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	<title>The Populi</title>
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	<description>Giornalismo Partecipativo</description>
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		<title>Silvio Berlusconi: l’“ultimo comunista”…</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Serra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>

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		<description><![CDATA[STORIA D’UN PAESE IMPROVVISAMENTE SVEGLIATOSI “CONTRO NANO”… &#160; Il dato è tratto: Silvio Berlusconi è morto! (politicamente, s’intende…) Il 12 novembre, rassegnando le dimissioni, il Cavaliere ha irrimediabilmente inciso la parola “fine” su di una stagione politica protrattasi quasi un ventennio, inaugurata e conclusasi praticamente allo stesso modo: con un videomessaggio agli Italiani, coerente fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.openjournalist.com/upload/77/546_0.jpg" title="Berlusconi" class="alignnone" width="484" height="474" /></p>
<p><strong>STORIA D’UN PAESE IMPROVVISAMENTE SVEGLIATOSI “CONTRO NANO”…</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dato è tratto: <strong>Silvio Berlusconi è morto! (politicamente, s’intende…)</strong></p>
<p>Il 12 novembre, <strong>rassegnando le dimissioni, il Cavaliere ha irrimediabilmente inciso la parola “fine” su di una stagione politica protrattasi quasi un ventennio</strong>, inaugurata e conclusasi praticamente allo stesso modo: con un videomessaggio agli Italiani, coerente fino all’ultimo con il suo inimitabile stile da “tele imbonitore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era il ‘94 quando il magnate italiano delle tv commerciali “scendeva in campo” annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo in un’impresa dai più giudicata temeraria: smontare pezzo per pezzo l’impetuosa “macchina da guerra” dell’allora Pds, segnando di fatto l’avvento della seconda Repubblica.</p>
<p>Un’era geologica nel frattempo è trascorsa, segnata dal trapasso dall’età delle “monetine” (di Craxi) a quella delle “papine” (di Silvio), ultime comparse di quel “teatrino” (si direbbe ormai “festino”) della politica di cui il Cavaliere si era presentato come acerrimo avversario (almeno prima di assumere anch’egli in esso una parte da protagonista!).</p>
<p>Eppure <strong>l’ex Premier può vantare oggi di aver già raggiunto</strong> almeno <strong>un traguardo: essersi ritagliato un ruolo da protagonista nei libri di storia</strong> che leggeranno i nostri figli (<strong>anche se, sul contenuto della “narrazione berlusconiana”, è probabile che in molti storici non mancherà la tentazione di calare u</strong><strong>n “velo pietoso”</strong>, desiderando archiviarla in fretta!).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mister B è (politicamente) morto</strong>.</p>
<p><strong>Eppur Lui sembra non accorgersene… come se nessuno dei suoi “consiglieri di corte” abbia ancora avuto l’ardore di premonirlo!</strong></p>
<p><strong>Contro l’impietoso responso dell’anagrafe, a dispetto delle separazioni (politico-familiari) subite e bufere (giudiziar-sessuali) patite, il Cavaliere par </strong>ancor <strong>convinto di poter “resistere, resistere, resistere”…</strong> come se nessun cataclisma si fosse nel frattempo abbattuto sulla politica italiana!</p>
<p><strong>Come un don Giovanni tradito dal tempo </strong>(ma che non perde tempo, tra una defaillance e l’altra, a guardarsi allo specchio…), <strong>come un indomito “don Chisciotte de Arcore”</strong> incitante gli ultimi suoi servitori a seguirlo, <strong>l’Unto d’Arcore par sicuro di riuscire a domare </strong>ancora una volta <strong>gli Italiani dando prova dell’ennesima resurrezione (politica, s‘intende)</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il tempo</strong>, però, <strong>è un giudice più supremo di ogni corte, più impietoso di ogni toga, “implacabile” nelle sue sentenze.</strong></p>
<p><strong>E così colui che 17 anni fa si presentava </strong>al Paese <strong>come l’“homo novus”</strong> (geniale imprenditore di successo, modernizzatore e fuori dagli schemi), <strong>oggi -se non altro per sopraggiunti “limiti d’età”- appare soltanto l’ombra di se stesso… il reduce di una seconda Repubblica ancor minorenne… (eppur già scomparsa!).</strong></p>
<p><strong>Per questo Mister B</strong> (<strong>che si ricorderà nei libri di storia come il più grande “estetista” degli ultimi 150 anni</strong>!) <strong>appare oggi come l’“ultimo giapponese”:</strong> come quei reduci dagli occhi a mandorla della Grande Guerra dimenticati dal loro Paese in una miriade di isolotti oceanici ai confini del mondo (dove per anni son sopravvissuti continuando a resistere contro un nemico immaginario, con la sola compagnia di armi arrugginite), allo stesso modo il Cavaliere, già da tempo abbandonato dai suoi stessi alleati, <strong>continua a combattere come un “protagonista solitario” della storia, un patriota disposto a immolarsi per una causa </strong>(l’anticomunismo) <strong>nella quale nessuno più crede!</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>Sinceramente convinto di esser sceso da cavallo (piuttosto che esser stato “disarcionato” dalle cancellerie europee e dai mercati!), il Cavaliere non ha perso occasione </strong></em><em>nel corso della sua prima uscita pubblica da dimissionario <strong>per blandire l’arma più logora del suo repertorio: l’anticomunismo!</strong></em></p>
<p><em><strong>Il clima, però, è irrimediabilmente mutato: non sono in pochi, anche tra i suoi stessi sostenitori, a interrogarsi se valga la pena rispolverare antichi slogan ideologici e populisti</strong></em><em> in una fase in cui il Paese tutto, sotto attacco della speculazione internazionale, corre seri rischi di “default”.</em></p>
<p><em><strong>L’impressione che emerge</strong></em><em> <strong>è che l’incorreggibile Silvio, </strong></em><strong>a corto d’argomenti, speri di “riesumarsi” tirando fuori dal cilindro sbiadito il solito “asso della manica”, il “cavallo di troia” più esibito della retorica berlusconiana, emblema di una destra (quella italiana) confusa e sguaiata.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>“La sinistra non è cambiata, sono ancora gli stessi”</em></strong><strong>, ha sentenziato</strong> lo scorso 25 novembre <strong>Berlusconi</strong> dal palco di un convegno dei Popolari liberali, aggiungendo che sarebbe <em>“l’uomo più felice se dalla sinistra arrivasse quella maturazione verso la libertà, verso un rapporto libero tra cittadini e Stato, mentre loro vogliono che lo Stato sia superiore al cittadino, con il cittadino messo al servizio dello Stato”</em>.</p>
<p>Mr. Bunga Bunga ha ricordato per l’ennesima volta i motivi del suo impegno politico: <em>“siamo scesi in campo nel ’94 per non lasciare il Paese in mano a quelli che nel loro profondo sono rimasti comunisti. Per questo stesso motivo siamo ancora in campo! I comunisti non hanno mai fatto i conti con il loro passato e con gli orrori di una ideologia spaventosa, la più disumana e criminale della storia dell’uomo che ha prodotto solo miseria, disperazione e più di 100 milioni di morti!”</em>.</p>
<p>Infine, l’Uomo d’Arcore ha così rassicurato i suoi sostenitori: <em>“siamo e resteremo in campo per garantire a tutti di poter vivere in un Paese democratico e libero… continuiamo a combattere uniti!”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Non molto tempo prima il Cavaliere -ancora nelle vesti di Premier- aveva sentito l’urgenza di interloquire direttamente con i telespettatori della trasmissione Kalispera per ribadire il seguente concetto: </em><em>“I</em><em> comunisti italiani si sono imborghesiti, hanno imparato a vestirsi con capi firmati e scarpe fatte su misura, pasteggiano a caviale e champagne. Hanno cambiato il nome più volte ma il trucco non ha funzionato perché sono rimasti gli stessi di prima con gli stessi pregiudizi, lo stesso modo di fare politica… l’abitudine di mistificare la realtà, demonizzare l’avversario e calunniarlo cercando di farlo fuori!”</em>.</p>
<p>Poco conta poi se gli stessi metodi non sono affatto stati disprezzati dall’entourage del Cavaliere, servitosi delle stesse armi (la “demonizzazione” dell’avversario, a tutti i costi e con tutti i mezzi) per far sistematicamente fuori:</p>
<p>1- giornalisti scomodi (si ricordino le calunnie all’ex direttore de l’Avvenire, Dino Boffo);</p>
<p>2- magistrati protagonisti (si vedano i casi del giudice Mesiano -accusato da giornalisti compiacenti di indossare in pubblico indecenti calzini turchesi!- e del pm Boccassini -accusata d’aver simpatizzato sentimentalmente “negli anni ’70” con un giornalista militante dell’estrema sinistra-);</p>
<p>3- e alleati ribelli (si ricordi l’attacco a Fini sulla vicenda della casa di Montecarlo, orchestrato dall’ormai noto affarista Lavitola!).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Niente di nuovo</strong></em><em>, dunque<strong>: Berlusconi </strong></em><strong>persevera nel suo “sproloquio” preferito (secondo solo alle sue ormai celebri “barzellette”!).</strong></p>
<p><strong>Anzi, di nuovo qualcosa c’è: questa</strong> <strong>volta</strong> -forse per la prima volta- <strong>il ritornello più caro al Presidente suona davvero “stridulo” agli Italiani, come una litania ormai trita e ritrita quasi più di quelle note gag di Totò e Peppino mandate in replica innumerevoli volte sugli schermi televisivi!</strong></p>
<p>Non è difficile controbattere, ad esempio, che in Italia non è facile intravedere più nemmeno un’“ombra rossa”: dei sostenitori di quella contestata ideologia non ne è rimasta più nemmeno traccia nelle Istituzioni!</p>
<p>“Al lupo, al lupo!”, sembra imperterrito ammonire il Cavaliere…<em> </em></p>
<p>Ma chi sarebbe lo “spauracchio” del Presidente? <strong>Chi gli “eversori rossi” che attenterebbero alle nostre libertà?!</strong></p>
<p>Il freddo e tecnocrate <strong>Mario Monti </strong>(di fatto nominato dalla “culona tedesca” -come ribattezzata da “il Giornale”- per realizzare quelle riforme liberali che la destra italiana non è stata in grado in un ventennio nemmeno di cantierare)<strong>?</strong></p>
<p>Il fuori dagli schemi <strong>Nichi Vendola</strong> (che persino Bertinotti accusa di star spingendo Sinistra e Libertà verso una socialdemocrazia di stampo europeo)<strong>?</strong></p>
<p>Gli ormai consunti <strong>D’Alema e Veltroni</strong> (tra gli ultimi post-comunisti che siedono in Parlamento e tra i primi promotori di un governo di tecnici e banchieri e di un’alleanza politica coi post-democristiani)<strong>?</strong></p>
<p><strong>Oppure Giorgio</strong> <strong>Napolitano</strong> (ex comunista che oggi siede al vertice dello Stato con il non secondario merito di risultare l’unica autorità pubblica che vanta ancora della fiducia della stragrande maggioranza degli Italiani)<strong>?</strong></p>
<p>Gira e rigira, rischiamo di finire con lo scoprire come <strong>l’ultimo comunista nei dintorni risiede a Mosca… (ed ha la non pratica consuetudine di regalare “lettoni” agli amici di vecchia data!)</strong>.</p>
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		<title>Generazione precaria</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 15:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Satta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro economia giovani precariato flexicurity cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[susanna camusso]]></category>

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		<description><![CDATA[Cronaca dell'incontro/intervista con Susanna Camusso al festival di "Internazionale".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2012/01/precari.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="precari" src="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2012/01/precari.jpg" alt="" width="400" height="307" /></a></p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="font-family: Times New Roman,serif">Poco più che ventenne, neolaureato in lettere, S. si ritiene soddisfatto perché passato da un stage gratuito in un ufficio pubblico, ad un lavoro precario (18 mesi) in un centro commerciale. Alla domanda: «Credi possa essere il tuo futuro?», la risposta è stata affermativa. Passati i 18 mesi è praticamente certo che ti tengano a lavorare, sostiene S., e intanto in quel periodo puoi anche avanzare di livello. Felice di essere precario. Un precariato di lusso quello di S. se fosse vero ciò che ha dichiarato, ma pur sempre precariato. Una condizione tristemente diffusa in Italia che costringe una generazione intera a saltare letteralmente “da palo in frasca” lavorativamente parlando. Non vi è forse logica, non più almeno. Certamente manca solidità, quella solidità che permetterebbe di fabbricarsi un futuro. Opporsi al fenomeno del precariato è un sentimento esteso, chi ha dai 18 ai 35 anni lo sa bene, una guerra da combattere contro istituzioni accecate da tutt&#8217;altro. Fare una stima precisa dei lavoratori precari è difficile ma la certezza è riscontrabile nella quantità non numerica: elevata. Ciò è stato possibile constatarlo (come se fosse necessario) durante l&#8217;incontro organizzato nell&#8217;ambito del Festival della rivista <em>Internazionale</em>, tenutosi dal 30 settembre al 2 ottobre, con il/la segretario/a della CGIL Susanna Camusso. Prima di iniziare ufficialmente l&#8217;incontro uno dei tre intervistatori, Michael Braun di <em>Tageszeitung</em>, si è rivolto al numeroso pubblico presente, tra cui molti under 30, avanzando una semplice quanto provocatoria domanda: «Chi, oggi qui presente, è lavoratore precario?». Inutile riportare che, in risposta, l&#8217;ampia maggioranza delle mani si è alzata. «Nel nostro Paese i precari sono davvero tanti. Si può parlare di generazione, certo. &#8211; ha esordito Camusso – Non è tra l&#8217;altro una condizione peculiare del settore privato ma si è diffusa anche a quello pubblico. Tratto comune di questa condizione è una bassa retribuzione, oltre all&#8217;idea di una competizione al ribasso che blocca la creatività non dandole spazio». Quel che conta insomma è poter lavorare, non lavorare bene. Un&#8217;indeterminata situazione di tempo determinato comporta una diminuzione della qualità? Probabilmente rispondere non è complicato. Durante l&#8217;intervista al segretario/a della CGIL si è cercato di capire come secondo lei si sia arrivati a questa situazione: «Uno dei problemi è demografico. I giovani italiani sono pochi e questo ha fatto si che la loro voce non venga ascoltata. Non si può poi certo nascondere che il liberismo, fuso all&#8217;individualismo berlusconiano abbia generato una maggior attenzione per il consumatore piuttosto che per il lavoratore. Quando è stata costruita una modalità d&#8217;ingresso al lavoro per i più giovani, che sposasse la logica del precariato, si è fatto l&#8217;errore di credere che fosse un fenomeno facilmente riassorbibile ma purtroppo è diventata la condizione prevalente di una generazione che ora non ha più diritti lavorativi». Susanna Camusso riconosce anche i limiti del sindacato, il quale ha preso sotto gamba il problema all&#8217;epoca della sua origine. Ora invece per la CGIL la difficoltà sta  nel rintracciare le singole persone, le unità precarie, per poterle organizzare e dargli un posto serio sul palco della protesta. «Ostacolo principale per il sindacato è passare sul posto di lavoro del precario. &#8211; ha ammesso Susanna Camusso – penso agli stage ad esempio. Certo il nostro errore è stato quello non esserci al momento opportuno». Naturalmente ora come ora una netta separazione dalla situazione di precariato così diffusa non sarebbe possibile. Probabilmente dovrebbe comunque rimanere un limbo simile ma: «Se si valuta che una parte di lavoro periodico debba persistere è necessario che esso sia collegato alla possibilità di trovare, ad avvenuta scadenza,  un altro lavoro subito. Chiamiamola un&#8217;indennità d&#8217;accompagnamento. Le risorse per risollevarsi da questa situazione vanno recuperate da un&#8217;equità economica e dall&#8217;abbattimento dell&#8217;evasione fiscale, la cui stima equivale a tre anni di manovre economiche». </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif">Un altro delicato tema che riguarda il mondo del lavoro è sicuramente legato al ruolo delle donne: «Uno dei principali problemi delle donne nel lavoro – ha tuonato Camusso – è il pregiudizio. È diffuso il credo che la donna non sia attaccata al suo mestiere perché suo ruolo principale sarebbe quello di badare alla famiglia. Ecco perciò nascere la discriminazione, per superare la quale sarebbe necessaria la paternità obbligatoria, una maggiore presenza delle donne nei posti di potere ed un modo diverso nell&#8217;uso del linguaggio». Stoccata all&#8217;ex presidente del Consiglio ed ai suoi “bunga-bunga”. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif">Probabilmente per riuscire a districarsi dalla melma lavorativa sarebbe utile poter godere di una classe dirigente che pensi al bene comune piuttosto che agli affari suoi. Utopia? Forse. Intantto precari di tutta Italia unitevi!</p>
<div class="shr-publisher-7556"></div>]]></content:encoded>
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		<title>IL &#8220;PARADOSSO&#8221; DELLA FELICITA&#8217;&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 14:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Serra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>

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		<description><![CDATA[ELUCUBRAZIONI ALIEATORIE E SPARSE SUL SENSO COMUNE DELLA FELICITA&#8217;&#8230; &#160; &#160; COS&#8217;E&#8217; LA FELICITA&#8217;? &#160; Bernard Shaw (scrittore e drammaturgo irlandese) sosteneva che &#8220;il segreto per essere infelici è di avere il tempo di chiedersi continuamente se si è felici o no&#8230;&#8221;. Sarà vero? Ad ogni modo, chi di noi non si è mai posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #c5000b"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>ELUCUBRAZIONI ALIEATORIE E SPARSE SUL SENSO COMUNE DELLA FELICITA&#8217;&#8230;</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #c5000b"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>COS&#8217;E&#8217; LA FELICITA&#8217;?</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Bernard Shaw (scrittore e drammaturgo irlandese) sosteneva che &#8220;<strong>il segreto per essere infelici è di avere il tempo di chiedersi continuamente se si è felici o no</strong>&#8230;&#8221;.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Sarà vero?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Ad ogni modo, <strong>chi</strong> di noi <strong>non si è mai posto almeno una volta nella vita l&#8217;interrogativo &#8220;ma io sono felice?&#8221;</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Se ponessimo a chiunque ci sta vicino questa semplice domanda -&#8221;sei felice?&#8221;-, <strong>stiate certi che riceveremmo pressoché sempre la stessa risposta: &#8220;forse, o meglio qualche volta&#8230;&#8221;</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Ma se a questo interrogativo aggiungessimo anche la domanda &#8220;<strong>ma cos&#8217;è per te la felicità?</strong>&#8221; ci accorgeremmo presto di ricevere non una ma tante diverse risposte quante le persone a cui ci saremmo rivolte.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Per quale ragione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Perché la felicità è u</span></span></span><span style="font-size: x-small">n sentimento universalmente conosciuto e perseguito ma non facile da descrivere.</span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Forse </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>non c&#8217;è nulla </strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">nelle nostre vite </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>di più soggettivo ed opinabile, vago e relativo, discutibile e surreale come il concetto stesso di &#8220;felicità&#8221;</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">, </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">indeterminato a tal punto che -sosteneva Immanuel Kant, che non ha certo bisogno di presentazioni&#8230;- “nonostante il desiderio di ogni uomo di raggiungerla, nessuno è in grado di determinare e dire coerentemente che cosa davvero desideri e voglia&#8221;!</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Tra mille relativismi, un piccolo punto fermo è possibile apporlo alla descrizione della <strong>felicità</strong>: con tale parola non intendiamo di certo una condizione materiale, uno stato oggettivo, bensì <strong>una condizione sentimentale, uno stato d&#8217;animo positivo, di pieno benessere psico-fisico</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Se volessimo, poi, ricorrere ad altre parole per descrivere ancor meglio questo concetto, suggerirei le seguenti: <strong>la felicità è</strong> <strong>una straripante sensazione di soddisfazione totale, di &#8220;pienezza&#8221; che ci pervade l&#8217;animo e ci pone per un attimo sulla cima più elevato di un Olimpo!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">La felicità -ove sperimentata- è un pò come <strong>un Kharma, forse l&#8217;unica forma di Illuminazione </strong>per davvero<strong> alla portata di tutti: uno stato</strong> -evidentemente <strong>temporaneo</strong>- <strong>nel quale l&#8217;uomo diviene imperturabile di fronte ad ogni avversità, non chiendeno più nulla alla vita nella vana convinzione di non aver bisogno più di nulla per appagare i propri desideri!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Chi è felice</strong> <strong>è una persona fieramente libera, pienamente autonoma, compiutamente realizzata!</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #c5000b"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>QUANTO PUO&#8217; DURARE LA FELICITA&#8217;?</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">&#8220;<strong>Davanti ad una prospettiva di felicità permanente e invariata non indietreggerebbero forse tutti, per il terrore di morire di noia?</strong>&#8220;, si chiedeva lo scrittore britannico Aldous Huxley.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Di certo nessuno potrà mai scoprirlo, poiché </strong><strong><strong>non esiste in alcuna forma una felicità “stabile e perpetua”</strong></strong><strong>.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Anzi -sosteneva Pier Paolo Pasolini- &#8220;<strong>la felicità ha sempre vita breve</strong>&#8220;: &#8220;<strong>la felicità della vita è fatta di frazioni infinitesimali: di piccole elemosine, presto dimenticate, di un bacio, di un sorriso, di uno sguardo gentile, di un complimento fatto col cuore</strong>&#8221; (Samuel Taylor Coleridge).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Se la felicità esiste per davvero -e se agli uomini è data la possibilità di viverla-, stiate certi che <strong>poc&#8217;altro nelle nostre vite appare più sfuggente di quest&#8217;effimero stato febbrile chiamato &#8220;felicità&#8221;!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Arde più di tutti esser felice soprattutto chi ha provato almeno una volta cosa voglia dire esserlo&#8230; Ma è proprio chi è stato felice ad esser consapevole </strong>più di ogni altro <strong>di come la felicità non lo accompagnerà mai abbastanza nella propria vita per appagarlo pienamente!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Se esser felici è impresa alquanto ardua</strong>, dunque, <strong>praticamente impossibile è restarci a lungo!</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #c5000b"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>PERCHE&#8217; E&#8217; COSI&#8217; ARDUO RAGGIUNGERE LA FELICITA&#8217;?</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">La ragione di tutto forse è più semplice di quanto appaia: <strong>la felicità non fa per l&#8217;uomo!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>E la causa di ciò potrebbe risiedere nell&#8217;innata &#8220;contraddizione esistenziale&#8221; umana</strong>, ben descritta da Socrate nella notoria definizione <strong>di</strong> <strong>&#8220;animale sociale&#8221;</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Secondo una mia personalissima interpretazione del pensiero socratico, difatti, <strong>la natura umana è contraddistinta da due forze &#8220;uguali e contrapposte&#8221;</strong>:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>1- l&#8217;&#8221;animalità&#8221;</strong>, qualità che si ricollega alla natura istintiva, primordiale, emotiva, irrazionale dell&#8217;uomo (alla tendenza innata a seguire ciecamente i propri istinti e desideri&#8230;);</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>2- e la &#8220;socialità&#8221;</strong>, qualità che si ricollega alla sua natura razionale, ragionevole, &#8220;cogitante&#8221; (alla spinta ad uniformarsi ai propri doveri sociali, dettati dalle ragioni di una necessaria convivenza con i propri simili&#8230;).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Proprio <strong>nella perenne contrapposizione tra queste due &#8220;spinte interiori&#8221; dell&#8217;uomo si può rintracciare il principale ostacolo incontrato nella via verso la felicità!</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Cosa concretamente ci impedisce</strong>, quindi,<strong> d&#8217;esser felici?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>A farlo sono i &#8220;condizionamenti esterni&#8221;</strong> (legati al mondo delle persone &#8220;giudicanti&#8221; che ci circonda), <strong>i quali ci rendono impossibile essere pienamente &#8220;noi stessi&#8221;, realizzare compiutamente i nostri più naturali istinti</strong> (così finendo col mortificare o spegnere sul nascere i nostri più primordiali desideri).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Ciò spinge gli uomini, piuttosto che a realizzare se stessi, a realizzare i desideri che &#8220;gli altri&#8221; esprimono su di loro</strong>, regolando le proprie scelte sulla base delle aspettative altrui.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong><strong>Tutti ricerchiamo la felicità, ma il più delle volte finiamo con l&#8217;inseguire &#8220;target di felicità&#8221; a noi inculcati, </strong></strong><strong>a cui siamo stati ben allenati, educati, esortati con sapiente maestria fin dai primi anni dell&#8217;infanzia.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong><strong>L&#8217;ideale di felicità</strong></strong><strong>, così,</strong><strong><strong> finisce con l&#8217;assomigliare più ad un &#8220;pacchetto pubblicitario&#8221; preconfezionati dalla società a perfetto uso e consumo di ogni consumatore!</strong></strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>L&#8217;affermazione universale di una cultura &#8220;consumista ed iper-capitalista&#8221;</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">, poi, </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>ha finito col creare una &#8220;religione laica interclassista&#8221; fondata su un unico dogma: quello per cui </strong></span></span></span><span style="font-size: x-small"><strong>l&#8217;aumento della ricchezza sia sufficiente a garantire un proporzionale aumento della felicità</strong></span><span style="font-size: x-small"> (o quantomeno a non provocarne la diminuzione</span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Una religione il cui straordinario successo è pari solo alla propria assiomatica &#8220;velleità&#8221;: quella di credere l&#8217;uomo un perfetto consumatore e non anche un essere dotato di sentimenti e capace di emozionarsi!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Fondare la felicità sulla ricchezza equivale a costruire un enorme castello di sabbia: come credere che la misura della felicità di un uomo possa dipendere dalla capienza del suo portafoglio? </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Come immaginare che la felicità possa essere un bene misurabile con unità di misura economiche quali il Pil, il reddito pro-capite o le rendite di capitale?!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>La vera natura umana </strong>-diversamente da un comune bancomat!-<strong> si nutre non solo di bisogni materiali ma anche di bisogni squisitamente emozionali!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>La ricchezza</strong>, dunque,<strong> può apportare </strong>certamente <strong>benessere </strong>all&#8217;uomo modermo <strong>ma non offre alcuna &#8220;garanzia di felicità&#8221;.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><em>&#8220;</em></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><strong>La felicità interna lorda è molto più importante del prodotto interno lordo</strong></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif">”, ha recentemente sostenuto sul Financial Times il re del piccolo stato del Bhutan, </span></span>Jigme Singye Wangchuck.</span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Come dargli torto?&#8230;</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Non solo non esiste alcuna equazione matematica del tipo &#8220;+ricchezza </strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><strong>= +</strong></span><strong>felicità&#8221; ma, almeno stando a </strong><strong><strong>Richard Easterlin</strong></strong><strong> (professore di economia all&#8217;Università della California e membro dell&#8217;Accademia Nazionale delle Scienze), </strong><strong><strong>vi sarebbe tra tali due termini una relazione inversa.</strong></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Secondo il cd. &#8220;</strong></span></span></span><span style="font-size: x-small"><strong>Paradosso della felicità</strong></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>&#8221; </strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">(elaborato proprio da Easterlin nel 1974) </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza che si riscontrano nel corso delle loro esistenze</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Anzi alcune ricerche avrebbero dimostrato come, </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>quando aumenta il reddito (e quindi il benessere economico), la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, per poi cominciare a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Può la scienza matematica porsi come oggetto di studio quanto di meno oggettivo e concreto vi sia, quale uno stato d&#8217;animo?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>A parte ogni legittima perplessità in merito, un dato empirico è comunque facilmente verificabile: </strong><strong><strong>inseguire i soldi, il benessere, la fama, il successo o il potere ritenendo che &#8220;solo&#8221; il loro raggiungimento sbarri le porte della felicità vuol dire condannarsi ad essere infelici: le ansie, le paure di fallire e il senso di inadeguatezza che inevitabilmente seguiranno non faranno che allontanarci sempre di più dal nostro desiderato traguardo!</strong></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>&#8220;</strong><strong><strong>Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità</strong></strong><strong>&#8221; (Chareles Spurgeon, predicatore battista britannico).</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Se la &#8220;socialità&#8221;, quindi, è il primo ostacolo alla nostra felicità, allo stesso tempo non è dato all&#8217;uomo altra via che ricercare la felicità in comunione con i propri simili: <strong>la felicità</strong>, infatti,<strong> è l&#8217;unico bene che si moltiplica </strong>-piuttosto che ridursi-<strong> condividendolo con gli altri!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Il paradosso conclusivo cui giungiamo, allora, è che:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">- se, da un lato, l&#8217;unico uomo in grado di raggiungere una piena e perpetua felicità sarebbe l&#8217;uomo &#8220;unico&#8221; (nel senso di solo sulla faccia della Terra);</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">- dall&#8217;altro lato, <strong>un uomo solo, anche se felice, sarebbe condannato all&#8217;infelicità!</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Per questo non possiamo che riporporre il nostro interrogativo iniziale: <strong>ma la felicità è davvero alla portata degli uomini?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">La risposta la lascio ad ognuno di voi, ricordando qui chi una risposta se l&#8217;è di certo data: &#8220;<strong>c&#8217;è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per esser felici&#8230;</strong>&#8221; (Arthur Schopenhauer).</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #c5000b"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>COME TENTARE DI ESSER FELICI?</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">&#8220;<strong>Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada!</strong>&#8221; (Buddha)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Certamente non esiste &#8220;una&#8221; via per la felicità -o, quantomeno, se estiste la sconosco!-.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Piuttosto credo che di vie ne esistano almeno 7 miliardi, una per ogni abitanti di questo nostro Pianeta!</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Dipende da ognuno di noi trovare la propria strada verso la felicità</strong> -e, una volta individuata, percorrerla fino in fondo!-.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Quale consiglio offrire, allora, ai lettori?</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>1- Siate il più possibile voi stessi!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">&#8220;<strong>La felicità non è sempre e tutta opera del caso</strong>&#8220;, scriveva Baltasar Graci<span style="font-family: Times New Roman,serif">á</span>n (filosofo spagnolo).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Allora <strong>ingegnatevi per esser felici!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Rompete le &#8220;</strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>dighe sociali&#8221;</strong></span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"> costruiteci intorno fin da bambini per frenare i nostri impulsi!</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Smettetela di recitare come burattini</strong></span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"> su di un palco su cui ci è ritrovati senza aver nemmeno partecipato ad alcun provino!</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Divenite protagonisti </strong></span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">-non più figuranti&#8230;-</span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong> della vostra esistenza!</strong></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Riappropriatevi di voi stessi e della vostra autostima!</strong></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>Cominciate a costruire la vita con le vostre mani!</strong></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Fate vostro l&#8217;appello di Friedrich Nietzsche (altro grande pensatore che non abbisogna di presentazioni&#8230;): &#8220;</span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>diventa ciò che sei!</strong></span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">&#8220;.</span></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>2- Circondatevi di persone meritevoli del vostro affetto!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>La felicità</strong> <strong>si gusta meglio se condivisa e dipende, più che da ciò che ci sta attorno, da ciò che abbiamo dentro!</strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Del resto -diceva il filosofo americano Elbert Hubbard- &#8220;si può sopportare il dolore da soli, ma ci vogliono due persone per provare gioia&#8221;&#8230;</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>3- Prima ancora di essere felici, sentitevi felici!</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>&#8220;Ad alcuni per essere felici manca soltanto la felicità&#8221; (Stanislaw Jerzy Lec, scrittore polacco).</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong><strong>La felicità è un modo di vedere</strong></strong><strong>, dunque per cominciare ad esser felice occorre anzitutto guardare nella giusta prospettiva!</strong></span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Felicità non è inseguire sogni ed aspettative ma, al contrario, godere pienamente dell&#8217;oggi!</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><strong>La felicità non è uno stato a cui arrivare ma un modo di viaggiare: non un traguardo ma un cammino, la cui ricerca è il miglior modo di onorare la nostra esistenza&#8230;</strong></span></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><strong><span style="color: #800000">◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇</span></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><em><strong>Gaspare Serra</strong></em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Blog &#8220;PANTA REI&#8221;:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small"><a href="http://gaspareserra.blogspot.com/">http://gaspareserra.blogspot.com</a> </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">Pagine facebook &#8220;ARMONIA E LIBERTA&#8217;&#8221;:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">- gruppo facebook: </span></span></span><a href="http://www.facebook.com/groups/76458342581"><span style="font-size: x-small">http://www.facebook.com/groups/76458342581</span></a></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: x-small">- pagina fans: </span></span></span><a href="http://www.facebook.com/armonia.spiritualita"><span style="font-size: x-small">http://www.facebook.com/armonia.spiritualita</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000">◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇ ◆ ◇</span></p>
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		<title>Zynga poker: la Privacy difesa da una class action</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 09:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dottor Vi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti sanno quanto sia diventato potente il legame tra Zynga e Facebook visto che l’interconnessione tra i due gruppi ha reso possibile a Zynga di raccogliere una popolarità immensa ed a Facebook di avere qualcosa da offrire ai suoi iscritti per convincerli a trascorrere sul sito ancora più tempo del normale. Tra Farmville ed il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/09/zyngalogo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="arena" src="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/09/zyngalogo.jpg" alt="" width="900" height="352" /></a></p>
<p>Tutti sanno quanto sia diventato potente il legame tra Zynga e Facebook visto che l’interconnessione tra i due gruppi ha reso possibile a Zynga di raccogliere una popolarità immensa ed a Facebook di avere qualcosa da offrire ai suoi iscritti per convincerli a trascorrere sul sito ancora più tempo del normale.</p>
<p>Tra Farmville ed il suo popolarissimo gioco di <a href="http://www.italiapoker.it/texas-holdem.php">poker texas hold’em </a>Zynga ha infatti trovato il modo di conquistare moltissimi dei milioni di utenti di Facebook consentendo loro di scoprire il divertimentto dei cosiddetti “giochi sociali” online – quelli da giocare sul browser “contro” i propri contatti sui social network.</p>
<p>Purtroppo, però, il social network e la casa di software Zynga  sembrano essere finiti sotto la lente d’ingrandimento a causa di numerose questioni legate alla privacy .</p>
<p>Lo scorso ottobre, infatti, è partita una nuova class-action contro Zynga a causa di rapporti sulla illegale condivisione di dati privati tramite Facebook.</p>
<p> E &#8216;importante notare che questa denuncia rivolta contro il provider di <a href="http://www.italiapoker.it/">poker online</a> sociale è già stata classificata come “urgente” considerata l’accusa rivolta all&#8217;editore di giochi di violare alcune leggi federali americane nonché contratto con il gigante del social network.</p>
<p>Anche se i dettagli esatti della causa come il tipo specifico di dati in questione non sono stati specificati, si ritiene che i dati dei profili degli utenti  così come la preferenza di film o musica vengano inviate direttamente agli inserzionisti degli stessi settori in piena violazione delle linee guida in materia di privacy di Facebook.</p>
<div class="shr-publisher-7535"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Josephine Hart: il danno di essere al mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Caro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Arte]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre mesi fa moriva Josephine Hart, l&#8217;autrice del noto romanzo Il Danno che vendette più di cinquanta milioni di copie e divenne anche un film di successo diretto da Louis Malle. La stampa italiana ha dato la notizia in sordina, senza approfondimenti di sorta: una volta di più si registra la superficialità del giornalismo culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: small"><em>Tre mesi fa moriva Josephine Hart, l&#8217;autrice del noto romanzo </em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: small">Il Danno </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: small"><em>che vendette più di cinquanta milioni di copie e divenne anche un film di successo diretto da Louis Malle. </em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;font-size: small"><em>La stampa italiana ha dato la notizia in sordina, senza approfondimenti di sorta: una volta di più si registra la superficialità del giornalismo culturale rispetto alla Rete. </em></span></p>
<p>&#8220;C&#8217;è un paesaggio interiore, una geografia dell&#8217;anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.<br />
Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l&#8217;acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa. Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto. Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell&#8217;intensa e indaffarata solitudine della città.<br />
Per qualcuno è la ricerca dell&#8217;impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico. Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell&#8217;infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto&#8221;.</p>
<p>E&#8217; questo il fulminante incipit de <em>Il Danno</em>, il romanzo che ha reso famosa <strong>Josephine Hart </strong>nell&#8217;ormai lontano 1991. Ma le parole, contrariamente a quanto pensano gli uffici stampa, non muoiono facilmente e c&#8217;è sempre qualcuno disposto a recuperarle e a custodirle: il <em>lettore</em>.<br />
Mentre penso allo stile tagliente e asciutto, amaramente ironico, di Josephine Hart mi viene spontaneo chiedermi se, per caso, certi suoi personaggi non siamo dei &#8220;lettori&#8221; camuffati, vale a dire dei <em>custodi </em>- spesso sofferenti e diversi, dietro l&#8217;apparenza inappuntabile di un impermeabile o di un completo grigio- della parola<em>non detta</em>, quella che non può essere pronunciata. La parola che, come ci ha dimostrato spesso <strong>Maurice Blanchot</strong>, comunica sempre con la morte. Penso al medico protagonista di questo romanzo, al suo segreto che si chiama Desiderio ma che, spesso, durante la lettura assume svariate forme di cui Anna, la sua amante oltre che futura moglie di suo figlio, non è forse che l&#8217;incarnazione più esplicita. La più rovente, se si vuole, ma non è l&#8217;unica.</p>
<p><strong>Essendo dotata di un intuito genuino per i sotterfugi dello spirito, Josephine Hart conduce il gioco letterario con mano sapiente e senza preoccuparsi di colpire il lettore con un linguaggio esuberante </strong>che, al contrario, tiene sempre sul filo di un (lo si è detto spesso) &#8220;minimalismo&#8221; stilistico che non mi sembra sia stato tradito dalla versione cinematografica di <strong>Louis Malle</strong>. Inutile, naturalmente, fare paragoni tra il romanzo e il film: due codici espressivi diversi producono sensazioni differenti, giocano su piani che non sono equivalenti (da qui, forse, lo scetticismo di Gerard Depardieu che, dicono, si sarebbe meravigliato del successo del film).<br />
Nel romanzo si aprono continue finestre sporche di sangue attentamente ripulite dalla coscienza, ben prima che si assista alla tragedia finale: si tratta, a mio parere, delle descrizioni della vita famigliare, della moglie Ingrid, autentico totem domestico destinato alla demolizione; così come dei viaggi notturni legati soltanto all&#8217;angoscia della perdita e al desiderio di un&#8217;impossibile presa sulla realtà.<br />
Certamente uno dei romanzi più importanti degli ultimi anni, e per una volta sono sicuro che non è una frase retorica.</p>
<div class="shr-publisher-7525"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il deputato del savoir-faire.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Satta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Borghezio]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicatore di pancia, animale da palcoscenico nonché ex-deputato ed attuale europarlamentare. Mario Borghezio è l'orgoglio nazionalpadano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Molte sue idee sono buone, alcune ottime. E&#8217; per colpa dell&#8217;invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza. (&#8230;) Sono intervenuto perché ho avuto l&#8217;impressione che questa strage sia servita a qualcosa. (&#8230;) Non sono nella testa dello squilibrato di Oslo, ma i cristiani non devono essere bestie da sacrificare. Dobbiamo difenderli, questo è il mio messaggio. Ovviamente non con quelle modalità, ma vanno difese». Mario Borghezio, eurodeputato eletto nel 2009 per la terza volta consecutiva nelle liste della Lega-Nord, è il saggio predicatore padre di tali asserzioni. Il “caldo” esponente leghista non è nuovo a boutade provocatorie anche recenti. È stato capace di dire, ad esempio, che:« Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti e per me Mladic è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. Sarebbe bene fare un processo equo, ma del Tribunale dell&#8217;Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero. I Serbi avrebbero potuto fermare l&#8217;avanzata islamica in Europa ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladic. Io comunque andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà » (intervista a Radio 24, maggio 2011). Ratko Mladic, ex generale serbo-bosniaco, è stato arrestato il 26 maggio dopo una lunga latitanza con le accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità. Nel 2009 Borghezio, all&#8217;incontro organizzato dal movimento di estrema destra francese nizzardo, durante il suo intervento propose una sorta di scuola di formazione transnazionale per i quadri dei vari movimenti europei facenti riferimento al radicalismo identitario. Una scuola per soldati che tengano fisicamente testa ai nemici (fonte Wikipedia). L&#8217;esponente della Lega-Nord nel 2005 da buona “camicia verde”, durante il discorso al Parlamento europeo del presidente della Repubblica di allora, Carlo Azelio Ciampi, fu allontanato dall&#8217;aula inseme a Francesco Speroni (« Gli italiani fanno schifo e l&#8217;Italia fa schifo perché non vuole essere moderna. Hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri », frase pronunciata nel 2006 dopo il referendum che abrogò la devolution) e Matteo Salvini (« Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani&#8230; »), per le continue interruzioni al discorso del presidente. Mentre i tre europarlamentari venivano allontanati intonarono un patriottico: «Italia, Italia, vaffanculo». Certamente sono molte altre le uscite onorevoli dell&#8217;Onorevole, come tante sono le accuse e le condanne che pesano sulla gobba di questo orgoglio italo/padano. Nato a Torino nel 1947, Mario Borghezio si laurea in Giurisprudenza e diviene avvocato. Da giovane aderisce al movimento di estrema destra Giovane Europa ( Jeune Europe, corrente internazionale di ispirazione nazionalrivoluzionaria ). Ha avuto esperienze anche nel movimento monarchico prima di aderire al partito di Bossi. È stato presidente dell&#8217;inesistente  governo della “Padania” dal 1999 al 2004 e con coerenza («Padania libera!») è stato deputato per diverse legislature oltre ad essere parlamentare europeo tutt&#8217;oggi.<br />
Borghezio, in veste di avvocato, viene arrestato nel 1979 nel corso delle indagini per truffe e strane operazioni finanziarie che hanno per sfondo la fantomatica cooperativa “Aurora” di Borgaro (fonte archivio storico La Stampa.it). Nel 1993 è stato condannato ad un mese di reclusione, commutato poi nel pagamento di un&#8217;ammenda di 750.000 lire per violenza privata su un minore (12 anni) marocchino. Borghezio volendo fare giustizia da sé trattenne il bambino sottobraccio con l&#8217;intento di consegnarlo ai carabinieri (fonte Corriere.it). Altro gesto di auto-giustizia fu la missione sul treno Torino-Milano, dove l&#8217;europarlamentare “disinfettò” i sedili su cui sedevano prostitute extracomunitarie. Nel 2005 viene accusato in via definitiva dalla Cassazione a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, commutati poi in 3.040 euro di multa, per incendio aggravato da finalità di discriminazione. Sempre credendo di essere il difensore dei “celti-cristiani”, Borghezio nel luglio del 2000 guidò una fiaccolata dei “volontari verdi” che si concluse con un incendio provocato dalle stesse fiaccole ai covi sotto il ponte Principessa Clotilde in cui vivevano degli extracomunitari. Il militante leghista, secondo l&#8217;accusa, assunse l&#8217;iniziativa di effettuare una perlustrazione sotto il ponte e decise di “bonificare” la zona (fonte Se li conosci li eviti). Si deve rammentare anche la prescrizione che ha salvato il nostro a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione nella sede di via Bellerio a Milano, quella in cui l&#8217;attuale Ministro dell&#8217;Interno Maroni addentò la caviglia di un ufficiale. Infine, altro gesto elegante commesso da Borghezio fu la scritta “vergogna Forleo” con vernice spray su un marciapiede antistante il palazzo di Giustizia di Milano, riferendosi al gip Clementina Forleo che ne 2005 assolse alcuni islamici dal reato di terrorismo internazionale.<br />
Mario Borghezio verrà certamente ricordato dai posteri per il suo savoir-faire, mentre noi oggi per lo stesso motivo sprofondiamo dalla vergogna per il fatto che il noto leghista rappresenta, tra gli altri, l&#8217;Italia in Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>LINK PER IMMAGINE: </em></strong>http://www.flickr.com/photos/21394564@N04/3964146504/</p>
<div class="shr-publisher-7498"></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’Italia, le Imprese e l’Internazionalizzazione = 3”I” per il Rilancio del Mercato</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 17:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Marisaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo spirito imprenditoriale è stata una chiave importante della grandezza dell&#8217;Italia. Oltre ad essere il motore principale della crescita economica e della prosperità italiana, lo spirito imprenditoriale è indissolubilmente legato ai diritti dei lavoratori. Winston Churchill una volta disse: &#8220;L&#8217;America è un&#8217;idea, non un luogo.&#8221; Io, Bianca Marisaldi, romena che vive in Italia, imprenditore giovanile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spirito imprenditoriale è stata una chiave importante della grandezza dell&#8217;Italia. Oltre ad essere il motore principale della crescita economica e della prosperità italiana, lo spirito imprenditoriale è indissolubilmente legato ai diritti dei lavoratori. Winston Churchill una volta disse: &#8220;L&#8217;America è un&#8217;idea, non un luogo.&#8221; Io, Bianca Marisaldi, romena che vive in Italia, imprenditore giovanile e scrittore in Romania, dico che “L’Italia non è solo un cumulo di grande idee diventate culture, ma è anche un luogo, un grande luogo pieno di storia e paesaggi imprenditoriali.” L’Italia nel confronto del’America ha tutto. Centrale l&#8217;idea italiana è l&#8217;idea che la dignità individuale comprende necessariamente la libertà di lavorare, la libertà di essere creativi. Come tale, l&#8217;imprenditorialità è stata storicamente vista in Italia come espressione fondamentale dello spirito umano.<br />
Negli ultimi anni, tuttavia, lo spirito imprenditoriale in Italia è stato sempre più soffocato da tasse onerose, regolamenti e altri requisiti imposti dal governo che scoraggiano l&#8217;assunzione di rischi da parte delle imprese e diminuisce la libertà e la flessibilità dei lavoratori che pestano la terra italiana. L&#8217;imprenditorialità in Italia è anche attualmente smorzata da un eccesso di criminalizzazione nel sistema giudiziario, il deterioramento dell&#8217;educazione, e un sistema di immigrazione rotto che scoraggia lavoratori altamente qualificati di reagire come imprenditori in Italia.<br />
Se non controllati, questi ostacoli all&#8217;imprenditorialità avrà un impatto sempre più negativo sulla crescita economica, la posizione competitiva dell&#8217;Italia nel mondo soffre e soffrirà sempre di più se non si reagisce ed in definitiva la libertà dei lavoratori e delle famiglie.<br />
E &#8216;quindi imperativo che l&#8217;Italia tenta di aprire le porte, di imparare a parlare nella “lingua globale”. Gli imprenditori vendono nella lingua italiana, non sanno relazionare in una seconda lingua (es. inglese) e sono i pochi che capiscono l’importanza di comunicare globalmente. E’ imperativo che l’Italia impari a vendersi in modo globale partendo dalle lingue straniere &#8211; un grande handicap dell’Italia.<br />
E per comunicare abbiamo bisogno di saper usare gli strumenti adatti: il computer – non capire l’importanza del’internet ed avere una gran maggioranza d’imprenditori che non sanno fare uso del pc e di questo grande strumento di crescita economica: l’internet è un altro grave handicap d’Italia, un ostacolo per la crescita del mercato. Sono gli imprenditori – assieme ai suoi lavoratori ed alle loro famiglie; è il potere della creatività italiana collegata alla capacità d’internazionalizzazione una delle soluzioni di una ripresa del Grande Italia, soluzioni-protezione contro la povertà.</p>
<p>Bianca Marisaldi.</p>
<div class="shr-publisher-7503"></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Arena di Verona è a Milano!!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dottor Vi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Arte]]></category>
		<category><![CDATA[89esimo festival lirico]]></category>
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		<category><![CDATA[festival lirico 2011]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[piazza San Babila]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dell&#8217;inaugurazione della 89esima stagione lirica all&#8216;Arena di Verona, i responsabili comunicazione hanno deciso di promuovere gli spettacoli che avranno luogo nella celeberrima Arena attraverso una originalissima attività di street marketing. Come potete vedere dal video coloro che hanno avuto la fortuna di trovarsi in Piazza San Babila a Milano, hanno potuto assistere all&#8217;insolito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/07/arena-2011.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="arena" src="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/07/arena-2011.jpeg" alt="" width="800" height="582" /></a></p>
<p>In occasione dell&#8217;inaugurazione della 89esima stagione lirica all<a href="http://www.arena.it">&#8216;Arena di Verona</a>, i responsabili comunicazione hanno deciso di promuovere gli spettacoli che avranno luogo nella celeberrima Arena attraverso una originalissima attività di street marketing.</p>
<p>Come potete vedere dal video coloro che hanno avuto la fortuna di trovarsi in Piazza San Babila a Milano, hanno potuto assistere all&#8217;insolito spettacolo improvvisato da alcuni ballerini professionisti che cominciano ad esibirsi quando il semaforo diventa rosso per le auto. </p>
<p>Giravolte, salti e rapidi movimenti sembrano divertire gli increduli passanti&#8230;il semaforo diventa giallo intanto e i danzatori si affrettano ad attraversare la strada&#8230;sono pochi attimi ed è di nuovo rosso. </p>
<p><center>
<div class="ebuzzing_box"><script type="text/javascript" src="http://www.ebuzzing.it/player_blog/player.php?parametre=458470"></script><a href="http://www.ebuzzing.it" class="wikio-widget-ebmini" >Viral video by ebuzzing</a><script type="text/javascript" src="http://www.ebuzzing.it/player_blog/js/mini_share.php" charset="utf-8"></script></div>
<p></center></p>
<p>Almeno per una volta automobilisti e pedoni sono d&#8217;accordo: sostare davanti al semaforo puo essere uno spettacolo a volte!!</p>
<p>Nelle 49 puntate del Festival Lirico (dal 17 giugno al 3 settembre) si susseguiranno, La Traviata (diretta dal maestro Carlo Rizzi e con la regia di Hugo de Ana), L&#8217;Aida ed il Nabucco (direttore Julian Kovatchev, alla regia Gianfranco de Bosio e la scenografia curata da Rinaldo Olivieri) di Verdi.</p>
<p>Inoltre potrete assistere anche a Il Barbiere di Siviglia di Rossini, La Bohème di Puccini, Roméo et Juliette di Charles Gounod.</p>
<p>Per quanto riguarda i prezzi dei biglietti, che sono già in vendita, il costo va da € 20 a € 180 esclusi i diritti di prevendita.</p>
<p>Ecco il programma completo</p>
<p>Giugno &#8211; Inizio spettacoli ore 21:15<br />
Venerdì 17, La Traviata<br />
Sabato 18 Aida<br />
Venerdì 24, La Traviata<br />
Sabato 25, Il Barbiere di Siviglia<br />
Domenica 26, Aida<br />
Giovedì 30, Aida</p>
<p>Luglio &#8211; Inizio spettacoli ore 21:15<br />
Venerdì 1, Il Barbiere di Siviglia<br />
Sabato 2, La Traviata<br />
Venerdì 8, Il Barbiere di Siviglia<br />
Sabato 9, Nabucco<br />
Domenica 10, Aida<br />
Martedì 12, La Traviata<br />
Mercoledì 13, Aida<br />
Giovedì 14, Il Barbiere di Siviglia<br />
Venerdì 15, Nabucco<br />
Sabato 16, La Traviata<br />
Domenica 17, Aida<br />
Martedì 19, Aida<br />
Mercoledì 20, Nabucco<br />
Giovedì 21, La Traviata<br />
Venerdì 22, Il Barbiere di Siviglia<br />
Sabato 23, Nabucco<br />
Domenica 24, Aida<br />
Martedì 26, Aida<br />
Mercoledì 27, Nabucco<br />
Giovedì 28, La Traviata<br />
Venerdì 29, Il Barbiere di Siviglia<br />
Sabato 30, Aida</p>
<p>Agosto &#8211; Inizio spettacoli ore 21:00<br />
Giovedì 4, La Traviata<br />
Venerdì 5, Nabucco<br />
Sabato 6, La Bohème<br />
Domenica 7, Aida<br />
Giovedì 11, La Traviata<br />
Venerdì 12, Nabucco<br />
Sabato 13, La Bohème<br />
Domenica 14, Aida<br />
Venerdì 19, La Bohème<br />
Sabato 20, Roméo et Juliette<br />
Domenica 21, Nabucco<br />
Mercoledì 24, Roméo et Juliette<br />
Giovedì 25, Nabucco<br />
Venerdì 26, La Bohème Sabato 27, Roméo et Juliette<br />
Domenica 28, Aida<br />
Martedì 30, La Bohème<br />
Mercoledì 31, Aida</p>
<p>Settembre &#8211; Inizio spettacoli ore 21:00<br />
Giovedì 1, Nabucco<br />
Venerdì 2, La Bohème<br />
Sabato 3, Aida</p>
<p>Per maggiori info e prenotazioni vi invito ad andare sul<a href="http://www.arena.it/"> sito</a></p>
<p>e sulla pagina <a href=" http://www.facebook.com/arenaverona#!/arenaverona">Facebook</a></p>
<div class="shr-publisher-7486"></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Privilegi per i Parlamentari: &#8220;the neverending story&#8221;</title>
		<link>http://www.thepopuli.it/2011/06/privilegi-per-i-parlamentari-the-neverending-story/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 15:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Perilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[privilegi parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[stipendi parlamentari]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa il nostro beneamato Parlamento &#8211; udite, udite! &#8211; ha votato all’unanimità e senza astenuti, un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 cadauno. Ad oggi lo stipendio di un parlamentare è di circa € 19.500,00 al mese con uno stipendio base di € 9.980,00 al mese. Il portaborse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/06/previti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="ghedi" src="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/06/previti.jpg" alt="" width="503" height="303" /></a></p>
<p>Qualche giorno fa il nostro beneamato Parlamento &#8211; udite, udite! &#8211; ha votato all’unanimità <em>e  senza astenuti</em>, un <strong>aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa €  1.135,00 cadauno</strong>.</p>
<p>Ad oggi  lo stipendio di un parlamentare è di circa € 19.500,00 al mese con uno  stipendio base di € 9.980,00 al mese. Il portaborse riceve € 4.030,00 al  mese, il rimborso affitto è pari a € 2.900,00 al mese, l’indennità di  carica va da € 335,00 a € 6.655,00 al mese. Ma poverini, non basta uno stipendio da capogiro: aggiungiamo anche telefono cellulare gratis, tessera del cinema gratis,  tessera del teatro gratis, autobus gratis, metropolitana gratis, francobolli gratis, biglietti aerei  nazionali gratis, pedaggi autostradali gratis, piscine gratis, palestre gratis, trasporti ferroviari gratis, aereo di Stato,  ambasciate, cliniche, assicurazioni infortuni e assicurazioni morte,  auto blu con autista, ristoranti gratis ( nel 1999 hanno mangiato e bevuto per €  1.472.000,00).</p>
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<p>La classe politica ha causato al nostro Paese un danno di 1 miliardo e 255 milioni di Euro, la sola Camera dei Deputati costa al cittadino € 2.215,00 al minuto. (Non so voi, ma io ho la nausea.)</p>
<p>Ma la cosa peggiore è che siamo stati noi a scegliere i nostri ultrademocratici rappresentanti, che si ingozzano mentre si gustano l&#8217;indegno spettacolo di un Paese che va letteralmente a rotoli.</p>
<p>La cosa peggiore è che tutti ci vergognamo di questa situazione, che siamo tutti infuriati per questa situazione. Però nessuno fa niente.</p>
<p>Ma la cosa veramente, veramente peggiore, è che nessuno (o quasi) ormai crede più nella possibilità di un futuro migliore.</p>
<p>Ma chi può dire quale sia veramente la cosa peggiore? In fondo si sa, non c&#8217;è mai fine al peggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-7470"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un pagamu ha vinto il Film Festival di Ghedi nella sezione documentari</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 13:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dottor Vi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Arte]]></category>
		<category><![CDATA[festival di ghedi]]></category>
		<category><![CDATA[u pagamu]]></category>

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		<description><![CDATA['Un pagamu-la tassa sulla paura (di Claudio Metallo, Nicola Grignani e Miko Meloni) ha vinto il Film Festival di Ghedi 2011 nella sezioni documentari (http://www.campomedia.org/film_festival_di_ghedi.11.html#i%20vincitori%20del%20l%27edizione%202011).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/06/ghedi.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="ghedi" src="http://www.thepopuli.it/wp-content/uploads/2011/06/ghedi.gif" alt="" width="550" height="428" /></a></p>
<p>Un pagamu-la tassa sulla paura</p>
<p>&#8216;Un pagamu-la tassa sulla paura di Nicola Grignani, Miko Meloni e Claudio Metallo,  racconta varie storie di persone che hanno deciso di ribellarsi al pizzo, al racket e di una città intera, Lamezia Terme, che cerca un riscatto dopo due scioglimenti del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, in circa dieci anni.</p>
<p>Nel documentario si alternano le testimonianze dirette di Rocco Mangiardi, primo commerciante lametino ad indicare in aula i suoi estortori, di Armando Caputo, presidente dell&#8217;associazione antiracket locale. Inoltre, il documentario, si avvale della narrazione della vicenda della famiglia Godino, che ha perso a causa di un atto intimidatorio la propria attività e la propria casa, ma che è riuscita a ricostruirsi una vita senza dover fuggire da Lamezia. </p>
<p>In questo lavoro c&#8217;è anche la voce del sindaco della città lametina, Gianni Speranza e dell&#8217;assessore alla cultura Tano Grasso, ma anche dei ragazzi dello Spazio Aperto Giovani che hanno animato un bene confiscato con attività culturali, mostre e concerti.</p>
<p>Il comunicato breve del Festival:<br />
&#8220;Con piacere le comunichiamo che la giuria dell&#8217;edizione 2011 del film festival di Ghedi ha giudicato il corto<br />
&#8216;Un pagamu la tassa sulla paura  il vincitore della sezione documentari.&#8221;.</p>
<p>Il trailer di &#8216;Un pagamu: </p>
<p><iframe width="400" height="257" src="http://www.youtube.com/embed/IfpR4okzPFw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<div class="shr-publisher-7461"></div>]]></content:encoded>
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