Il problema della politica italiana

Il problema della politica italiana

Il problema della politica italiana, in questo particolare frangente della nostra vita collettiva, non è la vocazione autoritaria di Matteo Renzi, ma la naturale inclinazione gregaria degli italiani. Il nesso tra potere assoluto e conformismo di massa è qualcosa che nella storia di questo Paese si è ripresentato molte volte, ma ad alimentarlo non serve un capo che pretenda obbedienza cieca, è sufficiente un popolo disposto a concederla. E nell’assecondare l’autorità costituita, nel riverire chi indossa i galloni, gli italiani non si sono in effetti mai risparmiati. Con Matteo Renzi saldamente alla guida della nazione, la storia semplicemente si sta ripetendo. Tra conformismo e spirito critico, tra omaggio al potente e senso della dignità personale, la scelta per noi abitanti della Penisola viene quasi naturale.
Renzi – checché ne dicano i suoi pochissimi detrattori o critici – non è più autoritario di quanto non lo sia, anche in democrazia, qualunque uomo politico che abbia nelle sue mani le leve del comando. Le sue caratteristiche (negative) sono piuttosto altre. È bulimico, sin troppo sicuro di sé, un tantino arrogante (ma va capito, è fiorentino), accentratore e poco incline ad ascoltare il prossimo. Ma questi suoi difetti temperamentali – peraltro ben compensati dai tratti pregevoli che ne hanno fatto la fortuna politica nel giro di pochi anni: il dinamismo, la prontezza di spirito, il coraggio personale, la determinazione – poco c’entrano col clima che sembra essersi instaurato in Italia da qualche tempo e che va appunto nel senso di un crescente conformismo di massa.
Insomma, sono tutti diventati renziani, non perché l’ex sindaco di Firenze sia un uomo di potere irresistibile, anche se certo non gli doti di comunicatore, ma perché gli italiani sono irresistibilmente attratti dal potere. Fiutano al momento opportuno il vento del successo e subito orientano nella sua direzione la propria rotta, anche se sino al giorno prima veleggiavano verso tutt’altri lidi e seguendo tutt’altre correnti d’aria. L’informazione televisiva, che probabilmente ha antenne più lunghe e sensibili nel captare i movimenti sotterranei della politica e la sua effettiva linea di tendenza, è quella che si è uniformata per prima. Poi è arrivata la grande stampa insieme ai suoi editori, che sono in grande parte banchieri, finanziari e capitani d’industria, gente per mestiere sensibile agli equilibri del potere. E’ stata poi la volta di alti burocrati e manager di Stato. Sono quindi arrivati gli intellettuali e gli opinionisti, che quando c’è da banchettare non restano mai indietro. Alla gran massa degli italiani, visto l’andazzo, non è rimasto al dunque che uniformarsi. E se questo giovanotto resta al potere per i prossimi vent’anni?

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Non c’è nessun oppositore politico di Renzi

La cosa che colpisce e spaventa, in questo momento, è che Renzi non abbia oppositori, ovvero se li è bevuti tutti, arrivando a conquistare anche chi dovrebbe contrastarlo, ovvero mettendo all’angolo chiunque gli si sia opposto (per conferme chiedere alla Camusso o a Vendola). Eravamo, sino a poco tempo fa, un Paese spaccato in due metà esatte: berlusconiani contro antiberlusconiani. Adesso, al netto di quelli che si sono dati politicamente alla macchia, avendo scelto di non votare o di non partecipare, e di quelli che hanno abbracciato la protesta – potenzialmente sterile – di Grillo, tutti inclinano verso Renzi. Se non lo votano, sono comunque suoi alleati e sostenitori, lo considerano l’ultima spiaggia del Paese, un uomo senza alternative, l’unica speranza e l’unica risorsa. Uno che non merita di essere inutilmente criticato, bensì lasciato lavorare.
Il rapporto di Berlusconi con Renzi è da questo punto di vista emblematico, nella sua assoluta eccentricità. Non si è mai visto un partito d’opposizione che faccio così apertamente il tifo per il leader del partito che è il suo più diretto antagonista. Ma in questo atteggiamento c’entrano poco le riforme e dunque la politica: c’entra piuttosto la scelta del Cavaliere di farsi come sempre gli affari propri con quel che resta di Forza Italia. Non avendo più nulla cui ambire, oberato dagli anni e dalle grane giudiziarie, fa finta di voler fare il padre costituente: in realtà sta cercando di salvare il salvabile per sé e la sua famiglia. Renzi lo ha capito e gli ha persino concesso lo status di interlocutore politico privilegiato, ovviamente alle sue condizioni. Il risultato, se consideriamo anche la scelta di Alfano di stare dentro il governo Renzi, è che il centrodestra semplicemente non esiste come forza di opposizione politica. Se non fosse per i grillini saremmo al monocolore politico, ad una sorta di partito unico – il Pd(l) – che ruota per intero intorno a Renzi e ai suoi umori.
Ciò naturalmente non è accaduto a caso. L’egemonia del renzismo, che non sembra trovare ostacoli, non è uno scherzo della storia: esprime la misura della voragine istituzionale che si era creata nel Paese, dello spaventoso deficit di credibilità che aveva investito tutti gli altri attori politici, della scarsa prova di sé che sono riusciti a dare anche uomini di rango come Mario Monti e Enrico Letta: due salvatori della patria che alla minima difficoltà si sono liquefatti come neve al sole, lasciando a Renzi la scena assoluta.

Tutti renziani, dunque?

Tutti tifosi o sostenitori o estimatori o laudatori del leader fiorentino, che ripaga tanta fiducia nel modo ironico e irriverente, cinico e scaltro, che si è visto in questi mesi. Si è fatto un governo di dilettanti senza che nessuno fiatasse, ha preso a male parole sindacati e professori e tutti zitti, si fa beffe dei suoi stessi ministri e tutti lo trovano divertente (vero ministro?), costringe tutti a fargli da tappezzeria nelle occasioni ufficiali, arriva a convincerti che se piazza la Mogherini in Europa è perché siamo tornati ad essere una potenza, parla in inglese come nemmeno Berlusconi e Rutelli messi insieme ma a lui si può perdonare, fa e disfa, promette e dismette, piazza i suoi uomini ovunque nelle aziende di Stato, chiama gufi e sfigati coloro che lo criticano ma la libertà di stampa è salva comunque, insomma a lui sembra concesso oggi quel che a nessuno è stato concesso negli ultimi vent’anni. Forse non è più nemmeno conformismo, quello che accompagna il Renzi trionfante di questi mesi, ma stanchezza e disillusione. Non è solo lo storico servilismo degli italiani verso chiunque abbia o eserciti il potere, è piuttosto l’adagiarsi alle circostanze di un popolo disfatto e senza più energie. È un consenso, a ben vedere, senza entusiasmo, dettato dalla rassegnazione. Che durerà – di ciò possiamo essere sicuri – sino a che questo sistema di potere apparirà solido e vincente, sino a che Renzi apparirà baciato dalla buona sorte. Un attimo dopo, al minimo accenno di debolezza, sappia che non gli verrà perdonato nulla e che molti dei renziani odierni saranno lì pronti a giurare di non esserlo mai stati.