Scienziati sotto processo sui morti dell’Aquila
Sono passati più di due anni dal giorno del sisma, e a L'Aquila si continuano a cercare i responsabili delle tante (troppe) morti della notte del 6 aprile 2009. La ... Continue Reading
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Omicidio Piazza: verso la riapertura dell’indagine.
Si va verso la riapertura delle indagini sull'omicidio di Emanuele Piazza, agente dei servizi segreti ucciso e sciolto nell'acido nel 1990 da un gruppo di killer mafiosi. Sono le rivelazioni del fratello di Emanuele, Gianmarco, nell'ambito delle indagini riaperte dal Procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo sul fallito attentato all'Addaura a Giovanni Falcone nel 1989, che portano nuova luce sull'episodio.
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Processo Parco Sud (Milano): chiesti 90 anni tra boss e colletti bianchi. Intanto la Regione Lombardia vota alla legge quadro antimafia
Si conclude la requisitoria del pm Alessandra Dolci nell'ambito del processo "Parco Sud".
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Il caso De Mauro quarant’anni dopo. Ecco perché il recente passato non può considerarsi chiuso.
Non era solo storia di Sicilia e bassa manovalanza mafiosa quella di De Mauro, come del resto non lo sono la maggior parte delle storie siciliane spesso confinate alle cronache locali e messe nelle mani di abili cronisti che tutti i giorni rischiano la vita, ma è una storia che attraversa l'Italia e probabilmente tutto il mondo occidentale.
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La ricerca nella nebbia
Le vicende del bando Futuro in ricerca per i giovani ricercatori rappresentano l'ennesimo esempio di un sistema che si affida a meccanismi lenti e opachi e dai finanziamenti incerti. Lo scopo di sostenere le eccellenze scientifiche era certamente nobile. Tanto che i progetti presentati sono stati molti. Ma la storia del suo svolgimento sembra suggerire che senza una gestione chiara e trasparente del processo di valutazione e di assegnazione delle risorse, il richiamo ai principi di meritocrazia è solo uno slogan.
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Milano racconta la ‘ndrangheta: il verdetto del processo Cerberus
Arrivano l'11 giugno le condanne per gli affari del clan Barbaro-Papalia nel settore del movimento terra. Pene fino a 9 anni di reclusione per cinque imputati accusati di associazione mafiosa.
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Presa la talpa di Baghdad che fornì il video a Wikilea
Wikileaks, sito no profit che "declassifica" su internet documenti riservati proteggendo le fonti, aveva coperto la fonte su uno dei documenti più impressionanti della guerra in Iraq, oggi quella copertura è saltata. Lo scorso aprile il sito aveva messo on-line video e audio della missione di un elicottero americano che apre il fuoco su due reporter della Reuters scambiati per terroristi insieme a un gruppo di civili. A fare da sfondo le risate e le battute dei militari all'eliminazione dei bersagli.
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L’Aquila: “mancato allarme” indagati vertici Protezione Civile
Si era partiti con una denuncia per "procurato allarme" al sismologo Giampalo Giuliani una settimana prima del terremoto che il 6 aprile del 2009 colpì L'Aquila e i centri limitrofi. Lo studioso, monitorando l'attività del gas radon aveva pronosticato un imminente attività sismica localizzata nella zona di Sulmona. Si prese una denuncia per "procurato allarme", e allo stesso modo non venne preso in considerazione un dossier dell'INGV che tenne traccia di uno sciame sismico in corso da quattro mesi.
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Non è un paese per onesti
Non è un paese per onesti il nostro. La macchina della corruzione costa 60miliardi di euro l'anno all'Italia. La mafia con 130miliardi di euro di fatturato l'anno (70miliardi di utili, al netto di investimenti e accantonamenti) è la prima azienda italiana. Si depenalizza il falso in bilancio, si accorciano i tempi delle prescrizioni e si tenta di limitare l'attività d'indagine agendo sulle intercettazioni telefoniche, impedendo poi ai giornalisti anche di riportarle per salvare la faccia agli stessi che tutti gli anni portano via dalle tasche degli onesti qualcosa come 200miliardi di euro l'anno.
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Processo al Maresciallo della Croce Rossa Lo Zito: il 12 maggio udienza preliminare
“Per quanto riguarda i revisori anche questi essere immondi mi hanno fatto delle pressioni per desistere dalle denunce e fare domanda di trasferimento. Mi fanno vomitare e spero si arrivi a soluzione…. Forza ragazzi, facciamoci sentire…”. Questo commento potrebbe costare al Maresciallo Capo della Croce Rossa Italiana Vincenzo Lo Zito ben due anni di carcere. Il 12 maggio, presso il tribunale di Roma alle 10:00 ci sarà l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio del maresciallo con l’accusa di diffamazione e calunnia con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale. I querelanti infatti sono Duilio Luttazzi, Riccardo Monaco, Giuseppe Suppa, Giuseppe Bilancia, Fabio Italia, Corrado Perazzoli e Romolo Reboa, tutti componenti del Collegio dei revisori della Croce Rossa Italiana.
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