersi quindi dal circolo della strumentalizzazione, io stesso che scrivo in questo momento sono al suo interno.
Premesso questo, sono dell’idea che la notizia in questione, non sia assolutamente né un bluff berlusconiano perché si aprirebbero scenari da psicoanalisi (immaginate il Presidente che chiede di farsi rompere due denti per vincere le prossime elezioni) né un gesto violento di matrice terroristica, come asserisce il legista Bossi (sarebbe un insulto denigratorio nei confronti di chi ha subito attacchi terroristici negli anni passati, da gruppi armati organizzati con scopi precisi e con vittime innocenti da mettere sul piatto della bilancia). Credo invece che si tratti sì di un gesto riprovevole nei confronti del Presidente Berlusconi, ma che sia in realtà un attacco al mondo della politica in generale. Si sente parlare di clima di tensione, possiamo aggiungere nel pentolone, non solo i membri del Governo Berlusconi, ma tutti coloro che in questo momento si sono in qualche modo dimenticati del bene di questo paese. Credo che l’odio non sia nei confronti della figura di Berlusconi, ma nei riguardi della famosa Casta, e che ciò che è accaduto il dicembre scorso possa essere definita la punta dell’iceberg di un sentimento che unisce molti italiani.
Purtroppo negli ultimi anni la politica, che non scordiamo, ha il ruolo principe di amministrare la Res Publica, la cosa pubblica, ha perso la bussola, sia che si tratti di governi di Destra, sia di governi di Sinistra. Questo perché la figura del politico è diventata una professione alternativa alle altre, come se fare il politico corrispondesse a fare il medico, oppure l’operaio (con evidenti differenze in busta paga…); la legge elettorale che oggi è in vigore permette al parlamentare di svincolarsi dalle logiche del consenso, perché le poltrone vengono distribuite tramite scelte di partito, quindi tramite conoscenze interne ai partiti e non all’esterno (o per lo meno questa è la tendenza). Il politico gode di numerosi privilegi, ma è condivisibile perché si segue la ratio di renderlo il più incorruttibile possibile da forze esterne che potrebbero influenzare il suo operato. Il renderlo più dipendente dai cittadini, e con la possibilità di esercitare limitatamente a uno o due mandati forse potrebbe almeno in parte riportare il politico sulla “retta via”. E’ sì vero che il sistema delle preferenze, come c’era in passato, crea dei circoli viziosi, per cui il politico che deve ottenere consensi, con una campagna elettorale costosa, chiede denaro a persone facoltose entrando quindi nella logica inevitabile del do ut des con i privilegiati, infrangendo il divieto mandato imperativo (principio costituzionale art 67 Cost.). Ecco quindi come il sistema dei collegi uninominali si candida ad essere una valida alternativa all’attuale legge elettorale.
Ma c’è di più e questo che vado ad affrontare, a mio avviso è un problema assai più grave di quelli fino ad ora esposti.
Da qualche anno striscia nella società italiana, un male grave che si è introdotto con i mezzi televisivi, specchi per le allodole e falsi miti: quello che io, e non solo chiamo il berlusconismo. Sì perché è un fenomeno sociale, analizzabile come tutti gli altri dalla radice fino alla sua esplosione collettiva. Si tratta non solo di un modo di pensare ma anche un modo di relazionarsi con gli altri, un linguaggio, un modello di vita. Silvio Berlusconi è apparso all’Italia come il salvatore della patria, dopo il periodo buio della politica di Tangentopoli dei primi anni ‘90, un homo novus che, come è sua abitudine dire, “è sceso in campo”, si è messo in gioco, con l’intenzione di portare una ventata di aria fresca a questo Paese sull’orlo del baratro. Chiunque sfiduciato della politica, shoccato dalle inchieste, processi e successive condanne di Mani Pulite, politici corrotti a tutti i livelli ha visto in Berlusconi una speranza. In più, grazie a Fininvest e le sue possibilità economiche ha rilanciato il mercato della televisione mettendosi in concorrenza con le reti nazionali, una cosa inimmaginabile a quel tempo; ha creato un’alternativa importante avendo grandi possibilità, ma anche grandi responsabilità. Berlusconi ha fatto una straordinaria campagna elettorale, regalando sorrisi agli italiani direttamente in piazza e indirettamente con programmi stracolmi di ballerine provocanti (veline e non solo), programmi alternativi, inculcando nelle menti degli italiani un modello di vita. L’essere come Berlusconi oggi infatti viene spesso inquadrato come il modello di vita a cui si vorrebbe aspirare: l’uomo che si è fatto da solo (la versione italiana del self – made man, gli imprenditori americani ricchi circondati da imperi economici costruiti dal niente, o quasi), circondato da belle donne che fanno di tutto pur di avere dei privilegi, un uomo potente con tutte le comodità che la ricchezza possa regalare.
Trapiantare questo modello di vita nei cittadini, nelle istituzioni, nella vita quotidiana, porta solo ad una cosa : il crollo del sistema. La società italiana si basa sia su di una Carta Costituzionale, sia su principi morali come la solidarietà e il diritto all’uguaglianza. Questi due principi vengono violentemente attaccati dal berlusconismo che prevede comunque un uomo al di sopra della legge (lo si vede anche nel tentativo fallito di rendere immuni le 5 principali cariche dello Stato) e un arrivismo sfrenato verso il successo. La Solidarietà è alla base dei nostri principi; attacchiamo continuamente gli immigrati e ci dimentichiamo che con un PIL per colpa della crisi economica in crescita trimestrale del solo 0,6% contro uno spaventoso 10,6% della Cina rischiamo di perdere il baricentro del mercato mondiale con inevitabili spostamenti di lavoratori e famiglie al seguito verso est.
Apparentemente la crisi economica non c’è, il nostro made in italy regge il colpo con il resto del mondo, ma la verità è che colossi, multinazionali sono in ginocchio e licenziano lavoratori a fiumi e non riescono comunque ad evitare di chiudere i battenti. I valori dell’uguaglianza sono all’interno della Costituzione Italiana, ma resta solo un pezzo di carta se noi cittadini non ci impegniamo per rispettarla e farla rispettare, con i piccoli gesti quotidiani e con la volontà di rimboccarci le maniche. Siamo arrivati ad un bivio, o lasciamo che tutto rimanga così, stagnante, in putrefazione verso l’inesorabile fallimento della nostra società, oppure ripartiamo da qui, da oggi con la voglia e l’impegno di cambiare, con la voglia di rinascere affidandoci ai giovani, scommettendo una partita in più per un futuro più sereno.
Troppi problemi del mondo di oggi sono legati ad errori commessi dalla stessa classe dirigente che governa ancora, per questo è necessario che i giovani “scendano in campo” per cercare di ricominciare. Non è con la violenza che ci rimetteremo in piedi, non con un altro homo novus che mira ai propri interessi, ma con alternative lungimiranti frutto di studi moderni sulle energie, metodi di lavoro innovativi e soprattutto con la speranza di tornare a comportarci come una nazione occidentale nel rispetto dei principi cardine della dignità umana.
Si ringrazia l’autore della foto: Link


